21 novembre 2008

Younness, espulso senza motivo

Youness Zarli è un ventisettenne marocchino, in Italia da quando era minorenne. Nel 1997 il giovane raggiunge nel bergamasco i fratelli maggiori. Un lavoro da operaio, un regolare permesso di soggiorno, la passione per il light contact, la vittoria al campionato italiano con la Bergamo boxe. Il fidanzamento con Jessica, nessun problema con la giustizia. Una vita tranquilla, che improvvisamente a fine 2005 viene stravolta. Agenti della Digos lo prelevano dalla sua abitazione e lo portano in questura. Appena 48 ore e Youness si ritrova imbarcato su un volo per Casablanca, per colpa di un decreto di espulsione ministeriale in cui gli vengono contestate delle non meglio chiarite frequentazioni con "elementi di primo piano dell'integralismo islamico".La sua unica colpa? Quella di avere un fratello condannato in Marocco per reati di terrorismo. Per il decreto Pisanu il giovane è un potenziale terrorista e, se esiste un sospetto, benché infondato e benché mai menzionato nel provvedimento di espulsione, basta per allontanare un cittadino extracomunitario senza precedenti penali e perfettamente integrato. Per Youness è l'inizio dell'inferno. Nonostante la Corte europea dei diritti dell'uomo abbia condannato l'Italia per le espulsioni in paesi che utilizzano verso i detenuti la tortura o trattamenti inumani o degradanti, non riesce ancora a lasciare il Marocco. Eppure, appena sceso dall'aereo, l'uomo ha subito maltrattamenti: arrestato dalla polizia marocchina, duramente interrogato per due settimane e quindi trasferito in un carcere speciale. Dopo quasi un anno di reclusione finalmente arriva l'assoluzione nel novembre del 2006.Finito un incubo ne inizia un altro. Raggiunto dalla fidanzata a Casablanca, si sposano, chiede e ottiene presso il consolato italiano un visto per ricongiungimento familiare, torna con la moglie in Italia e si reca senza alcun timore presso la questura di Bergamo per chiedere il permesso di soggiorno. Fine della ritrovata serenità. L'assoluzione in Marocco non basta ad annullare gli effetti del decreto di espulsione italiano, che ancora pende sul suo capo.E' l'inizio di una nuova odissea: Youness è rispedito a Casablanca, è ancora un presunto terrorista. Dopo aver saputo della gravidanza della moglie, l'uomo decide di provare a rientrare in Italia. Prende un aereo, mostra alla frontiera il suo passaporto (non gli era stato ritirato) e facilmente torna a Bergamo. Solo qui la polizia si accorge della sua presenza e lo espelle nuovamente. Dopo essere stato espulso per ben tre volte dal territorio italiano senza alcun concreto capo d'accusa, oggi Youness si trova ancora in Marocco, nonostante dal luglio del 2007 presso gli uffici competenti del Ministero dell'Interno penda un'istanza con cui viene chiesta una speciale autorizzazione al reingresso alla luce sia della sua estraneità alla vicenda sia del diritto a ricongiungersi con la famiglia italiana.La moglie Jessica non si arrende e ha lanciato una petizione on line (www.firmiamo.it/youness-zarli) affinché Youness possa tornare a casa.

1 commento:

Anonimo ha detto...

APPELLO: Verità e giustizia per Youness Zarli
I fatti
Youness Zarli arriva dal Marocco in Italia nel 1997 con
la sua famiglia, ha 16 anni e un regolare permesso di
soggiorno. Conduce una vita simile a quella di tanti
suoi coetanei, lo sport, l’incontro con una ragazza,
l’amore.
Otto anni dopo il suo arrivo gli agenti della Digos lo
portano in questura e, dopo quarantotto ore, lo
sistemano su un aereo per Casablanca. Sua unica colpa
è quella di avere in Marocco un fratello arrestato per
“integralismo islamico”. Quest’espulsione avviene
nonostante il governo italiano sia
perfettamente a conoscenza dei trattamenti
inumani e degradanti cui vengono sottoposti in
Marocco anche i solo sospettati. L’Italia ha già
subito a questo riguardo una condanna da parte della
Corte europea dei diritti dell’uomo.
All’arrivo in Marocco Youness viene immediatamente
arrestato dalla polizia marocchina, sottoposto a
tortura nel corso degli interrogatori per due settimane
e quindi trasferito in un carcere speciale.
L’assoluzione arriva a fine 2006, dopo quasi un anno
di ingiusta reclusione. Nel marzo del 2007 Youness
sposa Jessica presso il consolato italiano di Casablanca.
Nonostante il rilascio di un visto per ricongiungimento
familiare, i ripetuti
tentativi di Youness di
rientrare in Italia per
stare vicino alla moglie
incinta falliscono,
sempre a causa del
decreto Pisanu con cui
era stata ordinata la
prima sciagurata
espulsione.
Nell’aprile di questo 2010 Youness viene arrestato in
Marocco, insieme ad una trentina di giovani,
nell’ambito di quelle che verranno poi definite
“operazioni antiterrorismo”. Per 26 giorni non se ne sa
nulla, poi riesce a vedere la moglie a cui racconta di
avere subito ogni genere di tortura nella prigione
segreta di Temera. Non si conosce l’accusa mossa a
Youness, nessun fatto preciso, nessuna prova di un
qualunque comportamento criminale. In modo analogo
a quanto accaduto per l’arresto del 2005 risoltosi in
assoluzione.
Youness, esasperato da questa sequenza di violenze e
mancanza di chiarezza sull’accusa a suo carico,
comincia il 31 maggio uno sciopero della fame per
avere giustizia, per sapere di cosa lo si accusa, così da
potersi difendere.
Cosa chiediamo
Il ritiro del decreto di espulsione di Youness che ha violato i più elementari diritti umani mettendo Youness
nelle mani del governo di un paese in cui a tutt’oggi vige la pena di morte e la tortura
Chiarezza in tempi rapidi sui capi di imputazione di Youness nel rispetto dei diritti umani che devono
essere garantiti a ciascuna persona.
La presenza di autorevoli osservatori internazionali durante il processo che ne garantiscano la regolarità.
Dichiariamo
la nostra estraneità e contrapposizione a qualunque forma di oppressione, violenza, terrorismo
da qualunque parte provenga.
Ci impegniamo per affermare il valore della solidarietà tra tutti gli esseri umani, ci sembra infatti la
strada più bella per migliorare la qualità della vita di tutti e di tutte; per questo siamo vicini a Youness e Jessica.
Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni politiche e sociali impegnate sul terreno dei diritti umani, a tutte le
persone che credono nella verità, nella giustizia, nella solidarietà affinché sottoscrivano quest'appello, lo
facciano conoscere aiutando così Youness a ricongiungersi con la sua famiglia.
Invitiamo tutti e tutte a un presidio davanti al consolato marocchino di Milano (via Adele
Martignoni 10) venerdì 23 luglio alle ore 12
comitato Verità e giustizia per Youness Zarli, Bergamo, 2010. promosso da: comitato 4 ottobre, arteasinistra, Jessica Zanchi.

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