3 settembre 2008

L'estate dei sindaci-sceriffo. A Cantù numero verde antimmigrati.

E' straniero? Sembra sospetto? Denunciatelo! E' Tiziana Sala, sindaco leghista di Cantù (provincia di Como) a chiederlo alla cittadinanza. Sarà facile, basterà chiamare un numero verde e, anche restando nell'anonimato, i vigili si metteranno sulle tracce del malcapitato. Giovedì scorso il consiglio comunale canturino ha messo in atto ciò che era previsto nel decreto Maroni: autonomia e creatività dei sindaci. Peccato che gli sforzi creativi abbiano trascurato alcuni particolari, non irrilevanti.
La delibera intitolata "provvedimenti contro la permanenza degli stranieri clandestini sul territorio" prevede l'istituzione di un ufficio comunale da inserire all'interno del comando di polizia locale. Le persone che vi lavoreranno saranno investite del ruolo di "agenti antimmigrazione", con tanto di formazione professionale prevista. Sarebbero garantite una, due "ronde" a cadenza settimanale, di verifica delle segnalazioni ricevute. Ma qual è il limite tra «un invito alla partecipazione politica della cittadinanza», come si è giustificata la Sala, e una richiesta di diffidare dall'altro, perché straniero?
Stefano Galieni, responsabile immigrazione del Prc, risponde: «C'è una gara in atto tra amministratori locali di centrodestra e centrosinistra a chi inventa la migliore ordinanza xenofoba. Il sindaco di Cantù è in buona posizione. Si teme che qualcuno si impegni per sorpassarlo a destra. Dal punto di vista prettamente giuridico il reato, o presunto reato, si denuncia se lo si vede. Credo che essere presenti su un territorio, passeggiare, chiacchierare, non sia ancora considerabile come prova di reato». Il rischio è evidente, è quello di incentivare la popolazione al razzismo. Di condurlo al sospetto. Ma Il sindaco di Cantù giudica positiva la sua invenzione: «Nel nostro territorio sono presenti troppi immobili affittati a clandestini. In queste case l'illegalità deborda. Dallo spaccio alla prostituzione, sono tutti reati da perseguire. Noi vogliamo essere d'aiuto alle forze dell'ordine».
Sul documento comunale si legge che «il provvedimento perseguirebbe l'obbiettivo di combattere lo sfruttamento di gente animata da principi onesti ma che, per via del suo irregolare stato di permanenza sul territorio ospite, si trova esposta alla mercè di persone disoneste e pronte ad approfittare della situazione». Poi però si associa la lotta allo straniero alla lotta agli affitti in nero. Anzi l'una agevolerebbe le famiglie italiane sul tema forte della casa: «La collaborazione tra enti locali e cittadinanza creerà le condizioni per cui le persone oneste e che lavorano regolarmente non vedano i proprio diritti ingiustamente sviliti da situazioni di irregolarità e disonestà».
E si fa preciso riferimento «al lavoratore dipendente che non riesce a prendere in affitto una casa per sè e la propria famiglia ad un costo ragionevole perché il proprietario preferisce affittare irregolarmente la stessa abitazione a stranieri irregolari disposti a pagare più del dovuto e di abitare magari in 7 o 8 in uno spazio abitativo adeguato a non più di 3 o 4 persone». Il rischio è quello di fomentare un'ondata di "razzismo" anonimo. E per quanto il comune si sia affrettato a spiegare che le forze dell'ordine «prenderanno i riferimenti di chi chiama, ma ne tuteleranno l'identità», qualcosa continua a non tornare. Alessandro Gilioli, un giornalista, ha fatto un esperimento e lo ha raccontato sul suo blog: «Il numero verde non esiste ancora, ma solo per motivi tecnici. Già adesso si può fare la segnalazione allo 031717411, il centralino dei vigili. Io l'ho fatta - falsa ovviamente - da numero anonimo, senza dire chi ero e dicendo una via a caso presa su Google Maps. "Ho visto un negro che vendeva chincaglieria, per me quello il permesso di soggiorno non ce l'ha, andatelo a prendere"».

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