4 marzo 2009

Se polizia e fascisti sfilano a braccetto

Se chi commette un reato delinque, questa volta dov'erano le benedette ronde del governo Berlusconi? Dopo quello che è accaduto sabato scorso a Bergamo, forse ci toccherà rivalutare il pacioso «presidio del territorio gestito da associazioni» auspicato dai politici nostrani per «aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini» (il virgolettato è bipartisan). I volontari con la pettorina e i telefonini, per esempio, di fronte a un centinaio di malintenzionati colti in flagranza di reato avrebbero potuto chiamare la polizia e guadagnarsi una bella medaglia al merito: l'apologia di fascismo, fino a prova contraria, è ancora un reato previsto dalla legge Scelba del 20 giugno 1952 (e l'articolo 4 sancisce quello commesso da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche»). Sarebbe stato un bel colpo. Peccato che la polizia fosse già sul posto, ma per difendere i delinquenti.Sicuramente il ministro degli Interni Maroni, per quanto incattivito dal suo «pacchetto sicurezza», non avrà dato disposizioni in questo senso, per cui adesso dovrebbe toccare al questore Dario Rotondi spiegare come mai i suoi poliziotti si sono dati tanto da fare, quasi mano nella mano, per scortare in pieno centro un gruppetto di nazifascisti di Forza Nuova. Erano armati di spranghe, mazze e caschi - per molto meno in prima serata vengono scomodate le Br...- e marciavano con il braccio romanamente teso per urlare «boia chi molla è il grido di battaglia», con il solito ciarpame ideologico/cimiteriale di contorno. Per tutti i bergamaschi con un briciolo di senno, roba da percepirsi piuttosto insicuri. In più, cosa molto grave per un qualunque tutore dell'ordine pubblico, il corteo fascista aizzato dal leader Roberto Fiore - uno che se gli dai del fascista si offende e chiama l'avvocato - non era nemmeno autorizzato.Tutto ciò sarà pure discutibile, o disgustoso, ma è niente rispetto a quello che è accaduto in seguito. Una volta protetta la lugubre parata non autorizzata, gli uomini comandati dal dottor Rotondi non sono certo rimasti con le mani in mano, e ci sono i video a testimoniarlo: alcuni antifascisti trattenuti a terra con i piedi schiacciati sulla faccia («pezzo di merda stai zitto»), altri fermati casualmente e portati in questura, una ragazza apostrofata «zecca puttana» (questa l'abbiamo già sentita da qualche parte...), per non dire dei tre individui con il passamontagna che manganellano a caso. Purtroppo abbiamo metabolizzato che il clima non è più quello di una volta perché «non c'è un governo di sinistra» - così un funzionario della Digos avrebbe «spiegato» i pestaggi - ma forse il questore di Bergamo potrebbe mostrarsi meno pigro e banale dei suoi sottoposti. Troppo facile cavarsela ringraziando il personale per il lavoro svolto e minimizzare i disordini dicendo «non si è trattato di una cosa di grande rilievo». Come no... Proteggere i fascisti non è più reato?


Luca Fazio - il manifesto

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