4 dicembre 2008

Una nuova scuola di polizia in vista dell'imminente G8 alla Maddalena

Qualcuno ci aveva pensato anche nel 2001, prima delle manifestazioni genovesi, ma allora la «formazione» del personale si limitò a quella paramilitare dei reparti mobili e un paio di depliant con su scritto: «Coloro che manifestano non sono tuoi nemici». Sette anni dopo, Oscar Fioriolli - questore nella città della Lanterna dopo la catastrofe di allora e oggi direttore di tutte le scuole di polizia - ha pensato ad una formula decisamente diversa. Che punta sulla formazione dei dirigenti di piazza, cioè dei funzionari della Digos e del «responsabile del contingente dei reparti indagati», investendo sull'idea che siano loro a dover davvero gestire l'ordine pubblico, mediando con i manifestanti e assumendosi la piena responsabilità degli interventi repressivi. Ammettendo, come ha detto lo stesso Fioriolli, che la prima cosa da insegnare sarà «un codice etico, inteso come capacità di saper improntare tutta l'attività all'idea di servizio». All'inaugurazione ospitata ieri dal Centro per la formazione per la tutela dell'Ordine pubblico di Nettuno l'autocritica è stata blanda. Gli episodi di sette anni fa neppure citati, tanto meno le spiacevoli inchieste in corso per falsa testimonianza ai processi genovesi. Prendendo la parola però, il capo della polizia Antonio Manganelli ha detto un paio di cose, almeno in apparenza riferite alla Diaz. Una su chi gestisce gli interventi di ordine pubblico (e in quel dibattimento si è discusso a lungo sui responsabili dell'intervento, fin quando il tribunale li ha assolti tutti): «Nella gestione dell'ordine pubblico è sempre bene ricordare che esiste la catena di comando: guai a strutturare interventi delicati senza la compattezza dei reparti e la consapevolezza di chi deve assumersi la responsabilità di questa o di quella azione. Guai se c'è un equivoco nella catena di comando». Eppoi: «Bisogna ricordare che deve esserci sempre una proporzione tra l'esercizio muscolare nella tutela dell'ordine pubblico e il diritto di tutti i manifestanti ad esprimere il proprio dissenso». Come il manifesto aveva anticipato già il 19 ottobre scorso, la scuola «Op» (ironia inconsapevole: è lo stesso nome di un noto documentario sulle violenze della polizia nel 2001) ha già fatto qualche scivolone, visto che tra gli insegnanti ci sono dirigenti indagati in seguito ai fatti del G8. In ogni caso, la prova generale sarà sabato prossimo, al corteo dei No tav in Val di Susa. E poi, ovviamente, alla Maddalena.A Genova, intanto, il giudice monocratico Luisa Carta che ha assolto un giovane manifestante arrestato sette anni fa, ha anche deciso di inviare alla procura per falsa testimonianza le deposizioni di Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, due dei capi squadra del Primo reparto antisommossa tra i pochissimi condannati per i fatti della scuola Diaz.

fonte il manifesto

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