4 marzo 2009

Storia di Youness espulso dall'Italia senza un perché.

«Ti racconto la mia vita con la valigia, da Bergamo a Casablanca e da Casablanca a Bergamo». La voce di Jessica Zanchi è candida, la voce di una ragazza italiana di vent'anni, mamma da pochi mesi e da tempo al centro di una vicenda paradossale. Jessica è sposata con un ragazzo marocchino espulso per tre volte dall'Italia perché sospettato di far parte di un «consolidato circuito relazionale con elementi di primo piano dell'integralismo islamico». In poche parole: un terrorista. «Youness ha il solo torto di avere un fratello condannato a morte in Marocco per terrorismo islamico», dice. Youness Zarli (nella foto), 27 anni, è innocente: lo hanno stabilito i giudici marocchini dopo dieci mesi di ingiusta carcerazione. Appena libero, Jessica lo ha raggiunto al consolato di Casablanca e qui si sono sposati. Era il 3 marzo 2007, esattamente due anni orsono. Dopo il matrimonio sono tornati a Bergamo, era pronto l'appartamento ricavato all'interno della casa dei genitori di Jessica, Youness viene però espulso una seconda volta e poi una terza, nonostante il consolato italiano gli avesse rilasciato un permesso di ricongiungimento famigliare e poi un visto sul passaporto, che non gli è mai stato ritirato. Il ragazzo ora vive con la madre in Marocco, per il ministero dell'Interno non potrà più mettere piede in Italia. Jessica parla al telefono, ripete una storia raccontata centinaia di volte, in sottofondo gli urletti felici di Adam, dieci mesi, il loro figlio. Cominciamo dal principio, da quando Youness lascia la casa dei genitori a Casablanca per raggiungere due fratelli emigrati a Bergamo. Era il 1997, aveva poco più di 16 anni. Comincia la sua vita italiana, lavoretti saltuari come saldatore e muratore, ottiene il permesso di soggiorno. E poi il tempo libero, gli amici, la discoteca, il kick boxing: è così bravo da diventare campione italiano di light contact. Proprio in una sala da ballo incontra e conosce Jessica, lei ha soltanto 15 anni, lui 22. Si innamorano. I genitori della ragazza, come da copione, storcono il naso: ti dovevi fidanzare proprio con un marocchino? Poi lo conoscono e cambiano idea, il padre di Jessica lo invita la domenica a vedere le partite, la madre acconsente che i due ragazzi dormano insieme. Il 3 dicembre 2005 gli agenti della Digos bussano alla porta di Youness, gli mostrano un decreto di espulsione firmato dal ministro dell'Interno, Beppe Pisanu. In base a quel decreto il ragazzo non può appellarsi al giudice, l'esecuzione è immediata. Dopo due giorni è costretto a prendere un aereo per Casablanca. Il documento di rimpatrio coatto non specifica le motivazioni, si parla appunto di «consolidato circuito relazionale con elementi di primo piano dell'integralismo». Il pensiero va, automaticamente, al fratello Salah Zurli, indagato dal pm milanese Stefano Dambruoso alla ricerca di cellule islamiche in territorio italiano. Salah è stato giudicato in Marocco e condannato per aver partecipato ad alcuni attentati fondamentalisti. «Youness non è come suo fratello, svolge una vita normale, non ama la politica» ripete Jessica.Eppure. Appena sbarca dall'aereo, Youness viene prelevato dalla polizia marocchina e per due settimane duramente interrogato da decine di inquirenti. Poi viene sbattuto nel carcere di sicurezza di Témara, per dieci lunghi mesi. Il 29 novembre 2006 arriva l'assoluzione, per i severissimi giudici Youness non è un terrorista. In seguito alla cerimonia di nozze al consolato di Casablanca, a Youness viene garantito il visto per ricongiungimento famigliare. I due tornano a Bergamo, e dopo qualche giorno Youness si presenta in questura per regolarizzare la sua posizione e chiedere il permesso di soggiorno.«Innocentemente pensavamo che tutto fosse finito», commenta Jessica: «Pensavamo che l'assoluzione in Marocco potesse cancellare quel decreto di espulsione». Allo sportello, in effetti, i funzionari non battono ciglio. Consegnano i documenti al ragazzo, arrivederci. Ma due ore dopo, gli agenti della Digos lo prelevano nuovamente e, senza lasciargli nemmeno il tempo di salutare Jessica, lo rispediscono in Marocco. Così è cominciata la «vita con la valigia» di Jessica: qualche mese a Casablanca, qualche mese a Bergamo: «Il Marocco è bello ma non mi piacerebbe viverci per sempre, non mi sentirei libera di fare la vita che voglio», spiega Jessica. Nemmeno il ragazzo vuole vivere nel paese dove è nato: dopo 11 anni in Italia si sente ormai italiano, ha imparato bene la lingua, gli piace la "italian way of life". A novembre del 2007 scopre di essere incinta, telefona a Youness e lui decide di rischiare: si presenta all'aeroporto, mostra il passaporto, prende l'aereo. Semplicemente, come la prima volta, il suo status di persona non grata non era stata registrata dal consolato né dalle autorità aeroportuali. Come dire che un "terrorista" pericoloso, secondo il ministero dell'Interno, può comunque viaggiare senza restrizioni. Ma, come da copione, dopo pochi giorni a Bergamo la polizia lo riacciuffa come un criminale e per la terza volta lo rimpatria in Marocco.Il decreto Pisanu, entrato in vigore nel 2005, prevede che il destinatario dell'espulsione possa fare ricorso al tribunale amministrativo (Tar) soltanto dopo essere stato rimpatriato. Youness non ha potuto farlo poiché è stato immediatamente incarcerato, e dunque sono scaduti i 90 giorni per il ricorso. Jessica, insieme con l'avvocato Paolo Oddi, ha depositato una istanza al Viminale nel luglio 2007 chiedendo che venga cancellato il decreto in base, soprattutto, all'assoluzione del ragazzo da parte del tribunale di Rabat. Proprio in questi giorni scade il secondo anniversario delle nozze, a partire da questo momento il giovane può fare richiesta della cittadinanza italiana e, poiché è sposato e ha un figlio italo-marocchino, ha smesso di essere comunque un extracomunitario e dunque per lui valgono le leggi comunitarie. Jessica ha creato un blog, per raccogliere firme da aggiungere alla petizione indirizzata anche a Giorgio Napolitano e al parlamento europeo. «E' una storia così assurda che se fosse capitata a qualcun altro e me l'avessero raccontata, non ci avrei creduto». E' probabile che durerà ancora per molto, la separazione. Il decreto Pisanu prevede l'allontanamento immediato «per motivi di sicurezza nazionale» ma non ha l'obbligo di precisare le motivazioni, che rimarrebbero comunque oscure anche ad un giudice poiché coperte da segreto di Stato. Proprio il caso di Youness. Jessica è stanca: «La cosa che più ci fa arrabbiare è questa, non sapere perché pensano che mio marito sia un terrorista».
fonte: Liberazione

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