16 febbraio 2009

Roma: Manifestazione No Vat. Attivista indagata per «vilipendio a capo di stato straniero»

Sabato, al termine del corteo «No Vat», un’attivista del gruppo Mega [Movimento emergente giovani anticlericali] è stata fermata, portata in questura e indagata per «vilipendio a capo di stato estero» a causa di uno striscione che recava la scritta «Razi-nazi» e un cartello con l’immagine del papa con tanto di svastica e baffetti alla Hitler. Riportiamo di seguito il comunicato del coordinamento Facciamo breccia.
Dalla sua prima apparizione, nel 2006, la manifestazione No Vat si è rivelata un ottimo analizzatore del livello di egemonia vaticana in questo paese. L’egemonia vaticana si manifesta non solo nelle aule parlamentari, ma anche attraverso il silenzio dei media mainstream sul corteo No Vat e soprattutto sulla funzione, attribuita alla forze dell’ordine, di ‘contenere e reprimere’ le espressioni critiche nei confronti del dio-in-terra Ratzinger. Ricordiamo, l’11 febbraio 2006, al concentramento del primo corteo NO VAT, il sequestro da parte dei solerti Digos dello striscione delle compagne Cobas con la scritta ‘Ratzinger-Ruini pericolosi impiccioni’. Atto di forza a cui l’intero corteo rispose moltiplicando con cartelli e slogan quella stessa scritta. Il 14 febbraio 2009 la Digos ci riprova e si impunta, già alla partenza del corteo, contro uno striscione del gruppo M.E.G.A. (Movimento emergente giovani anticlericali) su cui era scritto ‘Ratzi-nazi’, accompagnato da un cartellone che rappresenta Ratzinger con i baffetti alla Hitler e la svastica sullo sfondo. Striscione e cartellone, però, riescono a sfilare per tutto il percorso, la voce della minaccia si sparge e le/i attiviste/i di M.E.G.A. ricevono la solidarietà e la protezione dell’intero corteo. Ma i soliti solerti aspettavano dietro l’angolo e, alla fine della manifestazione, mentre quelle/i di MEGA stanno allontanandosi da Campo de’ Fiori, vengono fermati da circa dieci agenti della Digos che, dopo l’identificazione, portano in questura un’attivista per procedere con il sequestro del cartellone e dello striscione ‘incriminati’. L’attivista viene indagata per ‘vilipendio a Capo di Stato estero’. Il fatto si aggiunge al fermo delle/i 13 attiviste/i di Facciamo Breccia per l’occupazione simbolica di piazza San Pietro lo scorso anno – occupazione con cui si voleva protestare contro il divieto che il Pride arrivasse in piazza S. Giovanni. Il testo d’indizione del No Vat 2009, a 80 anni dai Patti lateranensi, recitava: “Stipulati per la difesa dei reciproci privilegi, i Patti lateranensi e la loro versione aggiornata nel Concordato dell´84 sono potenti strumenti di controllo. In loro nome la religione cattolica e i suoi simboli continuano ad imperversare, alimentando la logica dello "scontro di civiltà” e un clima in cui autodeterminazione, laicità, ateismo e libertà di pensiero sono stigmatizzati e spesso puniti come atti di terrorismo culturale". Dunque non avevamo nessun bisogno della solerzia delle ‘guardie italiane’ (ma non bastano quelle svizzere?) per avere conferma del totale asservimento delle istituzioni nella difesa dei privilegi e dello strapotere vaticani. Ratzinger può stigmatizzare e criminalizzare chiunque voglia autodeterminarsi, ma non è permesso esprimere alcuna critica alle sue parole. Non è nemmeno concesso di ricordare i suoi trascorsi nazisti né di proferire parola sulla riabilitazione di vescovi negazionisti, sulla santificazione dei torturatori delle dittature latinoamericani, sulla beatificazione di centinaia di franchisti. Lo abbiamo detto in corteo e lo ribadiamo di nuovo: lo stato sta mettendo in atto, col pretesto della sicurezza, una ‘pulizia etnica’ contro tutte le individualità, soggettività ed espressioni che non corrispondono ad una ‘norma’ imposta in maniera sempre più autoritaria e integralista. Ai solerti guardiani di questa norma/lità fatta di sfruttamento e barbarie rispondiamo che il vero e unico vilipendio che riconosciamo è quello alla laicità e all’autodeterminazione e che non intendiamo fare alcun passo indietro. Non abbiamo paura di fare paura. Tutta la solidarietà e l’appoggio di Facciamo Breccia a Mega ed in particolare all’attivista indagata.


Coordinamento Facciamo Breccia

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