19 gennaio 2009

Roma: Lezioni e statue umane in piazza contro il pacchetto sicurezza

Se tra qualche mese una madre palestinese deciderà di fuggire dalla sua terra occupata per trarre i propri figli in salvo dal massacro, in Italia non le sarà concesso di arrivare. Probabilmente la cosa non le farà paura, e se arrivare in Italia sarà per lei più facile che approdare in un altro paese, lo farà lo stesso: finire in carcere per essere entrati in territorio straniero senza permesso di soggiorno, è sempre meglio che avvolgere la propria bambina in un lenzuolo bianco per difenderla dalle polveri oltraggiose delle macerie. A poco varrà l’inasprimento delle norme italiane sulla «sicurezza»: domani, come oggi, per chi sfida il destino salendo su un gommone, non ha importanza dove si sta andando, ma da dove si sta fuggendo. E a poco serviranno le considerazioni del Carroccio sul fatto che l’Italia non è il paese del Bengodi. La madre palestinese e i suoi bambini non cercheranno la felicità, tantomeno la richezza: solo la speranza di salvarsi.
Se queste norme si inaspriranno però, se il pacchetto sicurezza [Ddl 733], in discussione oggi al senato passerà, l’ingresso e il soggiorno in territorio italiano senza permesso di soggiorno costituiranno un reato, e un medico, se lei si reca con i suoi bambini al Pronto Soccorso, sarà autorizzato a denunciarla. Così come l’impiegato dell’anagrafe, se vorrà sposarsi, o l’impiegato di un money transfer, se vorrà mandare soldi a casa. Forse con questo pacchetto sicurezza, noi italiani, invitati alla denuncia di chi si reca in ospedale o agli uffici del comune per riconoscere i figli, non saremo più sicuri: solo più incivili, se non criminali. Se il pacchetto sicurezza passerà, la richiesta o il rinnovo del permesso di soggiorno avrà costi sempre più alti e la detenzione neiCie durerà fino a 18 mesi. 18 mesi in quei centri di cui Medici senza frontiere Italia denunciò in un rapporto le condizioni sanitarie,definendole «disumane», prima che, proprio in seguito alla pubblicazione del rapporto, gli venisse negato il permesso ad entrarcinuovamente. Questa mattina, in piazza Navona, mentre in Senato si discuteva il disegno di legge, la rete «no pacchetto sicurezza» ha tenuto una singolare conferenza stampa e un’originale forma di protesta: circa 300 persone, per la maggior parte migranti, ma anche attivisti dei movimenti di lotta per la casa, dei centri sociali e dell’associazione romana gay e lesbiche, hanno assistito ad una lezione in piazza, in cui l’avvocato Salvatore Fachile – esperto di immigrazione – ha spiegato il disegno di legge, aiutato da interpreti che ne traducevano le parole in varie varie lingue. La platea, interpellata direttamente dall’avvocato, con striscioni e manifesti commentava i vari emendamenti. In seguito, durante il sit-in di fronte al Senato dalle 12 in poi, un gruppo di teatranti dell’ex cinema Volturno occupato ha portato in piazza le «statue umane» protagoniste di questo disegno di legge: hanno così sfilato tra i manifestanti il sindaco sceriffo, che guidava una ronda civica, la prostituta, che si preoccupava di indossare indumenti che non la «tradissero», il cittadino video-sorvegliato, e il permesso di soggiorno, in carne ed ossa, che fuggiva nascondendosi tra i manifestanti, mentre una folla di migranti disperati lo inseguiva inutilmente.
Nella notte della speranza di questi ultimi giorni, in cui le immagini di Gaza rivestono di un velo funebre la nostra fiducia nell’avveniredi un anno appena inziato, i colori allegri e fiduciosi della fantasia di un corteo creativo ci fanno dimenticare per qualche istante la disperazione.


fonte: carta

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