31 maggio 2008

L'apartheid comincia a Milano raid e retate contro i migranti

Vigili urbani "a caccia" di stranieri sugli autobus. Chi non ha i documenti in regola finisce in questuraLa Caritas: stanno facendo le prove del decreto del governo ancora all'esame del parlamento.
Milano - come si diceva una volta? «Capitale morale d'Italia». Ieri mattina. Piazza XXIV maggio, zona Ticinese. Un gruppo di agenti della Polizia municipale, insomma vigili urbani, insieme a controllori dell'Azienza trasporti milanesi sale su un tram. E' della linea 9. La scena si ripete sulle corse successive della 9 e di altre linee. E anche sui bus. I controllori controllano i biglietti, ovviamente: i vigili invece si dirigono sicuri su quelli che presumono «stranieri». Controllano i documenti. E quelli che non li hanno indosso li fanno scendere in strada, li allineano lungo un muro. Quindi, ad un certo punto, li caricano su un altro bus giunto nel frattempo: sempre dell'Atm, ma con delle strane grate sui finestrini. Sola andata, destinazione: la Questura. Dove saranno individuati i «clandestini» e quelli con «precedenti», per essere avviati al carcere o all'espulsione o ad entrambi, in sequenza. E' questo, infatti, che gli accadrà con la nuova legislazione proposta dal governo Berlusconi, col pacchetto Maroni. Lo stesso che affida ai Comuni poteri di «ordine pubblico», come aveva chiesto già sotto il governo Prodi un certo trasversale "partito dei sindaci". (continua)


30 maggio 2008

Decreto sicurezza. Prima richiesta di aggravanti per la mancanza di permesso di soggiorno.

Prime applicazioni, a Milano, dell’articolo 61, comma 11 bis, introdotto dal pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi. La disposizione prevede «l’aggravante se il fatto e’ commesso da un soggetto che si trova illegalmente sul territorio italiano». Questa aggravante, che riguarda, dunque, i clandestini che siano accusati di un reato, e’ stata contestata dal pm di turno ieri nei confronti di quattro persone che verranno processate, domani, per direttissima. Si tratta di un cileno 18enne, che dovra’ rispondere di danneggiamento e resistenza per un episodio avvenuto nel pronto soccorso ‘Santa Rita’ del capoluogo lombardo; di un marocchino di 27 anni, accusato di spaccio di cocaina ed eroina; e, infine, di un ucraino e un moldavo, rispettivamente di 32 e 25 anni, i quali verranno processati per furto aggravato di 6 televisori e 30 paia di scarpe

La ricetta di Manganelli: Più carceri, più cpt

I senatori della Commissione affari Costituzionali hanno ascoltato le audizioni di Antonio Manganelli, da quasi un anno successore di Gianni De Gennaro al vertice della polizia, e di Ettore Ferrara, direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziara, che gestisce tutte le prigioni italiane. L'analisi della situazione dei due alti funzionari pubblici è quasi la stessa e si concentra soprattutto sul ruolo dei migranti. Manganelli ha detto che «è opportuno aumentare il numero dei Centri di permanenza temporanea [Cpt]», perché, secondo il capo della polizia, il numero di espulsioni effettivamente eseguite nel 2007 [circa 2400] è dovuto al fatto che i posti nei Cpt sono pochi. Il capo della polizia ha detto che lo scorso anno sono stati notificati 10500 provvedimenti di espulsione, ma nella stragrande maggioranza dei casi non hanno seguito, perché senza i Cpt i provvedimenti vengono semplicemente ignorati. Un'analisi che farà molto contento il ministro dell'interno Roberto Maroni che qualche giorno fa ha proposto una sorta di «federalismo» della sicurezza, con la costruzione di un Cpt in ogni regione. I Cpt in funzione oggi sono dieci, e quindi Maroni prevede di raddoppiarli, anche usando caserme dismesse. Di questo starebbe già parlando con il ministro della difesa Ignazio La Russa. Manganelli ha anche criticato l'applicazione delle norme sulle richieste di asilo politico. Non perché, come ha segnalato più volte l'Ue e come ha ricordato nel nuovo rapporto Amnesty international, l'Italia manchi di una legge ad hoc sui rifugiati, ma perché, secondo il capo della polizia «bisogna scongiurare un uso strumentale di queste richieste». Il fatto è, ha spiegato Manganelli, che nei centri per i richiedenti asilo, i Cara, «si può uscire di giorno per rientrare di sera, e quindi qualcuno non rientra affatto». Non una parola, stando ai resoconti delle agenzie di stampa, sul fatto che le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato politico durano anche più di un anno, durante il quale le persone vivono in un limbo giuridico, esposte allo sfruttamento e senza la possibilità di cercarsi un lavoro. Manganelli ha proseguito la sua audizione alla commissione affari costituzionali attaccando «l'indulto quotidiano» che avverrebbe in Italia a causa della «mancanza vergognosa di certezza della pena». Colpa, secondo il capo della polizia, delle leggi che rendono molto difficile perseguire i reati, che al 30 per cento sono commessi da stranieri. La risposta, quindi, sono più Cpt e procedure più certe e più snelle per le espulsioni. Dopo Manganelli è toccato a Ettore Ferrara, direttore del Dap. Anche il suo intervento si è concentrato sull' «allarmante» ritmo di crescita della popolazione carceraria e in particolare dei detenuti stranieri, che oggi sono 20.123 su un totale di 53.700 reclusi. I dati forniti da Ferrara indicano che il 70 per cento dei detenuti stranieri proviene da otto paesi: Romania, Albania, Marocco, Algeria, Nigeria ed ex Jugoslavia. Secondo Ferrara, l'effetto dell'indulto si già esaurito da tempo e ci si sta rapidamente avvicinando alla soglia dei 62 mila detenuti [a fronte di una capienza teorica di 43 mila] che nel luglio del 2006 convinse il parlamento ad approvare l'indulto. Ferrara, al contrario, chiede che siano costruite nuove carceri, anche perché di quelle esistenti solo il 20 per cento è stato costruito negli ultimi cento anni e un 20 per cento addirittura prima del 1600. Il 50 per cento dei 94 mila nuovi entrati nel 2007 è rimasto in cella meno di un mese. Il che rimanda alla questione principale: la metà dei detenuti italiani non è condannata in via definitiva ma in attesa giudizio, percentuale che sale fino a due terzi nel caso di detenuti stranieri. Ma questo nessuno dei senatori della Commissione lo ha chiesto.

Cagliari: muore una detenuta, indagini su presunto pestaggio

Sarà l'autopsia disposta dal magistrato della Procura di Cagliari a stabilire le cause della morte di una detenuta del carcere Buoncammino, Rose Ayough, nigeriana di 33 anni, deceduta la notte tra il 22 e il 23 maggio all'ospedale San Giovanni di Dio dove era stata ricoverata due giorni prima, trasferita d'urgenza dall'infermeria della Casa Circondariale. Gli inquirenti sospettano che la donna possa essere stata brutalmente picchiata in carcere, forse per dissidi legati alla pulizia della cella. Nel registro degli indagati - riferisce oggi il quotidiano L'Unione Sarda - è finita una connazionale della vittima, Sony Eke, sua compagna di cella. È accusata di omicidio preterintenzionale, ma il suo il difensore esclude qualsiasi responsabilità e nega che vi sia stato un pestaggio. (continua)

28 maggio 2008

Emiliano aggredito e ai domiciliari. Colpevole di difendere la vita

ll giudice monocratico ha convalidato i fermi dei sei fermati in seguito all’aggressione di ieri mattina alla Sapienza a Roma. Nei confronti dei due militanti di Forza Nuova Gabriele Acerra e Martin Avaro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Medesima misura per Emiliano Marini, che è uno degli aggrediti e che ha solo difeso i suoi compagni dalla violenza dei fascisti. Per gli altri tre, Federico Ranalli ed Andrea Fiorucci, di Forza Nuova, e per Giuseppe Mercuri, anche lui tra gli antifascisti aggrediti, è stato convalidato il fermo ma disposta l’immediata remissione in libertà. Il processo è stato aggiornato al 2 luglio. Il giudice ha deciso in base ai precedenti penali. Ma tutti sanno com’è andata. Lo sanno quelli che c’erano, lo sanno quelli che se lo sono fatto raccontare, lo sanno quelli che, a vario titolo, conoscono i soggetti coinvolti. Lo sanno la polizia e i magistrati, lo sanno i politici della palude equidistante e i giornalisti che parlano di «rissa». Lo sa persino Roberto Fiore, il leader di Forza nuova che qualche giorno fa è entrato al parlamento europeo grazie all’accordo sotterraneo con la berlusconiana Alessandra Mussolini causando il ribrezzo dei suoi colleghi. Solo la generosità di Emiliano, Giuseppe e degli altri studenti aveva impedito che la par condicio tra barbarie e vita contagiasse anche l’università e Fiore entrasse alla Sapienza. I fascisti hanno reagito rabbiosamente assaltando, armati e senza nessuno scrupolo, gli studenti. Avevano cercato lo scontro fin dalla sera precedente. Se i ragazzi non si fossero difesi, se la gente che si trovava lì per caso, di passaggio non gli avesse dato un mano, se non avessero trovato delle sedie da lanciare per tenere lontani i coltelli degli assalitori, sarebbe andata anche peggio. Gli studenti hanno organizzato nel primo pomeriggio un’assemblea sulla scalinata della facoltà di lettere della Sapienza per discutere di quanto è accaduto negli scorsi giorni. Per connettere la xenofobia degli assalti ai negozi dei bengalesi al Pigneto all’attacco di ieri alla Sapienza. "Il provvedimento del giudice del tribunale di Roma ci lascia perplessi perchè trasforma l'assalto organizzato di un gruppo di fascisti ai danni degli studenti dei collettivi in una rissa tra balordi". Lo ha dichiarato Simone Sallusti, membro della segreteria romana di Rifondazione comunista. «Non è la prima volta che la violenza politica della destra - continua Sallusti - e gli attacchi che ininterrottamente i militanti della sinistra subiscono da anni in questa città vengono derubricati a risse. ». L’assemblea di questo pomeriggio sarà l’occasione anche per organizzare il presidio che domani mattina gli studenti metteranno in atto nella Sapienza nella giornata in cui era previsto il convegno organizzato da Forza Nuova nella facoltà di Lettere sulle Foibe poi annullato dal prorettore. "C'è chi gira per Roma con le spranghe in macchina e chi quotidianamente cerca di costruire risposte sociali ai bisogni dei ceti popolari - continua Sallisti - Mettere sullo stesso piano i due atteggiamenti ci sembra francamente sconcertante. Esprimiamo quindi la nostra vicinanza e solidarietà ad Emiliano certi di riaverlo quanto prima al nostro fianco. Emiliano, Giuseppe e i loro compagni non hanno nessuna intenzione di perdere tempo giocando alla guerra fra bande. Hanno ben altro da fare". La Rete per l’autoformazione in questi anni ha fatto molto di più, ha riempito la macchina autoreferenziale dell’accademia con seminari e corsi di primo piano, con nomi di punta della cultura internazionale. Tutto gratuito, offrendo ai loro colleghi che sono costretti a indebitarsi per pagare migliaia di euro per inutili master post-lauream un’alternativa. Emiliano, Giuseppe e gli altri della Rete hanno trasformato con anni di presenza il linguaggio stesso dei movimenti, hanno messo in pratica la commistione tra ricerca e politica, tra inchiesta e attivismo. Non hanno fatto altro che difendere l’autonomia dei saperi da chi odia l’intelligenza. E chi odia l’intelligenza, al tempo dell’intellettualità diffusa e dell’autoformazione, odia la vita.

Roma: La verità non si arresta!

Sono ore convulse, dove poco è il tempo per scrivere, ma molto è il tempo che serve per raccontare. Per raccontare in primo luogo la verità sui fatti accaduti la mattina di ieri, la verità sulla violenza subita, la verità sociale e politica che continua a tenere lontani neofascisti e squadristi dall'università la Sapienza. Proviamo a procedere con ordine. La presidenza di Lettere e filosofia, lo storico moderno, compilativo e mediocre, di nome Guido Pescosolido, autorizza un convegno di Forza nuova all'interno della facoltà. Inutile dire che il preside, il mediocre, ha fatto finta di non sapere, di non aver capito, peggio si è protetto dietro lo scudo del pluralismo culturale: che ognuno parli, tanto parlare e far parlare non costa nulla, anzi frutta molti soldi e poco importa quali sono i gesti e le pratiche politiche che accompagnano il parlante. Mediocre nel mestiere, mediocre nella vita, questo preside piccolo piccolo che semmai merita un posto nella segreteria tecnica, fotocopie e fotocopie da fare. In modo tempestivo, lunedì mattina, occupiamo la presidenza, dopo sette ore il pro-rettore Frati revoca l'autorizzazione e il preside piccolo piccolo se ne torna a casa con la sua borsetta da uomo mediocre. Usciamo dalla facoltà e ci ritroviamo telefonicamente qualche ora dopo, voci fidate ci raccontano di un'attacchinaggio di Forza nuova lungo le mura della città universitaria. 5 macchine, armati, of course (fa parte del galateo politico del tempo presente). La notte trascorre, tutto si fa più chiaro. Sono le 13, è martedì, e noi usciamo dalla città universitaria per attacchinare e promuovere un'iniziativa sulle trasformazioni della formazione nella crisi della globalizzazione: radicalizzazione dell'autonomia, differenziazione, vuoti del mercato delle competenze, tanti temi e molti problemi per capire dove muove l'università che cambia. Passano pochi minuti e due macchine (forse noleggiate) ci raggiungono, scendono in tanti, scendono con tante armi: spranghe, mazze ferrate, catene, qualche coltello. Sono attimi durissimi. Alcuni di noi sono feriti (punti in testa e spalle rotte), ma loro, adulti (alcuni ultra quarantenni) e armati vanno via, vanno via. In tre in ospedale, molti di noi interrogati, la giornata procede dentro la facoltà di Lettere e in un corteo forte, pieno di studenti (almeno duemila), pieno di indignazione. Una giornata in cui in molti hanno deciso di rompere il silenzio, tra professori e ricercatori, molte le parole in nostra di difesa, potente la ricerca di verità. Eppure, puntuale la controffensiva mediatica: "è stata una rissa, uno scontro tra opposte fazioni". Ma di quale opposte fazioni si parla! Da una parte, la nostra, c'è l'università, gli studenti, dall'altra un manipolo di militanti e di squadristi che con l'università non centrano nulla, aggressori violenti e razzisti, funzionari politici di un partito che dovrebbe essere fuori legge. Inutile dire che alla finzione mediatica si è accompagnato l'arresto di Emiliano e Giuseppe, due studenti della Rete, aggrediti alle spalle e feriti. D'altronde all'arresto deve seguire la bugia e alla bugia l'arresto, il circolo è vizioso. Ma un passo importante si sta compiendo in questi giorni all'università di Roma la Sapienza: il partito di Forza nuova, sulla base della sollecitazione dei movimenti, viene considerato illegale da un'istituzione pubblica. Se esistesse un'opposizione in Italia, in seguito ai fatti di questa mattina si potrebbe pensare una campagna politica vincente per ottenere lo scioglimento delle forze politiche neo-squdriste e razziste. L'opposizione non c'è, ma ci sono i movimenti, ci sono le persone in carne ed ossa, c'è la voglia di verità, il desiderio di giustizia, e non saranno le finzioni e le menzogne a cancellarli. La partita, però, va vinta fino in fondo ed è per questo che è decisivo avere i nostri fratelli Emiliano e Giuseppe liberi subito, altrettanto dare vita quest'oggi ad una grande assemblea pubblica. Alle ore 9:00 presidio a P. Clodio, in attesa del processo per direttissima, alle ore 14:30 assemblea pubblica nella facoltà di Lettere. Giovedì, invece, fondamentale essere in tante e tanti presso l'entrata della facoltà (a partire dalle 8:30), per impedire che gli squadristi possano tornare e che mettano piede dentro l'università.

La verità non si arresta, la Sapienza sarà libera,

Emiliano e Giuseppe liberi subito!


Rete per l'autoformazione - Sapienza, Roma

'Caccia alle streghe contro i diversi: Amnesty boccia l'Italia

Un corposo capitolo sul nostro Paese nel rapporto annuale sui Diritti umani. Nel mirino la tendenza ad attribuire a gruppi etnici le colpe di singoli. Sottolineati i fatti "impuniti" del G8. All'attacco anche l'Anti Defamation League. E la critica è "bipartisan" e coinvolge tanto Veltroni quanto Fini.

La scusa per sbarrare le porte ai migranti e usare il pugno di ferro con chi è già dentro è quella, sperimentata in tutto il mondo, della sicurezza. Ma se l'Italia ha tanta paura dei "diversi" da voler scatenare una "caccia alle streghe", Amnesty International vuole dirlo forte. La voce di Daniela Carboni, direttrice dell'ufficio campagne e ricerca, era pacata, ma l'allarme è rimbombato assordante. La Carboni ha bastonato senza risparmio l'errore di prospettiva che fa vedere un episodio di cronaca come l'omicidio di Giovanna Reggiani per mano di un rom "non come l'ennesima violenza contro una donna, ma come il sintomo inequivocabile di una tendenza alla violenza e all'illegalità di gruppi di persone e di minoranze, in base alla nazionalità, all'appartenenza etnica, al luogo in cui dimorano". (continua)

27 maggio 2008

Sorvegliare e punire. Un’analisi del pacchetto sicurezza

I 12 articoli delle “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” varate pochi giorni fa dal nuovo governo, rappresentano da un lato l’ennesimo salto in avanti per quella che Bauman chiama “Fabbrica della paura”, dall’altra si muovono in terribile perfetta continuità legislativa e culturale con quello che accade nel paese da almeno due anni, ma le cui radici vengono da molto lontano. Sono il segno di una sconfitta, non solo politica e di una mutazione antropologica lenta e apparentemente irreversibile: un paese che, in maniera diversa a seconda delle aree geografiche, si scopre ricco e opulento, timoroso di perdere piccoli limitati e precari privilegi e che anche per questo costruisce il modello di un nemico interno, concorrente in una guerra fra poveri, da non includere a pari condizioni, da sfruttare come manodopera a qualsiasi costo. (continua)

In Italia la vera emergenza è la violenza fascista

In molti cercano di convincerci che in Italia è in corso un’emergenza sicurezza legata alla presenza sul nostro territorio di rom ed immigrati, e nonostante i tragici fatti di cronache di questi ultimi giorni come il rogo al campo rom di Ponticelli, gli episodi squadristici come quello accaduto al quartiere Pigneto, sabato scorso, o la vile aggressione contro giovani studenti universitari di sinistra, oggi all’Università la Sapienza di Roma, le nostre istituzioni democratiche non sembrano immaginare l’esistenza di “un’ emergenza fascista” nel nostro paese.
Credo che in questi anni in troppi, nelle istituzioni, nelle forze politiche e anche in tanta parte della società civile si è guardato con distrazione a questo fenomeno.
Poco si è fatto per evitare la lenta ma inesorabile legittimazione di ideologie e culture che sono al bando per legge nel nostro paese e che tali devono rimanere.
Si è prodotta una logica sbagliata, che rischia di porre l’aggregazione fascista, nazista e razzista sullo stesso piano della radicalità espressa da esperienze di autorganizzazione sociale e partecipazione democratica.
La vile aggressione di quest’oggi a Roma deve offrire una occasione di incontro e di discussione a tutti coloro che hanno colto la gravità del problema.
C’è bisogno di dare una risposta politica forte e chiara al rigurgito fascista.
Diciamo basta all'indifferenza di chi ritiene che movimenti che, si ispirano chiaramente al ventennio più buio della nostra storia, possano avere legittima cittadinanza politica nel nostro paese.
Svegliamoci! Per difendere tutti insieme le nostre idee, i nostri diritti, i nostri spazi.

Italo Di Sabatoresponsabile Naz.le Osservatorio Repressione del Prc/Se

Rho (Mi): Sgomberato il centro sociale Sos Fornace

Alle 6 di questa mattina la polizia ha sgomberato il centro sociale «Sos Fornace» a via San Martino 20, a Rho, nell’hinterland milanese. L’operazione è stata fatta senza alcun preavviso e al momento dell’intervento i locali del centro erano vuoti. Per protestare contro questa iniziativa, questa sera alle 21 era stata convocata una manifestazione di fronte al municipio di Rho. Il sindaco di Rho, Roberto Zucchetti, aveva espresso più volte la volontà di liberare l’area occupata dal centro sociale e gli occupanti avevano già organizzato cortei e iniziative contro l’eventuale sgombero. «Nella città vetrina di Expo 2015 non c’è spazio per le voci critiche e per il dissenso verso il modello delle grandi quanto inutili opere, della cementificazione selvaggia, del saccheggio dei beni comuni del territorio e delle politiche securitarie e razziste che colpiscono i rom, i migranti e chiunque sia diverso», affermano dalla Fornace in un comunicato.

Roma: Assalto fascista a San Lorenzo!

Tensione e scontri questa mattina in via Cesare De Lollis davanti all’università La Sapienza di Roma. A darne notizia sono gli appartenenti ai Collettivi di sinistra che riferiscono di veri e propri tafferugli: “Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all’università, e all’improvviso sono arrivate tre macchine di fascisti che sono scesi con spranghe e coltelli. È scoppiata una rissa che è durata almeno 10 minuti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata”.
Ora gli studenti dei Collettivi sono riuniti all’interno della facoltà di Lettere.



25 maggio 2008

Torino: Immigrato muore nel cpt. I compagni: "Non è stato soccorso"

Era da dieci giorni nel centro di permanenza Brunelleschi. Il prefetto: "È deceduto per malattia, aveva la polmonite"

Per indicare il punto esatto in cui è successo, i ragazzi magrebini dietro alle sbarre, passandosi un telefonino di mano in mano, spiegano: "Zona rossa, cella numero 2". Lì, ieri mattina alle 8, è stato trovato morto Hassan Nejl, nato Casablanca il 27 marzo 1970, trattenuto da dieci giorni al Cpt con un decreto di espulsione firmato dal questore di Padova. "Era nel suo letto con la schiuma alla bocca - raccontano - abbiamo urlato tutta la notte per chiamare i soccorsi, ma non è venuto nessuno. L'hanno trattato come un cane". (continua)

24 maggio 2008

Roma: Pestaggio nazista contro immigrato

Un vero e proprio pestaggio nei confronti di un extracomunitario del Bangladesh si e' svolto intorno alle ore 18 nel quartiere romano del Pigneto. L'uomo, che gestisce un bar, e' stato pestato da una banda di neonazisti: una decina di giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica, sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l'extracomunitario colpendolo con violenza e urlando. Paura nel quartiere, dove sono molti gli extracomunitari che gestiscono attivita' commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. La cronista dell'Agi, testimone dell'episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto. Dopo pochi minuti, la banda e' scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

Napoli: "Così ho visto i poliziotti scatenati picchiare donne e persone anziane"

Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare degli scontri davanti alla discarica di Chiaiano

"Ho avuto la netta sensazaione che tutto fosse preordinato. Una carica non motivata La gente aveva le braccia alte, quelli strappavano gli orologi per farle abbassare" Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza suglia scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto". (continua)

Napoli: Cariche della polizia sui manifestanti a Chiaiano

Questa mattina la polizia ha caricato i manifestanti di Chiaiano, che cercavano di impedire a mani alzate la rimozione di un autobus che ieri è stato posto sulla sede stradale per impedire il passaggio dei mezzi. Un ragazzo è rimasto ferito e allontanando dal luogo degli scontri con il viso insanguinato. Un altro, nel fuggi fuggi generale, è caduto da un parapetto, precipitando da un’altezza di circa cinque-sei metri.
“Assassini assassini”. Così i manifestanti di Chiaiano urlano contro le forze dell’ordine che hanno effettuato una carica nel tentativo di aprire un varco per rimuovere l’autobus che da ieri è posto di traverso lungo la carreggiata. Nel corso della carica un giovane è precipitato da un parapetto di un altezza di alcuni metri. Sul posto è giunta un’ambulanza con alcuni medici che gli stanno prestando i primi soccorsi. Oltre cento persone, dopo gli scontri avvenuti nella serata di ieri, sono rimaste per l’intera notte a presidiare le strade di acceso che conducono alla cava di Chiaiano. Alla rotonda di Marano, dove sono avvenuti gli scontri più duri con le forze dell’ordine, si è tenuta nel corso della notte una lunga assemblea non solo per decidere le iniziative da tenere nella giornata di oggi ma anche quelle da intraprendere per esprimere solidarietà ai tre manifestanti che sono stati arrestati nel corso della notte. (continua)

23 maggio 2008

Mobilitiamoci contro la deriva securitaria e repressiva del governo

I primi provvedimenti adottati dal governo Berlusconi in tema di repressione degli immigrati e delle lotte territoriali, delineano una politica incentrata sull'uso massiccio degli strumenti repressivi per il controllo sociale. Si è soffiato a dismisura sul fuoco delle paure. Ecco quindi l'inserimento nel nostro ordinamento del reato di immigrazione clandestina e, in aggiunta, la proposta di allargare addirittura fino a un anno e mezzo il tempo della detenzione amministrativa nei Cpt». Lo dice Italo Di Sabato, responsabile osservatorio sulla repressione Prc-Se. «Definire reato la semplice mancanza di un titolo di ingresso o di soggiorno, oltre a essere un'aberrazione sul piano giuridico e un fattore inaccettabile di imbarbarimento e disumanità, significa creare le condizioni per fare definitivamente impazzire il nostro sistema giudiziario ed il nostro sistema penitenziario, ingolfando in modo irreversibile le nostre aule di giustizia e sovraffollando oltre ogni limite le carceri -dice Di Sabato- Il governo Berlusconi ha deciso anche che di fronte all'emergenza rifiuti, alla prepotenza della camorra, all'insipienza di una classe politica locale incapace di ascoltare il sapere ambientalista in tema di trattamento del ciclo dei rifiuti, insomma di fronte a un'evidente impasse del sistema democratico, la soluzione è che un plenipotenziario decide tutto da solo con l'esercito schierato a difesa delle discariche e degli inceneritori, dichiarate aree di interesse strategico militare, con il conseguente provvedimento di arresto immediato a chi si oppone alla devastazione del territorio». «In poche parole: esercito schierato, militarizzazione del territorio e inasprimento delle pene, tutto questo è previsto dal terrificante pacchetto sicurezza. Soluzioni vecchie come il mondo e non potranno che fallire, facendo pagare a tutti un altissimo prezzo: la riduzione, di lungo periodo, di libertà e diritti. Di fronte a questo scenario non si può restare in silenzio. Bisogna lavorare urgentemente per rendere palese l'assurdità di una simile deriva, è necessaria una urgente mobilitazione, un opposizione sociale al governo Berlusconi per rovesciare il paradigma dell'intolleranza, del razzismo e della criminalizzazione dei movimenti sociali», conclude Di Sabato.

fonte: Adnkronos

Reggio Calabria: Strane perquisizioni

Nei giorni scorsi, ancora una volta, la Digos di Reggio Calabria ha eseguito diverse perquisizioni nelle case di diversi militanti reggini.
Gli agenti, hanno eseguito le perquisizioni senza un mandato della Procura della Repubblica, ma in quanto erano certi che nella abitazioni da perquisire ci fossero armi o materiale esplondete. Naturalmente nulla di compromettente o pericoloso è stato trovato nelle abitazioni. (continua)

Tante piccole Guantanamo finanziate dallo Stato Ecco dove, come e quanto

Soldi a pioggia per ogni nuova galera necessaria a contenere i migranti colpevoli di essere clandestini

Il governo intende utilizzare entro 2 mesi, 10 ex caserme per farne nuovi Cpt o, meglio, "Centri di identificazione e espulsione". Saltando ogni questione di ordine etico, ideologico, politico e giuridico, è interessante valutarne i costi economici in relazione al numero delle persone trattenute, nei centri già esistenti. Le cifre esposte, tratte dalle convenzioni tra prefetture e gestori, non sono esaurienti: mancano le spese di sorveglianza, di trasporto, molti degli interventi di manutenzione e specifici servizi, non sono previsti nelle convenzioni ma necessari. Cifre che triplicano il costo reale dei centri. Si può tracciare un "alfabeto" delle strutture atte al trattenimento: ad ogni lettera corrispondono soldi pubblici che potevano essere diversamente utilizzati, magari per l'accoglienza. Per ogni centro si è indicato, fra parentesi, il costo pro capite giornaliero per trattenuto. (continua)

21 maggio 2008

Le norme del nuovo pacchetto sicurezza

Tra decreto legge e disegno di legge da approvare in parlamento, le nuove norme inaspriscono le pene e le aggravano per chi commette un reato «durante la permanenza illegale sul territorio dello stato». Sarà più difficile diventare cittadini con il matrimonio.
Come ampiamente anticipato dai quotidiani, grazie all’efficiente ufficio stampa di Palazzo Chigi, il «pacchetto sicurezza» del governo Berlusconi si compone di due provvedimenti diversi. Il primo, approvato oggi nel consiglio dei ministri di Napoli, è un decreto legge, quindi un provvedimento dettato da «necessità e urgenza» che vale 60 giorni, se il parlamento non lo converte in legge. Il secondo, invece, è un disegno di legge, che quindi prima di produrre effetti giuridici dovrà essere approvato–ed eventualmente modificato–dal parlamento. La linea del governo contro la presunta insicurezza e contro l’immigrazione irregolare viene dall’insieme delle norme dei due testi che sono coordinati, anche se separati. Il governo ha garantito che il decreto, otto articoli in tutti, sarà convertito in legge entro luglio. L’articolo 1 del decreto prevede l’espulsione dello «straniero» [quindi vale per tanto per i cittadini comunitari quanto per quelli di paesi fuori dall’Ue], «oltre che nei casi previsti dalla legge» anche quando ci sia una condanna superiore a due anni. Chi non rispetta l’ordine di espulsione può essere punito con una pena aggiuntiva da uno a quattro anni. Il secondo comma, lascia da parte gli stranieri, e aggrava le pene [da 3 a 10 anni] per l’omicidio colposo causato dalla guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze psicotrope. L’articolo 4, uno dei più controversi, aggrava di un terzo le pene per chi commette un reato «durante la permanenza illegale nel territorio dello stato». L’articolo 5, invece, prevede per chi «cede in locazione o in godimento ovvero consente per un tempo superiore a un mese l’uso di un immobile di cui abbia disponibilità o parte di esso a uno straniero irregolarmente soggiornante, senza osservare l’obbligo di comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza, è punito con la reclusione da 6 mesi a tre anni e con la multa da diecimila a cinquantamila euro». E’ una delle norme che rischia di avere ricadute molto pesanti sui territori, dalle grandi città ai piccoli centri, perché prevedibilmente diventerà più difficile, per i migranti irregolari, trovare una casa dignitosa, anche se si ha un lavoro «regolare», oppure le case costeranno ancora di più. Il capitolo Cpt viene «risolto» dal decreto con la previsione di un termine di 60 giorni per l’esecuzione dell’espulsione, se non si riesce ad accertare l’identità della persona da cacciare. Se non viene identificata, la persone può rimanere nel centro, di 60 giorni in 60 giorni, fino a un massimo di diciotto mesi. Nel resto del decreto e poi in modo più dettagliato nel disegno di legge, vengono anche introdotte norme che aumentano le competenze dei sindaci sulle materie di ordine pubblico e sulla difesa del cosiddetto «decoro urbano». Viene introdotto il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui [contro i writer, per esempio] e vengono inasprite le norme contro l’accattonaggio, specialmente se vengono sfruttati dei minori. Si può arrivare fino alla revoca della patria potestà se sono i genitori a sfruttare. Contro i «pericolosissimi» venditori ambulanti si prevede pure la distruzione immediata della merce che si presume contraffatta, senza aspettare che la confisca sia convalidata da un giudice. E c’è, ovviamente, il reato di immigrazione clandestina, nel disegno di legge, che però si accompagna alla previsione, ancora da chiarire nei tempi e nei modi, di un nuovo decreto flussi «mirato» per badanti e colf, cercando–secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti della Lega–di orientarlo in modo da privilegiare l’immigrazione europea, anche se dell’est. Infine, in caso di matrimoni misti, non basta essere spostati a un cittadino italiano o a una cittadina italiana, ma bisognerà anche dare prova di solidità del rapporto: due anni di convinvenza in Italia o tre all’estero; la metà in caso di figli. Il doppio contando i tempi della burocrazia.

20 maggio 2008

I centri sociali romani contro Alemanno: “No alla repressione”

Un fatto significativo è accaduto quest’oggi, 23 centri sociali di Roma si sono ritrovati a discutere delle trasformazioni politiche della città, più in particolare delle dichiarazioni di chi, il nuovo sindaco, intende chiudere l’esperienza dell’autogestione. Alemanno parla di legalità, mette al bando i centri sociali illegali, divide tra buoni e cattivi, progetta un processo di normalizzazione.I centri sociali, però, nascono nel conflitto, momenti di rottura in grado di costruire comunità, mutualismo, cooperazione, solidarietà, cultura. Per questo motivo, con forza e determinazione, la voce di tutti i centri sociali intervenuti nell’assemblea che si è tenuta quest’oggi a Esc ha chiarito che non c’è posto per divisioni, non saranno accettate aggressioni repressive. In questo senso con forza diciamo: “siamo tutti illegali!”.Parlare di centri sociali, inoltre, significa parlare di una fitta rete di relazioni, di progetti, di campi di intervento: dalla casa alla formazione, dalla produzione culturale indipendente all’antiproibizionismo. Difenderli, significa dunque mettere al centro questa ricchezza, una parte di città che nessuna istituzione può ridurre al silenzio.Le esperienze di autogestione e di occupazione non staranno nell’angolo, non aspetteranno di subire colpi, non arretreranno di un passo. Per questo, di concerto con i movimenti di lotta per la casa, promuovono una grande manifestazione cittadina per sabato 14 giugno, contro gli sgomberi e per un’altra idea di città – ostile al clima e alle pratiche sicuritarie, dalla parte dei diritti – preparata da una assemblea unitaria prevista per giovedì 5 giugno.Infine, nell’ottica di estendere la comunicazione con la città, i centri sociali promuovono un grande evento per fine giugno dove far convergere tutte le esperienze artistiche e culturali che nell’autogestione, romana e non solo, hanno mosso i primi passi e che oggi rappresentano un polo decisivo della cultura indipendente di questo paese.

Guai a chi ci tocca!


Acrobax, Angelo Mai, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, Strada, Strike, la Torre , Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona a rischio.

Processo Aldrovandi, la difesa scava nel passato di Federico

"E' un linciaggio alla memoria e alla famiglia di Federico" ha dichiarato ieri Fabio Anselmo, legale dei genitori del diciottenne ucciso durante un fermo di polizia il 25 settembre 2005, a proposito della strategia della difesa dei quattro agenti sotto accusa. E' stato difatti chiamato a testimoniare Gabriele Pavani, ex-preside della Scuola Media De Pistis, che ha riferito di una crisi comportamentale che Aldro avrebbe avuto nel 2001: "era molto agitato in classe e tentò di sbattere la testa contro il muro". Pavani ha anche dichiarato che negli organi collegiali della classe frequentata dal giovane egli sarebbe stato descritto come affetto da disturbi comportamentali. Ha commentato la madre Patrizia Moretti: "Non vedo la ragione di tirare fuori questioni così lontane. Da allora Federico è sempre stato un bravo studente". Prossima udienza il 3 Giugno.

Giuseppe Casu non era matto Ma morì legato al letto,arrestato il primario dell'ospedale.

Falsificate le prove nel reparto di anatomia patologica

Il primario di "Anatomia patologica" dell'ospedale cagliaritano Santissima Trinità, Antonio Maccioni, da venerdì scorso è agli arresti domiciliari. L'inchiesta della magistratura aperta dopo la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, avvenuta il 22 giungo di due anni fa, è giunta a un'altra svolta importante. Insieme a Maccioni è sottoposto a indagini anche il tecnico del reparto Stefano Esu. Secondo il Gip i due sono complici e responsabili della distruzione di parti anatomiche di Casu. Esu e Maccioni sono accusati di soppressione di parti di cadavere, favoreggiamento, falso materiale e ideologico e frode processuale. Domani mattina è stato fissato l'interrogatorio di garanzia degli indagati.La vicenda del venditore ambulante e pensionato di Quartu Sant'Elena, Giuseppe Casu, è drammatica e assurda. La sua famiglia e un comitato spontaneo chiedono «verità e giustizia» dal 15 giugno 2006, cioè dal giorno in cui Casu è stato sottoposto a ricovero coatto e in seguito a contenzione nel reparto di Psichiatria dell'ospedale Santissima Trinità. Questo il racconto riportato sul sito www.comitatogiuseppecasu.it : «Giuseppe Casu era un pensionato che saltuariamente faceva l'ambulante senza avere la licenza. Non era l'ultimo, né l'unico degli ambulanti abusivi di Quartu Sant'Elena, era piuttosto il soggetto più vulnerabile. Svolgeva questa attività in modo anomalo perché in realtà spesso lasciava la merce e il mezzo incustoditi. Chi passava per la Piazza IV Novembre lo notava per la sua stravaganza o per il fatto che magari era più intento a chiacchierare o talvolta a giocare pacificamente a carte piuttosto che a vendere. Il 15 giugno 2006 in piazza IV Novembre tutto avviene in maniera molto rapida: i carabinieri e la polizia municipale effettuano il ricovero coatto di Giuseppe Casu». La motivazione è: «Agitazione psicomotoria». L'ambulante è trasportato con urgenza nel reparto psichiatrico e qui legato a un letto sino al giorno della sua morte, causata da tromboembolia dell'arteria polmonare. Sette giorni immobilizzato oltretutto senza adeguata terapia farmacologica anti trombosi. Il primario del reparto Gian Paolo Turri, rinviato a giudizio a novembre scorso, è per questo imputato di omicidio colposo assieme al medico Maria Rosaria Cantone. La prossima udienza del processo davanti al giudice monocratico si terrà il 17 novembre prossimo.Il fatto inquietante della sparizione delle parti autoptiche emerge durante le indagini preliminari per la morte di Casu. I reperti dell'autopsia a disposizione dell'autorità giudiziaria spariscono. Il barattolo con le parti anatomiche dell'ambulante sotto formalina è sostituito con un altro contenitore all'interno del quale ci sono reperti di un altro paziente morto sempre per tromboembolia ma a causa di un tumore. È chiaro che l'intenzione di chi ha fatto sparire e sostituito il barattolo è quella di inquinare le prove, o meglio, di eliminare una delle prove più importanti. Ad accorgersi della sostituzione è l'anatomopatologo Giovanni Frau, consulente del Pubblico ministero titolare dell'inchiesta Giangiacomo Pilia. Frau si accorge della non corrispondenza delle parti in seguito al confronto con la documentazione fotografica e con il verbale dell'autopsia. L'indagine della Procura si suddivide quindi in due tronconi: il primo relativo all'accusa di omicidio colposo, il secondo alla frode processuale. Emergono le contraddizioni soprattutto in relazione alla possibilità che Maccioni ed Esu abbiano compilato di loro pugno l'etichetta sul contenitore fasullo. Il medico e il tecnico negano di averlo fatto ma una perizia grafologica dimostra il contrario. Ad inchiodare Maccioni ed Esu ci sarebbe poi la testimonianza della dottoressa Daniela Onnis, colei che materialmente aveva effettuato l'autopsia sul corpo di Casu e compilato la prima etichetta. Gli avvocati dei familiari di Giuseppe Casu, Mario Canessa e Dario Sarigu, dicono che «ovviamente ogni giudizio sulla colpevolezza o meno degli indagati sarà rimesso alla magistratura. Allo stato attuale riteniamo che l'indagine attenta e scrupolosa abbia portato comunque all'acquisizione di un carico giudiziario di notevole spessore». Il legale di Maccioni, Antonio De Toni, ritiene che dall'inchiesta siano stati trascurati alcuni fattori decisivi. Altro elemento che gli avvocati della famiglia Casu aggiungono alla gravità della vicenda è la ritardata notifica del trattamento sanitario obbligatorio. Il sindaco di Quartu Sant'Elena ha disposto il ricovero con l'ordinanza numero 7 del 15 giugno 2006. Per legge il provvedimento del sindaco deve essere trasmesso al giudice tutelare per la convalida entro le 48 ore successive. Invece il giudice riceve la notifica solo il 20 giugno, come risulta dal timbro di deposito della Cancelleria del Tribunale. Cioè cinque giorni dopo l'ordine di ricovero il 21 giugno, con procedimento numero VG 1176/06, avviene la convalida del Tso. Il 22 giugno Casu muore.


19 maggio 2008

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola

Circa dodicimila persone hanno sfilato oggi a Verona per ricordare Nicola Tommasoli, il giovane ucciso nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio da cinque simpatizzanti dei gruppi neofascisti. Per Nicola la manifestazione si è fermata davanti alla chiesa di San Fermo, per un minuto di silenzio e un lungo applauso, per portare fiori e ricordi sul luogo della sua morte, lì a pochi metri, a Porta Leoni. ( continua )

15 maggio 2008

Forza Nuova ci denuncia!

E' stata notifica questa mattina a Italo Di Sabato responsabile dell'Osservatorio sulla Repressione del Prc/Se, una denuncia da parte di Forza Nuova. Secondo l'organizzazione di Roberto Fiore, l'osservatorio avrebbe diffamato il partito di estrema destra accusandola che propri militanti sarebbero tra i responsabili dell'aggressione avvenuta a Villa Ada a Roma dopo il concerto della Banda Bassotti.

Aggressioni ed espulsioni: l'emergenza anti-rom

9 regioni e 15 province. 383 persone arrestate. 115 italiani. 268 immigrati. 118 espulsioni. 53 persone accompagnate alla frontiera, 65 chiuse nei Cpt. 50 marocchini, 32 romeni, 25 tunisini, 18 nigeriani, 16 egiziani, 16 serbi, 14 albanesi e 97 persone di altre nazionalità. Maxi blitz condotto in collaborazione con la polizia romena, riuscito con successo. E, visto che la polizia romena funziona, si è pensato bene di farne venire altra: una task force di 15 investigatori. Certo, poco importa che i metodi della polizia romena non siano dei migliori, l’importante è conoscere la criminalità. Per sconfiggerla. Ormai è guerra. Gli sgomberi nei campi non si fermano. I sindaci invocano commissari straordinari per l’emergenza rom [come a dire, in fondo, se i cittadini bruciano le baracche, hanno ragione]; Letizia Moratti giustifica, quasi imbarazzata, il ritardo del suo, affrettandosi a spiegare «Non si tratta di un rinvio ma di un problema di procedure tecniche: il ministro ha firmato la proposta che, perché sia valida, deve passare dal Consiglio dei ministri con la dichiarazione di emergenza». Alemanno la segue, non può certo lasciarsi sfuggire un’occasione tanto ghiotta. «Il commissario straordinario per i rom sarà rapidamente esteso anche a Roma», dice. Nel frattempo, a Bruxelles, Giusto Catania, Roberto Musacchio e Vittorio Agnoletto, europarlamentari del Prc rivolgono un’interrogazione all’Ue proprio sui commissari straordinari «L’istituzione del commissario straordinario per i rom si profila come un tentativo di criminalizzare cittadini stranieri, spesso comunitari, a causa della loro etnia. Tale scelta è in contrasto con la direttiva europea [N43/2000] sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica», spiegano. Secondo la commisione europea ha il dovere di bloccare l’azione del nuovo governo che, con la nomina del commissario straordinario, disattende le indicazioni del parlamento europeo contrario alle discriminazioni nei confronti dei rom. Questa notte è scattato il blitz nel campo regolare di via Salone a Roma. Non importa se lì vivano 700 persone, il 50 per cento bambini, molti nati in Italia. Agiscono di notte, le «forze dell’ordine», entrano nel campo e colpiscono, rumorosamente, mettendo a soqquadro ogni cosa; fermano i migranti senza documenti, li portano via, in questura. «Un’operazione di routine – dicono gli agenti – ce ne saranno molte altre». Quando lo sgombero diventa routine la frase suona più come una minaccia, ma è questo quello che vuole Alemanno. Tolleranza zero. «Per alcuni reati il carcere è una misura troppo dura e costosa – ha detto ieri il sindaco a Matrix – vanno bene i Cpt». Intanto nella periferia est di Napoli è caos, l’esodo è cominciato. Da via Malibran, via Argine e via Virginia Woolf i rom fuggono verso zone più sicure. Circa cinquecento persone, donne con in braccio i bambini e uomini stanchi, scappano. Camminano veloci, evitano di voltarsi, di guardare le case di legno e lamiera avvolte dal fuoco. I campi di Ponticelli ardono e i residenti guardano. I ragazzi italiani ridono davanti al fuoco, fischiano i pompieri venuti a spegnere gli incendi. Il fuoco distrugge ogni cosa. I pochi rom rimasti sono disperati, hanno paura. Le donne italiane attaccano, si scaraventano contro le rudimentali barriere messe su dagli abitanti delle baraccopoli. I rom fuggono veloci nei capanni, gli occhi terrorizzati, lo sguardo perso. Le italiane colpiscono, urlano, inveeiscono. Con mani decise distruggono le recinsioni, intervengono i finanzieri, bloccano la massa impazzita. I rom aspettano. Le donne del quartiere bloccano il traffico, non vogliono saperne di fermarsi. Tutti gli accampamenti devono essere rasi al suolo, bruciati. Non importa che dentro ci sia qualcuno, forse un bambino. Gli zingari devono scomparire.

Alemanno all'attacco su rom e centri sociali

Il concetto è molto chiaro: nel pieno della bufera contro i campi rom, coi pogrom napoletani e una pesantissima campagna stampa sulla sicurezza il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha costruito un eloquente parallellismo tra campi rom e centri sociali. «Non è che penso che tutti i centri sociali a Roma, che sono credo 35 o 40, debbano essere chiusi–ha detto Alemanno, ospite della rubrica «Viva Voce» di Radio24–Penso che tutti i centri sociali debbano essere messi di fronte ad una scelta chiara: stare nella legalità e rispettare anche le altre opinioni politiche. In questo modo possono continuare tranquillamente a esistere. Quelli che invece violano la legge, devono essere chiusi: è là il punto». Non è dato sapere in cosa consista la violazione della legge, trattandosi di posti che sono nati e hanno potuto sviluppare le proprie attività forzando publicamente i limiti consentiti, occupando posti abbandonati e organizzando attività senza le autorizzazioni necessarie. Altro Alemanno ha poi voluto tracciare una sorta di «par condicio», un parallelismo molto preoccupante tra le decine di spazi sorti da venti anni a questa parte che lottano contro razzismo e speculazioni edilizie e le poche sedi dell’estrema destra. «Perché sono nati anche a Roma i cosiddetti ‘centri sociali di destra’?–ha aggiunto il sindaco di Roma–Perché è chiaro che l’amministrazione di sinistra, tollerando 40 centri sociali di sinistra, spesso violenti e aggressivi, poi non poteva impedire a uno o due centri sociali di destra di nascere nella città. Bisogna essere rigidi e chiari con tutti. Dirò a tutti quanti, giovani di destra e giovani di sinistra, dovete rispettare la legge. Da questo punto di vista, il sindaco Alemanno, non farà nessuno sconto nei confronti di nessuno». «Posizioni così importanti come quelle da assumere nei confronti dei centri sociali di Roma non andrebbero definite e annunciate esclusivamente attraverso i media–afferma invece la consigliera regionale Anna Pizzo, indipendente del Prc–Se la questione è tale da essere inserita tra le priorità della nuova amministrazione comunale il sindaco Alemanno abbia la forza di istituire un tavolo intorno al quale convocare le istituzioni ma anche le rappresentanze dei centri sociali, per avviare una discussione seria e partecipata circa il ruolo politico e sociale di questi ultimi e le eventuali forme di illegalità che vanno superate». Visto che c’era, oggi Alemanno ha parlato anche dei rom, annnunciando la proposta di un commissario straordinario per gestire l’«emergenza nomadi» a Roma. Il provvedimento deciso a Milano sarà quindi esteso a Roma. Alemanno ha fatto sapere di avere già parlato con il ministro dell’interno Roberto Maroni, precisando che «è ancora da definire la figura prescelta, se il prefetto o un altro funzionario; in ogni caso bisogna evitare nuove authority ma dare poteri più incisivi a strutture esistenti». «Il commissario straordinario per i rom dovrà avere–ha aggiunto Alemanno–poteri integrati sul versante della pubblica sicurezza, sugli aspetti territoriali per decidere dove situare i campi, e sul fronte della solidarietà, in particolare per interventi a favore dei minori e persone disabilitate. E’ importante che il commissario abbia risorse economiche». Silvio Berlusconi oggi ha ribadito che alcune richieste sempre in tema di sicurezza, avanzate dal governo di centrosinistra saranno mantenute dal governo del Pdl: «Nel pacchetto sicurezza che il governo si appresta a varare e che stiamo ultimando per il prossimo Consiglio dei ministri, ci saranno alcune misure analoghe definite dal ministro Amato e richieste espressamente dall’allora sindaco di Roma Veltroni», ha spiegato il presidente del consiglio.

Campi rom incendiati a Ponticelli. Proteste contro i rom

Assalti ai campi rom, lanci di molotov, insulti, così ieri i cittadini di Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli, hanno reagito al presunto tentato rapimento di una bambina di sei mesi da parte di una giovane rom. Ed era solo l’inizio. Nel primo pomeriggio di oggi, alcune baracche del campo di via Malibran, abbandonate nella notte dai rom, sono state incendiate dai cittadini di Ponticelli. L’intero campo è andato in fumo. Poco dopo seguito da quello in via Argine, poche decine di metri più in là e da quello di via Ville romane, nel quartiere Ponticelli. E non si placa la protesta a Ponticelli: la gente è scesa di nuovo in strada e tra le urla e le minacce: «Voi spegnete questi incendi ma noi li riaccenderemo». Per rispondere alle derive razziste e al rischio di aggressioni, dopo che un rom è stato accoltellato sabato sera e diversi altri minacciati o che ieri mattina due donne sono state aggredite e allontanate in malo modo mentre facevano la spesa in un supermercato di via Argine a Ponticelli, il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, ha convocato questa mattina un tavolo di concertazione, al quale hanno partecipato regione, provincia, comune, forze dell’ordine e diverse associazioni tra cui la Caritas, l’Opera nomadi e la cooperativa Dedalus, il Comitato pro rom e l’Associazione chi rom chi no.
Il prefetto Pansa ha esordito dicendo che l’intolleranza scatenata dal presunto rapimento – sul quale le indagini sono in corso – non può essere lasciata gestire alla criminalità organizzata come è accaduto altre volte. Intanto tra i rom si è diffusa la paura, dei sei campi di Ponticelli, solo due resistono, gli altri si sono svuotati e i loro abitanti se ne sono andati verso Casoria, Giuliano o in altri territori. Gli ultimi due campi ancora abitati da circa centocinquanta persone, protette dalle forze dell’ordine, sono stati abbandonati per paura della vera e propria caccia alle streghe. Alloggiano momentaneamente nel campo di via Santa Maria del Pianto.
La riunione in prefettura mirava proprio a trovare una sistemazione provvisoria per queste persone, già da questa sera, per evitare altri attacchi. Ma l’assenza del rappresentante del comune, arrivato alla riunione con forte ritardo, ha reso necessario la convocazione di un secondo tavolo, questa volta prettamente istituzionale, per individuare un’area. Le associazioni hanno anche interpellato prefetto e istituzioni su come gestire la situazione nel medio periodo. «Spesso i tavoli di concertazione vengono proprio bloccati dalle istituzioni locali che temono di perdere consensi elettorali – spiega Andrea Morniroli della cooperativa sociale Dedalus – Abbiamo chiesto che il confronto continui con le istituzioni per individuare microaree, sparse nel territorio napoletano, dove sia possibile avviare un reinserimento abitativo e professionale dei rom. Che i campi non siano una soluzione lo sappiamo tutti, ora si tratta di riprendere un percorso».
Sulla vicenda di Ponticelli, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato: «Il lassismo può generare la cultura della giustizia fai da te, non l’allarmismo». Poi ha aggiunto di esser contrario alla giustizia «fai da te» ma insistendo sul fatto che «la cultura della legalità deve essere senza condizioni». Se lo stato, secondo Alemanno, non garantisce la sicurezza, il cittadino «è costretto a difendersi da solo». «Prima la legalità–ha concluso Alemanno–poi la solidarietà». Parole che saranno sicuramente riprese domani dal «Movimento società civile–Chiaia per Napoli», vicino al Pdl, che ha organizzato una conferenza stampa su «Sicurezza ed emergenza Rom: più Stato sul territorio». Lo stesso giorno, le Reti antirazziste napoletane promuovono una manifestazione di solidarietà con il popolo rom e contro « chi specula sulle paure sociali per sostenere i propri interessi [come gli interventi di edilizia privata previsti nelle aree dei campi rom di Ponticelli, i cui cantieri devono aprire in agosto…]», per chiedere politiche di accoglienza abitativa nei confronti del popolo rom.

12 maggio 2008

Firenze: aggressione a colpi di mazze contro immigrati

"Non potete stare in Italia": sul bastone la scritta Dux

«Stranieri di m… non ci dovete guardare. Voi non potete stare in Italia». L´unica colpa di due kossovari che martedì sera si stavano bevendo una birra in un locale di piazza Serristori a Figline Valdarno è stata quella di essere immigrati. E´ bastato incrociare gli sguardi con alcuni componenti di un gruppetto di giovani abitanti del paese, tra cui un minorenne, per far partire l´aggressione: in cinque si sono lanciati contro i due immigrati. Li hanno colpiti con una mazza da baseball e con pugni e calci. Quelle parole, pronunciate al momento di attaccar briga, rivelano lo stampo razzista dell´aggressione, ma i carabinieri fanno notare che quei giovani italiani li conoscono bene, si tratta di balordi con diversi precedenti di polizia alle spalle malgrado l´età. (continua)

Venezia, detenuta incinta muore in carcere

Nuovo dramma delle carceri. Una detenuta di 33 anni al sesto mese di gravidanza muore mentre dal carcere viene portata all’ospedale di Venezia. Una storia drammatica, avvenuta la settimana scorsa e denunciata i questi giorni dai volontari dell’associazione Antigone. Flor Castello aveva 33 anni ed era al sesto mese di gravidanza, è morta la settimana scorsa dopo una corsa contro il tempo della squadra del 118 verso l’ospedale di Venezia. (continua)

I Cpt diventano carceri a tempo. Definiti i contenuti del decreto legge che il governo approverà nel Cdm

Il governo: sarà arrestato chi entra in Italia senza permesso. Piano Maroni per frenare i nomadi romeni

L'arresto obbligatorio degli immigrati clandestini rischia di far scoppiare le carceri. Il governo ha così deciso di trasformare i Cpt in centri di detenzione temporanea. In attesa del processo che dovrà essere celebrato con rito direttissimo, gli stranieri arrivati senza permesso saranno rinchiusi nelle strutture finora utilizzate per la prima accoglienza. E lì aspetteranno anche l'esecuzione del provvedimento di espulsione che scatterà in maniera automatica e prevederà l'accompagnamento alla frontiera. La novità è contenuta nel decreto legge che l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi approverà durante la riunione del Consiglio dei ministri prevista a Napoli per la prossima settimana. Ora gli uffici tecnici del Viminale, della Giustizia, della Farnesina e della Difesa sono al lavoro per mettere a punto la norma ed evitare possibili contestazioni in sede europea. (continua)

Primo maggio, cariche in stazione a Bologna

Alla stazione di Bologna celere contro chi voleva andare al concerto di Roma. Riportiamo da Baz la notizia ottenuta attraverso varie testimonianze, sperando di rompere che il silenzio che ha avvolto il fatto.

Solo a diversi giorni di distanza veniamo a conoscenza, attraverso diverse testimonianze, di un episodio di notevole gravità avvenuto la notte tra il 30 aprile e il primo maggio alla stazione FS di Bologna e passato nel totale silenzio degli altri media. (continua)

Padova: pestaggio nazista fuori dal centro sociale

Ennesima aggressione alle 3 di notte: quattro ragazzi italiani sui 25 anni hanno accerchiato un operaio 31enne, spintonandolo e prendendolo a pugni. Controlli a tappeto negli ambienti dell'estrema destra. Ennesima aggressione a opera del 'branco'. È accaduto a Padova ieri notte. Un operaio di 31 anni, padovano, è stato aggredito da quattro giovani sui 25 anni, due con la testa rasata, all'uscita da un concerto al centro sociale Pedro. Lo riferisce oggi un ampio servizio de 'Il Gazzettino', quotidiano del Nordest. Erano da poco passate le 3 di notte quando M.C., operaio residente a Cadoneghe (Padova), usciva dal centro sociale Pedro dove aveva assistito a un concerto rap. Il giovane è stato accerchiato da quattro sconosciuti. Da quanto riferisce la vittima, i quattro ragazzi sarebbero italiani sui 25 anni e due di loro avevano la testa rasata. L'operaio ha riferito di essere stato offeso ripetutamente con improperi irripetibili. Spintonato e preso a pugni. Una volta caduto a terra i quattro si sono dileguati a piedi. M.C. ha riportato numerose contusioni ed escoriazioni al volto, al costato e alle gambe. Sul posto sono immediatamente intervenute una volante della Polizia e un'ambulanza del 118 e il 31enne è stato ricoverato all'ospedale di Padova e tenuto in osservazione per una notte. La Polizia, grazie anche alla ricostruzione dettagliata fatta dal giovane, sta effettuando controlli a tappeto in ambienti riconducibili all'estrema destra presenti in città.

fonte: Resto del Carlino del 12/05/08

Omicidio Aldrovandi, teste chiave ritratta tutto

Dodicesima udienza del processo contro gli agenti di Polizia. Dopo il testimone intervenuto a Chi l'ha visto, anche una novantacinquenne ci ripensa: "Non ho visto poliziotti colpirlo".

Marta Taddia, novantacinquenne residente di Via dell'Ippodromo, ha negato tutto quello che aveva dichiarato ai carabinieri lo scorso 15 aprile. Secondo il primo racconto della donna (sentita dalla corte al proprio domicilio data l'età avanzata), ella, affacciatasi sulla strada dopo aver sentito delle grida, avrebbe visto "quattro 0 cinque poliziotti trattenere un ragazzo molto agitato cercando di bloccargli gambe e braccia. Il ragazzo urlava e dava calci e pugni e gli agenti lo trattenevano"."Non ho visto poliziotti colpirlo -aveva proseguito la donna- e poi mi sono riaffacciata e ho visto il ragazzo steso a terra" E' la seconda strana marcia indietro di questo processo, dopo quella di Ivo Silvestri, l'ex-superteste che telefonò il 25 giugno 2007 a Chi l'ha visto dicendo di aver assistito al pestaggio salvo poi affermare in aula di essersi inventato ogni cosa. Mancano otto udienze alla conclusione, la prossimaè il 19 maggio.

Vai alla feature su Federico Aldrovandi con le cronache di tutte le precedenti udienze



Bologna: In libertà tutti gli anarchici arrestati da ottobre, tranne uno

Sono stati progressivamente revocati nelle ultime settimane gli arresti domiciliari per Andrea T. ("Texino"), Emanuela B., Maddalena C., Federico R., Christian F. ("Faco"), Miroslav B. ("Bogu"), Sara C., Sirio M., Salvatore S. Le misure cautelari erano state chieste e ottenute dal pm Walter Giovannini in relazione ai fatti di Piazza Verdi del 13 ottobre scorso (quando ci furono disordini con le forze di polizia per impedire il ricovero coatto di una giovane ubriaca) e alle scritte in solidarietà di due giorni dopo. Per tutti, tranne che per Salvatore S., riconosciuto come estraneo ai fatti, resta l'obbligo di firma settimanale negli uffici di polizia. E' prossimo l'inizio del processo (che non coinvolge Miroslav B., implicato solo nei danneggiamenti del 15 ottobre e già condannato in primo grado) per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere, e persino rapina e tentata rapina, ipotizzate in relazione alla presunta sparizione di un paio di manette e di una ricetrasmittente degli agenti di polizia. Gli otto imputati, di età compresa tra i 19 e i 29 anni, rischiano diversi anni di reclusione. E' ancora detenuto a Poggioreale lo spagnolo Juan Sorroche, dal 14 aprile in sciopero della fame in solidarietà con un detenuto (accusato di aver commesso attentati incendiari) sottoposto al regime di Elevato Indice di Vigilanza (E.I.V.)

Razzismo a Bolzano, “nazi” accoltellano due giovani cosentini

Il tremendo gesto durante un’ennesima violenta lite. I ragazzi costretti a rivolgersi al pronto soccorso per farsi curare le ferite. I responsabili sarebbero naziskin I componenti di un gruppo musicale, in Trentino per partecipare a una rassegna, sono stati aggrediti da alcuni giovani del posto L’accento calabrese è facilmente riconoscibile un po’ come quello partenopeo, che fa molto made in Italy ad ogni latitudine. Proprio a causa delle vocali troppo aperte e delle dentali troppo marcate, due ragazzi cosentini, componenti di un’emergente band locale, sono incappati in una brutta avventura laddove la frontiera è ad uno schioppo di dita. Mentre si trovavano a Bolzano per un concerto, sono stati aggrediti da un gruppetto di naziskin che, in nome di chissà quali valori, ad un certo punto è ricorso anche all’utilizzo di coltelli. Le motivazioni andrebbero ricercate in cause per così dire “territoriali”, dato che i giovani dalla testa rasata non avrebbero affatto gradito la dizione di chi, dal profondo sud, era alle porte delle Dolomiti solo per amore di una chitarra elettrica e di un basso. La colluttazione, avvenuta sotto gli occhi allibiti dei presenti, è durata fino all’intervento delle forze dell’ordine.



8 maggio 2008

Bruxelles: Manifestazione contro "la direttiva vergogna"

Si è svolta oggi a Bruxelles la manifestazione europea contro la "direttiva vergogna" che pretende indurire ancora di più le condizioni per i migranti nell'Unione Europea, tra le altre cose aumentando fino a 18 mesi i tempi di detenzione nei CPT, imponendo il ritorno forzoso e un tempo di cinque anni prima di poter richiedere l'ingresso nella UE.Oltre 200 persone si sono ritrovate nella place du Luxembourg, di fronte al Parlamento Europeo, con un gran numero di collettivi e organizzazioni di migranti e di appoggio, della società civile belga ed europea, sindacati, difensori dei diritti civili e partiti politici come il GUE/NGL - gruppo della Sinistra Europea al Parlamento Europeo, con la delegazione di Rifondazione Comunista in primissima linea, che ha anche presentato la pubblicazione "Per una Europa meticcia - Le nostre proposte e le ipocrisie dell'UE sull'immigrazione". Presenti anche var* compagn* del Circolo di Rifondazione di Bruxelles.

DA FIRMARE:

Petizione "NO FORTRESS EUROPE": http://www.no-fortress-europe.eu/

Petizione"NO ALLA DIRETTIVA DELLA VERGOGNA":


PUBBLICAZIONE GUE/NGL:

Per una Europa meticcia - Le nostre proposte e le ipocrisie dell'UE sull'immigrazione:


IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 7 MAGGIO A BRUXELLES:

7 maggio 2008

Le aggressioni verso giovani dei centri sociali, immigrati, gay e rom

La gravissima aggressione di Verona rappresenta solo l'ultimo episodio che ha visto protagoniste bande neofasciste. Secondo il monitoraggio condotto dal sito www.ecn.org/antifa (promosso nell'ambito dell'associazione Isole nella Rete ), sulla base della semplice consultazione dei media locali e nazionali, oltre che delle sempre più numerose segnalazioni, tra il gennaio 2005 e l'aprile 2008 si sono verificati in Italia almeno 262 episodi di violenza fascista e più di un centinaio di atti vandalici ai danni di sedi di partito, centri sociali, lapidi e monumenti partigiani. Le aggressioni hanno riguardato in particolare militanti di sinistra e giovani dei centri sociali, a seguire immigrati extracomunitari, omosessuali e rom. Dati parziali in cui non compaiono i fatti di minor entità, decisamente in numero superiore.
Solo nel 2005 sono stati almeno cinque i tentati omicidi, ovvero i pestaggi in cui gli aggressori hanno cercato di colpire organi vitali e i feriti sono stati ricoverati in gravi condizioni. Nel corso di una di queste circostanze, il 27 agosto 2006, rimaneva ucciso a Focene, nei pressi di Roma, Renato Biagetti di 26 anni, raggiunto da più coltellate all'uscita da una festa reggae.

Già nel "Rapporto sulla criminalità 2006" del Ministero dell'Interno, come nella successiva "Relazione sulla politica informativa e della sicurezza" del secondo semestre 2006, approntata dalla Segreteria generale del Cesis (l'ex comitato di coordinamento dei servizi segreti), si erano dedicate diverse pagine alle organizzazioni neofasciste, denunciando, da un lato, "lo spiccato profilo aggressivo con il compimento di atti di intimidazione violenta" e di "deriva oltranzista", dall'altro, "atteggiamenti razzisti sfociati in episodi ed atti di vandalismo d'impronta antislamica", nonché "rinnovate pulsioni antisemite".

Nell'ultima "Relazione sulla politica informativa e della sicurezza", presentata il 29 febbraio scorso, si era, infine, portata l'attenzione sulle "saldature" in corso tra estremisti di destra e ultras delle curve, all'origine, a loro volta, di gravissimi fatti di violenza.

Il 17 aprile scorso la polizia di Bolzano ha arrestato 16 naziskin meranesi di lingua tedesca per incitamento all'odio razziale, etnico e religioso. Altre 62 persone, tra cui 17 minorenni, sono state indagate. Il gruppo, di ispirazione irredentista, faceva riferimento al nome di una precedente formazione terroristica sudtirolese, "Ein Tirol", in italiano "Un solo Tirolo", operante negli anni Ottanta. Almeno venti gli episodi di violenza contestati ai suoi membri, tutti ai danni di italiani e di migranti. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti drappi inneggianti al Reich tedesco. Un fenomeno, quest'ultimo, che è ormai comune anche al neofascismo italiano.

Dalle numerose indagini giudiziarie in corso riguardanti l'estrema destra è infatti possibile ricavare alcune tendenze. In primo luogo l'adesione in modo trasversale da parte dei militanti delle organizzazioni della destra radicale italiana a posizioni esplicitamente razziste e antisemite, ma anche l'acquisizione di miti e modelli non più solo provenienti dalla storia della Rsi, ma direttamente dal nazismo, con l'utilizzo sempre più marcato di effigi e simboli tratti dalle Ss e dal Terzo Reich. Ricorrente nei documenti acquisiti dagli inquirenti l'esaltazione della violenza nei confronti degli avversari politici, degli immigrati e degli omosessuali, ma soprattutto la circolazione all'interno dell'area neofascista di oggetti atti a offendere, coltelli, asce e mazze, e con maggior frequenza di armi da fuoco e di materiali esplodenti. Evidente anche l'accentuarsi dei rapporti con il sottobosco della criminalità comune. Dati su cui riflettere. Citiamo solo alcuni episodi recenti che non hanno avuto l'attenzione dovuta.

A Rimini, il 10 dicembre scorso, sono stati rinviati a giudizio dieci esponenti di Forza Nuova, tra loro il segretario provinciale, arrestati la notte del 25 settembre mentre si accingevano a compiere un attentato al centro sociale "Paz", progettando il sequestro del custode e l'incendio dei locali con nitro-diluente. Nel corso delle perquisizioni sono saltate fuori tre pistole a gas, baionette, pugnali e tirapugni. Prima ancora, il 12 ottobre, era stato sequestrato a Imola, nell'abitazione di un naziskin, un arsenale con armi ed esplosivi. Ad Ancona, il 23 ottobre, erano invece state ritrovate, nel corso di altrettante perquisizioni a sette teste rasate, armi da sparo e da taglio, pure una mannaia. Ritrovati anche giubbotti con il logo di alcune divisioni delle Waffen-Ss e t-shirt con scritte antisemite sovrastate dalla foto dell'ingresso del campo di Auschwitz.

Il 16 febbraio del 2008 a Sesto Calende, in provincia di Varese, sono finiti in manette due naziskin per duplice tentato omicidio e spaccio di stupefacenti.

A Salerno, il 18 marzo scorso, sono stati invece condannati alcuni esponenti di Forza nuova per detenzione di ordigni incendiari, per altro occultati nella stessa sede dell'organizzazione. Il segretario provinciale di Forza nuova e un suo collaboratore avevano dal canto loro già provveduto a patteggiare la pena.

Quasi sconosciuto il caso di Siracusa, dove il 18 febbraio, la Corte di appello di Catania ha condannato a quattro anni e sei mesi Andrea Acquaviva, autore di una serie di attentati dinamitardi compiuti nel 2005, tra l'altro alla sede della Cgil, alla redazione di alcune televisioni locali e all'ospedale Umberto I. La Corte ha riconosciuto all'imputato l'aggravante di aver agito a scopi terroristici. Acquaviva era stato candidato a sindaco di Siracusa per Forza nuova. Le azioni, per depistare, erano state rivendicate dai "Nuclei comunisti combattenti", ma le indagini avevano accertato le sue responsabilità.

Episodi gravi che si aggiungono agli arresti nel settembre 2007 per associazione a delinquere e lesioni gravi di undici appartenenti al gruppo dei Bulldog di Lucca, alcuni poi condannati, il cui simbolo era costituito da un fascio littorio, e alla cattura il 26 febbraio di quest'anno di venti estremisti a Roma, accusati anche dell'irruzione con coltelli e bastoni al concerto rock di Villa Ada il 9 ottobre.

L'UE alza i muri contro i deboli

Il 7 maggio sarà un giorno di mobilitazione europea per gridare un secco no all’Europa del filo spinato e dei corpi reclusi nei centri di detenzione per cittadini extra Ue. Il Consiglio, la Commissione e il Parlamento dell'Unione hanno raggiunto un accordo per l’adozione di una direttiva sulla detenzione amministrativa e l’espulsione dei cittadini stranieri, la cosiddetta «direttiva rimpatri», che fornirà regole omogenee in tutti gli Stati membri. Il testo legislativo approderà all’Europarlamento per il voto finale il 4 giugno prossimo.
La nuova direttiva nasce da una proposta approvata il 12 settembre 2007 dalla Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni (LIBE) del Parlamento Ue con il voto favorevole di tutti i gruppi politici ad esclusione della Sinistra unitaria. (continua)

C'è un collegamento tra i gruppi neonazisti e politica istituzionale

Un’analisi dal regista del documentario “Nazirock” C’è un collegamento tra questi gruppi e politica istituzionale

In qualche modo Nazirock, il film che ha raccontato i riti e le violenze della destra radicale, nasce proprio a Verona. Stavo viaggiando in terra di Padania per realizzare Camicie Verdi, un documentario sulla Lega Nord, quando mi sono imbattuto nel Veneto Fronte Skinheads. Il leader era Piero Puschiavo, leader di una band di rock. Un tipo di rock che ha molti nomi, identitario, nazional socialista, non conforme, ma che in Europa e negli stati Uniti viene sbrigativamente chiamato nazirock. I testi di solito hanno a che fare con l’odio per gli immigrati, con la difesa delle radici e dell’identità nazionale. Abbondano le istigazioni alla violenza, non mancano le nostalgie della Repubblica di Salò. Piero Puschiavo adesso non fa più la rockstar identitaria, ma è il coordinatore per il Veneto del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. E nel film vediamo che il leader della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, viene accolto sul palco degli oratori da Silvio Berlusconi, alla manifestazione del 2 dicembre 2006, quella dei due milioni. I due si stringono la mano, Berlusconi accarezza la bandiera della Fiamma. (continua)

G8 Genova: De Gennaro a processo il 16 giugno

Resa dei conti in aula per le bugie sull´assalto alla Diaz raccontate d´intesa tra i 3 grandi accusati.L´udienza preliminare è in programma lunedì 16 giugno davanti al gup Silvia Carpanini, che ha accolto la richiesta di rinvio presentata dalla procura genovese. Sul banco degli imputati sono in tre. Il primo si chiama Gianni De Gennaro, nel luglio 2001 era il capo della polizia italiana e da allora ha proseguito un´inarrestabile carriera: oggi è commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania. Dicono che potrebbe fare il ministro nel prossimo governo Berlusconi (continua)

5 maggio 2008

L'arena di Verona

L’opinione pubblica è ossessionata da un’«emergenza criminalità» inesistente. Lo ha ammesso, finalmente, il sindaco leghista di Verona di fronte alle telecamere che gli chiedevano lumi sulla tragedia tutta padana che ha colpito la sua città. Verona è diventata un’arena che col sempre efficace metodo retorico della metonimia ci permette di guardare ad una parte per vedere il tutto. Non significa che tutti siano diventati razzisti [anzi, bisogna stare molto attenti a non cadere nella trappola opposta all’indifferenza: la «sindrome da accerchiamento»] ma di sicuro ci troviamo di fronte a una situazione nuova e complessa, di fronte alla quale chi fornisce semplificazioni si trova avvantaggiato. L’orrore dei pestaggi è la drammatica conseguenza di questa tendenza a ridurre lo sconosciuto ad «anomalia», e a votare partiti che promuovono campagne contro l’immigrazione pur di non combattere la pigrizia mentale che ci impedisce di comprendere l’altro da sè. Per lo stesso motivo si parla di reati [statisticamente bassissimi] dei migranti piuttosto che sulle centinaia di aggressioni neofasciste degli ultimi mesi. La subcultura ultraminoritaria dei «naziskin» è riemersa nel mare magnum dell’odio generalizzato e dell’insicurezza sociale trasformata in paranoia. Bisogna partire dalla microfisica del razzismo per capire gli sguardi di sufficienza, quando non di accondiscendenza, che da anni accompagnano le manifestazioni dell’estrema destra e che hanno portato tanti a considerare come «pittoresche» le braccia tese del saluto romano verso il neo-sindaco Gianni Alemanno. E’ accaduto a Roma, nella città che nell’agosto 2006 ha visto un altro ragazzo giovanissimo, con una croce celtica tatuata sul petto, ammazzare uno come lui, solo proveniente da un altro quartiere. Si chiamava Renato Biagetti.


Rassegna stampa: 1 - 2 - 3

E' morto Nicola

Il giovane massacrato di botte da un gruppo di estremisti di destra non ce l’ha fatta. Dopo la confessione di Raffaele Dalle Donne fermati altri 2 giovani di Verona. I genitori autorizzano l’espianto degli organi. Ricercati altri due membri del gruppo. Il testimone: “Stavano zitti e picchiavano. Sembravano delle bestie”

Aggressione neo-nazista a Verona: La destra raccoglie i suoi frutti

Per il sindaco di Verona, Flavio Tosi, i giovani che hanno ridotto in fin di vita Nicola Tommasoli «sono solo dei deficienti, la politica non c’entra niente». Anche per il suo collega di Roma, Gianni Alemanno, si tratta «più di emarginazione urbana che di vera politica». Insomma, quello che sta avvenendo nel nostro paese, dove le aggressioni neonaziste contro i diversi sono in aumento, non è una questione politica, ma una sorta di bravate frutto del disagio. Noi pensiamo che le frasi del sindaco Tosi siano ipocrite. Ne è prova il fatto che il capogruppo in Comune della Lista Tosi sia un ex skin, cantante del gruppo “gesta bellica”, condannato l’anno scorso per istigazione all’odio razziale, al quale il sindaco voleva consegnare addirittura la delega per l’istituto della memoria . Mentre scriviamo queste righe, le agenzie ci dicono che hanno confessato altri due giovani, mentre mancherebbero altri due all’appello che si sono resi irreperibili. Intanto Nicola, il ragazzo aggredito, lotta tra la vita e la morte. Per oggi è previsto un presidio delle forze democratiche della città.
Verona oggi è una città insicura per i diversi, per chi manifesta liberamente le proprie idee e per chi non ha uno stile di vita non conforme alla norma. Questa volta il criminale, chi gratuitamente ti ammazza di botte perché sei un “compagno” o presunto tale, nasce dentro il ventre molle di una società sempre più razzista ed insicura, una società avvelenata dagli imprenditori politici della paura e dai giornali strillati.

Verona: arrestati altri due aggressori neonazisti ·

Sono stati catturati nella notte altri due giovani veronesi che risultano essere i complici di Raffaele Delle Donne, l’aggressore che ha ridotto in fin di vita Nicola Tommasoli. I due hanno confessato pienamente. E’ in corso una conferenza stampa in Questura. (continua)
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Figli di buona famiglia di Ilvo Diamanti

4 maggio 2008

Verona: l'aggressore del giovane in fin di vita è un neofascista.

Un giovane si è presentato questa mattina in questura e ha confessato di essere stato uno degli autori dell'aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di venti anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell'inchiesta, ha reso "piena confessione". Si tratta di un ultrà neofascista già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. (continua)

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