30 novembre 2008

Bologna: Studente iraniano picchiato, condannati 4 agenti

Quattro poliziotti delle Volanti della Questura di Bologna sono stati condannati venerdi 28 novembre a un anno e due mesi dal tribunale per le accuse di abuso d'ufficio, lesioni e ingiurie aggravate verso uno studente di origine iraniana con passaporto statunitense che finì negli uffici della polizia la notte tra il 4 e il 5 luglio 2005. Amir Mogharabi, assistito dal suo avvocato Andrea Ronchi, venne portato in questura dopo un intervento in una piazza del centro storico dove diversi ragazzi si erano ritrovati per stare insieme in una notte d'estate. Secondo la sua denuncia venne pestato e offeso per le sue origini: pugni dati ad arte dai poliziotti in modo che non rimanessero eccessivi segni sul corpo. Le botte si fermarono solo quando gli amici di Amir portarono in questura il suo passaporto Usa.

29 novembre 2008

Bologna: Ventidue denunce per la contestazione al banchetto di AN del 20 novembre

Le accuse ipotizzate sono resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata in concorso, deturpamento e imbrattamento, manifestazione non preavvisata, accensioni e esplosioni pericolose, istigazione a delinquere, ingiurie e rifiuto di fornire le proprie generalità. Il Procuratore reggente chiede anche misure contro chi è più attivo nelle manifestazioni. 28 novembre 2008.

Ventidue ragazzi sono stati denunciati dalla Digos di Bologna per la contestazione avvenuta lo scorso 20 novembre nei pressi del banchetto di Azione Universitaria in Piazza Verdi. Durante la protesta già undici studenti del movimento “No Gelmini” erano state fermate e trattenute in Questura per il riconoscimento. A questi 11 sono state aggiunte altre 11 denunce rivolte ad altrettante persone.Le accuse ipotizzate sono resistenza a pubblico ufficiale (le persone denunciate sono 11), violenza privata in concorso (7), deturpamento e imbrattamento (nessuno era stato ancora identificato), manifestazione non preavvisata (7), accensioni e esplosioni pericolose (1), istigazione a delinquere (1 manifestante che, secondo la polizia, avrebbe istigato i presenti a opporre resistenza alle forze dell’ordine), ingiurie (7) e rifiuto di fornire le proprie generalità (2). I denunciati hanno un’età compresa tra i 20 e i 28 anni.Molto preoccupante quanto dichiarato dal procuratore reggente Silverio Piro che ha detto: ''Ci sono degli scalmanati che devono capire che in questo modo non si può manifestare, che la violenza non paga e che le Forze dell'ordine vanno rispettate. Inevitabile a questo punto che la giustizia faccia il suo corso e nella massima sollecitudine''.Il dott. Piro ha fatto sapere che molto presto la Procura chiederà al gip alcune misure “almeno nei confronti di quelle persone che vengono sorprese spesso a creare il caos durante le manifestazioni”. Se questa richiesta andasse avanti si tratterebbe di vere e proprie misure di polizia contro gli studenti del movimento più attivi nelle lotte, quindi un atto repressivo gravissimo e intimidatorio sulla libertà di esprimere il proprio dissenso e di poter lottare contro le misure di distruzione della scuola pubblica e dell’università da parte del governo Berlusconi.



28 novembre 2008

Lettera delle detenute del carcere di Rebibbia: Il carcere non può essere la discarica abusiva di esseri umani "indesiderati"

In questi ultimi tempi è solo un susseguirsi di politiche e leggi che rendono il ricorso al carcere come il "rimedio miracolo" per togliere di mezzo dalla società i problemi sociali ai quali non si riesce a dareuna risposta. Per ogni problema la risposta è: carcere. La politica che sembra sempre riscuotere il maggior consenso, soprattutto elettorale, è quella del "buttare la chiave!" (questa è la traduzione letterale da fare quando dicono "certezza della pena").Questo quando la Costituzione, in diversi suoi articoli, sancisce invece che la pena (notare bene, scrive "pena" e non "reclusione" visto che la pena può avere varie forme!) deve avere uno scopo rieducativo e non può andare contro il senso d´umanità. Noi che abbiamo la sventura di esserci finite in carcere, sia in qualità di condannate che di detenute in attesa di giudizio, ci rendiamo conto ogni giorno di quanto e quante volte quei principi vengano violati. Noi detenute di Rebibbia vogliamo allargare la protesta del 1° dicembre2008 CONTRO TUTTE QUELLE VIOLAZIONI. Intendiamo partecipare all´iniziativa con un giorno di protesta pacifica con sciopero del sopravvitto, del lavoro, "battitura", ecc.) da riprendere il mese dimarzo aderendo alla calendarizzazione dei promotori della campagna contro l´ergastolo.

PER L´ABOLIZIONE DELL´ERGASTOLO, il "fine pena mai" che è la violazione evidente del principio della possibilità della"rieducazione". Senza farsi ingannare dal falso argomento per cui, inItalia, dopo 26 anni è possibile ottenere la libertà condizionale. Innanzitutto questa non è mai concessa automaticamente ed è di fatto esclusa preventivamente, come gli altri "benefici", per coloro che sono sottoposti all´articolo 4bis nella sua forma più restrittiva.

CONTRO IL 41bis, forma detentiva disumana che si può paragonare a un vero e proprio strumento di tortura.

CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE BERSELLI che vorrebbe modificare la Riforma penitenziaria del 1975 e il Codice di Procedura Penale in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione, peraltro già lasciata alla discrezionalità dei giudici e poco e male applicata.Lo scopo è quello di rendere la detenzione ancora più oppressiva, facendo credere, erroneamente, che un carcere ancora più afflittivo serva a dissuadere dal commettere e reiterare i reati. Il disegno di legge punta a ridurre i benefici nel suo complesso, incluso i giorni di liberazione anticipata e a togliere la possibilità di andare in semilibertà a tutti gli ergastolani, così come oggi succede per quelli sottoposti alla misura del 41bis. La possibilità di ottenere permessi verrebbe ulteriormente allontanata, così come quella di usufruire di altri benefici. Per altro già la legge cosiddetta Cirielli ha, di fatto, escluso da questa possibilità tutti i recidivi. Tutto questo, per altro, quando l´isolamento affettivo viene applicato duramente per tutta la detenzione, in modo particolare tra familiari detenuti, per i quali il diritto al colloquio, previsto dall´O.P. non viene quasi mai rispettato.

CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI IN CARCERE. C´è qualche forma detentiva più disumana di rinchiudere in un carcere con le loro madri -per quantosi posso tentare di "abbellirlo"- dei bimbi in età da 0 a tre anni? In seguito, quando vengono obbligatoriamente separati dalla madre, acquistandola "libertà" vengono ad aggiungersi a tutti gli altri bambini che separati dai loro genitori vedono, per lungo tempo, ridotto il vitale rapporto affettivo familiare a qualche visita mensile di 1 ora in squallidi parlatori.La Costituzione dice che bisogna rispettare il senso di umanità: che colpa hanno i bambini delle azioni eventualmente commesse dai loro genitori? Infine ai bimbi a cui è capitato di essere figli di persone in regime di41bis, solo 1 ora mensile, attraverso un vetro divisorio, visto che compiendo 12 anni si perde il "diritto" ai 10 minuti mensili concessisenza vetro!

CHI DEVE RISPETTARE LE LEGGI E IN PRIMO LUOGO LA COSTITUZIONE?



Le detenute del carcere di Rebibbia Carcere di Rebibbia - novembre 2008

Milano: processo agli antifascisti. Il pg attacca la polizia "Ha una cultura deviata delle indagini"

«La polizia ha una cultura deviata delle indagini perché pensa che identificare una persona che partecipa a una manifestazione consenta di attribuirle tutti i reati commessi nella stessa manifestazione». Potrebbe sembrare un´arringa difensiva, invece no: a dare un giudizio così netto dell´operato della polizia nelle indagini sui disordini dell´11 marzo 2006 a Milano in corso Buenos Aires è stato il sostituto procuratore generale Alfredo Montagna. Parole pronunciate nella requisitoria nel processo davanti alla prima sezione penale della Cassazione contro 16 persone già condannate a 4 anni di carcere per devastazione, danneggiamento, incendio, lesioni volontarie, resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Quel giorno a Milano i centri sociali scesero in piazza per impedire un corteo della Fiamma Tricolore. Ne nacquero disordini e, appunto, devastazioni.Per quelle sedici persone (una, nel frattempo, è morta in un incidente stradale) ieri il pg Montagna - simpatizzante della moderata corrente Unicost - ha chiesto l´assoluzione da tutti i reati tranne quello di resistenza a pubblico ufficiale, ma dopo alcune ore di camera di consiglio i supremi giudici hanno confermato le condanne, in gran parte già coperte dall´indulto. Una richiesta, quella del sostituto pg, che ha sorpreso molti per i toni e per la tesi: per il pg le foto che ritraggono gli imputati dietro le barricate non sono sufficienti a provare le accuse più gravi. «La Giustizia - ha detto Montagna - non deve essere amministrata con due pesi e due misure: quel che è stato affermato per i poliziotti della Diaz nel processo di Genova deve valere anche per il cittadino qualunque». E ancora: «Ho l´impressione che nel nostro Paese oggi, si stia allargando la tendenza ad una minor tutela dei soggetti più deboli, come possono essere i ragazzi un po´ scapestrati». Dopo di lui, uno dei difensori, Giuliano Spazzali, aveva ammesso la sussistenza solo del reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale «perché impedire la manifestazione dei neofascisti era l´obiettivo dichiarato dei giovani della sinistra radicale, anche a costo di entrare in rotta di collisione con le forze dell´ordine».Tesi, quelle a sorpresa coincidenti di accusa e difesa, respinte però dai giudici con una sentenza che per un altro dei legali, Mirko Mazzali «introduce il principio che in Italia la responsabilità penale non è più personale». Sorpresa per la tesi del pg Montagna dal procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro: «Ho condiviso le scelte processuali del sostituto Piero Basilone, rivendichiamo dunque la paternità di quelle scelte, così come il possesso, insieme alla polizia giudiziaria, di una cultura delle indagini nient´affatto deviata». "Esterrefatto" il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Sono esterrefatto, suona illogico chiedere di assolvere gli autori di devastazioni e contestualmente denigrare l´intero sistema delle forze di polizia».
fonte: La Repubblica

27 novembre 2008

Parma: I vigli urbani fotografarono Emanuel come trofeo di caccia

Come Abu Ghraib. Un vigile della polizia municipale di Parma si fa fotografare mentre abbraccia la "scimmia" Emanuel Bonsu, indicando il suo occhio tumefatto come trofeo. Come nella prigione irachena dove i carcerieri mostravano i detenuti nudi, feriti, maltrattati e senza più dignità. E' scioccante quello che ha scoperto la procura della Repubblica di Parma: una immagine riemersa dalla memoria resettata di un computer del Comando dei vigili urbani. Lo hanno scambiato per un pusher, inseguito, picchiato, insultato - "confessa scimmia" -, lasciato andare con una busta con la scritta "Emanuel negro", tenendosi come ricordo della caccia una fotografia, un vero pezzo da collezione. Un vigile se l'era salvata sul pc e solamente dopo ha provato a cancellarla, senza sapere che i file eliminati possono anche essere recuperati. Gli inquirenti ci sono riusciti: proprio oggi, il procuratore capo Gerardo Laguardia, senza mai citare l'esistenza della foto, ha infatti parlato di "ulteriori risvolti anche dai computer che i carabinieri hanno sequestrato al comando di via del Taglio" riferendosi a file che potrebbero essere stati cancellati o modificati. (continua)

Genova G8: Depositata la sentenza su Bolzaneto

A Bolzaneto i detenuti vennero torturati, le testimonianze delle vittime furono circostanziate e addirittura "prudenti", ma i giudici devono condannare in base a condotte criminose per delineate, che non possono essere influenzate dal clima politico. E' questa in sostanza, e ad una prima lettura delle 441 pagine, il succo delle motivazioni della sentenza sul processo di Bolzaneto.

La sentenza, quest'estate aveva deluso chi si aspettava condanne esemplari per la vergogna del carcere speciale del G8 bollato come luogo di torutra da Amnesty international. Il tribunale presieduto da Renato De Lucchi pronunciò una sentenza di condanna per 15 persone e 30 assoluzioni, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali .Nelle motivazioni i giudici spiegano che "la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)".E più avanti sottolineano che "anche in questo processo, quantunque celebrato in un'atmosfera caratterizzata da forti contrapposizioni politico-ideologiche sia sui mezzi di informazione che nell'opinione pubblica, sono stati portati a giudizio non situazioni ambientali o orientamenti ideologici, bensì, ovviamente, singoli imputati per specifiche e ben individuate condotte criminose loro attribuite nei rispettivi capi di imputazione, che costituiscono la via maestra da cui il giudicante non deve mai deviare, pena la violazione dell'altro cardine del nostro sistema di garanzie processuali rappresentato dall'art. 24 della Costituzione".


Bologna: Giovane militante del Prc minacciato con un coltello.

Un giovane militante del Prc è stato affrontato nel centro di Bologna da un uomo armato di coltello che si è definito 'fascistà. Il giovane è riuscito a sottrarsi all'aggressore insieme ad altri due militanti che erano con lui. Lo riferiscono Tiziano Loreti, segretario provinciale Prc-Se di Bologna, e Agostino Giordano, coordinatore Giovani Comunisti di Bologna. «Quest'oggi a Bologna, verso le 13.50, in Via Indipendenza, all'altezza del 20 - spiegano - un compagno dei Giovani Comunisti di Bologna, che si trovava insieme ad altri due compagni (una ragazza e un ragazzo) è stato minacciato con un coltello alla mano da un tale autodefinitosi 'fascistà, subendo un vero e proprio tentativo di aggressione, da cui si è prontamente sottratto, mettendo al sicuro anche chi si trovava con lui. Ormai la situazione sta seriamente degenerando e la tolleranza nei confronti di questi teppisti in camicia nera non può più essere perpetrata da parte di chi dovrebbe garantire l'ordine pubblico e la sicurezza». «Inutilmente nei giorni scorsi - dicono Loreti e Giordano - abbiamo denunciato il ripetersi di questi episodi direttamente al Prefetto di Bologna, che forse sottovaluta eccessivamente la pericolosità dei piccoli gruppi dell'estrema destra che nella nostra città stanno aprendo sedi sociali e trovano comode coperture nella destra istituzionale locale e nazionale. Dopo questo ennesimo atto intimidatorio, a pochi giorni dall'aggressione da parte di militanti di Forza Nuova, che ha fatto finire in ospedale due giovani (colpevoli di essersi vestiti in modo 'non conformè), è più che mai urgente una grande mobilitazione di massa antifascista, che veda in prima fila tutte le forze politiche democratiche, sindacali e di movimento».
fonte Ansa

Roma: Spari contro occupante di casa

La notizia era filtrata stamani da alcune liste di movimento. La voce era che un compagno di Roma fosse stato ferito da colpi di arma da fuoco. Purtroppo la notizia ha avuto conferma verso le ore 13:30 quando su alcuni siti di movimento è iniziata a circolare la notizia. Contro il compagno sono stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco( pare sei ) di cui uno lo ha raggiunto al gluteo. Le sue condizioni sono abbastanza buone anche se è ancora ricoverato in ospedale ma è chiaro che chi ha sparato voleva uccidere.
Il fattaccio è accaduto davanto ad una occupazione di Casale Caletto ed era stato anticipato da alcuni colpi esplosi contro una finestra della stessa occupazione abitata da famiglie con figli.


Di seguito il comunicato dei compagni di Combat:
"Ieri nel tardo pomeriggio, davanti all'occupazione di Casale Caletto in via di Cervara, un nostro compagno ha subito un tentativo di omicidio ricevendo diversi colpi di arma da fuoco di cui uno lo ha raggiunto ad un gluteo. Le condizioni del compagno sono abbastanza buone anche se è ancora ricoverato al Sandro Pertini per ulteriori accertamenti. Al momento ci risulta ancora poco chiaro il movente di questa vigliacca aggressione; è però certo che chi ha agito lo ha fatto con l'intento di uccidere. Questo episodio segue un precedente attentato avvenuto qualche giorno fa verso la stessa occupazione abitata da numerose famiglie con bambini nel quale erano stati esplosi colpi di arma da fuoco verso una finestra. Ribadiamo la nostra solidarietà nei confronti del compagno ferito e dell'occupazione abitativa di Casale Caletto. Nessun attacco da parte di chiunque fermerà la lotta di classe!


Le compagne ed i compagni di Combat"


26 novembre 2008

Brutale aggressione di stampo razzista a Varese

In quattro hanno aggredito, preso a pugni, insultato e minacciato con frasi razziste un cittadino del Bangladesh, immigrato regolarmente in Italia, sputandogli addosso. Motivo dell'aggressione: l'uomo aveva provato a vendere fiori nel locale di Ghirla, piccola frazione di Valganna, in cui i quattro si trovavano in quel momento.I quattro giovani, tre di Cugliate Fabiasco e uno di Marchirolo, piccoli centri del Varesotto, sono stati individuati dai carabinieri di Marchirolo e del Nucleo operativo e radiomobile di Luino e si trovano agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Varese per atti di violenza, lesioni e minacce in concorso, aggravate dai futili motivi e da motivi razziali. Durante l'aggressione il locale non era vuoto e la maggior parte degli avventori, riportano i carabinieri, avevano assistito impassibili all'aggressione.Qualcuno però ha avvisato il 118 e i carabinieri di Marchirolo, che sono accorsi sul posto e soccorso l'uomo, identificando i quattro aggressori. L'aggredito aveva rifiutato il ricovero proposto dai sanitari, ma sia il personale del 118 che i militari avevano riscontrato l'esistenza di lividi sulla testa del malcapitato. I carabinieri hanno poi ricostruito minuziosamente i fatti, raccogliendo le informazioni da alcuni testimoni che hanno rotto "un muro di omertà", evidenziando, notano i militari, "un importante senso civico diffuso" e consentendo di fare piena luce sull'episodio.La magistratura varesina ha ritenuto i fatti sufficientemente dimostrati, mettendo i quattro agli arresti domiciliari. Nessuno degli aggressori risulta riferibile a un partito o a un movimento politico, ma uno di loro era già noto alle forze dell'ordine per un episodio a sfondo razzista avvenuto anni fa a Cadegliano Viconago.

Bologna: nuovo sgombero per il laboratorio Crash

La giornata del 26 novembre l’intera città di Bologna si è svegliata alle prime luci dell’alba un po’ più povera. Alle 6.30 la polizia, su mandato della magistratura, mette i sigilli al laboratorio Crash, uno spazio sociale di autorganizzazione e autogestione dal basso di bisogni e desideri.Se la magistratura si è assunta questa responsabilità politica di bloccare le attività del laboratorio Crash, ugualmente responsabili di questo azzeramento, almeno temporaneo, di un percorso di costruzione dal basso di libertà sono gli amministratori della città che in questi anni si sono sistematicamente sottratti al confronto con chi ha posto l’esigenza di trovare uno spazio adeguato per un’esperienza di autogestione e autorganizzazione.Dopo l’aggressione di Piazza della Mercanzia, dopo l’ordinanza sul Pratello, lo sgombero del laboratorio Crash rappresenta un ulteriore passaggio verso una città vetrina in cui la merce possa esercitare il suo dominio incontrastato.Bologna ha bisogno di nuovi spazi, nuove idee, nuove occupazioni.Migliaia di persone da anni delegano agli spazi sociali già esistenti il proprio bisogno di libertà e non colgono la possibilità di aprire nuovi percorsi di autorganizzazione e autogestione. In prima persona è necessario che tutti si mettano in gioco. Di luoghi dimessi e abbandonati la città è piena. Ridare senso al vuoto in cui sono stati relegati si può fare, fa bene ed è anche bello. Da qui occorre ripartire: non può essere la paura della repressione a farci abbassare la bandiera dell’immaginazione.Ritroviamo la forza per urlare nuovamente tutti insieme: NO PASARAN


Xm24

Ancora un morto nel carcere di Bologna

Le cronache di oggi riferiscono di un ennesimo morto nel carcere di Bologna; un suicidio attuato con uno dei mezzi più frequenti: una bomboletta del gas. Ogni anno si verificano in Italia 6-7mila atti di "autolesionismo", 600-700 tentativi di suicidio con circa 50-60, purtroppo, riusciti; i soggetti più a rischio sono giovani al primo anno di detenzione; il tasso di suicidi in carcere è almeno 13 volte superiore a quello che si verifica tra le persone in libertà (G. Tanburino, 2005). Questi sono, nudi e crudi, i dati "epidemiologici"; dietro ogni "numero" sofferenze, drammi e lutti infiniti.La "società civile" non reagisce adeguatamente e non è in grado di fare prevenzione. Qualche tempo fa abbiamo inviato alla procura della Repubblica di Bologna un esposto con un contenuto molto semplice:il carcere è "inagibile"; oggi ribadiamo infatti che, alla luce di una valutazione secondo elementari criteri di igiene edilizia, la Dozza va dichiarata inagibile.Ma questa banale considerazione continua ad essere rimossa; il sovraffollamento, le modalità di consumazione dei pasti, la commistione tra servizio igienico e gestione delle stoviglie,il sovraffollamento, nonché numerosi altri elementi fanno della Dozza un luogo mostruoso; semplici osservazioni di tipo prossemico sconsiglierebbero chiunque di adibirla a luogo deputato alla rieducazione ed alla risocializzazione.Lo status quo è garantito anche dalle modalità con cui la Ausl è costretta ad intervenire che non sono quelle riguardanti tutti gli altri luoghi di vita e di lavoro secondo una dinamica di ispezioni, disposizioni e prescrizioni: con questi criteri la Dozza sarebbe stata già chiusa; la Usl deve "osservare" e "riferire" ad una miriade di interlocutori che non traggono quasi mai alcune delle conclusioni che sarebbero ovvie.Allora cerchiamo di essere consequenziali:se per la Dozza si accettano standards inaccettabili per altre strutture ricettive, se la Dozza è una "terra di nessuno", una istituzione totale, statale e pubblica la cui peculiarità è la violazione delle regole di convivenza, una Guantanamo all'italiana (come quasi tutte la altre carceri), smettiamola di chiamarla "casa circondariale", allora chiamiamola "penitenziario", cioé luogo dedicato alla penitenza, a finalità di tipo afflittivo e smettiamola di pronunciare frasi di circostanza ad ogni episodio di suicidio.Non rispettare la dignità umana è una azione suicidogena e i suicidi sono anche la conseguenza della negazione del dettato costituzionale in materia di esecuzione delle pene. Certo essi (la prevenzione del suicidio è infatti una strategia complessa) non sarebbero azzerati se la Dozza fosse dichiarata inagibile e fosse ristrutturata (abbiamo per esempio proposto la trasformazione di due celle in una, per due persone, con la separazione netta tra bagno ed angolo cucina, evidentemente con anche l'uso di mezzi diversi dalla bomboletta del gas, senza voler affatto indulgere in ipotesi superficialmente custodialistiche); tuttavia il rispetto dei diritti umani è un antidoto contro la disperazione e i diritti vanno rispettati con i fatti e non solo con le dichiarazioni.Evidentemente la strada per il passaggio totale delle competenze alle Usl è ancora molto lunga perché chi si oppone al cambiamento non vuole cedere e chi sarebbe investito dal cambiamento non scalpita per facilitarlo, prova ne è l'esclusione dai rapporti semestrali delle Usl dell'altra importante strutture penitenziaria di Bologna che è il cpt di via Mattei.Nell'esprimere il nostro sentimento di lutto per la morte di Kamel (aveva appena 23 anni!l'Italia si deve vergognare di quello che è successo) intendiamo dire basta a chi, intenzionalmente o per inerzia, vìola la costituzione, l'etica ed il senso di umanità, con conseguenze che pregiudicano la salute e la vita degli esseri umani.



Vito Totire - direttivo nazionale di Medicina Democratica;professore di Psicologia sociale e del lavoro Università di Venezia

Genova G8: L´ex questore del G8 Colucci: "Via il processo da Genova"

L´ambiente genovese è «inquinato» da polemiche e cattiva informazione: potrà allora il giudice decidere in maniera «serena» e «libera» di un argomento così delicato? Sollevando questo inquietante interrogativo, il prefetto Francesco Colucci ha di fatto rinviato di qualche mese l´udienza preliminare che era in programma ieri. E che con il ricorso alla Cirami rischia adesso di essere spostata a Torino. Colucci, durante il G8 questore del capoluogo ligure, è indagato per aver testimoniato il falso nel corso del processo per l´assalto alla scuola Diaz. Con lui sono coinvolti nella vicenda l´ex capo della polizia, prefetto Gianni Di Gennaro, che secondo l´accusa lo avrebbe istigato a mentire, e l´attuale questore vicario di Torino, Spartaco Mortola, allora dirigente della Digos genovese. Maurizio Mascia, legale di Colucci, ha depositato un´istanza di rimessione che sarà inevitabilmente girata alla Cassazione. Il gup Silvia Carpanini ha aggiornato il dibattimento al 18 dicembre per l´ammissione delle parti civili, in attesa della decisione della Suprema Corte. Tutto suggerisce che si dovrà aspettare il mese di febbraio, e che nel frattempo saranno rese note le motivazioni del tribunale in merito alla sentenza sul sanguinario blitz nell´istituto scolastico.Muovendo proprio dalle grida echeggiate in tribunale il 13 novembre scorso («Vergogna!») dopo la assoluzione di 16 dei 29 imputati, sottolinenando un presunto «linciaggio mediatico» nei confronti dei giudici «perché non sono stati condannati i vertici della polizia», Mascia ha denunciato «una grave situazione di carattere extraprocessuale». A nome del suo cliente sostiene che all´ombra della Lanterna si respiri un´aria «viziata», e teme che questo possa in qualche modo incidere sul «libero convincimento» del giudice. Anche perché questo procedimento è una «costola» di quello della Diaz, cui è «strettamente connesso». Al termine dell´udienza preliminare il gup dovrebbe decidere se processare De Gennaro, Mortola e Colucci: secondo i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, i primi due avrebbero indotto l´ex questore a cambiare le precedenti versioni per ridimensionare il ruolo avuto dall´ex capo della polizia nello sciagurato blitz del luglio 2001.
Fonte: La Repubblica

25 novembre 2008

Bologna: Rinvio a giudizio per occupazione della stazione

Il segretario del Prc di Bologna Tiziano Loreti e il coordinatore della Rdb/Cub Massimo Betti sono stati rinviati a giudizio insieme ad altre trenta persone, per interruzione di pubblico servizio, dal Gup di Bologna Andrea Scarpa per la manifestazione del 20 marzo 2003, quando alcuni binari della stazione di Bologna vennero occupati contro lo scoppio della guerra in Iraq. Il processo si terrà a giugno 2009. Il gup ha prosciolto altri cinque indagati e assolto una sesta indagata che aveva chiesto l'abbreviato (per lo più di area anarchici) perchè nel capo di imputazione si fa riferimento all'occupazione dei binari uno, due e tre, e loro occuparono in realtà il quarto binario. Tra i rinviati a giudizio anche alcuni leader dei disobbedienti bolognesi, come Domenico Mucignat e Vittorio Sergi che hanno anche l'aggravante «per essersi resi promotori - secondo il capo di imputazione formulato dal Pm Morena Plazzi, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti - dell'azione, portandosi per primi sui binari in direzione di un Eurostar in arrivo da Taranto, bloccato all'ingresso della stazione, ponendosi alla testa dei manifestanti e rivolgendo loro frasi di incitamento alla realizzazione del blocco dei treni». Per tutti l'accusa è di aver occupato «unitamente a numerose altre persone non identificate, al termine di una pubblica manifestazione di protesta contro l'intervento Usa in Iraq, i primi tre binari della stazione centrale di Bologna permanendovi per circa un'ora e mezzo, dalle 13 fino alle 14.30». Da qui l'interruzione di pubblico servizio, con il blocco della circolazione e ritardi per 118 treni compresi tra due e 152 minuti.
Fonte: ANSA

Genova G8: Processo De Gennaro, udienza rinviata

E’ durata pochi minuti l’udienza preliminare davanti al Gup Silvia Carpanini, nel procedimento che vede accusati a vario titolo per istigazione alla falsa testimonianza e falsa testimonianza l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, l’ex questore di Genova Francesco Colucci, e il dirigente di Ps Spartaco Mortola. Il difensore di Colucci, Maurizio Mascia, ha presentato un’istanza di remissione degli atti alla Cassazione chiedendo il cambio di sede del processo: secondo Mascia, infatti, il clima attualmente presente a Genova non consente una vera libertà di giudizio, c’è insomma un “fumus persecuzionis”. Di qui la richiesta del cambio di sede. Ora la Cassazione dovrà decidere, ma nel frattempo la discussione è sospesa: per questo il giudice Carpanini ha rinviato l’udienza al prossimo 18 dicembre, quando dovrebbero essere discusse le costituzioni di parte civile [tre persone fisiche e le associazioni Giuristi democratici e Verità e giustizia]. Nel frattempo i termini della prescrizione rimangono congelati.

24 novembre 2008

Roma: giornalista del Tg1 aggredita al Trullo

Stava facendo un'inchiesta sugli arresti per le aggressioni razziste contro extracomunitari. Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre girava un'inchiesta sull'aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di extracomunitari alla luce degli arresti di sabato. Un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l'operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte in particolare la giornalista. La troupe è poi riuscita ad allontanarsi, scortata dai carabinieri.

Dopo i rom, il Comune di Milano scheda anche i senza dimora

Saranno segnalati alla polizia tutti i senzatetto non regolarizzati che in questi giorni di intenso freddo trovano riparo, insieme ai tantissimi senza dimora italiani, nelle strutture “antigelo” del capoluogo Lombardo.
 E’ quanto prevede un’ordinanza del Comune di Milano. 
Prima di essere accolti nelle strutture contro il freddo, i senzatetto dovranno rilasciare i loro dati e se necessario, verranno segnalati alle forze dell’ordine. Una segnalazione che può quindi portare all’espulsione. “Noi di freddo non facciamo morire nessuno, ma se qualcuno fosse un delinquente, io come faccio a ospitarlo nei nostri centri?”, spiega l’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Mariolina Moioli.

GenovaG8: per De Gennaro l´ora della verità

Quelli che lo conoscono bene scommettono non abbia alcuna intenzione di chiedere scusa ai 93 no-global massacrati nella scuola Diaz. Anzi. Gianni De Gennaro attende l´appuntamento giudiziario di domattina a Genova con l´impazienza di chi pretende un definitivo chiarimento, con l´intransigenza di chi vuole mettere per sempre a tacere chiacchiere e maldicenze. Perché da sette anni il prefetto De Gennaro giura che con lo sciagurato blitz del G8 non c´entra nulla. Nonostante allora fosse il capo della polizia. Nonostante la recente sentenza che ha assolto un po´ tutti i protagonisti dell´irruzione, in particolare i super-poliziotti. Nei giorni del vertice rimase a Roma e scelse di affidarsi ciecamente ai suoi fedelissimi, Arnaldo La Barbera in testa, limitandosi a qualche telefonata formale. Allora perché chiedere scusa? E però la procura non gli crede. Sostiene che De Gennaro abbia istigato Francesco Colucci, questore del capoluogo ligure nel 2001, a mentire in aula nel corso del processo ai 29 protagonisti dell´irruzione. Secondo i magistrati, chiese a "Ciccio" di cambiare la versione più volte fornita in precedenza, per evitare contraddizioni con quello che diceva lui. Gli ordinò di arrampicarsi sugli specchi pur di salvare faccia e reputazione, spiegando che il capo in pratica non sapeva nulla dell´intervento nell´istituto scolastico. E l´altro obbedì, vantandosi poi della raffica di ringraziamenti e complimenti ricevuti dal prefetto e del suo vice, Antonio Manganelli, che ne avrebbe preso il posto. I pm supportano la loro tesi con una serie di intercettazioni telefoniche due volte imbarazzanti, perché coinvolgono i vertici del ministero dell´Interno ed offrono una interpretazione durissima e quasi "sovversiva" del rapporto tra polizia e magistratura.Sarà il gup Silvia Carpanini a decidere se rinviare a giudizio il prefetto, oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, insieme a Francesco "Ciccio" Colucci e Spartaco Mortola, che ai tempi del G8 era il dirigente della Digos genovese. Anche quest´ultimo è accusato di aver determinato Colucci a raccontare delle bugie, tra l´altro dimenticando che in qualità di imputato per il blitz - poi assolto - non poteva informare sul tema un testimone come l´ex questore. Nella primavera dell´anno passato il telefono di Mortola era sotto controllo per via di un´altra inchiesta, quella relativa alla regina delle prove fasulle - le bottiglie molotov - "accidentalmente" distrutta in questura. Ascoltando i dialoghi tra il capo della Digos e Colucci alla vigilia dell´interrogatorio in aula di quest´ultimo, gli inquirenti scoprirono che il questore aveva parlato con De Gennaro. «Mi ha chiesto di fare marcia indietro», diceva Colucci. «Devo rivedere le mie dichiarazioni». Puntualmente, il questore cambiò versione: spiegando tra le altre cose che era stato lui - e non il prefetto - a dire a Roberto Sgalla di andare alla Diaz. Sgalla si occupava delle pubbliche relazioni di De Gennaro e della polizia. E´ l´uomo che parlò di «ferite pregresse» dei no-global della scuola e che adesso è stato promosso al vertice della Stradale. Colucci confermò durante il processo che De Gennaro non sapeva nulla, di quel maledetto blitz. «Ho dato due legnate ai pm», raccontò nei giorni successivi al telefono. «E il capo mi ha chiamato, era tutto contento: li hai maltrattati, li hai sbranati, li hai sbaragliati, mi ha detto».


fonte: La Repubblica

Castelvolturno: A due mesi dalla "Strage di San Gennaro" la polizia perseguita le vittime!!?

Centinaia di poliziotti, unità cinofile, vigili del fuoco fanno irruzione alle 5 del mattino nel "Palazzo degli americani" a Castelvolturno, dove abitano centinaia di immigrati, il luogo simbolo dell'insediamento africano. Ufficialmente è una perquisizione in cerca di armi e droga, cercano anche dei latitanti, addirittura un Keniota (mai visto un keniota a Castelvolturno..). La perquisizione non da alcun esito, ma diventa l'occasione per una deportazione di massa di oltre 90 immigrati nei centri di espulsione! E' uno sgombero di fatto del palazzo, perchè anche gli altri immigrati, spaventati, vanno via, pur pagando tutti l'affitto ed avendo i documenti! Alle 11.00 del mattino replicano i carabinieri. Due giorni dopo il palazzo appare semi-devastato, porte e finestre sfondate, alcuni immigrati lamentano la scomparsa di importanti somme di denaro... Sono passati appena due mesi dalla "Strage di San Gennaro", la camorra che uccide 6 cittadini africani a Castelvolturno, la rivolta del giorno seguente, lo scandalo nazionale, lo Stato che invia centinaia di militari per "combattere la criminalità", mentre il ministro della difesa, senza alcun elemento, parla di "guerra tra bande". Una strage terroristica dai motivi ancora oscuri, rivolta probabilmente contro l'intera comunità migrante. Si parla degli interessi legati alla speculazione edilizia e ai fondi per il turismo che mal si sposano con la massiccia presenza immigrata, si parla della "propaganda armata" del "gruppo Setola" per rilanciare le estorsioni e affermarsi nella geografia dei clan casertani. Non trova invece alcuna conferma la pista battuta nell'immediat o dai mass media: il presunto coinvolgimento degli uccisi nel traffico della droga. Erano lavoratori...Il 4 ottobre una grande manifestazione di protesta avvolge la città di Caserta con oltre 15000 persone. Le istituzioni locali sembrano reagire: a Castelvolturno si susseguono gli "eventi"... conferenze regionali sull'integrazione, gli stati regionali della scuola, fino al concerto contro la camorra, che segna anche la drammatica scomparsa di Miriam Makeba, artista sudafricana e simbolo della lotta all'apartheid. Un avvenimento che alla luce dei fatti di oggi diventa ancor più una tragica metafora...Dopo due mesi i corpi degli uccisi languono ancora all'obitorio in attesa di essere rimandati a casa, in Consiglio comunale viene chiesta la chiusur a del centro Fernandez, unico centro di accoglienza, e i commercianti italiani si lamentano per i "troppi controlli" dei militari, attribuendone la responsabilità alla presenza degli immigrati! Infine (infine...?) il blitz del 20 novembre. Impossibile non coglierne anche la portata simbolica, il pesante segnale intimidatorio verso tutta la comunità africana. Come se la polizia completasse il lavoro della camorra! O forse la rivolta di settembre non poteva restare "impunita"... Il palazzo degli americani è il luogo in cui si è tenuta la conferenza stampa degli immigrati e del movimento antirazzista dopo la strage, è il luogo ripreso da tutte le trasmissioni televisive nei giorni seguenti. Oggi la polizia perseguita le vittime: eppure nessuna voce si è ancora levata sui mass media a denunciare il significato di questa operazione. Il sindaco Nuzzo, che già aveva detto che "senza troppi immigrati" Castelvolturno poteva diventare la nuova Malibù (...!!), addirittura appaude sotto la spinta dell'opposizione di centrodestra. Gli speculatori, dai Coppola in giù, sognano una nuova ondata di cemento. L'indignazione è già finita... InsuTv (Tv di strada napoletana - http://www.insutv.it/)




Roma: pestaggio razzista

Al Trullo, zona della periferia romana che guarda verso il litorale, tira una brutta aria. Da un po' di tempo alcuni giovani si divertono ad aggredire gli immigrati del quartiere che vivono del loro lavoro. Cinque ragazzi, tra i quali due minorenni, sono stati arrestati all'alba di ieri dai carabinieri. Altri quattro sono stati denunciati e un altro sottoposto all'obbligo di firma. In tutto dieci ragazzi tra i sedici e i ventuno anni, teste vuote accusate a vario titolo di ripetuti episodi di aggressione, pestaggi e intimidazione a sfondo razziale che sarebbero poi sfociati in rapine. Secondo quanto è stato riportato dalle agenzie, alcuni dei ragazzi avevano già dei precedenti penali. Di fronte alle reiterate violenze, al clima di sopraffazione e intimidazione e al timore di essere espulsi perché in situazione irregolare, gli immigrati evitavano di denunciare i fatti alla forze di polizia, fino allo scorso mese di settembre quando due egiziani hanno rotto gli indugi e sporto querela. I due erano stati malmenati e derubati ma si erano rifiutati di dare denaro alla banda. Le indagini condotte dalla locale caserma di Villa Bonelli hanno consentito di infrangere il muro di omertà e ricostruire almeno cinque episodi, ma potrebbero essere molti di più. Tra questi il violento pestaggio di un barista romeno che si era rifiutato di «offrire» ai ragazzi delle birre gratis. Il gruppo prendeva di mira anche le donne, come nel caso di una ragazza guatemalteca avvicinata in via del Trullo per ottenere del denaro e qui malmenata e rapinata. Le aggressioni avvenivano spesso a colpi di casco. «Qui non vi vogliamo, siete dei pezzi di merda», queste le frasi che rivolgevano contro gli extracomunitari.L'Arma tuttavia per bocca del comandante della compagnia dell'Eur ha subito tenuto ha precisare che «si tratta di bulli, non c'è alcun movente politico in queste azioni. Si tratta di violenze messe in atto per futili motivi, spesso perché le vittime si rifiutavano di dare pochi spiccioli», come se fosse un fatto minore andare in giro ad estorcere soldi, per giunta a dei poveracci che spesso vivono d'espedienti e lavori sottopagati. Una spoliticizzazione dei fatti in linea con i desiderata dell'attuale maggioranza di governo ed in particolare con il discorso tenuto dalla giunta Alemanno, che del razzismo e della xenofobia hanno fatto durante la campagna elettorale una merce politica. Il sindaco, esponente di primo piano di An e punto di riferimento della "destra sociale", legato agli ambienti della destra radicale che in parte è riuscito a traghettare nella maggioranza municipale, non ha perso tempo per omaggiare l'operato dei carabinieri, augurandosi «una volta accertati i fatti di procedere in tempi brevi a una condanna esemplare». Quanto avvenuto riporta al clima dell'ottobre 2006, quando la tensione nel quartiere raggiunse livelli altissimi a causa di conflitti tra gruppi malavitosi che reggevano il mercato dello spaccio, extracomunitari appaltati per il traffico e giovani italiani emergenti che volevano ritagliarsi uno spazio. Allora fini con tre gambizzati e un bar dato alle fiamme.Nella stessa giornata, in un'altra periferia romana, alla stazione ferroviaria di Ottavia, tre giovani sirilankesi sono stati aggrediti a colpi di mazze da altri ragazzi italiani poi fuggiti. Episodi del genere sono ormai quotidiani. L'intolleranza razzista si è banalizzata. Ma davvero la politica non c'entra? La destra gioca sul fatto che chi commette questi atti non è un militante, non fa nemmeno politica. Obiezione fragile in un'epoca dove la politica ha perso i suoi confini tradizionali fino a dissolversi nei salotti e format televisivi. La realtà è che simboli, linguaggi e comportamenti rinviano ad uno stesso orizzonte comune che trova connivenze e momenti di contatto, per esempio nelle curve degli stadi. Queste teste bruciate mutuano gli stessi pregiudizi, condividono il medesimo odio e rancore, appartengono allo stesso universo valoriale identitario, superomista e razziale. Sono l'incarnazione dell'egemonia che la cultura di destra ha conquistato nel paese. Siamo di fronte ad un contagio sociologico, parola che assume un senso tutto particolare dopo l'ultimo libro di Walter Siti che descrive appunto la trasmutazione delle borgate, la realtà della nuova periferia dove codici sociali e identitari sono ormai sovrapposti e confusi. Il potere sociale della cocaina, i suoi percorsi, le relazioni sociali che si costruiscono attorno al suo mercato spiegano più di tante analisi socio-politiche.

«Siamo tutti clandestini» A Pisa corteo contro il sindaco securitario

Più di 5.000 persone hanno partecipato alla manifestazione antirazzista che si è tenuta ieri pomeriggio a Pisa. Un grande successo di "critica" e di "pubblico", che rilancia in città la battaglia contro la politica "securitaria" dell'amministrazione di centrosinistra. Il corteo si è snodato, anche se con un po' di ritardo, da piazza Sant'Antonio, per poi finire il suo percorso in piazza dei Miracoli, luogo simbolico dove i migranti di solito tentano di vendere le loro cose e contro i quali vigili e polizia, altrettanto regolarmente, si scatenano in nome della lotta al commercio abusivo. Lo slogan più urlato, "siamo tutti clandestini". Durante il corteo, decine di sacche pieni di catacce sono state depositate davanti alla sede del Comune in piazza XX Settembre in segno di protesta contro la ventilata ordinanza antiborsoni. Tra le altre cose, in Toscana si vuole fare un Cpt. Ad ospitarlo dovrebbe essere la provincia di Firenze, nella località di Sant'Angelo a Lepore. Proprio nella mattinata di ieri a Firenze c'è stata una mobilitazione contro la sua costruzione. I lavori, in una vecchia area militare, sono già partiti, e in primavera potrebbero avere un ulteriore sviluppo. I comuni del circondario sono contrari. Nel cartello promotore del corteo di Pisa, Prc, Verdi Pdci, il sindacalismo di base (Cobas) e tutta la galassia delle associazioni, dei centri sociali (Rebeldia) e delle esperienze di lotta degli studenti e dei ricercatori. Già nei giorni scorsi era uscito un lungo "appello pisano" firmato da docenti universitari, compreso il teologo Roberto Filippini della diocesi della città, e professionisti vari, in cui si parlava di un «netto mutamento di clima». L'appello dei manifestanti esprimeva «profondo disagio e disaccordo» con le recenti scelte dell'amministrazione, e giudicava le ordinanze «misure vessatorie nei confronti di persone provenienti da altri paesi». L'«ordinanza antiborsoni» consentirebbe alla Polizia Municipale di multare chiunque sosti con valige, fagotti e borse di grosse dimensioni in prossimità di monumenti storici. Gli sgomberi dei campi Rom avvenuti nelle scorse settimane rappresentano una vera e propria svolta rispetto al passato: la precedente amministrazione, infatti, aveva promosso un programma di accoglienza e inserimento abitativo, denominato «Città Sottili», grazie al quale, agli abitanti dei campi erano state assegnate delle vere e proprie case. L'ordinanza anti-borsoni e gli sgomberi fanno parte di un programma più ampio, un vero e proprio «Patto per la Sicurezza» (simile a quelli di Roma e Milano) che la Giunta vorrebbe stipulare con la Prefettura e la Questura. Su questo «patto» il Sindaco ha avuto il via libera dal consiglio comunale, con i voti sia della maggioranza (Pd, IdV, Socialisti e Liste Civiche), sia dell'opposizione di centro destra.

21 novembre 2008

Studenti: Picchiati e denunciati

Sull'assalto del 29 ottobre dei neofascisti di Blocco Studentesco agli studenti dell'Onda in Piazza Navona, la Questura ha denunciato ieri alla Procura di Roma 36 persone. Di queste, 21 sarebbero appunto identificate come aderenti al Blocco: ma ben 15 sono invece esponenti, studenti universitari e sostenitori del movimento dell'Onda. Per tutti, incredibilmente, le stesse ipotesi di reato: lesioni, rissa e adunata sediziosa. Le lesioni subite dalle ripetute cariche dei fascisti? Rissa essersi dovuti difendere mentre Blocco Studentesco agiva indisturbato? Adunata sediziosa la manifestazione autorizzata del movimento?
«Alcuni dei denunciati non erano neanche in piazza. Costituiremo un pool di legali in difesa dei 15 universitari denunciati e prepareremo una campagna contro le intimidazioni del governo». Lo hanno detto oggi in una conferenza stampa nell'università La Sapienza a Roma, gli studenti dell'Onda a proposito delle 36 denunce inviate ieri dalla questura di Roma a seguito degli scontri tra alcuni giovani che lo scorso 29 ottobre manifestavano in piazza Navona contro il decreto Gelmini e aderenti al gruppo di destra Blocco Studentesco. Tra i denunciati, di età compresa tra i 20 e i 25 anni hanno spiegato gli studenti, ci sono alcuni attivisti dei centri sociali. Gli universitari hanno anticipato un «appello di numerosi artisti come quelli che hanno partecipato al concerto del sostegno del movimento martedì scorso, affinchè si possa rispondere senza paura alle intimidazioni del governo». «L'unica adunata sediziosa di cui siamo accusati anche noi - hanno concluso - è stata quella dei fascisti al quale il nostro movimento non può essere equiparato a chi picchia gli studenti per strada». Paolo Ferrero, segretario del Prc, definisce «ridicole e grottesche» le accuse agli studenti di sinistra per gli scontri a piazza Navona con quelli di destra. Per Ferrero, Digos e magistratura «indagano gli studenti che hanno subito una vile aggressione da parte di squadracce neofasciste armate di spranghe e bastoni»; questa versione, nota Ferrero, è confermata da «tutti i filmati tv andati in onda» e da «esponenti del mio partito che erano presenti in piazza Navona per prestare la loro opera di pacifica mediazione, come il consigliere provinciale Gianluca Peciola». «Mentre le violenze, le minacce e le intimidazioni di stampo neofascista e neonazista procedono indisturbate nel nostro paese cercando di minacciare e di intimidire giornalisti, direttori, programmi televisivi che continuano a fare solo e esclusivamente il loro mestiere, la Digos punta l' indice contro studenti di sinistra ed esponenti di Rifondazione», protesta Ferrero, che chiede al ministero dell'interno «atti concreti per fermare l'escalation di violenza neofascista, neonazista e razzista ma anche una seria indagine su chi davvero compì violenze e assalti squadristi, a piazza Navona. Noi già la sappiamo la verità: furono i fascisti e i loro mazzieri». Il 29 ottobre a Piazza Navona a Roma gli studenti sono stati aggrediti e picchiati con spranghe e bastoni e adesso sono addirittura indagati e accusati di rissa, lesioni e adunata sediziosa. Siamo arrivati all'assurdo - è il commento di Italo Di Sabato responsabile dell'Osservatorio sulla Repressione del Prc - Sugli scontri di piazza Navona, continua Di Sabato, esistono filmati e fotografie che non lasciano dubbi. Gli studenti dell'Onda hanno subito un vero e proprio assalto da parte del Blocco studentesco, ma da vittime sono stati trasformati in carnefici, come dire oltre il danno anche la beffa .Inoltre è davvero incomprensibile come tra gli indagati risulti anche Gianluca Peciola, consigliere provinciale del Prc, che era presente in piazza con il solo intendo di mediare e contribuire a stemperare la tensione in atto. Nell'esprimere la più viva solidarietà a Gianluca Peciola e agli studenti indagati, - conclude l'esponente del Prc - ribadiamo che da tempo ormai assistiamo ad una vera e propria recrudescenza di aggressioni e violenze fasciste nel totale silenzio del sindaco Alemanno. Un silenzio che agevola chi vive quello squadrismo come prassi quotidiana. Il neosegretario della Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista Giuseppe Carroccia esprime in una nota «la propria solidarietà agli studenti indagati dalla questura per i fatti di Piazza Navona. È inaccettabile che vengano messi sullo stesso piano gli aggressori fascisti e gli aggrediti, che stavano pacificamente dimostrando la loro contrarietà alle proposte del ministro Gelmini».

Roma. Due poliziotti condannati per violenze sessuali

Avrebbero costretto due cittadine rumene, che si prostituivano in via Cristoforo Colombo per conto di un’organizzazione criminale, ad avere con loro ripetuti rapporti sessuali consumati negli uffici del compartimento della polizia ferroviaria. In cambio, chiudevano un occhio sulla loro posizione di clandestinita’. Con le accuse di concussione e violenza sessuale, due agenti scelti della Polfer, Giorgio Campanari e Stefano Fortini, ora licenziati, sono stati condannati a quattro anni di reclusione dalla corte di appello di Roma che ha ribaltato l’assoluzione decisa dal gup Renato Laviola l’8 novembre del 2004. Secondo la ricostruzione della procura, gli agenti, fino al maggio del 2003, almeno in tre distinte occasioni e “abusando dei loro poteri e delle loro qualifiche”, avrebbero minacciato e costretto G.M.P. e C.E.G., costituitesi parte civile attraverso gli avvocati Geraldine Pagano e Cristina Cerrato, a compiere e a subire atti sessuali negli uffici di via Ostiense durante la notte. Le prostitute venivano caricate sull’auto di servizio con la scusa di un controllo e, dopo la violenza, venivano rilasciate senza alcuna conseguenza anche se non erano in regola con il permesso di soggiorno.


Fonte: Adnkronos

Younness, espulso senza motivo

Youness Zarli è un ventisettenne marocchino, in Italia da quando era minorenne. Nel 1997 il giovane raggiunge nel bergamasco i fratelli maggiori. Un lavoro da operaio, un regolare permesso di soggiorno, la passione per il light contact, la vittoria al campionato italiano con la Bergamo boxe. Il fidanzamento con Jessica, nessun problema con la giustizia. Una vita tranquilla, che improvvisamente a fine 2005 viene stravolta. Agenti della Digos lo prelevano dalla sua abitazione e lo portano in questura. Appena 48 ore e Youness si ritrova imbarcato su un volo per Casablanca, per colpa di un decreto di espulsione ministeriale in cui gli vengono contestate delle non meglio chiarite frequentazioni con "elementi di primo piano dell'integralismo islamico".La sua unica colpa? Quella di avere un fratello condannato in Marocco per reati di terrorismo. Per il decreto Pisanu il giovane è un potenziale terrorista e, se esiste un sospetto, benché infondato e benché mai menzionato nel provvedimento di espulsione, basta per allontanare un cittadino extracomunitario senza precedenti penali e perfettamente integrato. Per Youness è l'inizio dell'inferno. Nonostante la Corte europea dei diritti dell'uomo abbia condannato l'Italia per le espulsioni in paesi che utilizzano verso i detenuti la tortura o trattamenti inumani o degradanti, non riesce ancora a lasciare il Marocco. Eppure, appena sceso dall'aereo, l'uomo ha subito maltrattamenti: arrestato dalla polizia marocchina, duramente interrogato per due settimane e quindi trasferito in un carcere speciale. Dopo quasi un anno di reclusione finalmente arriva l'assoluzione nel novembre del 2006.Finito un incubo ne inizia un altro. Raggiunto dalla fidanzata a Casablanca, si sposano, chiede e ottiene presso il consolato italiano un visto per ricongiungimento familiare, torna con la moglie in Italia e si reca senza alcun timore presso la questura di Bergamo per chiedere il permesso di soggiorno. Fine della ritrovata serenità. L'assoluzione in Marocco non basta ad annullare gli effetti del decreto di espulsione italiano, che ancora pende sul suo capo.E' l'inizio di una nuova odissea: Youness è rispedito a Casablanca, è ancora un presunto terrorista. Dopo aver saputo della gravidanza della moglie, l'uomo decide di provare a rientrare in Italia. Prende un aereo, mostra alla frontiera il suo passaporto (non gli era stato ritirato) e facilmente torna a Bergamo. Solo qui la polizia si accorge della sua presenza e lo espelle nuovamente. Dopo essere stato espulso per ben tre volte dal territorio italiano senza alcun concreto capo d'accusa, oggi Youness si trova ancora in Marocco, nonostante dal luglio del 2007 presso gli uffici competenti del Ministero dell'Interno penda un'istanza con cui viene chiesta una speciale autorizzazione al reingresso alla luce sia della sua estraneità alla vicenda sia del diritto a ricongiungersi con la famiglia italiana.La moglie Jessica non si arrende e ha lanciato una petizione on line (www.firmiamo.it/youness-zarli) affinché Youness possa tornare a casa.

Intimidazione fascista alla direttora dell'Unità

«De Gregorio, basta odio e falsità», firmato Forza Nuova: questa la scritta in vernice nera apparsa in giornata sotto l'abitazione della direttora dell'Unità Concita De Gregorio in zona piazza Tuscolo. Una scritta del genere era apparsa anche sotto casa del direttore di Repubblica il 6 novembre. Il leader di Forza Nuova Fiore aveva parlato di «provocazione».«Esprimo la mia solidarietà a De Gregorio per le indegne scritte apparse a piazza Tuscolo contro di lei. Ho dato disposizione al Decoro Urbano di cancellarle immediatamente», afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.«Le scritte dei neofascisti di Forza nuova sotto casa del direttore dell'Unità sono una grave minaccia e il segno che l'offensiva verso l'informazione continua». Lo dice il segretario del Pd Walter Veltroni. «Esprimo la solidarietà mia e di tutto il Partito democratico a Concita De Gregorio e le confermo il pieno impegno del Pd contro il clima intimidatorio che l'estremismo di destra tenta di istaurare ormai da tempo». Da parte sua la redazione esprime solidarietà e vicinanza alla direttora. «Le gravi minacce che le vengono rivolte colpiscono, oltre a lei, i redattori impegnati nel lavoro di inchiesta sull'estremismo di destra e l'intero giornale - si legge nel comunicato - Il blitz di marca nazi-fascista contro la trasmissione "Chi l'ha visto", le intimidazioni al collega del Tg3 Santo Della Volpe, le minacce a Ezio Mauro e, in ultimo, quelle al direttore de l'Unità: l'attacco ai giornalisti e alla libera informazione prosegue. Non ci faremo intimidire».

20 novembre 2008

Bologna: Cariche della polizia a studenti antifascisti

Momenti di tensione tra gli studenti 'No Gelminì e la polizia a Bologna dove nel pomeriggio è anche in programma una proiezione non autorizzata del documentario 'Nazirock' nel luogo dell'aggressione di venerdì scorso a uno studente, perchè ritenuto di sinistra, da parte di un gruppetto di estrema destra. Il primo episodio è avvenuto verso le 12 quando alcuni ragazzi hanno circondato un banchetto in piazza Verdi, nella zona universitaria, dove i giovani di Alleanza Nazionale stavano volantinando contro gli sprechi degli Atenei. Spintoni, offese e il banchetto ribaltato il risultato dello 'scontrò. È arrivata la polizia che ha caricato in auto alcuni studenti, causando la reazione di altri manifestanti, giunti nel frattempo. Gli studenti hanno bloccato le volanti, sdraiandosi per terra, e due persone, tra cui un fotografo, sono state investite in modo lieve. Poi si è formato un corteo, aperto da uno striscione giallo 'Liberi subito! Siamo tutti antifascistì, di circa 60 persone che si è diretto verso la questura dove i ragazzi hanno improvvisato un sit-in. La polizia si è schierata e si è arrivati molto vicini allo scontro, nonostante che i 12 studenti fermati in precedenza fossero stati rilasciati. Il corteo, dopo aver minacciato di raggiungere la sede di Alleanza Nazionale, si è diretto di nuovo in piazza Verdi. «È un fatto gravissimo e inaccettabile quello che avete fatto - ha detto Tiziano Loreti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, rivolto agli agenti della Digos schierati a protezione degli uffici della questura - avete rischiato di ammazzare dei ragazzi con le volanti. Questo fa parte delle vostre prerogative? Oggi c'è un corteo e così rischiate di alzare inutilmente il livello dello scontro».
fonte: Ansa

Cinque anni d’inferno per un detenuto invalido: Italia condannata a Strasburgo per il caso Scoppola

E' una sentenza storica quella emessa all’unanimità dai giudici della Corte di Strasburgo. Per la prima volta dal dopoguerra l’Italia viene condannata per violazione diretta dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani del 1950. L’episodio incriminato riguarda le condizioni di detenzione di Franco Scoppola, 68 anni, attualmente recluso nel carcere di Parma. Condannato nel 2002 per l’omicidio della moglie ed il ferimento del figlio, l’uomo, costretto dal dicembre 2003 a vivere sulla sedia a rotelle, chiese il trasferimento dal carcere romano di Regina Coeli ad un altro istituto della capitale privo di quelle barriere architettoniche che di fatto gli impedivano ogni movimento. Stante una relazione medica del gennaio 2006, che comprovava l’incompatibilità del suo stato di salute – essendo ormai totalmente non autosufficiente – con quello di detenzione, quella richiesta restò inevasa, così come vana fu la richiesta dei suoi legali del ricovero in ospedale o della detenzione a casa. Come accade spesso alle persone anziane, qualche mese dopo, a causa di un movimento brusco, si ruppe un femore. Nel giugno 2006 la magistratura di sorveglianza gli concesse gli arresti domiciliari, ma pochi mesi dopo l’uomo fu costretto a rientrare in carcere a causa della revisione del precedente giudizio emessa dalla stessa Corte. Solo nel settembre 2007 venne eseguito un provvedimento, emesso ben nove mesi prima, che autorizzava il trasferimento a Parma dove vi sono speciali facilitazioni per i detenuti disabili. La sentenza della Corte europea rende finalmente giustizia di cinque anni d’inferno, di costrizione a letto in una cella da cui Scoppola non poteva uscire a causa delle insormontabili barriere architettoniche. Secondo il collegio giudicante, presieduto dal belga Françoise Tulkens, tutto il periodo trascorso a Regina Coeli ha costituito sicuramente un trattamento inumano e degradante. Un caso a cavallo tra il diritto alla salute e la prevenzione della tortura. La condanna per violazione dell’articolo 3 della Convenzione del 1950 è determinata dalla condizione di ansia, inferiorità e umiliazione a cui il ricorrente è stato lungamente sottoposto. L’Italia aveva tre mesi, scaduti da pochissimo, per poter ricorrere davanti alla Grande Camera della Corte. Questa opportunità non è stata presa in considerazione dal governo italiano.


Le lacrime di coccodrillo di Manganelli

Il capo della Polizia Antonio Manganelli, in una lettera a Repubblica, si dice convinto "che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quello che realmente accadde a Genova", garantisce che si muoverà, "senza alcuna riserva", pur di arrivare a questa verità. Promette di muoversi in prima persona e "per conto dell'Istituzione che rappresento nelle sedi istituzionali e costituzionali". La polizia italiana, aggiunge Manganelli, non ha bisogno di alcun richiamo alla Costituzione, perché ha dalla sua una storia di 150 anni segnata "dai nostri morti", una storia in cui la polizia ha sempre servito la Carta Costituzionale, schierandosi a difesa dei cittadini con un lavoro quotidiano che unisce "migliaia di uomini sotto pagati". Ma se davvero Manganelli pensa che sul G8 genovese esista un'altra verità avrebbe potuto dirla quando è stato convocato in tribunale come testimone. Le promesse del capo della polizia scazzottano non solo con la testimonianza resa durante il processo, il 2 maggio 2007, ma specialmente con le intercettazioni registrate dalla procura di Genova. Vale la pena riportarle per dimostrare come le affermazioni di Manganelli sono solo lacrime di coccodrillo.

«Manganelli stamattina mi ha detto "bisogna dargli una bella botta a sto magistrato", dice mi ha accennato che già qualche d'uno sta pigliando delle carte non troppo regolari» erano le parole con cui, il 24 maggio 2007 Francesco Colucci ex questore di Genova commentava con l'ex capo della Digos genovese Mortola l'arrivo dell'avviso di garanzia nei suoi confronti. Durante il processo Diaz, l'ex questore aveva cambiato una testimonianza, spiegando che ad avvertire l'ufficio stampa del Viminale della perquisizione in corso nel dormitorio era stato lui e non il capo della polizia Gianni De Gennaro. Secondo le intercettazioni, e dunque secondo l'inchiesta ora a giudizio, quel particolare fu modificato su richiesta dell'allora capo della polizia. All'indomani di quella testimonianza, che la procura considera fasulla, Colucci aveva raccontato al telefono di aver parlato con il vice capo della polizia, che allora, era appunto Antonio Manganelli: «Fatto sta che ieri sera ho chiamato Manganelli. Dice... sei stato bravo è andato tutto molto bene», erano le parole di Colucci il 7 maggio 2007: «Poi stamattina m'ha chiamato il capo. Dice li hai sbranati, (il riferimento sembra essere sempre ai pm del processo Diaz, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini ndr) ». E il 25 maggio, il giorno dopo l'arrivo dell'avviso di garanzia: «C'erano il Capo con Manganelli, dice guarda non ti preoccupare perché qui dobbiamo fa un'azione comune e rompere il cazzo a sto cazzo di magistrato». Secondo le spiegazioni del presidente emerito Cossiga, la commissione parlamentare d'inchiesta dovrebbe essere accompagnata da un intervento che blocchi i giudizi in corso sui fatti del g8, «e si deve anche rinviare il processo a carico dell'ex-Capo della Polizia, perché in esso possano essere acquisiti i risultati della Commissione parlamentare d'inchiesta».


Una cosa è chiara nella lettera il capo della polizia Manganelli non ha chiarito, se al processo che parte la prossima settimana, contro l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, sarà l'occasione giusta per spiegare come sia andato l'affaire g8. E cosa significavano le intercettazioni che parlano dei suoi commenti sui pm della Diaz.

Nazisti all'attacco, dov'è più comodo.

Due episodi, in Italia, ieri. Il primo: dopo un tam tam di antifascisti nel Web, anche nella grande informazione Repubblica.it ha denunciato l'ennesima tentativo di insinuare spazzatura hitleriana nella libertà della rete. Video postati su YouTube di un'inascoltabile band neonazi con parodie razziste e antisemite di brani celebri. Dopo le denunce, i video sono stati cancellati dalla polizia postale e la magistratura ha avviato un'indagine. Inchiesta anche in Sicilia, per l'altro episodio: ieri mattina a diverse redazioni giornalistiche di Palermo sono state recapitate bambole mutilate sporche di sangue e interiora, dentro plichi firmati "Forza Nuova - Palermo" e con messaggi contro la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Disgustoso sfregio alla libertà della donne, rivendicato dal leader nazionale del movimento neofascista tuttora legale, Roberto Fiore. Per darsi un'idea dello spessore culturale delle "provocazioni" naziste nell' agorà della rete, basterebbe guardare al nome del gruppo "musicale" i cui video pubblicati su YouTube sono stati cancellati ieri in un'onda di indignazione partita dalla rete stessa e dilagata dalla comunità ebraica alla politica democratica: scimmiottando ostilmente e dagli antipodi i celebri "99 Posse", nati dal mondo dell'autogestione e della socialità antifascista, l'eloquente denominazione è "99 fosse". I video animano testi ed esecuzioni dei brani d'un album mai entrato in distribuzione ma circolante negli ambienti naziskin sin dal decennio passato. Titolo della raccolta "Zyclon B": il gas usato dalle SS nei campi di sterminio per la «soluzione finale». E "Laura non c'è" di Nek diventa "Anna non c'è": intesa per Anna Frank, il testo recita «Anna non c'è, è andata via, l'hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald». E, come un'ossessione, ancora "Azzurro" di Celentano diventa così: «Cerco nel ghetto tutto l'anno e all'improvviso eccoti qua, sto rastrellando le soffitte di Amsterdam». Idem la parodia de "La Canzone del Sole" di Battisti :« Le stelle gialle sui negozi ebrei e poi quei libri in piazza, e le lattine di benzina, sai, purifican la razza». Così "Nato sotto il segno dei Pesci" di Venditti si trasforma in «Nati sotto la stella di David». E non è rispermiato nemmeno Rino Gaetano, il ritmo di "Gianna" sostiene un inno a Himmler...A dettagliare invece il preciso contenuto politico del grottesco invio delle bambole insanguinate nelle redazioni palermitane ieri, è stata la giornalistsa dell' Adnkronos Elvira Terranova: che per prima ha dato notizia dell'evidenza del mittente, Forza Nuova (nella sua sezione del capoluogo siciliano), nonché della presenza d'un biglietto contro la legge 194 del 1978 e contro «il genocidio legalizzato di massa», cioè l'interruzione volontaria di gravidanza regolata dalla legge stessa. Nel caso segnalato dalla cronista, sulla missiva anche un nome: Giuseppe Provenzale, responsabile regionale di Fn che infatti ha poi rivendicato l'invio. Mentre - così come dopo il rimbalzo su Repubblica.it della notizia dei video mezza politica italiana - mezza politica italiana si è affrettata a denunciare il gesto (mezza, dalle sinistre a Veltroni all'Udc: mentre dall'area di governo prevale il silenzio), e dopo che l'Fnsi aveva additato l'«orrore contro le donne», l'ineffabile leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, ne ha parlato così: «Un'iniziativa» che «indigna per il bambolotto che simboleggia un bambino morto» ma che «vuole riaprire il dibattito sulla legge». Il dibattito...


Anubi D'Avossa Lussurgiu

19 novembre 2008

Aprilia: Sgomberato presidio contro la centrale Turbogas

Sgomberato dopo 617 giorni il presidio No Turbogas di Aprilia, a una cinquantina di chilometri da Roma. Hanno bloccato la Nettunense, l’arteria che, dai Castelli Romani, raggiunge il litorale. Erano le 3.30 della notte. Decine di agenti in tenuta antisommossa - in pratica tutte le forze dell’ordine a disposizione nel comprensorio - hanno formato un cordone per isolare il cantiere e consentire il lavoro, forse abusivo, di ruspe e camion. Maestranze provenienti da Bari, hanno riferito tre testimoni dell’irruzione, si sono rimboccate le maniche per iniziare subito la recinzione. Sbarrato a chiunque. Impedito anche di fotografare l’area. Nessuno deve sapere. Prima mossa quella di murare il vecchio casale che funzionava da presidio popolare dall’11 marzo del 2007 quando un imponente corteo, almeno 7mila persone, occupa il sito designato per una centrale turbogas, un mostro da 750 megawatt, ritenuta devastante e inutile. In mille si autodenunciano per l’invasione. La protesta, nella città pontina di oltre 66mila abitanti, era iniziata 5 anni prima, non appena si iniziò a parlare, grazie al decreto “sblocca-centrali” di Berlusconi, del progetto di una società, Sorgenia (è il nome attuale) facente capo con alcuni passaggi all’Ingegner De Benedetti, colui che domandò la tessera numero 1 del Pd. Che non credeva di trovare una resistenza così vivace. Così ha pensato bene di progettare un impianto da 400 milioni di euro, con un metanodotto di 9 chilometri, a 200 metri da una scuola e a 300 da una frazione, Campo di Carne, di 12mila abitanti. E poco oltre c’è già una fabbrica di pesticidi, tra le più pericolose d’Italia, più altri 3 impianti temibili secondo la legge Seveso (due farmaceutici e uno di vernici). L’opera, si teme, modificherà il clima mettendo a rischio le coltivazioni di kiwi che Aprilia esporta in tutto il mondo. La città è già oltre i limiti di pm10, le polveri sottili, e ha un record di tumori tracheali. I tre testimoni dello sgombero sono i cittadini di turno al presidio. Li hanno portati in caserma, identificati e denunciati per occupazione di suolo privato. «Il percorso legale per vericare la compatibilità territoriale della centrale è ancora aperto», ha ricordato il sindaco Calogero Santangelo. Oggi stesso ci sarà un consiglio straordinario. La presidente della Rete cittadini No Turbogas ha chiesto invano di verificare cosa stesse accadendo nell’area. L’autorizzazione concessa a Sorgenia dal ministero dello Sviluppo economico, nonostante un iter tortuoso e denso di colpi di scena (come la sospensione del Tar ribaltata dal Consiglio di Stato, definita un regalo all’Ingegnere), non è ancora completa e i tavoli di concertazione ambientale hanno messo in luce problemi alla falda acquifera e di inquinamento dell’aria. Anche l’Università La Sapienza, che monitorizza la zona su incarico della Regione, descrive la situazione ambientale come compromessa. L’Arpa, invece, minimizza e non crede si debba riaprire l’iter autorizzativo. Il Comune è ricorso al Consiglio di Stato per reclamare l’ultima parola. Ma il blitz è scattato ugualmente, e a freddo, e una settantina di cittadini che hanno provato a rientrare nel varco aperto per i mezzi di rifornimento è stata ricacciata con la forza. L’evidenza è quella di uno spiegamento di forze dell’ordine a tutela di un interesse privato. Privatissimo. E controverso, visto che il blitz arriva alla vigilia della discussione della Pisana del Piano energetico regionale. Oggi stesso i consiglieri Anna Pizzo, Enrico Luciani e e il capogruppo Prc Ivano Peduzzi, consiglieri Prc, presenteranno una mozione per chiedere la discussione immediata di quel piano e denunciare l’uso privato delle forze dell’ordine: «Il piano è chiaro: “Non è necessario installare i gruppi di Aprilia e Pontinia” perché fino al 2020 con gli impianti esistenti il Lazio produrrà il 13% in più di energia rispetto al fabbisogno. Ma del Piano De Benedetti se ne infischia. La posta in gioco è troppo alta e lo scontro con Caltagirone (i suoi giornali sono acidissimi coll’Ingegnere, ndr), con il quale si contende grosse fette di territorio, gli impone di accelerare i lavori della centrale ». «Lo sgombero è un attacco inaccettabile al diritto di lottare per il proprio territorio », nota il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, cogliendo i punti di contatto con le vicende dei No Tav e dei No Dal Molin dove l’uso della forza è servito a «violare quei territori senza ascoltare la voce della popolazione». Rifondazione, a ogni livello, chiede che siano ripristinate le regole di democrazia e partecipazione su decisioni così importanti. «Grave e sbagliato intervento», anche per gli assessori regionali della sinistra (Nieri, Rodano, Tibaldi e Zaratti) che hanno solidarizzato coi manifestanti, convinti anche loro dell’obsolescenza dell’impianto. Anche il presidente della Regione Marrazzo invita a «evitare qualunque tensione e a proseguire col metodo del dialogo». «Personalmente», Marrazzo sostiene che continuerà ad ascoltare la comunità di Aprilia.

Pacchetto sicurezza: Per Famiglia Cristiana è una misura razzista

Tocca di nuovo a Famiglia cristiana reagire con sdegno alle misure anti-immigrati che «potrebbero uscire questa settimana dal Senato». Il settimanale cattolico dei religiosi paolini ha preso di petto la questione ormai da tempo, senza mezzi termini. Ha giudicato razzista l'ordine di prendere le impronte digitali ai bimbi rom e una misura da "apartheid" l'idea di isolare in classi ghetto gli scolari d'origine straniera. Sul prossimo numero un editoriale firmato da Beppe Del Colle denuncia la gravità dell'intero "pacchetto sicurezza". E' «indegno di uno stato di diritto», osserva il settimanale fin dal titolo, aggiungendo: «Così si rende più difficile la vita di chi è in difficoltà». Inclusa una categoria di italiani «diversi», i senza fissa dimora che ora dovrebbero venire tutti schedati. Gli immigrati colpiti dai provvedimenti in approvazione sono invece circa quattro milioni tra "regolari" e "irregolari". Famiglia cristiana contesta il permesso di soggiorno a punti, l'istituzione ufficiale delle ronde urbane, il mantenimento del reato di immigrazione clandestina pur declassato ad una pena pecuniaria, le «maggiori difficoltà» che i migranti incontreranno per l'assistenza sanitaria e per i ricongiungimenti familiari. Infine, l'ultima stoccata della Lega e del ministro dell'Interno che vogliono congelare per due anni i flussi immigratori. Una linea di condotta - notiamo per parte nostra - che va in direzione esattamente opposta a quella auspicata dalla Caritas e dalla Fondazione Migrante, le due strutture della Chiesa cattolica che si occupano di immigrati.Oltre che ingiuste, osserva il settimanale, queste misure sono anche inutili. Se ne è già fatta esperienza nel caso della schedatura dei rom. Ma siccome il governo insiste, Famiglia cristiana non manca di sottolineare che il prefetto di Roma Carlo Mosca è stato «destituito» per il solo fatto di aver attuato quel provvedimento almeno in modo «più umano e civile».Indignato anche il commento al nuovo "censimento" dei clochard. L'editoriale ricorda che su una panchina di Rimini, scelta a sua dimora, recentemente un uomo è stato bruciato vivo «dai soliti ignoti» e che quasi trent'anni fa a Torino Lia Varesio promosse un censimento dei barboni con ben altra finalità che toglierli dalla visuale pubblica perbenista: i volontari della "Bartolomeo & C" uscivano ogni notte per offrire un rifugio più sicuro ai clochard che pativano il freddo.

17 novembre 2008

Rassegna stampa sulla sentenza Diaz






















IL MANIFESTO - Bufera su Manganelli
20 novembre 2008
LA REPUBBLICA - Avvocati, il grande business del G8

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