30 aprile 2008

Roma: Sabato 3 Maggio Million Marijuana March

La million marijuana march è un'iniziativa mondiale lanciata nel 1999 dal sito statunitense http://www.cures-not-wars.org/.
Sbarcò nel nostro paese il 5 maggio 2001 con la campagna di autodenuncia di massa "Signor giudice ho piantato un seme" (http://www.ilmanifesto.it/piantailseme/campagna2001.htm) che raccolse circa 1100 autodenunce tra Palermo, Milano e Roma dove il 05-05-01 furono consegnate 645 autodenunce assieme ad alcune piantine di cannabis alla caserma dei carabinieri di piazza Venezia da una delegazione di nove persone al termine di una street antiprò partita da piazza della Repubblica e aperta da una delegazione di indiani Lakota. Il giudice per le indagini preliminari prosciolse i nove in istruttoria preliminare stabilendo che non vi era reato e la vicenda si concluse quindi senza conseguenze penali oltre che per la delegazione anche per tutti gli autodenunciati nei confronti dei quali non fù mai iniziata nessuna azione legale. Da allora ogni anno il primo fine settimana di maggio l'Italia partecipa con Roma all'iniziativa mondiale che partita dalle poche decine di città del 1999, coinvolge ormai più di 220 città su tre punti rivendicativi da sempre uguali in tutto il mondo: 1) fine delle persecuzioni per i consumatori. 2) diritto all'uso terapeutico della Cannabis per i Pazienti 3) diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del Pianeta. La ultime edizioni, sabato 6 Maggio 2006 e sabato 5 Maggio 2007 hanno attraversato Roma da Piazza della Repubblica a Piazza Bocca della Verità con una partecipazione di alcune decine di migliaia di consumatori e consumatrici danzanti dietro ai camion sound. Per la prossima edizione, sabato 3 Maggio 2008 (la ottava italiana a Roma e la decima per il resto del mondo) dedicata ad Aldo Bianziono (http://veritaperaldo.noblogs.org/) ci aspettiamo una partecipazione ancora maggiore dato il carattere esponenziale dell'iniziativa mondiale.
In questa ottava edizione la Million avrà inizio alle ore 16.00 a P.zza della Repubblica e terminerà improrogabilmente entro le ore 23,30 a P.zza Bocca della Verità.


Per quanti volessero partecipare con carri sound è necessario leggere e accettare il codice d'autoregolamentazione 2008 e inviare una mail a: giornatamondiale@millionmarijuanamarch.info

29 aprile 2008

Ostia: distrutta targa delle Fosse Ardeatine ·

La targa commemorativa delle vittime delle Fosse Ardeatine, collocata in piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, quartiere del litorale di Roma, e’ stata frantumata, probabilmente con un grosso martello, e sopra e’ stato scritto, con la vernice, ‘’Il popolo di Ostia inneggia al Duce’’. Lo rende noto il presidente del XIII municipio Paolo Orneli spiegando che la targa si trova in prossimita’ dei locali del Municipio Roma XIII.‘’Si tratta di un gesto di inaudita barbarie – ha commentato Orneli – uno scempio gratuito e ingiustificato alla memoria dei nostri concittadini che hanno trovato la morte in uno degli episodi piu’ cupi della storia contemporanea di Roma. Sono fiducioso che le forze dell’ordine sappiamo quanto prima individuare gli autori di questo gesto barbarico. Non appena saranno concluse le indagini provvederemo a ripristinare la targa e alla pulizia del muro’’.

fonte: Ansa

25 aprile 2008

Liberi Tutti !

Trovare parole appropriate per commentare l’intera vicenda, non è cosa facile. Perché sono tanti gli aspetti farseschi e tali le assurdità delle accuse, che rischieremmo sicuramente di dimenticare qualcuna delle illuminanti considerazioni formulate dal PM Fiordalisi.
Chi in questi anni si è trovato a dover costruire solidarietà rispetto alla vicenda, ha dovuto soprattutto difendersi da quella parte di città che, parliamoci chiaro, ci avrebbe voluto vedere in galera. Probabilmente, parte degli stessi che hanno contribuito a montare questo teorema. Ebbene, possiamo finalmente dire che costoro rimangono in un angolo a rosicare. L’assoluzione di oggi è una pesante sconfitta per gli organi inquirenti che hanno confezionato questa inchiesta. Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all’intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.
Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perché questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta?
Che questo “castello” non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l’operato della Fiordalisi&Co.
Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all’apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell’ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l’attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.
Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un’aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.

Coordinamento Liberitutti
Rassegna stampa:

24 aprile 2008

Cosenza: Tutti assolti !

Assolti. E' caduta l'accusa contro Francesco Caruso, Luca Casarini e altri 11 no global, di associazione sovversiva per avere organizzato gli incidenti del 2001 durante il G8 di Genova ed il Global Forum di Napoli. Lo ha stabilito la Corte d'assise doi Cosenza. La sentenza è arrivata dopo un'ora e mezza di camera di consiglio, ed è stata letta dal presidente Maria Antonietta Onorati. Urla di gioia da parte degli imputati e di una cinquantina di supporter dei no global che hanno seguito il processo davanti al tribunale. "E' la dimostrazione che si è trattato di un teorema accusatorio costruito ad arte per aggredire e zittire i movimenti", è stato il commento del deputato uscente di Rifondazione comunista. (continua)

Cannabis: Per la cassazione è reato la coltivazione per uso personale

Resta un reato penale coltivare qualche pianta di cannabis per uso personale. Lo hanno deciso le sezioni unite della Cassazione. Nonostante il parere favorevole del Procuratore Generale Vitaliano Esposito alla depenalizzazione , che nella sua requisitoria aveva chiesto di dare il via libera alla coltivazione domestica per uso personale, e’ invece passata la linea ‘dura’ nel perseguire chi pianta qualche piantina di marijuana sul balcone o nel giardino di casa. La Suprema corte, bocciando la richiesta della pubblica accusa, ha chiarito una materia finora piuttosto controversa. Diverse pronunce avevano avuto infatti avuto esiti opposti. Il collegio ha sposato la linea proibizionista: "Costituisce condotta penalmente rilevante - si legge nella nota diffusa dal presidente Vincenzo Carbone - qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti, anche nel caso che il prodotto ricavato sia destinato a uso personale". E' stato così rigettato il ricorso presentato da un giovane di Vigevano (Pavia), Vincenzo D. S., contro una sentenza del dicembre 2003, che lo aveva condannato a quattro mesi e mille euro di multa per la coltivazione di cannabis in casa. A questa decisione si e’ arrivati dopo alcuni pronunciamenti discordati in materia da parte delle singole sezioni della Cassazione.

Palermo: Aggressione fascista

La scorsa notte, intorno alle ore 01:00, un giovane compagno, militante antifascista palermitano, è stato aggredito e brutalmente picchiato da otto neofascisti dell'aria di Fiamma Tricolore.
L'agguato si è verificato nei pressi della sede del liceo Cannizzaro, durante l'affissione dei manifesti relativi alle iniziative promosse dal cartello antifascista cittadino per il prossimo 25 Aprile. L'aggressione, premeditata e organizzata, ha riproposto il solito modello delle violenze squadriste: otto persone, alcune delle quali a volto coperto, che ne aggrediscono e picchiano una sola. Questo ennesimo attacco squadrista e fascista, che si aggiunge ad altri fatti analoghi avvenuti negli ultimi mesi e colpevolmente ignorati dalla quasi totalità dell'informazione, è l'ulteriore dimostrazione della recrudescenza dell'estrema destra nel paese, oltre che la traduzione pratica e concreta degli attacchi rivolti al 25 Aprile e alla resistenza partigiana da parte della neo maggioranza. Non possono di certo essere dimenticate, del resto, le continue delegittimazioni condotte ai danni della resistenza e della lotta di liberazione da una cosiddetta sinistra revisionista, pronta a osannare e lodare i Pansa e i suoi epigoni. In prossimità dell'anniversario della liberazione dal nazifascismo ribadiamo il nostro impegno e la nostra militanza antifascisti e di giustizia sociale contro un blocco storico che non ammette voci e prassi di dissenso, di conflitto e di mobilitazione sociale, che possano in qualche modo intaccare la cappa di reazione e di sfruttamento che attanaglia la nostra società.
Rivendichiamo con forza la memoria e la tradizione antifasciste della resistenza e del movimento operaio italiani, e risponderemo con fermezza a queste provocazioni fasciste.

Domani 25 Aprile saremo in piazza, alle 17:00 con un corteo e alle 21:00 con una piazza tematica,
per ricordare la resistenza e la liberazione dal nazifascismo e per ribadire che la lotta continua, che l'impegno e lo sforzo contro le forze reazionarie non sono conclusi, che non saranno certo questi atti squadristi ad intimorire chi lotta e vive la propria militanza in questa città.


Coll. 20 Luglio, Coll. Malefimmine, Centro sociale ASK 191,Factory, S.P.A.R.O., Com. di lotta per la casa 12 luglio, Conf. COBAS, Centro sociale Lab. ZETA, Radio Aut, Circolo Malaussene, Rete sociale per i diritti negati, Ass. Mondo nuovo

23 aprile 2008

Sicurezza : penalisti , no alle ronde , si rispetti lo Stato di diritto

L’Unione Camere Penali Italiane si oppone alle ronde per la sicurezza.
Con una nota di ieri a firma del presidente, prof. Oreste Dominioni, l'UCPI rileva che "torna ad essere riproposto in termini emotivi e di polemica politica l’importante tema della sicurezza dei cittadini, suscitando serie perplessità".
I penalisti italiani, in attesa di esaminare proposte concrete e meno vaghe, ribadiscono che "la sicurezza pubblica va tutelata con grande rigore ma nel rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà costituzionali, avendo di mira i reali connotati del fenomeno senza deformazioni e proponendo soluzioni efficaci e non di facciata".
"In particolare - continua l'UCPI - deve essere ribadito che i fenomeni delinquenziali si combattono con una presenza forte ed efficace delle istituzioni, degli organi di polizia investigativa e di prevenzione, con l’uso intelligente delle strutture del potere esecutivo sul territorio senza cedere a scorciatoie semplificanti e limitative dei diritti dei cittadini".
"In tal senso profonda preoccupazione discende dalle ipotesi di questi giorni di consegnare il controllo dell’ordine pubblico a formazioni private, il che comporterebbe la rinunzia agli strumenti pubblici di tutela nell’interesse di tutti i cittadini - conclude l'associazione dei penalisti - . La difesa dei cittadini dalla microcriminalità deve essere intransigente ma senza far velo ai principi dello stato di diritto".

fonte: osservatorio sulla legalità

22 aprile 2008

Immigrati e stupri : i dati contraddicono le strumentalizzazioni

Colpito dalle facili equazioni politiche e dalle strumentalizzazioni elettorali dei drammatici fatti di questi giorni, che hanno visto vittime di violenze sessuali donne italiane ed extracomunitarie, l'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus ricorda che secondo i dati ISTAT la violenza sulle donne e' commessa per la maggior parte da uomini italiani, spesso gli stessi familiari delle malcapitate.
I dati STAT 2006 indicano che in Italia il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner; se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Solo il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo.
Gli stupri e i tentati stupri sono commessi piu' frequentemente da amici (23,8%), conoscenti (12,3%), fidanzati o ex fidanzati (17,4%), mariti o ex mariti (20,2%), e solo in minima parte da estranei (3,5%). Solo il 21% delle violenze sessuali avviene per strada e il 14% in auto; per il resto, a casa propria o di amici e parenti. E' evidente dai dati che gli stupri da comunitari ex extracomunitari costituiscono una esigua minoranza.
Considerando anche la distribuzione territoriale, altri dati (Consiglio Regione Lombardia) evidenziano che valori piu' elevati si hanno per le residenti nel Nord-est, nel Nord-ovest e nel Centro: Nord-ovest 34,5%, Nord-est 35,5%, Centro 35,9%, Sud 26,8%, Isole 24,3%.
Non potendo espellere i nostri connazionali che commettono violenze ai danni delle donne, ci chiediamo quale ricaduta positiva avranno i provvedimenti paventati in queste ore riguardo agli immigrati e quali provvedimenti si intenda invece prendere per tutelare tutte le altre donne (la maggioranza) che subiscono violenze da Italiani.
Sempre che lo scopo di chi in queste ore promette interventi duri e immediati sia davvero quello di proteggere le donne e non di cacciare gli immigrati.

Cosenza: presidio presso il tribunale in attesa della sentenza contro il sud ribelle

A sette anni dal suo avvio, la vicenda della “Rete Meridionale del Sud Ribelle”, giunge alla sentenza di primo grado.
Il 23 aprile è prevista, infatti, l'ultima giornata dedicata alle arringhe difensive, mentre giovedì 24 la Corte d'Assise del Tribunale di Cosenza, si pronuncerà in merito ai complessivi 50 anni di carcere e 26 di libertà vigilata. L’accusa per i 13 attivisti – proveniente dal pm Domenico Fiordalisi – è quella di“Cospirazione politica mediante associazione, al fine di:
1) impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001;
2) creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato”.
Ci aspettiamo che la sentenza, che verrà emessa nel 60° anno di ricorrenza dalla nascita della Costituzione italiana e nelle giornate immediatamente antecedenti il 63° anniversario della liberazione dal nazifascismo, tenga conto delle libertà conquistate quel 25 aprile nel nome del popolo italiano.Le stesse libertà, tra le quali il diritto all’opinione ed il diritto all’espressione che invece il Pm, nel redigere la sua requisitoria, ha sistematicamente calpestato, pensando bene d’inchiodare alla sbarra i 13 per via delle loro idee e senza riuscire ad addurre alla corte, neanche un fatto criminoso.
Invitiamo dunque, il caloroso popolo del 2 febbraio e quanti ancora oggi si richiamino ai principi fondamentali su cui si basa il nostro ordinamento, a partecipare attivamente al presidio indetto giorno 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.


Coordinamento Liberitutti

25 aprile: Ad Alghero la destra vieta “Bella Ciao”

Gravissima la decisione di Marco Tede, sindaco di Alghero eletto nel 2007 dalle file del centro destra, che in occasione del 63° anniversario della Liberazione d'Italia ha vietato alla banda comunale di eseguire “Bella Ciao”.
Il primo cittadino della città sarda, ha giustificato questa affermazione ritenendo il brano in questione un'ispirazione al sentimento comunista, come confermano i pugni alzati dai reduci partigiani durante l'esecuzione.Un fatto preoccupante, che di fatto nega alla storia dell'Italia la riconquista della Libertà, dall'oppressione nazista e fascista dell'epoca.

21 aprile 2008

Vile azione dei nazifascisti contro il Centro Sociale di Perugia in seguito alla proiezione di NaziRock.

'Raid punitivo' nel centro sociale ex mattatoio di Ponte San Giovanni a Perugia. A denunciarlo e' lo stesso centro sociale che in uncomunicato riferisce che domenica mattina intorno alle 7 un gruppo di 4 persone ha messo a segno ''atti di vandalismo nei confronti dei locali danneggiandone le vetrate e accanendosi contro un camper parcheggiato nel piazzale nel quale stava dormendo il proprietario''. A dare l'allarme ''l'unico testimone'', ossia un compagno ''che dormiva nel camper e che ha subito l'aggressione rimanendo chiuso all'interno del mezzo''. (continua)

Carceri: in 100 giorni 30 detenuti morti.

Un dato allarmante che deve far riflettere su una situazione da tempo esasperata nelle nostre carceri. Dall'inizio del 2008 sono morti, negli istituti di pena italiani, ben 30 detenuti. Fra questi 11 sono i casi di suicidio. I dati, monitorati da "Ristretti Orizzonti", il giornale del carcere di Padova, sono stati estrapolati dal Dossier "Morire di carcere", che dal 2000 registra i casi di decessi nelle carceri italiane.
I "casi" raccolti, si precisa nel Dossier, non rappresentano la totalità delle morti che avvengono all'interno dei penitenziari italiani ma quelle che si è riusciti a ricostruire in base alle notizie della stampa e le informazioni raccolte da internet e dalle lettere dei parenti o volontari che ci sostengono. Il numero massimo di detenuti suicidi si è avuto nel 2001, con 69 casi, mentre il numero minimo si è registrato nel 1990: allora si tolsero la vita 23 persone. Nel 2007 si è avuto il numero più basso di suicidi degli ultimi 15 anni, ma per effetto della diminuzione della popolazione detenuta conseguente all'indulto si è registrato anche un tasso di suicidio molto elevato, che non era più stato raggiunto dal 2001 (11,6 suicidi ogni 10.000 detenuti).

18 aprile 2008

Il 24 aprile la sentenza del tribunale di Cosenza

Prosegue in Corte d'assise a Cosenza, con altre arringhe difensive, il processo ai 13 militanti no global aderenti alla "Rete del sud ribelle" accusati di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 durante il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova. L'avvocato Maurizio Nucci, difensore di due degli imputati, Anna Curcio e Claudio Dionesalvi, ha sostenuto «l'assoluta inconsistenza di prove a support,o della contestazione di associazione sovversiva». «Non esistono prove, in particolare - ha aggiunto - sul presunto accordo tra gli imputati per costituire tale associazione e per attuare i reati contestati dal pm, come la sovversione dell'ordine pubblico». Anche l'avvocato Luigi Bonofiglio, difensore di Michele Santagata, ha sostenuto l'insussistenza dell'associazione sovversiva. Il processo riprenderà il prossimo 23 aprile, mentre per il giorno successivo era stata fissata la sentenza ma, a causa di alcune udienze annullate, la data della fine del processo potrebbe anche slittare. Il pm, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati a complessivi 50 anni di reclusione e 26 di libertà vigilata. La condanna più alta, sei anni di reclusione e tre di libertà vigilata, è stata chiesta per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione comunista; Luca Casarini, leader delle "tute bianche", e per Francesco Cirillo. «L'attività di Casarini, Caruso e degli altri al G8 di Genova è stata di tipo politico» spiega uno dei difensori, Maria Luisa Daddabbo: «e rientrava nelle iniziative consuete del movimento di cui gli imputati fanno parte. Non esiste alcuna prova che gli scontri siano stati pianificati e poi messi in pratica dagli imputati. Anzi, l'analisi dei filmati e delle intercettazioni dimostra proprio il contrario e cioè che gli scontri sono stati provocati in maniera del tutto arbitraria dalle forze dell'ordine che hanno agito a freddo provocando la fuga degli imputati e degli altri manifestanti. Scappare dalle cariche di polizia non è reato. Peraltro, dopo i processi di genova ad alcuni membri delle forze dell'ordine, appare chiaro che l'intero castello accusatorio sta crollando». I difensori chiederanno l'assoluzione. Il processo di Cosenza dura da oltre tre anni. I 13 imputati sono accusati d'aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata "rete meridionale del sud ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001. Al sodalizio avrebbero aderito gruppi antagonisti meridionali uniti dall'obiettivo di turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro. Le arringhe della difesa sono cominciate il 4 febbraio e si concluderanno il 23 aprile. L'avvocatura dello Stato ha chiesto 5 milioni di euro come risarcimento per i danni all'immagine patiti durante il Global forum di Napoli e durante il G8 di Genova. La rete supportolegale.org, dove si possono trovare informazioni preziose sui processi di Genova e Cosenza, commenta così: «Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più "I Mostri", che non "I Soliti Ignoti"». Durante il processo uno dei consulenti tecnici, Raffaele Borretti, ha ammesso di non aver trovato del materiale audio non è stato ritrovato sul supporto magnetico e informatico consegnatogli. A metà marzo i pm genovesi avevano chiesto 80 anni di reclusione per i 25 presunti responsabili delle torture nella caserma di Bolzaneto.

Milano: scritte naziste alla sede di Punto Rosso

Dopo il furto con devastazione della sede di Punto Rosso avvenuto martedi 8 aprile, ieri mattina le saracinesche della stessa sede sono state trovate imbrattate con scritte naziste minacciose, come «Rossi al Muro», con le doppie esse al modo dei corpi speciali di Hitler. Lo comunica l'Associazione culturale "Punto Rosso" per la quale «il fatto è estremamente allarmante ancor più ad una settimana dal 25 aprile e dopo le elezioni. Evidentemente corroborati dai risultati elettorali, i fascisti tentano di rialzare la testa nella cittàmedaglia d'ora della Resistenza, annunciando come sempre la loro volontà di violenza e prevaricazione. Invitiamo tutti i democratici milanesi - prosegue la nota - alla vigilanza antifascista e alla mobilitazione, a partire dalla manifestazione del 25 aprile, perché i valori fondanti della nostra convivenza democratica e della sinistra non siano imbrattati ancora dalla fogna fascista e nazista».

Roma: Aggressione fascista al circolo Mario Mieli

Dalla segreteria del Mario Mieli l'ingresso alla struttura, a due passi dalla Basilica di S.Paolo, non si vede. Una planimetria un po' bizzarra la relega in fondo a un labirinto di corridoi. I sei-sette soci - presenti verso le sei del pomeriggio nello storico circolo di cultura omosessuale romano - si sono accorti del raid solo dai rumori, mentre discutevano del prossimo Pride. Racconta a Liberazione Andrea Berardicurti, della segreteria politica del Mieli, che altre 40 persone erano tra il salone grande e lo studio del servizio di supporto psicologico. Quando sono accorsi nell'atrio hanno visto 10-15 ragazzi, non più di 25 anni, che rovesciavano divano, scrivania, estintore, materiale informativo. Più o meno vestiti uguali, qualcuno con il cappuccio tirato su. Evidentemente hanno trovato il cancello aperto, lo stesso dal quale sono usciti pochi secondi dopo gridando «Froci di merda», «Tutti nei campi di sterminio». Al 113 cadeva ripetutamente la linea: i 10-15 hanno inneggiato indisturbati al loro duce anche fuori dalla struttura assegnata a questa e altre ong ai tempi di Rutelli che ieri è tornato nella sede con il presidente del municipio Andrea Catarci e il segretario del Prc romano, Massimiliano Smeriglio. Molto spesso, i volontari del Mario Mieli hanno trovato scritte fuori dalla sede, tipo "froci al rogo" o svastiche ma mai era avvenuta un'irruzione in piena regola. Berardicurti non crede alla goliardata. Sembra un assaggio di quello che potrebbe capitare se anche a Roma vincesse il Pdl coi suoi alleati più intolleranti e violenti. «Non è un episodio isolato di teppismo e squadrismo - dirà Franco Giordano, segretario del Prc - ma il frutto avvelenato di una cultura intollerante sempre più diffusa e delle assordanti campagne della destra contro ogni manifestazione di diversità». «Omofobi e neofascisti festeggiano così la vittoria della destra?», si chiede anche Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, invocando una risposta ferma della società civile.

10 aprile 2008

L'ex capo della Polizia di Ferrara, querela il blog di Federico Aldrovandi

L'ex capo della polizia di Ferrara, Elio Graziano, attualmente questore di Modena, ha querelato il blog della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, che ha portato alla luce il caso della morte del figlio seguendo passo per passo la vicenda. Graziano si è sentito offeso dai giudizi che anonimi navigatori del blog hanno espresso nei suoi confronti e per questo motivo ha mosso una querela per diffamazione. I commenti riguardano la gestione della vicenda da parte di Graziano, incolpandolo dei depistaggi nelle analisi della morte del giovane.



Ascolta il commento di Patrizia Moretti.

9 aprile 2008

Sotto a chi tocca

Tra i brogli incombenti denunciati da Berluskane e le adunate sorridenti di Weltroni, pare proprio che lo spazio pubblico virtuale di questa campagna sia impermeabile. E’ accaduto, nel corso di queste settimane, per qualsiasi tema che non coincidesse con l’agenda-setting. Ma non fa ben sperare il fatto che solo nella giornata di ieri, questa allergia al dissenso si è concretizzata anche in botte, denunce, arresti in giro per l’Italia. Le ventiquattrore di ordinaria follia elettoral-repressiva sono cominciate all’alba, a Roma. Nella città di Veltroni e in cui campeggiano i faccioni di Rutelli, la polizia ha somberato la tendopoli montata a due passi dal Campidoglio dai senza casa. Avevano fondato «la città della dignità» per smettere uscire dalla solitudine dell’emergenza-casa, ma sono stati malmenati, alcuni addirittura arrestati. Il ministro dell’interno del centrosinistra, il costituzionalista Giuliano Amato, benedice. E mette in imbarazzo il prefetto Carlo Mosca, che oggi ha incontrato i comitati di lotta per la casa e promesso l’apertura di un tavolo cittadino tra costruttori, istituzioni e movimenti, di fatto riconoscendo le ragioni di questi ultimi. C’è stato poi l’accidentato viaggio di Berlusconi: prima sono stati manganellati dei pericolosissimi manifestanti vestiti da Pinocchio che volevano solo ricordare al candidato premier delle destre le sue bugie. Poi Berlusca si è spostato a Vicenza, dove lo aspettavano i cittadini del No Dal Molin. Dopo aver accolto Veltroni, i vicentini contro la base volevano solo rispettare la par condicio e dire due paroline anche all’uomo del predellino. Ma non è stato possibile, anche lì botte e denunce. Una fiaccola elettorale gira per l’Italia, è inseguita dai cittadini, e reagisce rabbiosamente. A chi tocca dal 15 aprile?

Palermo: denunciate 28 persone per la contestazione a Giuliano Ferrara

Ventotto persone sono state denunciate dalla Digos alla Procura della Repubblica di Palermo per "turbativa di riunione di propaganda elettorale". Si tratta di persone identificate tra i manifestanti che ieri pomeriggio avevano contestato Giuliano Ferrara con lanci di uova e ortaggi e l'accensione di fumogeni durante un'iniziativa della sua lista antiabortista. Le compagne e i compagni che hanno contestato Ferrara rischiano adesso la condanna da uno a tre annie la multa da euro 309,87 a 1.549, 37. (continua)

Sull’occupazione-presidio a Roma

Dopo l’occupazione-presidio alla Bufalotta ho letto alcuni commenti sul web, ai quali cerco di rispondere. Per una volta lo farò non tanto da mediattivista, ma da tecnico comunale, ritenendo di avere una minima conoscenza della materia.
Non credo sia utile chiedersi se la casa sia o meno un bene primario o un oggetto su cui investire. Il punto è chiedersi se, oltre che un bene o un investimento, sia un diritto per tutti. Questo non in nome di un astratto egualitarismo, ma di considerazioni più pragmatiche, in parte presenti in una sentenza di cassazione che fece scalpore lo scorso settembre, dove si stabiliva che l’occupazione di una casa, da parte di persona indigente e in stato di necessità, potesse ritenersi giustificata e non perseguibile penalmente. Al di là della giurisprudenza, non sembra paradossale ricordare che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona" (art. 3 della Costituzione).
E’ da sottolineare che una politica illuminata in materia di emergenza abitativa, fatta anche del coraggio di requisire gli appartamenti sfitti o le case abbandonate, è stata fatta anni fa. E non dal subcomandante Marcos, ma dal cattolico Giorgio La Pira a Firenze, cui è stata recentemente dedicata la sezione del PD a Manfredonia. Veltroni e Domenici, invece che metterlo fra i loro santini, potrebbero onorarne la memoria prendendo spunto da quella sua azione, che oggi sarebbe purtroppo considerata eversiva.
Costruire case non è di per sé un bene o un male. Dire "costruiremo più case" non significa nulla. E’ come dire "diminuiremo le tasse": se non si parla anche di aliquote o di scaglioni di reddito, non ha nessun senso. Il discorso va inquadrato nelle politiche abitative, comprendenti controllo del fabbisogno, assegnazioni, analisi dei prezzi, attenzione alle pulsioni speculative. Altrimenti non si riuscirà a capire il processo urbanistico che sta trasformando i centri metropolitani in una sorta di città parallela (fatta di studi, negozi e poche abitazioni, costosissime e sempre più rare) e le periferie composte di alloggi sempre più degradati, a scalare dal centro fino alle zone più lontane.
Proprio questa mancanza di chiarezza si intreccia con due elementi su cui riflettere: il fatto che alla natalità zero si abbina un andamento costante dell’espansione edilizia, e il fatto che, paradossalmente, pur costruendo costantemente (e quindi creando più offerta) i prezzi invece di diminuire aumentano.
Il fatto se sia legale o meno occupare case, poi, mi sembra di lana caprina. Già in passato abbiamo disquisito di legalità o dei limiti che possono essere messi alla disobbedienza civile. Non mi sembra il caso di rimettersi a parlare di Thoreau, ma magari ricordiamo Martin Luther King, che non ebbe remore ad affrontare il carcere e a sfidare le leggi allora vigenti. Se si chiede "ma disobbedire alle leggi non è reato?", il succitato articolo della Costituzione e quello del codice penale sullo stato di necessità aiutano a capire…Ma la risposta più corretta è forse questa: "non lo so, dipende". Che è molto più zen, che non ideologica, come ricorderebbe Matthieu Ricard, intervistato da Liberazione pochi giorni fa.

8 aprile 2008

Roma: Comunicato di Action sugli arresti di stamane a Piazza Venezia.

Finalmente una risposta per l’emergenza abitativa romana: I senza casa a Rebibbia!

Dopo anni di attesa, di manifestazioni e proteste, il “modello Roma” comincia a dare i suoi frutti. Per i senza casa che protestano sono pronti mini alloggi gratis, vitto e servizi compresi, a pochi passi dal centro storico o ben collegati alla città. Qualche piccolo problema potrà presentarsi per l’uscita, ma l’accesso è finalmente garantito a tutti. (continua)

Una piccola Guantanamo in Italia?. Testimonianza di un prigioniero arabo-islamico nelle carceri italiane

A gennaio del 2008 è stata aperta una nuova sezione Elevato Indice di Vigilanza a Benevento dove sono raggruppati soli prigionieri islamici. Una decina in tutto: 5 algerini, 1 egiziano, 1 tunisino ed un anziano palestinese di 82 anni, con problemi di salute, da 17 anni in carcere in Italia per i fatti dell'Achille Lauro. Cinque provengono dalla sezione EIV di Siano (CZ), due da Poggioreale, uno da Carinola (CE), uno da Sulmona e uno da Parma. La struttura della sezione è già di per se significativa: bocche di lupo alle finestre, oltre le reti; reti sopra il passeggio; luce e televisione vengono spente a mezzanotte; non sono state consentite le audiocassette con registrazioni religiose (già consentite nelle carceri di provenienza) e i libri permessi in cella sono limitati a cinque. Il regime di detenzione si è subito rivelato di tipo intimidatorio, teso ad imporre una disciplina vessatoria e militaresca: tra le numerose angherie si impone ai prigionieri di stare in piedi, in silenzio e di spegnere la televisione durante la quotidiana battitura delle sbarre delle finestre in cella. A chi distribuisce il vitto (uno dei dieci suddetti prigionieri) viene imposto, con minacce, da tre guardie di non parlare con gli altri. In particolare, lo scorso 10 febbraio, una guardia ha minacciato due lavoranti di portarli in isolamento e di picchiarli se non avessero accettato le loro imposizioni. Strane coincidenze tra l'”etica” dei secondini addetti a questa sezione e quella dei reparti “speciali” operanti a Bolzaneto, alla Diaz e per le strade di Genova nel 2001.
Il 27 febbraio, alle 10.30, il sottoscritto Yamine Bauhrama, in seguito ad una protesta verbale contro una guardia che, con tono fortemente provocatorio, mi diceva di non impiegare più di 10 minuti per la doccia. <> è stata la sua risposta, dopodichè si avvicina e mi colpisce con un pugno in faccia, intervengono altre due guardie e mi riportano in cella. Alle 12 è tornata la guardia che mi aveva colpito per farmi uscire per l'ora d'aria “accompagnandomi” con pesanti insulti, scatta una colluttazione e intervengono altre guardie a calci e pugni. Gli altri prigionieri iniziano subito una battitura delle sbarre, quindi sono intervenuti un ispettore e un brigadiere che mi riportano in cella. Dopo due ore, alle 14.10, ritorna il brigadiere che mi accompagna dal medico per farmi visitare. Arrivato al piano di sotto dove è situata l'infermeria, già nel corridoio vengo colpito da una guardia con un pugno in testa, davanti all'ispettore e al brigadiere. Poi fui trascinato da tre guardie davanti al medico il quale mi ha solo guardato in faccia, senza neanche visitarmi, e ha riferito che era <>, in seguito venni trascinato in una cella cinque metri più avanti dove entrarono una decina di guardie che cominciarono a picchiarmi con calci e pugni, alla testa e sul corpo, sbattendomi la testa contro il muro. Per dieci minuti almeno, alla presenza dell'ispettore, del brigadiere e del medico. Finito il pestaggio, mi hanno spogliato nudo con la forza, minacciandomi di morte nel caso avessi parlato. Gli altri prigionieri, sentendo le mie urla, hanno cercato di farsi sentire all'esterno con una battitura delle sbarre. Per 3 giorni sono rimasto in quella cella e in sciopero della fame.
Il giorno dopo chiesi alla matricola di poter esporre denuncia di quanto accaduto ma non mi fu permesso.
Il 29 mattina sono andato in consiglio di disciplina, dove ho esposto l'accaduto al direttore ed al comandante. 15 giorni di isolamento è stato l'esito. Il 1 marzo vengo trasferito. Mentre salivo sul furgone un ispettore mi “ricordava” di non parlare con nessuno di quanto successo. Ora mi trovo nel carcere di Siano dove ho scontato i 15 giorni di isolamento per poi ritornare nella sez. EIV per soli prigionieri politici.

Yamine Bauhrama

7 aprile 2008

Risarcito (ex) imputato del processo al sud ribelle

Lo Stato dovrà pagare 16 mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione a Giancarlo Mattia, arrestato il 15 novembre 2002 nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cosenza su alcuni militanti dell'area no global accusati di associazione sovversiva. Lo ha deciso la Corte d'appello di Catanzaro a cui si è rivolto il legale di Mattia, l'avv. Carlo Petitto. Mattia, arrestato il 15 novembre 2002, fu mandato agli arresti domiciliari il 23 novembre successivo e definitivamente liberato dieci giorni dopo. L'uomo fu poi prosciolto. L'inchiesta si è conclusa con il rinvio a giudizio di 13 persone, che sono attualmente sotto processo, accusate di associazione sovversiva per avere organizzato gli incidenti accaduti nel 2001 durante il G8 di Genova ed il Global Forum di Napoli. Per tutti e 13 gli imputati il pubblico ministero, Domenico Fiordalisi, ha chiesto condanne per complessivi 50 anni di reclusione. Tra gli imputati figurano il deputato del Prc, Francesco Caruso, Luca Casarini e Francesco Cirillo. (continua)

La Sinistra Arcobaleno propone una comitato parlamentare di controllo delle forze dell'ordine

Presentato a Bologna il pacchetto di proposte di legge: controllo parlamentare sulle forze dell'ordine e introduzione del reato di tortura. Cento: "Vogliamo evitare altri G8 come a Genova o casi come quello di Federico Aldrovandi"

Un comitato parlamentare per controllare l’operato delle forze dell’ordine e l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano. Sono queste le due due proposte di legge presentate ieri mattina a Bologna, in una conferenza stampa indetta dall’On. Paolo Cento, candidato per la Sinistra Arcobaleno al Senato. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Cento – è ristabilire la fiducia tra istituzione, forze dell’ordine e cittadini. La nostra proposta, aperta a tutte le forze politiche, non è contro la stragrande maggioranza degli operatori delle forze dell’ordine che fanno il loro mestiere nel rispetto della legge, ma vuole essere una garanzia di controllo e tutela dopo i troppi episodi che hanno fatto venire meno questa fiducia”. Un riferimento esplicito al G8 di Genova “per il quale il centrosinistra, in maniera grave, non è stato capace di istituire una commissione di inchiesta, e per la quale oggi vogliamo guardare avanti anche con questa proposta”. (continua)

5 aprile 2008

Bergamo, condannati i carabinieri razzisti della banda della Panda nera

Pene severe, fino a 6 anni di carcere, per la squadretta di forze dell'ordine che picchiava, terrorizzava e derubava gli stranieri nella bassa bergamasca. Per due anni, tutti i venerdì era caccia all'immigrato

Questa volta la banalità del male ha un nome, una divisa, e una matrice xenofoba e violenta. Il processo con rito abbreviato a carico dei ventuno componenti della cosiddetta banda della Panda Nera si è concluso ieri con 8 condanne, 8 rinvii a giudizio, 3 patteggiamenti e 2 proscioglimenti. Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Bergamo, Bianca Maria Bianchi, ha chiuso con pene durissime la vicenda di pestaggi ed intimidazioni che coinvolgeva carabinieri e vigili del fuoco della bassa bergamasca.Il giudice Bianchi ha sostanzialmente accolto le istanze dell'accusa, in alcuni casi superando le richieste del pubblico ministero; le accuse sono pesantissime: vanno dall'abuso d'ufficio alle lesioni personali, all'abuso d'autorità. Massimo Deidda, leader del gruppo ed ex comandante della stazione dell'Arma di Calcio (Bg), è stato condannato a 5 anni e due mesi, nonostante la richiesta del pm fosse di 4 anni e mezzo. A Viviano Monacelli, accusato di associazione a delinquere, sottrazione di soldi e cellulari delle vittime, e di aver ceduto un chilo di hashish a un piccolo spacciatore, non sono state concesse neppure la attenuanti generiche. Massimo Pani, comandante dei carabinieri di stanza a Treviglio, è stato condannato a tre anni e otto mesi, non perchè coivolto nelle spedizioni, ma per la cessione del chilo di hashish e per tentata concussione. Tre anni e sei mesi spettano invece a Gian Paolo Maistrello, agente della polizia locale di Cortenuova, colpevole di aver partecipato ai pestaggi e di aver detenuto cocaina e hashish nell'ufficio dei vigili. I due prosciolti sono Marco Bettarello, anche lui agente della polizia locale accusato di favoreggiamento, e Roberto Amato, uno studente nuova leva del gruppo. Chi più ne ha, più ne metta, a qualcuno è andata meglio, ma le pene per tutti vanno da 1 ai 6 anni di reclusione. Forze dell'ordine.Tra il novembre 2005 e il giugno 2007, i componenti della banda si sono resi responsabili di pestaggi, violenze e sequestri «non autorizzati» soprattutto a danno di stranieri non regolari, facili prede perchè ricattabili. I metodi squadristi e le violenze terrorizzavano le vittime ed esaltavano i carnefici, in un circolo vizioso di autocompiacimento che aumentava la loro fame di gloria. Un trafiletto nei giornali della domenica, un apprezzamento del comandante, o la sensazione di onnipotenza, erano sufficienti al branco per picchiare ogni venerdì sera, dopo il lavoro. Dopo un briefing in caserma, si muovevano a bordo di una Panda nera (con targa rubata) e improvvisavano blitz e posti di blocco fasulli usando come facili esche i tossicodipendenti della zona, che li portavano direttamente agli spacciatori. A quel punto, si scatenavano, e fomentati l'un l'altro si accanivano sulle vittime: ad uno ruppero il naso, ad un altro un timpano, a qualcuno i denti. Non contenti, godevano della soddisfazione di vedere una donna farsela sotto, un altro buttarsi dal tetto di un supermercato piuttosto che farsi prendere da loro. La scorsa estate alcune vittime, decise a denunciare gli aggressori, e un carabiniere, insospettito dagli atteggiamenti dei colleghi, hanno dato inizio all'indagine e la «squadretta» è stata sospesa dal servizio.Ieri, almeno, l'epoca dello squadrismo bergamasco della banda si è concluso nel migliore dei modi. Non resta altro che aspettare altre sentenze che rendano giustizia alle vittime dei pestaggi delle forze dell'ordine, con o senza commissioni parlamentari di inchiesta.

I "fantasmi" della Diaz e le complicità politiche

La richiesta di rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro è l'ultima notizia che ci viene da Genova, dove, nel luglio 2001 come nel luglio del '60, vi è stata una mattanza nei confronti di chi si batteva per la pace, per la democrazia e per lo stato di diritto. Ma, al di là della vicenda giudiziaria, di cui doverosamente si occuperà la magistratura, la questione assume una rilevanza fortemente politica. (continua)

3 aprile 2008

'Gabbie, degrado, servizi pessimi'La Commissione Ue boccia i Cpt italiani

L'Europa boccia i Cpt italiani: "Cibo scadente", "gabbie e sbarre opprimenti", "mancanza d'igiene", "carenza d'assistenza medica e legale". La fotografia, scattata a fine dicembre 2007 dalla "Commissione per le libertà civili e la giustizia" dell'Europarlamento, è una ferma condanna di tutti i centri di permanenza temporanea per immigrati: in Italia e nel resto d'Europa. (continua)

2 aprile 2008

G8, il pm di Genova accusa "Piano per salvare De Gennaro"

L'atto di accusa della procura nella richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capo della polizia"Un circuito unisce gli autori delle condotte criminose e i vertici dell'amministrazione"

L'operazione è stata semplice. Si è trattato di eliminare gli accenti sui ruoli di responsabilità degli imputati. E nel contempo di enfatizzare i ruoli dell'unico funzionario la cui posizione è stata archiviata, del defunto prefetto La Barbera e dell'unico teste schierato contro la gestione della operazione Diaz, il prefetto Andreassi". Nella richiesta di rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro (nella foto), accusato di aver istigato la falsa testimonianza di Francesco Colucci, la procura definisce la "strategia" dei super-poliziotti sotto accusa per il blitz nella scuola del G8: minimizzare il ruolo dell'ex capo della polizia, oggi commissario per l'emergenza-rifiuti in Campania; e prendersela con chi in qualche modo non può difendersi. Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento. (continua)

Sgomberi a Milano,200 rom senza casa

Raso al suolo il campo rom della Bovisasca a Milano e abbattuta la baraccopoli, messa in piedi in fretta e furia, in via Porretta. Il risultato finale dei due interventi delle forze dell'ordine è di quasi 190 baracche abbattute e circa 200 rom che non hanno più un tetto. Ancora adesso non si sa in quali rifugi di fortuna passeranno la notte i nomadi, diversi i bambini, allontanati dalle aree dismesse. L'operazione delle foze dell'ordine è scattata alle 7 di mattina, in Bovisasca sono state 150 le baracche abbattute e 60 le persone controllate. Poche ore più tardi, a poche centinaia di metri in linea d'aria, si è ricreata una nuova baraccoli, 35 in tutto le case di cartone e lamiera, smantellata dalle ruspe. Una nuova "bidonville" dalla quale sono stati allontanati 130 rom, 8 accompagnati in Questura perchè privi di documenti. I rom si sono allontanati a piedi portando, con passeggini e biciclette, tutti i loro averi. A seguirli a bordo di alcune auto altri connazionali, che si sono trasformati in "ditte per trasloco" fino alla nuova area dismessa o al campo "regolare" del Triboniano dove alcuni sfollati hanno fatto sosta dai parenti.

Firenze. Dopo i lavavetri, stop ai mendicanti

Il Comune di Firenze dice basta ai mendicanti che chiedono l’elemosina, sdraiati sul marciapiedi perché causerebbero pericoli ai pedoni e al traffico. Lo ha annunciato l’assessore comunale alla sicurezza di Palazzo Vecchio, Graziano Cioni, l’ideatore, la scorsa estate, della tanto contestata ordinanza contro i lavavetri (che sono spariti dalla città). In particolare gli amministratori di Palazzo Vecchio stanno studiando una bozza di nuovo regolamento della polizia municipale per arginare il fenomeno dopo che, nei giorni scorsi, una signora non vedente è caduta inciampando contro un mendicante. “L’accattonaggio non è un reato–ha spiegato Cioni–ma i mendicanti distesi per terra costituiscono un grave ostacolo. Per questo stiamo pensando a un regolamento della polizia municipale che preveda anche nuove norme sul fenomeno e che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale. Vedere quei mendicanti stesi tutto il giorno sui marciapiedi fa pensare quantomeno a uno sfruttamento ignobile”. Cioni ha anche spiegato che sono allo studio anche altre misure di “convivenza civile”, come quella che potrebbe proibire ai turisti di toccare la porta del Battistero.

1 aprile 2008

Genova "monnezza" di Stato

Del prefetto Gianni De Gennaro - ieri capo della polizia, successivamente promosso capo di gabinetto del ministero dell'Interno, poi sorprendentemente accreditato di specifiche competenze nel trattamento dei rifiuti in Campania - ricordo con precisione alcuni passaggi dell'intervista che concesse a Enrico Mentana il 25 luglio 2001, pochi giorni dopo la chiusura del fatidico G8 di Genova. Fresco di lana grigia, cravatta a righe, atteggiamento dinoccolato per accrescere l'impressione di serena sicurezza. Al più qualche leccatina alle labbra. D'altra parte le domande di Mentana favoriscono le risposte. Insomma, un tappeto di petali. Più o meno come quello riservatogli, salvo rare eccezioni, nel corso dell'audizione in comitato d'indagine parlamentare qualche giorno dopo, l'8 agosto 2001. In entrambe le occasioni una quantità industriale di affermazioni che con la verità sembrano avere ben poco da spartire. ( continua )

Da Genova a oggi la repressione inizia contro i tifosi

Riaprite gli stadi e subito. Stracciate i "decreti sicurezza", abolite gli "Osservatori sulle manifestazioni sportive". A 14 mesi dalla morte di un agente di polizia, la cui dinamica non è stata ancora accertata, due tifosi sono morti in seguito ad assurdi "incidenti". Questa è la prova che il decreto Pisanu prima (2006) e il pacchetto Amato/Melandri poi (2007) hanno fallito completamente. Se si vivesse in un paese normale a quest'ora chi dovrebbe garantire l'ordine sarebbe già stato obbligato a dimettersi, ma questo non è un paese normale. E' l'Italia dei picchiatori in divisa che di fronte a fatti accertati (Genova 2001 l'esempio più lampante) vengono addirittura promossi.Riaprite gli stadi perché sono diventati tristi lande desolate, dove ogni sana passione collettiva è stata strangolata da inutili leggi e leggine. Riaprite i botteghini la domenica, dove i "tifosi meteropatici" possono decidere all'ultimo momento se andare o no alla partita, magari con i bambini. Fate entrare striscioni bandiere e torce che regalano passione e colori e rendono attiva la partecipazione alla partita e casomai punite chi ne fa un uso sconsiderato. Togliete quei ridicoli biglietti nominativi. Avete montato o no telecamere dappertutto? Non dovreste già sapere tutto? Oltretutto i vostri biglietti nominativi non impediscono nessuna forma di bagarinaggio, anzi. Chi sciacalla sugli appassionati ha incrementato i suoi guadagni, vista la difficoltà nel reperirli.Abbassate il costo dei biglietti, visto che la stessa partita viene venduta dalle pay-tv a 6 euro mentre i prezzi dei settori dello stadio vanno dai 20 ai 100 euro. Ridate i treni speciali che, se organizzati con intelligenza e dignità per chi ci viaggia, possono anche diventare un ottimo strumento di "controllo" per chi deve garantire l'ordine. Non è meglio gestire l'arrivo di mille tifosi tutti insieme che 200 macchine o pullman che attraversano le autostrade? Non lo sapete che nel tanto decantato "modello inglese" i treni sono previsti, anzi incoraggiati?Evitateci la vostra assurda retorica. Evitate di costruire nuovi mostri sociali come è successo per "l'ultras". Imparate a confrontarvi anche con una sotto-cultura giovanile come questa, molto più complessa di come pensate, e che non è violenta e insana a di principio. Nei "favolosi anni 80" quando non esistevano tornelli, biglietti nominativi e videocontrollo, gli scontri tra opposte tifoserie esistevano ed erano anche più violenti; eppure gli stadi erano lo stesso sempre gremiti, da nord a sud, serie A o serie B.Lasciate in pace Matteo e Gabriele, ultras come tanti, che forse non sarebbero morti se non aveste contribuito a creare il "mostro ultras". Probabile che un agente di polizia non si sarebbe sentito legittimato ad impugnare una pistola a 60 metri dall'obiettivo e a far fuoco, probabile pure che un autista di pullman non sarebbe stato colto dal panico all'inizio di qualche scaramuccia tra opposte tifoserie. Magari vi sarebbe piaciuto che questi due ragazzi che hanno perso la vita fossero due "sbandati" con una lunga fila di precedenti penali per poterli qualificare come "violenti" e basta. Invece no. Erano solo due ragazzi di 26 e 27 anni. Due ragazzi come tanti.Gli ultras non sono il semplice frutto del disagio delle periferie che avete costruito e abbandonato, sono qualcosa di diverso e complesso, ma volenti o nolenti siete costretti a confrontarvici. Ma non ne avete né il coraggio né l'intelligenza. Avete trovato nell'ultras il capro espiatorio per non dover affrontare disagio e conflitto.Questo non vuol essere un appello in difesa del fenomeno ultras. Per niente. Gli ultras sono il prodotto del calcio che avete creato. Come lo sono le radio degli pseudo capi-tifosi o pseudo-giornalisti che continueranno a spargere veleni e alimentare una subcultura becero-sportiva. Le moviole e i dibattiti televisivi sul calcio saranno altrettanto violente di un tafferuglio carica di un gruppo. Ora che il fenomeno ultras è agonizzante cominceranno a mancare molti dei vostri alibi. Il vostro modello di sicurezza, repressivo e violento, è fallito. I migliaia di Daspo dati in questi anni sono stati inutili e controproducenti. Avete radicalizzato lo scontro e lo avete perso. Il capo della polizia Manganelli, il vice di De Gennaro per una vita, afferma: «Sarà rafforzato il piano sicurezza sulle autostrade, con l'incremento dei sistemi di sorveglianza; proseguiranno gli incontri con le tifoserie organizzate, prevedendo un maggior rigore nella vendita dei biglietti per le trasferte; sarà accelerato il progetto della "tessera del tifoso"». Dunque non cambierà nulla, anzi.
Ciao e scusa Matteo, un ragazzo come noi.
Fabrizio Crasso

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