18 aprile 2008

Il 24 aprile la sentenza del tribunale di Cosenza

Prosegue in Corte d'assise a Cosenza, con altre arringhe difensive, il processo ai 13 militanti no global aderenti alla "Rete del sud ribelle" accusati di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 durante il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova. L'avvocato Maurizio Nucci, difensore di due degli imputati, Anna Curcio e Claudio Dionesalvi, ha sostenuto «l'assoluta inconsistenza di prove a support,o della contestazione di associazione sovversiva». «Non esistono prove, in particolare - ha aggiunto - sul presunto accordo tra gli imputati per costituire tale associazione e per attuare i reati contestati dal pm, come la sovversione dell'ordine pubblico». Anche l'avvocato Luigi Bonofiglio, difensore di Michele Santagata, ha sostenuto l'insussistenza dell'associazione sovversiva. Il processo riprenderà il prossimo 23 aprile, mentre per il giorno successivo era stata fissata la sentenza ma, a causa di alcune udienze annullate, la data della fine del processo potrebbe anche slittare. Il pm, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati a complessivi 50 anni di reclusione e 26 di libertà vigilata. La condanna più alta, sei anni di reclusione e tre di libertà vigilata, è stata chiesta per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione comunista; Luca Casarini, leader delle "tute bianche", e per Francesco Cirillo. «L'attività di Casarini, Caruso e degli altri al G8 di Genova è stata di tipo politico» spiega uno dei difensori, Maria Luisa Daddabbo: «e rientrava nelle iniziative consuete del movimento di cui gli imputati fanno parte. Non esiste alcuna prova che gli scontri siano stati pianificati e poi messi in pratica dagli imputati. Anzi, l'analisi dei filmati e delle intercettazioni dimostra proprio il contrario e cioè che gli scontri sono stati provocati in maniera del tutto arbitraria dalle forze dell'ordine che hanno agito a freddo provocando la fuga degli imputati e degli altri manifestanti. Scappare dalle cariche di polizia non è reato. Peraltro, dopo i processi di genova ad alcuni membri delle forze dell'ordine, appare chiaro che l'intero castello accusatorio sta crollando». I difensori chiederanno l'assoluzione. Il processo di Cosenza dura da oltre tre anni. I 13 imputati sono accusati d'aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata "rete meridionale del sud ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001. Al sodalizio avrebbero aderito gruppi antagonisti meridionali uniti dall'obiettivo di turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro. Le arringhe della difesa sono cominciate il 4 febbraio e si concluderanno il 23 aprile. L'avvocatura dello Stato ha chiesto 5 milioni di euro come risarcimento per i danni all'immagine patiti durante il Global forum di Napoli e durante il G8 di Genova. La rete supportolegale.org, dove si possono trovare informazioni preziose sui processi di Genova e Cosenza, commenta così: «Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più "I Mostri", che non "I Soliti Ignoti"». Durante il processo uno dei consulenti tecnici, Raffaele Borretti, ha ammesso di non aver trovato del materiale audio non è stato ritrovato sul supporto magnetico e informatico consegnatogli. A metà marzo i pm genovesi avevano chiesto 80 anni di reclusione per i 25 presunti responsabili delle torture nella caserma di Bolzaneto.

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