1 dicembre 2008

Testimonianze: Italia: il paese della vergogna che continua a coprirsi di vergogna.

E non vi è fine alla vergogna in un’Italia che si crede campione di umanità e di tolleranza, ma è campione solo di una grande ipocrisia. Dopo dieci anni di traversie legali (e tacciamo del dolore e delle umiliazioni subite) in cui non siamo riusciti una sola volta a far aprire un procedimento giudiziario che facesse finalmente luce sulla morte del nostro unico figlio 19enne (soldato di leva) e dei Suoi tre sfortunati commilitoni, o facesse finalmente luce del perché della Sua sepoltura frettolosa e segreta in condizioni oltraggiose: nudo come un verme, sporco e scomposto come un cane rognoso. O che facesse luce sulla turbativa d’asta e della conseguente truffa ai danni dello Stato sul trasporto della Sua bara dalla caserma in cui era assegnato in Friuli alla Sua abitazione nella Sua città natale: Milano. Oggi un’altra tegola è caduta su tutta questa vicenda. Si tratta della risposta del Ministero della difesa, il quale respinge il riconoscimento di “vittima del dovere”, ma solo “vittima del servizio” riconoscimento non utile per accedere al DPR 243 del 07/07/2006. È questa la ignobile risposta di un paese di cui ci vergogniamo di appartenere ed è una tegola fatta di discriminazione e di disprezzo della dignità umana quando si tratta dei propri cittadini, fatta proprio da questa Italia così piccola e così meschina, questa Italia che elargisce provvedimenti economici a profusione a tutti coloro che approdano alle nostre coste provenienti da paesi lontani e spesso a noi sconosciuti, dovuti il più delle volte a seguito dello svuotamento delle carceri nei loro paesi d’origine a condizione di espatriare con destinazione l’Italia. Per non parlare delle cosiddette “missioni di pace” che mascherano vere e proprie aggressioni armate a paesi lontani sia geograficamente che culturalmente e religiosamente. Spedizioni che costano al nostro paese: dati dell’ultima finanziaria qualcosa come 22.586.615 milioni di Euro (circa 1 miliardo in più della scorsa finanziaria), e ciò in un paese in cui i cittadini vengono umiliati con l’assegnazione ad personam della “social card” cioè la carta di credito degli straccioni, il “bonus mensile” trovata geniale per incentivare le invidie e la guerra fra poveri, che si aggiungono alla distribuzione gratuita di generi alimentari al “Pane Quotidiano” e la “cernita” nei rifiuti dei dopo mercati. In un paese di questo livello, si nega (ed ormai avviene da oltre 30 anni) un equo risarcimento a quanti in questo “civilissimo” paese, soldati al servizio delle istituzioni (per lo più della ex leva obbligatoria) di ottenere un equo e dignitoso risarcimento in caso di morte in servizio, se pur riconosciuta la “Causa di Servizio”; un pezzo di carta che può benissimo essere appesa nel WC per la sua inutilità. Paradossalmente tale comportamento di indifferenza istituzionale non lo si può attribuire a questo o a quel governo; dalla caduta e conseguente scomparsa dall’orizzonte politico di qualsiasi governo democristiano, si sono infatti alternati alla guida del paese governi di “centro destra” e governi di “centro sinistra”, ma la risposta da essi, è sempre stata la medesima; un ritornello che sentiamo ormai da 60 anni: il paese è in crisi, non vi è copertura economica-finanziaria per tali provvedimenti risarcitori. E quindi ogni proposta di legge presentata a tal proposito in questi ultimi 30 anni decade ignominiosamente fra l’indifferenza del Parlamento, le diatribe di palazzo e le schermaglie politiche fra rossi e neri, pardon, maggioranza e opposizione. Vale a dire: si può e si deve anche morire gratuitamente al servizio dello Stato, in patria o in inutili operazioni di conquista in terre straniere, senza giustizia e senza dignità. L’importante nel prossimo futuro sarà di provvedere di accogliere dignitosamente il miliardo di africani, cinesi, russi ecc. che si accalcano alle nostre “frontiere” e alle nostre coste. Quindi, perché vivere o morire per questa patria?

Angelo Garro e Anna Cremona - genitori del martire Roberto Garro - Milano

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