25 gennaio 2008

Cosenza: Il Pm Fiordalisi chiede oltre 50 anni di carcere per gli attivisti del "Sud Ribelle"

Le pesanti accuse del pm Fiordalisi: attentato allo Stato, cospirazione politica, associazione sovversivaAl processo di Cosenza l'accusa chiede pene pesanti contro tredici no global accusati di sovversione in relazione al Global forum di Napoli e al G8 del 2001. Per il pubblico ministero a Genova gli imputati avrebbero tentato di impedire all'allora governo di centrodestra di esercitare le sue funzioni
Altri 50 anni: le pene richieste dalla procura di Cosenza, si vanno ad aggiungere a quelle già sancite a Genova, dai giudici di primo grado. Se il luglio del 2001 è distante solo sette anni, ormai, il protrarsi dei procedimenti giudiziari contro i manifestanti sembra non avere temporalmente fine. «Lo Stato italiano è stato attaccato nella sua personalità interna ed internazionale»: per questo il pm Domenico Fiordalisi - sul quale il Csm ha indagato quattro volte e famoso per aver chiuso l'indagine sulla trasporta-rifiuti Jolly Rosso - al termine di una requisitoria durata sei ore, ha chiesto ai giudici di condannare i 13 imputati del Sud Ribelle a pene dai 2 ai 6 anni e sei mesi di reclusione, aggiungendo anche svariati anni di libertà vigilata. Si diceva che Cosenza fosse una Genova bis, in termini di processi contro i movimenti che parteciparono al G8 genovese: nelle due città, durante le udienze, sono passati gli stessi testi, gli atti dei processi sono rimbalzati da un luogo all'altro, i magistrati si sono incontrati, confrontati, scambiati materiale. In entrambi i casi la ricostruzione della procura non è cambiata nel corso del dibattimento, proseguendo diritta sulla propria strada, insistendo teste per teste, esame per esame, sul punto di partenza dell'inchiesta. La requisitoria del pm cosentino, Fiordalisi, ha confermato le presunte istanze emerse dall'accusa fin dall'inizio del procedimento: i 13 avrebbero avuto la volontà di «costituire un gruppo sovversivo». Le intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, una montagna, ne costituirebbero la prova suprema: «gli strumenti informatici in questa vicenda sono stati fondamentali perché è proprio attraverso questi strumenti che è stato possibile diffondere idee di violenza». Un clima, un ambiente e delle intenzioni, secondo la procura, che confermerebbero la sfilza di reati analizzati: cospirazione politica mediante associazione, al fine di impedire l'esercizio delle funzioni del governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001 e creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nello Stato; attentato contro gli organi dello Stato, a Napoli, a Genova, associazione a delinquere, sovversiva. Una marea di delitti, ma neanche un video o una testimonianza diretta a provarli, niente. Prima della requisitoria la Corte d'assise ha rigettato tutte le eccezioni sollevate dai difensori nella precedente udienza, circa l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche ambientali e telematiche, di cui erano state denunciate alcune irregolarità. Fiordalisi ha avuto il via libera che attendeva, snocciolando conversazioni, riferimenti, supposizioni. Un «teorema» per imputati e movimenti: poco prima di entrare in aula, Francesco Caruso, deputato di Rifondazione comunista ed imputato, aveva espresso l'animo dei 13 sotto processo: «le accuse abnormi che ci rivolge il pm, ci riempiono di orgoglio. Sono le stesse accuse che venivano rivolte a Pertini e Mazzini, ben altra cosa da chi viene accusato e condannato per mafia, tangenti e corruzione. Entriamo in tribunale a testa alta convinti che le nostre battaglie contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali non possono essere fermate da un tribunale o da un pm e ancor meno dai suoi assurdi teoremi». L'altro imputato noto, Luca Casarini, aveva avuto modo di commentare l'operato del pm: «è una requisitoria che si annuncia vergognosa già dalle prime battute, basata su un teorema politico per criminalizzare chi partecipò alle lotte da Seattle a Genova». In attesa della sentenza, come già accadde a Genova in occasione della manifestazione del 17 novembre, a Cosenza si dà appuntamento il movimento, pronto a scendere ancora una volta per strada, per ribadire la propria appartenenza ad una storia, in fase di traumatica riscrittura da parte dei tribunali nazionali: il 2 febbraio a Cosenza è prevista una mobilitazione nazionale. Nel frattempo toccherà agli avvocati difensori ribadire le proprie ragioni, tentando di riportare ogni cosa nel suo corretto piano di interpretazione: non sarà facile, in un processo in cui sembrano mancare le basi da cui partire.

fonte: il manifesto

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