2 febbraio 2009

Raid contro un indiano a Nettuno, per Maroni non è razzismo.

Non è razzismo, date retta a Maroni. Per il ministro dell'Interno, la violenza di Nettuno è «inaudita, gratuita, provocata dall'abuso di alcol e droga» ma non ha nessuna «matrice razzista». «Non è un attacco razzista - si affanna a ripetere - è qualcosa di più grave che tocca i principi fondamentali del vivere civile». Non importa che abbia preso di mira un immigrato, un senza tetto, uno degli ultimi. Per Maroni, sembra intuire, poteva capitare a chiunque. Peccato che capiti sempre a loro. Abba a Milano, Emmanuel a Parma, un cittadino cinese a Roma. Sinhg a Nettuno. Al di là delle analisi spicce di Maroni, per fortuna, Sinhg Navte, il 35enne indiano picchiato e bruciato sabato notte nella stazione di Nettuno da tre giovani che volevano «provare una forte emozione», non è in pericolo di vita. I medici che lo hanno in cura presso il Centro grandi ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma mostrano ancora un moderato ottimismo, ma hanno abbastanza elementi per dire che Singh «non è in pericolo di vita», nonostante abbia ustioni diffuse sul 40 per cento del corpo. Il branco che gli ha dato fuoco, intanto, ha confessato. B.F., 29 anni, F.S., 16 anni, C.G., 19 anni. Tre ragazzi malati di noia, che per dare una scossa ad un sabato sera senza emozioni hanno pensato bene di prendersela con un immigrato, uno che dormiva in stazione, uno che non ha una casa nè un lavoro. I tre, che secondo la ricostruzione dei carabinieri avevano trascorso una notte «brava» tra alcol e droga, durante l'interrogatorio non hanno avuto remore nel dire che il loro è stato un gesto «eclatante, fatto per provare una forte emozione». Il ragazzo minorenne ed i suoi amici di 19 e 28 anni, incensurati, e con famiglie di lavoratori alle spalle, tornando a casa la scorsa notte sono passati davanti alla stazione di Nettuno. Qui, hanno insultato e aggredito il senzatetto che dormiva nell'atrio. Poi si sono allontanati e mentre erano al distributore hanno avuto l'idea di fare «uno scherzo al barbone», così come loro stessi hanno detto agli investigatori. Tornati nella stazione hanno dato fuoco all'immigrato, verniciando prima collo e faccia, per far prendere meglio le fiamme, e non riuscendo più a spegnere le fiamme sono scappati. Secondo quanto detto dal generale Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, «quanto avvenuto non sembra avere uno sfondo razziale ma con una conseguenza ancor più agghiacciante, visto che secondo quanto accertato i tre volevano chiudere la notte, dopo uno sballo di alcol e droga, con un gesto fortemente eclatante».Domenica, Nettuno ha voluto esprimere il suo sdegno e la sua solidarietà alla vittima: in centinaia hanno partecipato ad un corteo organizzato dalla comunità indiana di Anzio e Nettuno, dal Prc e dalla comunità Soweto. Immigrati e italiani si sono radunati davanti al municipio per gridare che «Nettuno è anti-razzista», ma non appena il corteo è partito c'è stato uno scambio di insulti, con un piccolo tafferuglio tra i manifestanti e un gruppo di giovani di destra che osservavano dal lungomare e avevano fatto battute contro gli immigrati scatenando la loro rabbia.

1 commento:

Anonimo ha detto...

"poteva capitare a chiunque" Maroni doveba aggiungere "straniero". L'analisi d'uno ministro dello Stato è "peccato". Vergogna!

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