11 gennaio 2008

Depenalizzare i reati sociali, il 2 febbraio tutti a Cosenza

Finalmente due buone notizie. Ieri i tribunali di Roma e Milano hanno emesso due sentenze importanti che assolvono per " motivi di particolare valore morale e sociale" i militanti imputati per le occupazioni di Action nella capitale e per il Trainstopping contro la guerra, in Veneto. Queste sentenze danno ragione a chi agisce disobbedienza per opporsi alla guerra e a chi pratica la riappropriazione di case per non le ha. Finalmente vengono smentiti i politicanti che a destra come nell’Unione non si è fatto alcuno scrupolo a partecipare a una vera e propia campagna di criminalizzazione del movimento. Tutti ricordiamo le richieste di carcere per i pericolosi violenti e sovversivi che la magistratura, con sentenze di alto valore democratico ridonano alla partecipazione dal basso il valore e il potere di legiferare. Il pronunciamento dei tribunali di Roma e Milano sono una bella azione giuridica che impedisce di criminalizzare il percorso di larghi strati deboli della società e pongono alla politica il tema del riconoscimento delle azioni di conflitto e disobbedienza. In Italia è urgente l’apertura di un dibattito istituzionale per la depenalizzazione dei reati sociali, perché troppi sono ancora i processi in corso.
A Cosenza, si sta concludendo il processo contro 20 compagni e compagne del movimento. L´accusa è di aver costituito, col tramite di un’associazione sovversiva, una “cupola” capace di “tele-guidare” il movimento nei controvertici di Napoli e Genova 2001 per “devastare le città” al fine di “attentare all’ordine costituzionale e sovvertire l’ordine economico dello stato”. Ci sarebbe da ridere ma con queste ed altre gravissime contestazioni (cospirazione, propaganda sovversiva, associazione a delinquere ecc) il Pm Fiordalisi vuol concludere una vicenda processuale che ebbe l’attenzione di tutta l’Italia pochi giorni dopo il Social forum di Firenze del 2002 con l’arresto “cautelare” di diciotto attivisti meridionali. L’enorme solidarietà popolare (che portò a manifestare nelle strade di Cosenza oltre 100 mila persone), mise immediatamente in evidenza il carattere pretestuoso, tragicomico e incongruente del teorema accusatorio. Un teorema, quello della procura, che legge uno straordinario fenomeno sociale come il prodotto di un’organizzazione segreta e criminale. L’obiettivo di fondo è offrire false verità storiche, provando con una sentenza a ribaltare le vere responsabilità sui fatti di Napoli e di Genova 2001. La costituzione di parte civile del governo italiano che chiede 5 milioni di euro per ‘Danni d´immagine’ (!) conferma il permanere di una mancanza di discontinuità che tutti ci aspettavamo. In questi ultimi anni il meridione italiano è stato scosso da autentiche ribellioni popolari innescate dal diritto alla salute, al reddito e alla salvaguardia ambientale. Come si è dimostrano a Melfi, Scanzano e Acerra alcuni tra i temi più scottanti su cui si è schierato il movimento tendono a diffondersi “motu proprio” secondo i processi orizzontali e reticolari tipici dei grandi movimenti di massa. Con i processi sul Global Forum di Napoli e il G8 di Genova si apre una battaglia politica la cui posta in palio non è “soltanto” la sorte personale di decine di compagni e compagne e neppure la fondamentale affermazione della verità storica e sociale su quelle giornate, ma la possibilità stessa di continuare a ostacolare la nuova barbarie della guerra e della devastazione sociale e ambientale. L’unica “vittoria” possibile, in simili processi, non potrà pertanto limitarsi al piano giudiziario, ma dovrà essere la presa di coscienza in tutto il paese che nel 2001 ci fu una calcolata e drammatica sospensione dello stato di diritto: si estesero a uno straordinario fenomeno politico quei dispositivi di violazione dei diritti della persona che sempre più vengono sperimentati sui soggetti deboli della società a partire dai migranti. La sinistra non può non ricominciare anche dalle pratiche di dissenso, per questo dobbiamo esserci tutti, anche chi in questi anni non c’era. Il 2 febbraio dobbiamo essere Cosenza per partecipare alla manifestazione nazionale indetta de tutte le realtà con cui in questi anni abbiamo lottato contro il neoliberismo e la guerra. Saremo ancora una volta lì per impedire che diversamente dalle sentenze di Roma e Milano, la procura di Cosenza condanni la speranza di poter lottare per cambiare.

Michele De Palma - segretaria nazionale Prc/Se
Italo Di Sabato - Responsabile Osservatorio sulla Repressione del Prc/Se

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