11 novembre 2008

Pacchetto sicurezza - Il prezzo della crisi sulle spalle dei migranti

Una sequela di emendamenti razzisti al già restrittivo Disegno di legge 733 sulla sicurezza, varato a metà della scorsa settimana in Commissione alla Camera e oggi in discussione al Senato. Come 'sorvegliare e punire' poveri e immigrati, allimentando la cattiva coscienza di cittadini impoveriti e insicuri.

E’ in discussione in queste ore al Senato il ddl Sicurezza approvato mercoledì scorso in Commissione Sicurezza e Affari Costituzionali alla Camera. Un elenco di emendamenti vessatori e razzisti che si aggiungono al già restrittivo disegno di legge 733. E non si aspettano colpi di scena, visto il silenzio con cui l’opposizione ha accolto il voto alla Camera. Anche questa volta il governo è andato al sodo senza parafrasare: non è altro che un lungo elenco di provvedimenti sconcertanti contro i poveri e gli immigrati. E avvalendosi della riforma del titolo V della Costituzione che dà più poteri ai governi periferici, legittima gli Enti locali ad “avvalersi di associazioni di cittadini per segnalare eventi a danno della sicurezza e cooperare al presidio del territorio”. Che vuol dire mobilitare quei rigurgiti di coscienza patriottico-perbenista, se non addirittura fascistoide, per denunciare ‘homeless’ perché siano schedati in un apposito registro a cura del Viminale, o individuare immigrati senza permesso di soggiorno, i quali saranno tenuti a pagare una multa fino a 10mila euro, per poi essere espulsi entro 5 giorni, per evitare di ingombrare le nostre galere e di pesare sulla casse dello Stato. E non provassero a sposarsi, perché un emendamento vieta espressamente il matrimonio per chi non ha permesso di soggiorno. Ma non potrà averlo neanche chi è senza casa, mentre chi ne ha diritto, oltre a dover presentare una serie infinita di incartamenti, dovrà pagare 200 euro. E non ci sono sconti-famiglia, mentre al contrario altri soldi serviranno anche per superare il test di lingua, e anche per questo la valutazione sarà riservata al Viminale.Per i Rom inoltre, oltre a valere queste norme come per tutti gli immigrati, è previsto un altro tipo di chiamata a raccolta delle coscienze: i Comuni disponibili ad ospitare campi nomadi dovranno sottoporre la decisione a referendum cittadino. Un’iniziativa che ha un costo, e che quindi funzionerà perfettamente da deterrente. Ultima ma non ultima una patente di integrazione a punti. “Contestualmente alla presentazione della domanda per il permesso di soggiorno”, dice il testo, bisogna sottoscrivere un “accordo di integrazione articolato per crediti”, il quale prevede il certificato di conoscenza dell’italiano, l’adesione alla “Carta dei valori della cittadinanza italiana”, le “conoscenze basilari del sistema giuridico”, l’attestato di frequenza ad un corso di “integrazione sociale e culturale”, e la dimostrazione di “un livello adeguato di partecipazione economica e sociale alla vita della comunità”. Insomma una patente a punti, decurtabili a chi commette illeciti amministrativi (le multe, per esempio) o tributari (le tasse). Nel paese dell’evasione fiscale, il governo ha trovato a chi farle pagare. E si può immaginare a cosa un immigrato deciso a rimanere si sottoporrà pur di trovare una via d’uscita a quello che invece sembra la versione italiana del comma 22. Lavoro nero, fatica, sfruttamento, per non avere mai un permesso di soggiorno, irraggiungibile senza un lavoro regolare. Soldi che entrano e che fanno girare l’economia, e a cui non verrà dato niente in cambio. Ma oltre a sbarrare il passo all’immigrazione, c’è di più, ed è il disegno culturale che riserva per il nostro paese. La mobilitazione di cittadini, i più già obbligati a ristrettezze economiche, con la paura del futuro, in una dimensione sociale sempre più precaria, non farà che acuire pulsioni razziste e xenofobe, nell’illusione di proteggere quel già poco che si ha, provocando l’esplosione di una guerra fra poveri già cominciata da tempo e ancora in sordina. Oltre a lasciar cadere nel silenzio complice le aggressioni verso gli stranieri e i vagabondi, ultima delle quali, proprio questa notte a Rimini, dove è stato dato fuoco a un vagabondo, mentre dormiva su una panchina. “Balordi”, li chiamano, non criminali. Fa parte della nuova “normalità”.

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