10 febbraio 2008

Lettera aperta di Avni Er

Comunista turco, detenuto nelle carceri italiane, rischia l’estradizione, nonchè la morte. Avni Er, sceglie lo sciopero della fame per contrastare l’estradizione decisa dalla giustizia italiana, "preferendo morire in Italia, piuttosto che essere ucciso sotto tortura in Turchia".

Cari compagni/e,sono Avni Er, sono un comunista turco e mi trovo dal 1° aprile 2004 nelle carceri italiane. Lo stato turco ha chiesto all’autorità italiana la mia estradizione. Vi vorrei raccontare quali sono i motivi per cui è stata richiesta la mia estradizione e se fosse accolta ciò che mi aspetta.
Quali sono i miei crimini?Io sono un comunista. Non posso far passare nel silenzio i massacri che avvengono nel mio paese. Cerco di informare tutti coloro che difendono i diritti umani nel mondo, delle disumane condizioni e dei massacri in Turchia. Io sono accusato di aver “protestato” contro il ministro degli esteri della Turchia, nel parlamento europeo di Bruxelles. Infatti il ministro turco è stato contestato durante un suo discorso in parlamento. Questa protesta era legittima e democratica. Mentre lui faceva il suo discorso, sono stati mostrati alcuni cartelli riportanti fotografie dei corpi bruciati dei prigionieri durante uno dei tanti attacchi militari nelle carceri turche. Nella fattispecie erano fotografie del massacro avvenuto nel 1999 in Ankara, ordinato dal governo che il ministro rappresentava. Tale ferocia doveva essere denunciata a tutto il mondo. Anche se durante la protesta io non c’ero, sono totalmente solidale. E’ un dovere per tutti coloro che difendono i diritti umani e la democrazia, protestare contro i massacri dello stato fascista turco. Il 1° aprile 2004 sono stato arrestato insieme alla mia compagna Nazan Ercan.
Il nostro arresto fa parte di una strategia pianificata dal regime fascista in Turchia con la collaborazione dell’Italia e di altri paesi europei, in quanto i rapporti economici con il mio paese sono fondamentali al mercato della EU. Dopo il 1° aprile, giorno del nostro arresto, sono state perquisite in effetti esclusivamente sedi rappresentative di associazioni democratiche ed uffici stampa, interessate a denunciare ciò che accadeva (ed accade ancora) in Turchia. Questa operazione è servita, quindi, solo a creare un clima di terrore nei nostri confronti. In Turchia la maggior parte delle persone arrestate sono state torturate ed isolate. Falsi indizi sono stati usati dalla polizia turca per giustificare gli arresti. Quello che abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, il 1° aprile non è una novità per noi. Il regime fascista in Turchia usa questa strategia del terrore da anni e anni contro i suoi oppositori. La storia della repubblica turca è piena di massacri e ferocità. Non voglio andare troppo indietro, basta guardare gli ultimi 20 - 25 anni.
In Turchia abbiamo vissuto tre golpe. L’ultimo golpe è stato quello del 12 settembre 1980, organizzato dagli USA ed eseguito dai militari. Il mattino del 12 settembre la popolazione si è svegliata con il rumore dei carri armati. Migliaia di rivoluzionari, democratici comunisti e curdi sono stati uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e torturati. L’intera Turchia è diventata una caserma militare. Da tutte le parti del paese arrivavano notizie di massacri e torture. Le carceri sono diventate vere e proprie camere di tortura.
Nel 1984, per protestare contro questa feroce repressione i prigionieri politici hanno cominciato uno sciopero della fame a seguito del quale morivano 4 prigionieri. Naturalmente man mano che la resistenza del popolo cresceva, la repressione si faceva sempre più incalzante e feroce. A causa di una violenta incursione militare dentro una prigione, che costò la vita di due detenuti, seguita dopo poco tempo da un’altra in cui altri quattro prigionieri morirono, nel 1996 i prigionieri politici cominciarono uno sciopero della fame per il quale dodici di loro persero la vita. Nel 1999 i militari attaccarono con le armi di nuovo il carcere di Ankara: dieci prigionieri morirono a causa di torture. Vorrei sottolineare che le foto mostrate durante l’iniziativa al parlamento europeo rappresentavano i fatti qui citati. Ed ancora: è per questo motivo che lo stato turco chiede la mia estradizione. Gli attacchi dello stato fascista turco non si sono mai fermati, anzi sono aumentati. In più sono state costruite nuove carceri di isolamento. Nell’ottobre del 2000, in segno di protesta contro l’isolamento e la repressione, i prigionieri hanno cominciato un nuovo sciopero della fame. Il 19 dicembre 2000 lo stato ha inviato le sue forze militari ad assaltare ventuno carceri ed i massacri si sono ripetuti: questa volta altri ventotto prigionieri furono gravemente feriti. Durante questa carneficina i militari hanno usato gas chimico e diverse bombe. Coloro che sono sopravvissuti furono deportati nelle carceri “Tipo F”. Nonostante le loro terribili condizioni fisiche e psichiche hanno continuato lo sciopero della fame.
In sette anni di resistenza sono morte 122 persone e più di seicento sono rimaste senza memoria a causa della somministrazione dell’alimentazione forzata. Quando parliamo dello stato fascista turco sappiamo quello che diciamo e non è un’esagerazione né demagogia. Turchia è una terra in cui lo “stato” permette ai “cacciatori di teste” fascisti di collezionare trofei consistenti in parti mutilate dei corpi dei rivoluzionari che lottano per l’indipendenza e l’uguaglianza. Dozzine di pubblicazioni ispirate da ideali di uguaglianza, giustizia ed indipendenza vengono ritirate e censurate. Migliaia di rivoluzionari, comunisti e democratici sono uccisi, imprigionati e torturati. Trentamila curdi sono stati massacrati e torturati solo per aver rivendicato la propria origine e la propria lingua. Questo è lo stato che ha chiesto la mia estradizione. La democratizzazione della Turchia è solo bassa demagogia. La stessa Corte Europea ha condannato varie volte la Turchia per le sue politiche discriminanti e per le ripetute violazioni dei diritti umani.
I rivoluzionari, i democratici non hanno alcuna sicurezza per le loro vite; noi no abbiamo sicurezza di vita in Turchia. Estradando me l’autorità italiana si assocerà al regime fascita turco divenendo responsabile delle torture, dei trattamenti disumani e degradanti ai quali verrò sottoposto. Per cui sappia l’autorità italiana che se proverà a portarmi contro la mia volontà riuscirà ad inviare solo il mio corpo senza vita.

AVNI ER

Firmate la petizione contro l’estradizione di Avni e Zeynep (un altro detenuto nelle sue condizioni) qui: http://www.avni-zeynep.net/

Scrivete ad Avni all’indirizzo:Via Badu é Carros 1, 08100 Nuoro

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