3 settembre 2008

Carica della polizia sul presidio di Grottaglie (Ta)

Il presidio permanente No Discariche denuncia pubblicamente l’aggressione subita il primo settembre dalle Forze dell’Ordine dirette dal dirigente del commissariato di Polizia di Stato di Grottaglie, Cosimo Candida.
Donne, bambini, gente anziana: tutti i partecipanti al pacifico sit-in contro l’apertura della nuova discarica Ecolevante ed in difesa della nostra salute si è trasformato in una specie di mattanza cilena. Gente inerme, seduta per terra, presa a calci e manganellate da poliziotti e carabinieri, mentre i vigili urbani di Grottaglie chiudevano la strada al traffico per evitare che queste violenze fossero visibili anche agli automobilisti. Altri cittadini fermati sono stati identificati all’interno della discarica quasi fosse una succursale del commissariato.
Per fortuna, ci sono video, foto e prove certe di ciò che è accaduto. Chi, come noi, protesta contro ecomostri ed ecomafie, finisce per intasare gli ospedali, com’è accaduto il 1° settembre del 2008. Al pronto soccorso, sono infatti arrivati una ventina di cittadini feriti dalle forze dell’ordine. Per uno di essi, è stato necessario il ricovero. Cittadini che, al pronto soccorso, sono poi stati piantonati dagli stessi agenti di Polizia di Stato visibilmente preoccupati dalle denunce.
Malgrado questi metodi da dittatura, il presidio non si ferma. Denuncia e continuerà a denunciare tutti gli abusi di questa nuova discarica, il famigerato terzo lotto, che sorge su una condotta di acqua potabile, tra siti archeologici e realtà produttive, a due passi da una casa famiglia per diversamente abili, in una provincia – quella di Taranto – che dal punto di vista ambientale è già nel disastro.
Autorizzazioni concesse dai politicanti locali con carte falsate da gravi omissioni e violazioni delle norme ambientali della società Ecolevante: tutte questioni per le quali Ecolevante e Provincia di Taranto sono stati rinviati a giudizio.
Ma nulla di tutto ciò richiama l’attenzione delle forze dell’ordine quanto un gruppo di pacifici manifestanti da picchiare e intimidire. Andremo sino in fondo a questa brutta storia senza farci fermare dai complici degli inquinatori e invitiamo già da adesso alle prossime mobilitazioni.
Permettete lo sfogo? Rispetto. Pretendiamo rispetto. Pretende rispetto la nostra lotta. Pretende rispetto la gente pestata. Donne e uomini liberi picchiati con odio da chi è abituato a dire signorsì sissignore. Lunedì scorso, quel Primo Settembre, hanno prevalso le nostre ragioni. La nostra non violenza è stata più forte di tutti calci e i pugni, è stata più potente delle manganellate e delle intimidazioni. Eravamo in tanti, subito dopo, al pronto soccorso. Ma la nostra tenacia non ha nemmeno un graffio. E’ arrivato il momento della solidarietà. E non è sempre facile trovare parole adeguate per ringraziare abbastanza, soprattutto per chi da lontano ci è adesso vicino. Ma per chi vive qui, in tutta franchezza, adesso e in futuro, la nostra terra ha bisogno anche d’altro. C’è bisogno di un impegno reale, davvero concreto. Quando c’è in ballo la salute di tutti, c’è bisogno che, a difenderla, al nostro fianco, ci sia una Comunità intera; un popolo che sappia impugnare la sua cultura, la sua storia, le sue speranze, e sventolarle come una bandiera. Care concittadine, cari concittadini, contro la distruzione e l’inquinamento, contro questi abusi, contro queste discariche, contro queste prepotenze, noi non ci arrenderemo mai. Assolutamente.

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