14 novembre 2008

Le reazioni alla vergognosa sentenza al processo Diaz/2

La sentenza sulle vicende della scuola Diaz di Genova ha trovato oggi spazio sui media britannici. «Rabbia a Genova per l'assoluzione dei vertici della polizia». Così ha titolato il quotidiano britannico 'The Guardian' sul suo sito internet. «Le prove erano schiaccianti. Non c'è giustizia qui. Mi dispiace per l'Italia», ha detto al giornale Mark Covell, giornalista freelance, uno dei cinque cittadini britannici coinvolti nel raid della polizia italiana. «Tra gli assolti - scrive il Guardian in una corrispondenza - figurano anche Giovanni Luperi, oggi promosso a capo del corrispettivo italiano dell'MI5, i servizi segreti interni, e due dei più esperti detective italiani, Francesco Gratteri e Gilberto Calderozzi. Molti degli agenti accusati sono stati filmati fuori dall'edificio mentre all'interno si svolgevano le violenze. I tre giudici hanno comminato pene fino a quattro anni di detenzione ad alcuni agenti che erano sul campo. Ma nessuno di loro andrà in prigione grazie alla prescrizione del reato». Il conservatore Daily Telegraph ha invece titolato «Tribunale italiano suscita l'indignazione assolvendo 16 dirigenti di polizia nel caso G8 di Genova». «Molti degli agenti sotto processo - ha sottolineato il Telegraph - sono ancora in servizio e alcuni sono stati promossi. I pm avevano chiesto pene molto più severe». Anche la BBC si è occupata del caso. «Alti funzionari della polizia italiana assolti nel processo G8», ha titolato sul suo sito internet l'emittente britannica. «Alla sentenza il pubblico a gridato vergogna», recita il sottotitolo.
La stampa tedesca commenta con toni durissimi la sentenza sui fatti avvenuti nella caserma Diaz di Genova durante il G8 del 2001. Dopo aver sottolineato che tra i dimostranti picchiati dagli agenti di polizia figuravano anche «molti tedeschi», il quotidiano berlinese `Tagesspiegel´ sotto il titolo `Macello senza giustizià scrive che «una tale brutalità può essere esercitata solo da una polizia aizzata dai suoi dirigenti. Picchiare in quel modo può osarlo solo chi si sente sicuro di avere le spalle coperte dalla politica. Le manipolazioni delle prove sono concepibili solo se chi le compie è convinto che in seguito la giustizia non gli creerà problemi. E la cosa in effetti ha funzionato. A proposito: il prossimo vertice del G8 si svolge di nuovo in Italia». La ´Sueddeutsche Zeitung´, il maggiore quotidiano nazionale, scrive che «gli eccessi delle forze di sicurezza non si sono verificati in qualche lontana dittatura, ma in Italia sotto il governo di Silvio Berlusconi». Il giornale di Monaco di Baviera prosegue affermando che «nonostante il fatto che l´attacco delle forze dell´ordine è apparso pianificato e organizzato, sono stati assolti i possibili responsabili a livello di dirigenza di polizia dietro i responsabili materiali. La giustizia italiana lascia scappare i pesci grossi, ma anche quelli piccoli». La `SZ´ mette poi in evidenza che nessuno dei poliziotti condannati «finirà probabilmente in prigione, poichè trarranno profitto dalle ineffabili norme italiane sulla prescrizione e dallo sciagurato indulto varato dal governo di sinistra di Romano Prodi».
«Ne rispettiamo l'autorità. Quanto all'autorevolezza aspettiamo di leggere le motivazioni: riparliamone fra tre mesi. Ma se avete fretta di saperlo, allora facciamo prima. Andiamo in una delle tante aule del Tribunale di Genova. Vediamo se i cittadini comuni, cittadini italiani o stranieri, vengono giudicati nella stessa maniera con cui sono stati giudicati i vertici della polizia. Verifichiamo se qualcuno tra le parti in causa per caso cita 'la sentenza Diaz'». Lo afferma in un'intervista a «La Repubblica» il pm Enrico Zucca che commenta così il verdetto del processo sulla lunga notte della 'Diaz'. Riguardo all'affermazione del presidente del tribunale, il quale ha detto che si può 'condannare solo in base alle provè, per Zucca le prove per condannare anche i vertici «c'erano anche secondo quei magistrati che nel corso delle indagini preliminari hanno valutato questa vicenda esprimendo dei giudizi che ci hanno confortato ed orientato. Nelle motivazioni i giudici delle indagini preliminari addirittura ci hanno fatto rilevare come fossimo stati carenti nell'azione. Hanno ordinato di formulare nuove imputazioni». «Diciamo -aggiunge ancora Zucca- che era una sentenza prevedibile. Ovunque nel mondo, i processi contro i poliziotti hanno risultati del genere».
La sentenza che dopo quattro anni di istruttoria dibattimentale ha concluso il processo per i fatti della scuola 'Diaz' lascia un profondo senso di amarezza». È quanto afferma l'Associazione nazionale giuristi democratici a proposito della sentenza sul G8. «Anche se solo le motivazioni ci faranno comprendere meglio la decisione del Tribunale -premette- appare di immediata evidenza un'inquietante riduzione dell'indipendenza reale dell'autorità giudiziaria ed emerge quanto il clima di pesante intimidazione che si respira nel Paese nei confronti dei poteri di garanzia finisca per riflettersi sulla tutela dei diritti fondamentali». Per l'Angd «a fronte della mattanza che si è verificata alla scuola 'Diaz', della falsità dei verbali di arresto, della falsità delle prove portate in giudizio sono stati condannati solo gli uomini del reparto celere di Roma, guidati dal questore Canterini. In attesa di leggere le motivazioni, non possiamo che rilevare come sia mancato il coraggio di risalire la catena di comando sino a coloro che avevano la responsabilità dell'azione. In ciò la commissione parlamentare d'inchiesta, promossa e non attuata, avrebbe potuto e potrà fare maggiore chiarezza». «In definitiva -conclude l'associazione- il giorno della 'Diaz' è stato uno dei giorni più brutti per la democrazia italiana e la sentenza non ne ha saputo cogliere fino in fondo la gravità, limitandosi all'accertamento della responsabilità degli autori materiali. Ancora una volta, lo Stato ha dimostrato di non sapere giudicare fino in fondo se stesso».
«La Diaz è stata la vergogna della polizia, ma questa sentenza è la vergogna della magistratura. Le assoluzioni hanno creato un clima che non è bello, potrebbe provocare qualche testa calda. Se ne sono oltraggiato io, figuriamoci gli altri, i feriti, i no global». Lo afferma in un'intervista a «La Stampa» l'agente Luigi Fazio che partecipò all'operazione della scuola Pascoli, accanto alla Diaz, al G8 di Genova. Fazio sottolinea che la decisione dei giudici lo indigna «perchè un ladro di polli prende tre mesi, mentre chi ha deciso e ordinato l'irruzione nulla. Sono rimasti i poveracci. Sono stato forse io a fare tutto da solo, sono stati Canterini e gli altri? C'ero io alla riunione in questura per dare il via a un'operazione sconsiderata?». «Allora -aggiunge- anche la magistratura ha dimenticato quel massacro, se oggi 10-15 capi d'imputazione sono sfumati. Al mio legale, l'avvocato Diego Perugini, il pm ha detto che io ero quello che c'entrava meno di tutti, ma lui non poteva permettersi di perdere i pezzi. Beh, ora hanno perso tutto.Tra pubblico ministero e giudici hanno fatto un pasticcio».
Analogamente alla sentenza di primo grado sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto, quella emessa ieri sulle violenze nella scuola Diaz conferma che qualcosa di grave accadde a Genova nel luglio di sette anni fa: così la sezione italiana di Amnesty International interviene in merito alla sentenza sulle violenze alla Diaz. «Tredici funzionari dello Stato sono stati condannati per le brutalità commesse nei confronti di decine di persone inermi. Amnesty sottolinea che, se il processo è giunto a tale conclusione, ciò si deve alla tenacia dei pubblici ministeri e al coraggio delle vittime, delle organizzazioni che le hanno sostenute e dei loro avvocati, che hanno preso parte a centinaia di udienze in un contesto nel quale si è più volte cercato di aggirare l'obiettivo dell'accertamento della verità». «Occorrerebbe chiedersi - prosegue il commento di Amnesty - se una sentenza diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilità penali nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorità italiane che mai, in questi sette anni, hanno voluto contribuire alla ricerca della verità e della giustizia. In questi anni non abbiamo sentito una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine nel luglio 2001, non c'è stata una commissione d'inchiesta, non si è risolto il problema dell'identificazione dei funzionari delle forze dell'ordine, non sono stati istituiti organi di monitoraggio indipendenti nè meccanismi correttivi interni».
«Grida veramente vergogna la sentenza emessa dal Tribunale di Genova di assoluzione per i vertici della polizia responsabili del massacro nella 'macelleria messicanà avvenuta alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001». Lo afferma il leader di rifondazione Comunista Paolo Ferrero. «Si tratta davvero - sottolinea - di una delle pagine più cupe e vergognose della storia repubblicana. Una pietra tombale alla verità e alla giustizia che chiediamo da 7 anni e mezzo è stata messa e, ancora una volta, ci troviamo purtroppo di fronte ad una giustizia forte con i deboli e debole con i forti».
Non è tanto l'aver ridotto la pena complessiva a 36 anni, quanto la qualità a lasciare amareggiati, perchè attribuisce responsabilità ai quadri intermedi e non ai dirigenti. La responsabilità infatti sta sempre in alto e gli imputati sono stati assolti con una formula incredibile e vergognosa per la giustizia di questo Paese». Così Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, morto nel corso degli scontri del G8 a Genova, intervenuto telefonicamente al corteo organizzato dagli studenti dell'università Roma Tre, che si è fermato appositamente per permettere a Giuliani di parlare agli studenti con un telefono amplificato dal megafono. «Andate avanti e fate crescere questa bella onda - ha esortato il padre di Carlo - e tenete gli occhi aperti perchè la nottata è ancora lunga da passare».
«Oggi, a sentenze emanate, si può ragionare anche su una commissione di inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità politiche». Lo ha detto Chieti - a margine di un appuntamento elettorale - il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la sentenza per l'irruzione alla scuola «Diaz» durante il G8 del 2001. «Una cosa sono le responsabilità politiche e una cosa sono le responsabilità giudiziarie - ha aggiunto Di Pietro - e i giudici possono valutare soltanto sulla base degli elementi costitutivi di reato e sulla base di prove idonee e concrete per accertare le corresponsabilità. Quindi i giudici hanno fatto il loro dovere e se qualcuno non è convinto di quella sentenza può e deve fare appello perchè i giudici successivi possono eventualmente rivederla». «Io rispetto le sentenze - ha aggiunto - e non le commento: so però che una responsabilità politica enorme come una casa c'è. Perchè chi è andato a fare l'irruzione alla Diaz non ci è andato perchè si è alzato col mal di stomaco, ma perchè qualcuno ce lo ha mandato e ha fatto quella cosa in quanto si sentiva coperto».
«La sentenza arrivata ieri sera sulla mattanza avvenuta alla scuola Diaz nei giorni del G8 di Genova nel 2001 è vergognosa - dice il segretario del Prc Paolo Ferrero - anche perchè ieri è successa una cosa non casuale: come al solito, in Italia si condanna la bassa manovalanza e non i mandanti di un tragico episodio. Si tratta di una sentenza vergognosa, drammaticamente in linea con quanto successo con altre stragi che hanno insanguinato la storia del nostro Paese e che sono rimaste impunite». Quanto ad una commissione di inchiesta ipotizzata oggi anche dal partito di Antonio Di Pietro, l'Idv nel caso in cui, anche in appello,venisse confermata la sentenza arrivata ieri sera, Ferrero ha osservato: «Anche qui ci sono parecchi sepolcri imbiancati. Quando l'Unione era maggioranza e noi la proponemmo non si fece per colpa delle resistenze di Di Pietro e di parti del Pd». Quindi, «se oggi arriva questa sentenza è anche colpa del centrosinistra che non ha voluto fare chiarezza quando poteva. Insomma, oggi una commissione d'inchiesta sarebbe del tutto inutile, e chiederla è da sepolcri imbiancati. Per ottenere la verità, sui tragici fatti del G8 di Genova del 2001, è necessario perseguire ben altre strade».
«È sinceramente scandaloso, se non fosse patetico, che Di Pietro e Idv,ossia i principali affossatori dei ddl per l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul G8 di Genova, insieme ai radicali e a una buona fetta di coloro che avrebbero poi costituito il Pd, quando a governare erano loro, oggi chiedano che la politica faccia luce dove la magistratura non può arrivare. Ma chi credono di prendere in giro?» È Gigi Malabarba, già senatore di Sinistra Critica e primo firmatario del ddl per l'istituzione della Commissione d'inchiesta sui fatti di Genova a polemizzare con l'Idv che oggi chiede una commissione di inchiesta. «A promuovere il regista della repressione di Genova, Gianni De Gennaro, sottraendolo al giudizio dei magistrati di Genova, sono stati proprio loro peraltro con totale consenso del centrodestra». «Com'è stato possibile che il Capo della Polizia, cioè il capo degli operativi, abbia potuto diventare prima, con un 'golpè istituzionale, capo-gabinetto del Viminale (per giunta a pochi giorni dalla sua iscrizione nel registro degli indagati) e poi supercommissario ai rifiuti e infine Capo dei servizi segreti? Adesso con chi la fanno la Commissione d'inchiesta? Con Berlusconi? Non c'è alcuna credibilità per le lacrime di coccodrillo di certi personaggi» conclude Malabarba.
«Coloro, come Di Pietro, che oggi propongono una commissione d'inchiesta parlamentare sui fatti di Genova e che, durante il governo Prodi, furono determinanti coi loro voti per affossarla, nonostante fosse inserita nel programma di governo da loro sottoscritto, sono dei sepolcri imbiancati». Lo dichiara Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum, oggi eurodeputato di Rifondazione comunista/Sinistra europea. «A Genova, a Bolzaneto, alla Diaz - secondo Agnoletto - la Costituzione e le leggi sono state trasformate in carta straccia: non perchè alcune centinaia di poliziotti e di carabinieri improvvisamente e contemporaneamente sono impazziti, ma perchè qualcuno, più alto in grado, li aveva spronati o almeno autorizzati ad agire in quel modo». Una commissione d'inchiesta parlamentare, sostiene, «avrebbe dovuto indagare le responsabilità di chi ricopriva ruoli di direzione dell'ordine pubblico. Quando era possibile istituire una commissione, con questo mandato, mancarono i voti determinanti dell'IdV; oggi, con questa maggioranza, pronta a celebrare come eroi i dirigenti di polizia coinvolti nell'assalto alla Diaz, avanzare una simile proposta è semplice demagogia». Domani, informa poi l'europarlamentare, a Genova il Comitato verità e giustizia organizzerà (dalle 11 alla Sala del museo Sant'Agostino) un primo convegno pubblico per valutare tutte le possibili iniziative da proporre.

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