26 settembre 2008

G8 Genova: anche Fournier nel mirino per il massacro della Diaz

"Pure lui protagonista delle violenze"Il funzionario aveva denunciato la "macelleria messicana" nella scuola

E se anche il funzionario che denunciò con amarezza la «macelleria messicana» cui suo malgrado aveva assistito ? il poliziotto "buono", il vicequestore Michelangelo Fournier - avesse in realtà scientemente partecipato al massacro della scuola Diaz? L´inquietante interrogativo è stato lanciato nel corso dell´udienza per il famigerato blitz del G8, e a farlo è stato un avvocato delle parti civili, Domenico Giannantonio. Che ha rafforzato la sua clamorosa tesi con una serie di «prove giuridicamente provate». Secondo il legale, Fournier avrebbe preso parte attivamente all´ignobile pestaggio, «sferrando un calcio in faccia ad uno dei 93 no-global. Picchiando, e divertendosi». Altro che fermare gli agenti, gridando «Basta, basta, basta!», e soccorrere le vittime. Incrociando le testimonianze del dibattimento, in particolare quelle delle parti offese, con molti indizi «gravi, precisi e concordanti», Giannantonio ha ricostruito una delle pagine più nere nella storia della Polizia dello Stato. Partendo dalla telefonata fatta dall´allora capo della polizia, Gianni De Gennaro, al suo braccio destro Arnaldo La Barbera. Ricordando il disegno complessivo del Ministero dell´Interno così come illustrato dal prefetto Ansoino Andreassi: c´era da recuperare l´immagine davanti a tutto il mondo, bisognava fare più arresti possibile. «In via Cesare Battisti l´obiettivo era quello di fare male a tutti i presenti, di ferirli e mettere a soqquadro l´istituto per far credere ad un episodio di resistenza da parte di fantomatici Black Bloc». Una mattanza cui non si sarebbe sottratto neppure Fournier, che per sua stessa ammissione era l´unico a parlare inglese: «Un uomo con la divisa del VII Nucleo sperimentale spaccò la testa con un calcio ad un ragazzo, gridandogli ?Shut up!´, stai zitto, e poi dicendo agli altri agenti alla fine del metodico massacro che ?non c´era più da divertirsi´». Al clamoroso intervento di Giannantonio ne è seguito uno altrettanto emozionante, protagonista l´avvocato Claudio Novaro, che ha mostrato un filmato inedito del sacchetto azzurro con le molotov, introdotte nella scuola dalla polizia e poi falsamente attribuite ai fermati. Alla ricostruzione di quella notte maledetta ha partecipato con il suo intervento un altro legale, Laura Tartarini. «Il tentativo compiuto dagli imputati e dalle loro difese ? ha denunciato l´avvocato - è stato non tanto quello di negare o spiegare gli accadimenti (i pestaggi così come la falsificazione) ma prevalentemente quello di giustificare tale accadimenti attraverso la creazione di un nemico (le vittime appartenenti ai manifestanti violenti o la procura politica) talmente pericoloso e orrendo da giustificare agli occhi dei cittadini e del tribunale stesso di certo la confusione e la smemoratezza, ma di seguito anche il mancato rispetto di alcune normative e diritti delle persone fino a giungere chissà dove. (...) Ci dicono gli imputati e in parte anche l´amministrazione dell´Interno in generale, che da queste persone occorreva difendersi con ogni mezzo necessario, senza inutili orpelli burocratici. Ci dicono anche che non dovremmo lamentarci perchè loro hanno agito per difenderci e sono gli unici in grado di farlo. Ed è proprio questa sorta di chiamata in correità, quella per cui ci viene chiesto di girarci dall´altra parte, di far finta di nulla, quella che dobbiamo rifiutare».


Fonte: La Repubblica Genova

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