3 febbraio 2008

Milano: Esplode ordigno rudimentale alla moschea in via Quaranta

Ancora un attentato a una moschea. Questa volta è stata presa di mira quella di via Quaranta a Milano, dove aveva sede la scuola islamica al centro di un'aspra polemica con le istituzioni e dove in passato aveva anche predicato Abu Omar, l'imam ritenuto un terrorista e rapito il 17 febbraio 2003 da agenti della Cia e dei servizi segreti italiani. La scorsa notte tra l'una e l'una e mezza in via Passo Pordoi, dove c'è l'ingresso principale riservato agli uomini della moschea, è esploso parzialmente un ordigno rudimentale piazzato tra le inferriate e il doppio vetro di una porta finestra che dà sulla strada e che porta in una stanza del seminterrato. L'attentato è stato rivendicato nel pomeriggio, attorno alle 17.30, con una telefonata di un uomo alla redazione del quotidiano Il Giornale diretto da Mario Giordano. Si è trattato di una chiamata molto breve, nella quale non è stata nominata alcuna sigla. Dai primi accertamenti la manifattura artigianale ha fatto sì che solo uno dei vari candelotti di esplosivo, che componevano l'ordigno, prendesse fuoco. Alcuni testimoni, come una donna che abita lì vicino, hanno sentito il rumore dell'esplosione ma senza dare particolare perso alla cosa. Invece oggi il responsabile Ali Sharif, arrivato verso le 14 in moschea ha trovato uno strano sacchetto semi bruciato e ha avvertito le forze dell'ordine. Subito sono arrivati Digos e artificieri che hanno transennato la strada privata che fa angolo con via Quaranta e hanno fatto i rilievi per appurare la natura dell'attentato. Secondo i primi accertamenti - l'inchiesta verrà condotta dal pool antiterrorismo della Procura - l'episodio è da ascrivere a fenomeni di intolleranza e discriminazione."Siamo molto dispiaciuti - ha detto Sharif - siamo brava gente, vogliamo andare d'accordo con tutti e siamo per la pace".
"Questi sono i risultati di una campagna razzista e anti-islamica e di odio nei nostri confronti che va avanti da anni", ha commentato Abdel Hamid Shaari, portavoce del Centro culturale islamico di viale Jenner dove, in un garage, ha sede la moschea milanese più frequentata. Shaari che ha ricordato la lunga serie di attentati che si sono susseguiti da quelli della scorsa primavera alla sedi milanesi dell'Islamic Relief e del Coreis, a quelli contro le moschee di Segrate, Abbiategrasso e Brescia, ha precisato:"Anche se per fortuna non hanno fatto gravi danni, stanno cercando di provocare la comunità islamica per ottenere una reazione. Noi faremo di tutto per tenere i nervi saldi e non rispondere. Chiediamo, però, alle persone che cercano il dialogo e alle organizzazioni democratiche la solidarietà contro queste provocazioni continue alimentate solo dall'odio".

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