31 luglio 2007

Fermiamo la violenza fascista. Basta incendi! Basta aggressioni!.


La notte tra il 28/29 Luglio veniva appiccato il fuoco alle porte del CSA Auro con il lancio di alcune bottiglie incendiarie. Solo l’intervento dei vigili del fuoco evitava che le fiamme si propagassero anche all’interno del centro nel quale dormiva un giovane occupante. Le svastiche, le celtiche e le scritte: “rossi ai forni”, “dux”, “vincere e vinceremo”, fatte sui muri del centro, sono l’inequivocabile segno della matrice neofascista del tentativo d’incendio di uno dei pochissimi luoghi di libera aggregazione nella nostra città. La stessa notte bottiglie incendiarie venivano lanciate anche contro il CPO Experia al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà.
Alcuni giorni prima un compagno del coordinamento 16 settembre veniva aggredito nell’affollatissima via Landolina, teatro ormai consueto della violenza squadrista a Catania, da tre noti esponenti del movimento neofascista Forza Nuova. Questi sono solo gli ultimi episodi di un’ ottusa escalation di violenza scatenata dall’estrema destra nella nostra città.

È ora di dire basta!

Di dire basta alla violenza neofascista che da Roma a Catania colpisce impunita i militanti e le militanti di sinistra, il movimento GLBT e gli immigrati, e all’indifferenza di chi ritiene che organizzazioni come Forza Nuova possano avere legittima cittadinanza politica nel nostro Paese. È ora di condannare pubblicamente la complicità ideologica delle amministrazioni Scapagnini e Lombardo.
Non è forse vero che la giunta Scapagnini vede al suo interno ex picchiatori fascisti come l’assessore Fatuzzo di Alleanza Nazionale e che proprio la stessa giunta è il primo nemico degli spazi autogestiti come l’Auro, sotto perenne minaccia di sgombero richiesto più volte dal consigliere comunale Consoli del Movimento Per l’Autonomia ed inserito tra gli immobili da svendere alla società truffa Catania Risorse?
La provincia di Catania non ha forse patrocinato l’iniziativa pubblica: “dalla fiamma alla celtica” alla quale è intervenuto l’esimio Raffaele Lombardo?
Ma soprattutto è ora di svegliare la coscienza di una città che non è ancora stanca di vivere nell’ignoranza e nel degrado!
Mobilitiamoci allora! Per difendere luoghi come l’Auro che anche quest’anno ha offerto alla città iniziative culturali e di dibattito, laboratori d’arte, una palestra, cinema, musica e soprattutto uno spazio di libertà in una Catania sempre più schiava dei suoi antichi padroni.
Svegliamoci! Per difendere tutti insieme le nostre idee, i nostri diritti, i nostri spazi.
Non arrendiamoci alla violenza Fascista perché per noi il sogno di una Catania diversa non è ancora finito.

CSA AURO
COORDINAMENTO 16 SETTEMBRE

29 luglio 2007

LA SPEZIA: Oltraggiato monumento alla resistenza


Il giorno in cui salutiamo la scomparsa di Giovanni Pesce c'è da registrare un disgustoso episodio di inciviltà nella città di La Spezia.
Il capoluogo della provincia medaglia d'oro per la Resistenza Partigiana ha subito un duro attacco nei suoi valori antifascisti.
La notte tra il 26 ed il 27 luglio alcuni "ignoti" hanno lordato e deturpato il monumento alla Resistenza posto nei giardini pubblici della città con svastiche, croci celtiche e vari simboli nazisti.

28 luglio 2007

CATANIA: Aggredito da militanti di Forza Nuova il coordinatore dei Giovani Comunisti


La notte tra il 25 e il 26 luglio nell'affollatissima via Landolina, teatro ormai consueto della violenza neofascista a Catania, si è consumata l'ennessima aggressione ai danni di un membro del Coordinamento 16 Settembre. Stavolta il compagno aggredito è Valerio, coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti, che, nell'indifferenza più assoluta di chi ha assistito alla scena, è stato assalito da tre noti esponenti del movimento politico "Forza Nuova". Le ragioni dell'aggressione sono sempre le stesse: l'identità antifascista, l'impegno sociale e l'attiva partecipazione alla vita politica di una città che qualcuno vorrebbe lasciare "nera" d'ignoranza, degrado e povertà. Non a caso, infatti, questa ennesima aggressione si è verificata ad appena due settimane dal riuscitissimo Catania Pride 2007, manifestazione notoriamente invisa ai neofascisti. Noi del Coordinamento 16 settembre diciamo basta! basta alla violenza neofascista che da Roma a Catania colpisce impunita i militanti e le militanti di sinistra, il movimento GLBT e gli immigrati. Diciamo basta all'indifferenza di chi ritiene che un movimento che, si ispira chiaramente al ventennio più buio della nostra storia, possa avere legittima cittadinanza politica nel nostro paese.Noi, compagne e compagni del Coordinamento 16 Setttembre, vogliamo, inoltre, annunciare a tutta la città che, non solo non ci sentiamo intimorite/i dall'ottusa violenza di un partito xenofobo e razzista come Forza Nuova, ma che risponderemo, anche a quest'ultima aggrassione, con nuove iniziative politiche per affermare, con tutta la nostra forza e tutta la nostra rabbia, che il sogno di una Catania diversa non è ancora finito.


Coordinamento 16 Settembre.

27 luglio 2007

ROMA: Fermata coppia omosessuale. Si baciava davanti al Colosseo.

Sorpresi dai carabinieri due gay che si scambiavano effusioni nel centro di Roma. Ferma condanna dell'Arcigay: "Non siamo di serie B. Il 2 agosto organizzeremo un bacio collettivo"

Nel giorno in cui la Cassazione ribadisce il diritto di esprimere "senza condizionamenti la propria identità sessuale", a Roma due omosessuali sono stati fermati e denunciati per atti osceni perchè si baciavano alle due di notte davanti al Colosseo. Roberto e Michele, 27 e 28 anni, sono stati sorpresi da una pattuglia dei carabinieri in via San Giovanni in Laterano, riservata in questi giorni alla cosiddetta Gay Strett, una sorta di agorà dove la comunità gay si incontra e allestisce eventi culturali. Per protestare contro un rigore che l'Arcigay ritiene eccessivo e ingiustificato, il 2 agosto, in occasione della pedonalizzazione della Gay Strett, centinaia di omosessuali e lesbiche si sono dati appuntamento alle 23 sotto il Colosseo per un bacio collettivo. Roberto è di Roma; con Michele si conosce da tempo. Ieri notte stavano lasciando la piazza e si avviavano verso il motorino posteggiato vicino. Davanti al Colosseo si sono baciati: "E' stato solo un bacio", giura Roberto. "Forse si può giudicare un bacio un po' focoso, sulle labbra e sul petto, ma niente di più. All'improvviso ci ha illuminato il fascio di luce di gazzella dei carabinieri. Ci hanno chiesto i documenti. Trascorsi venti minuti, Michele, un po' spaventato, ha chiesto spiegazioni. Semplici accertamenti, ci hanno risposto. Intanto sono arrivate altre due auto dei carabinieri. Erano in sei. A quel punto ci hanno perquisito", spiega Roberto. "Ci hanno fatto svuotare le nostre tasche, cosa insolita considerando che non avevamo niente che fosse fuori posto: pantaloni allacciati, cintura a posto e maglietta indosso. In caserma ci hanno trattato come appestati e all'interrogatorio che è seguito ci hanno accusati di atti osceni in luogo pubblico".
Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay Roma, grida allo scandalo: "E' un fatto gravissimo. Mostra che ancora oggi le coppie omosessuali sono considerate di serie B. Abbiamo segnalato la cosa al legale di Gay Help Line, che la scorsa settimana, per la prima volta in Italia, ha fatto ottenere la costituzione di parte civile al compagno di un gay ucciso. Non ci faremo intimidire da queste azioni e proseguiremo nei nostri progetti: le lesbiche ed i gay in Italia non devono più subire soprusi di questo tipo. Tra una settimana, quando le autorità renderanno pedonale quel tratto di strada dove si affacciano il maggior numero di bar gay della città, abbiamo deciso che ci baceremo in pubblico. Saremotanti, centinaia. Sarà la nostra risposta alla denuncia per atti osceni".

26 luglio 2007

MILANO: Sgomberato lo stabile occupato in via Volturno 33


Mercoledì 25 luglio alle h.8:00 una quindicina di agenti in borghese fa irruzione nello stabile occupato di via Volturno, 33. Contemporaneamente, sfruttando il passaggio del cantiere retrostante, un gruppo di carabinieri, in tenuta antisommossa, entra dalle finestre del piano terra. Subito procedono all'ispezione dei 7 piani dell'edificio identificando tutti gli occupanti presenti. Intanto oltre 25 mezzi fra polizia e carabinieri militarizzano il quartiere Isola impedendo ogni via di accesso alla struttura per un raggio di oltre 100 metri. Nel giro di una mezz'ora molti dei compagni presenti in città hanno portato la propria solidarietà agli occupanti di V33. Per l'intera giornata le "forze dell'ordine" hanno presidiato lo spazio per consentire agli operai di eseguire il lavoro di muratura in modo da evitare il temuto rientro degli occupanti. Attualmente lo Studentato Occupato è sottoposto a stretta sorveglianza grazie alla presenza di una guardia privata e del suo cane, i quali permangono all'interno. La Digos ha preferito aspettare il periodo estivo approfittando dello svuotamento della città per far incursione nello stabile e tentare di risolvere in breve quello che altrimenti sarebbe stato uno sgombero sudato. Ecco che in questo modo il vice sindaco De Corato è riuscito a prestar fede alla promessa di "ripristinare l'ordine e la legalità" procedendo all'evacuazione dell'immobile.Ma il progetto dello studentato è svincolato dalle mura di Volturno e per questo lo sgombero di oggi ha rappresentato unicamente una tappa di un' esperienza che di certo non si colclude qui e ora.Non vogliamo che questo sgombero passi sotto silenzio e per questo nei prossimi giorni abbiamo intenzione di mettere in campo numerose iniziative.
Giovedi 26 luglio h.18.00 assemblea cittadina sullo sgombero e la questione degli spazi sociali nella metropoli. (il luogo verrà comunicato a breve)
Venerdi 27 h.19:00 saremo di nuovo davanti a V33 per un presidio -con aperitivo- e per rilanciare il nostro percorso...Contiamo sulla presenza e la partecipazione di tutte le soggettività (individuali e collettive) che in questi mesi hanno attraversato e condiviso l'esperienza di V33.


Gli occupanti di Volturno33

24 luglio 2007

VERONA: Un naziskin per la Resistenza


Andrea Miglioranzi. Lui è uno che vanta un curriculum eccellente.
Leader degli skinhead, tre mesi in carcere per istigazione all’odio razziale, dirigente di Fiamma Tricolore, membro del gruppo “Gesta bellica”, che ha tra i suoi inni canzoni come “Il capitano”, dedicata ad Erik Priebke, e “Vittima della democrazia”, in onore a Rudolph Hesse.
Se gli chiedete se è un fascista, vi risponde: “Fascista? Per me è un termine molto caro”.
Considerate le premesse, la domanda nasce spontanea.
Che ci fa costui come rappresentante del Comune di Verona all’Istituto per la Resistenza?
La ingegnosa nomina è stata fatta dalla maggioranza del consiglio comunale, chiaramente di destra.
Infatti l’altra persona nominata all’ente è stata Lucia Canetti, di Alleanza Nazionale.
Il neo eletto sindaco della Lega Flavio Tosi è contento, secondo lui i due consiglieri comunali porteranno “ un confronto positivo all’interno dell’Istituto” e approfondiranno "alcuni aspetti sui quali fino ad ora c’è stata minore sensibilità”.
Ma non c’è da stupirsi il sindaco ha una condanna , ancora non definitiva, per lo stesso reato di Miglioranzi. E come prima cosa ha cacciato gli “zingari” dalla città.
Simpatica maggioranza quella di Verona!
“Qui è peggio del periodo di Hitler, a Verona manca totalmente la memoria storica”.
Lo dice lo scultore Vittore Bocchetta, uno che di nazisti ne sa qualcosa, dal momento che è sopravvissuto ai campi di concentramento. Questo paese è indubbiamente un paese strano.
Speriamo che Oscar Luigi Scalfaro, che è presidente degli enti di ricerca sulla Resistenza, chieda immediatamente l’annullamento della nomina e si unisca alle proteste che già sono incominciate a Verona, città medaglia d’oro per la Resistenza.

23 luglio 2007

PIETRASANTA: Vice Sindaco di AN espone bandiera della X MAS


Io credo che di fronte a questa foto che certifica senza discussioni che dalla sede di AN di Pietrasanta e sopra il negozio del Vice Sindaco Giovannetti è esposta una bandiera della x mas, non abbiamo che da agire immediatamente denunciando alla stampa e alla comunità locale e nazionale questo grave atto. Inoltre è necessario chiedere immediatamente una presa di posizione al Sindaco e alla dirigenza di An in cui venga condannato il fatto e individuati i responsabili (se Giovannetti le sue dimissioni).
A pochi giorni dal 12 Agosto in cui si ricorda l'eccidio di S.Anna di 63 anni fa questa gente senza rispetto inneggia ad un corpo responsabile di gravi fatti anche nella nostra zona. Dobbiamo immediatamente coinvolgere l'Anpi e tutte le associazioni e forze politiche democratiche per respingere questa ennesima provocazione incivile.
Ciao a tutti,
Marco Bonuccelli

22 luglio 2007

VICENZA: Il segretario provinciale Raniero e il delegato sindacale Sacchiero arrestato (ieri rimesso in libertà) contestano accuse, scenari e modalità


Lo sfratto: Rdb-Cub ora passa all'attacco«Siamo sindacalisti di professione». «E io non ho dato calci a nessuno». Entrambi promettono azioni legali contro vigili e Comune



Germano Raniero e Claudio Sacchiero, professione sindacalisti. Una precisazione che loro stessi - all'indomani dei fatti di via Natale Del Grande, l'ex sede del Cub - tengono a evidenziare. Per Raniero è scattata una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, mentre Sacchiero ieri è stato rimesso in libertà dopo una notte passata nel carcere di San Pio X. Per lui resta l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale mentre è decaduta quella per lesioni, così ha fatto sapere dopo essere stato accolto dai suoi compagni del Cub all'uscita della casa circondariale. Entrambi promettono ricorsi e azioni legali verso i vigili urbani e il Comune: l'appuntamento con gli avvocati è già stato fissato per domani mattina.Ma un altro fronte si è aperto dopo lo sgombero dei locali sotto allo stadio Menti. È l'aspetto politico, che verrà affrontato giovedì prossimo dal Rdb Cub in un convegno sulla democrazia che si svolgerà al patronato Leone XIII. «Democrazia che è a rischio, perché siamo in presenza di una giunta che usa strumenti repressivi, che non permette i cortei in centro a Vicenza e che ha tirato via le panchine ai giardini Salvi», chiosa Raniero precisando il suo ruolo: «Alla fin fine io faccio il sindacalista: i picchetti davanti alle fabbriche e le manifestazioni sono patrimonio di tutto il sindacato, azioni di lotta normali e legittime, mi pare che qualcuno voglia fare una tempesta in un bicchier d'acqua». E a proposito degli episodi che lo hanno visto coinvolto in alcune azioni considerate eccessive, non ultimo quello che secondo alcuni voci ha coinvolto recentemente il sindaco Hullweck, Raniero è tranquillo: «Non ho mai oltrepassato i limiti della legalità, sbagli se ne fanno, certo, ma mi sembra che qui stiano cercando dei capri espiatori, forse perché il Cub è il primo sindacato come iscritti in Comune». E per quanto riguarda il sindaco, «io non l'ho nemmeno incontrato e se qualcuno dice il contrario lo querelo», aggiunge il sindacalista. Il dibattito sulle vicende dei giorni scorsi è insomma iniziato e per il Cub la sentenza è unanime: «È stata una mossa politica continua Raniero non c'entra la sede, eravamo già in fase di trasloco». Dello stesso parere Sacchiero: «Vogliono levarsi i sassolini dalle scarpe con un atto repressivo contro chi difende i lavoratori ed è contrario al Dal Molin». Lui è già pronto a scendere in campo, e pensa al sindacato ancor prima di raccontare la sua esperienza in carcere: «Non è la prima volta, mi è già successo quattro anni fa dopo una manifestazione, poi sono stato assolto». E per quanto riguarda via Natale Del Grande? «Il pm non ha convalidato l'arresto perché il fatto non sussiste precisa io non ho dato calci a nessuno, mi hanno sollevato di forza e mi sono aggrappato ai mobili con le gambe, quindi mi hanno ammanettato, sono rimasto 7 ore nella cella della polizia municipale e poi tutta la notte, fino alle 14 di oggi (ieri per chi legge, ndr) a San Pio X». Sacchiero precisa infine che lui stato eletto regolarmente come delegato sindacale e che non ha nessun passato da anarchico: «Stanno dipingendo tinte fosche contro di me dice casomai sono comunista, oltre che sindacalista».


Pietro Rossi Vicenza
22 luglio 2007 - Il Gazzettino

21 luglio 2007

Genova 2001-2007, «Siamo qui e dove serve»


Tra chi ha sfilato e chi era in piazza, c'erano almeno mille persone Manifestanti di allora e delegazioni da Vicenza, Val Susa, Ferrara


«Lo stesso caldo di allora», dice Marina che sei anni fa era infermiera del Gsf mentre ripercorre la strada che porta in Piazza Alimonda dallo stadio Carlini. Pensa ad alta voce Marina e, come chi le sta attorno, misura la distanza da quel 20 luglio 2001, il giorno della furia assassina di migliaia di poliziotti-finanzieri-carabinieri, persino forestali di cui dal tentato golpe Borghese nessuno aveva più sentito parlare. Poco prima della partenza del corteo le gradinate dello stadio s'erano ripopolate di testimoni di quei giorni. Seduto più o meno dove dormì nel 2001 c'è Gennaro Migliore, ora capogruppo alla Camera per il Prc. Dice che proprio qui sono cambiate molte cose, dentro e fuori di sé. Ricorda l'assemblea la sera in cui fu ucciso Carlo, quando le notizie arrivavano col contagocce e si doveva decidere come scendere in piazza il mattino dopo. Ricorda l'intervento di Daniele Farina, allora portavoce del Leoncavallo, oggi vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio. Anche lui tornato ieri in Piazza Alimonda. «Fu lui a convincerci di restare calmi, eravamo molto determinati. Nessuno decise di ripartire». Veniva da Napoli, Gennaro Migliore, dove il 17 marzo 2001 la polizia aveva assalito un grande corteo no global. «Non credevamo proprio si potesse ripetere in grande quell'orrore che avevamo attribuito all'impazzimento della questura».In parecchi hanno issato le tende al Carlini, oggi giocheranno a pallone, condivideranno lo spazio anche per discutere, proiettare video e stare ancora insieme. Ma ieri era il giorno del ricordo più dolente, del ritorno in Alimonda, del minuto di silenzio quando le lancette si appuntano sull'ora in cui la pistola di un carabiniere mise fine alla vita di un ragazzo di 23 anni che aveva raccolto un estintore proprio per difendere se e gli altri, dopo tre ore di scontri nella trappola di Via Tolemaide. Quando l'ordine pubblico fu violentato proprio da chi avrebbe dovuto tutelarlo. E' un rito collettivo che si ripete ogni anno con minime variazioni. E si ripeterà fin quando non ci saranno verità e giustizia. Qualcuno continuerà a cantare, leggere poesie, lasciare piccole cose e striscioni sulla grata all'angolo della chiesa. Un ritorno «bello, doloroso e necessario nello stesso tempo», spiega Betta Piccolotti, una dei due coordinatori nazionali dei Gc. Ieri, in una piazza ingombra dalla invasiva postazione di La7, circolavano anche copie della mostra sui Luoghi resistenti, le lotte di comunità, ideata e realizzata dai milanesi del Progetto comunicazione, gli stessi che avevano fatto il Libro bianco a un anno da quel luglio, in collaborazione con Socialpress. Pochi o tanti, Haidi Giuliani esorta a non farsi venire il complesso dei numeri. «Bisogna esserci e qui e dove serve: Vicenza, la Val Susa, Ferrara…».Ieri, comunque, si era almeno in mille, tra chi ha sfilato e chi ha atteso in piazza. E c'erano manifestanti di allora, vittime dei pestaggi, militanti politici e sindacali, parlamentari della sinistra radicale, cittadini genovesi e delegazioni da altri luoghi dove hanno scavato i social forum (Bologna, l'Abruzzo, Firenze, Asti), c'era Rosa Piro, la mamma di Dax ucciso anche lui a 26 anni dalle coltellate fasciste, come Renato Biagetti a Roma solo un anno fa, c'era Francesco Barilli, l'animatore del sito delle Reti meno invisibili, c'era Italo Di Sabato dell'osservatorio contro la repressione (un'iniziativa dei gruppi parlamentari Prc), c'era Paolo Beni, leader dell'Arci che consegnerà in serata al comitato PiazzaCarloGiuliani, con Roberto Presciutti, l'amministratore delegato di Liberazione, il ricavato della distribuzione del video-denuncia che ricostruisce la vicenda di Piazza Alimonda. C'erano parecchi dei portavoce del Gsf, da Raffaella Bolini (Arci, reduce dalla cerimonia della dedica ad Angelo Frammartino della sala dei deuptati del Prc) ad Alessandra Mecozzi (Fiom), da Alfio Nicotra a Luciano Muhlbauer e poi Luca Casarini, Francesco Caruso, Antonio Bruno fino a Vittorio Agnoletto, all'epoca "portavoce dei portavoce", adesso eurodeputato Prc, promotore dell'assemblea di domani contro il progettato G8 in Sardegna, e firmatario, tra gli altri, di una lettera ai parlamentari dell'Unione, polemica sull'avvicendamento De Gennaro-Manganelli e che chiede una vera inchiesta parlamentare."De Gennaro ha Amato i Mangnelli" si leggere sullo striscione, felice per sintesi ed efficacia, di centri sociali genovesi e Network delle comunità in movimento, tirato fuori nell'inatteso fuori-programma: un corteo non autorizzato, pacifico e senza tensione, fino alla questura dove una delegazione di cinque ragazze, lo porterà fino all'uscio della polizia sotto la quale risuonavano le parole delle due poliziotte che esultavano per l'omicidio di un ragazzo di 23 anni. Sui muri, a segnare il cammino del corteo, volantini che cucivano le foto dei misfatti di polizia al G8 con gli slogan accattivanti della pubblicità di Arma e ps, tipo "vicini alla gente". «E' stata la risposta alla provocazione del Coisp, un sindacatino di ps che voleva manifestare in Alimonda - spiega l'altro coordinatore dei Gc, Federico Tomasello mentre il deputato Caruso chiede scusa ai genovesi per l'occupazione temporanea della strada - ma questa iniziativa vuole denunciare la promozione di De Gennaro subito dopo la sua iscrizione al registro degli indagati per la Diaz».


Checchino Antonini

fonte Liberazione 21.07.2007

20 luglio 2007

VICENZA: POLIZIA MUNICIPALE TORNA A SGOMBERARE SEDE CUB - UN DELEGATO DEI TRASPORTI IN STATO DI FERMO




Ieri la Polizia Municipale ha sequestrato storica sede della CUB vicentina, in via Natale del Grande 24, con un intervento di sgombero attuato prima della scadenza del contratto e nonostante fosse in corso una trattativa col Comune.La CUB di Vicenza, costretta dal provvedimento ad interrompere l’attività sindacale, ha ricevuto ampia solidarietà da parte della cittadinanza, che ha compreso il carattere squisitamente politico del provvedimento di chiusura, attuato da un Sindaco che è stato fortemente contestato dalla stragrande maggioranza dei vicentini.Parallelamente è però aumentata la durezza repressiva della Giunta: questa mattina alcuni delegati della CUB, tornati nella sede per poter proseguire l’attività sindacale, sono stati nuovamente sgomberati da un’imponente schieramento di forze, ed uno di questi (delegato RSU dei Trasporti) è al momento trattenuto in stato di fermo dalla Polizia Municipale.“Questi interventi intendono colpire chi è parte importante del movimento NO DAL MOLIN”, dichiara Massimo Betti dell’Esecutivo nazionale. “Abbiamo chiesto l’intervento del Prefetto e di tutte le forze politiche locali e nazionali affinché si ponga fine a questa azione repressiva. La CUB comunque non si lascerà intimidire, e proseguirà nella mobilitazione contro la base e nell’attività sindacale”, conclude Betti.
Vicenza, 20 luglio 2007
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Comunicato del 19/07/07

Esprimiamo solidarità alle lavoratrici e ai lavoratori della Cub che, quest'oggi, hanno visto la propria sede sgomberata su richiesta dell'Amministrazione comunale. La Giunta Hullweck non si smentisce mai, ed anzi dimostra una volta di più la propria arroganza; evidentemente, l'Amministrazione Comunale ha trovato un pretesto per attaccare uno dei tanti soggetti che in questi mesi hanno dato vita al movimento cittadino contro la costruzione di una nuova base Usa al Dal Molin.


Presidio Permanente No Dal Molin Vicenza

19 luglio 2007

A che punto è il processo al Sud Ribelle?


21 Luglio 2007. Casal Bertone contro ogni fascismo! Da Genova a Roma: la verità la sappiamo!


È incredibile con quanta facilità in questo paese si possa passare da essere aggressori ad essere aggrediti. Con quanta facilità si possa aggredire impunemente e nello stesso tempo assumere il rango di vittime inconsapevoli. Questa pirotecnica mistificazione è accaduta, puntualmente, al seguito dell'ultima aggressione neofascista a Casal Bertone, nella notte tra l'11 e il 12 di luglio scorso.Un'aggressione a danno delle famiglie dell'occupazione abitativa del Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Un'aggressione spietata, come al solito, con l'obiettivo di far male. E qui avviene l'incredibile! La legittima resistenza e la reazione di chi si trovava sul posto diventa elemento sufficiente per cercare di promuovere l'inversione delle parti: dopo i falsi (anche nei numeri) comunicati di Fiamma Tricolore e di partiti e esponenti del centrodestra, il prefetto Serra, contraddicendo la versione degli stessi agenti intervenuti sul posto e del sindaco, difende Fiamma Tricolore, dichiarando che "non erano lì per aggredire". Il gioco è fatto: per i media nel migliore dei casi si è trattato di una rissa, nel peggiore di un'aggressione da parte dei giovani dei centri sociali. La verità, lo sappiamo, è una pratica di democrazia, per questo non siamo stati in silenzio e continueremo ad urlare e a dire in modo chiaro: non c'è spazio, in questa città, per formazioni neofasciste, razziste e squadriste! Non c'è alcuna teoria degli opposti estremismi da giocare sul tavolo della mediazione istituzionale o della chiacchiera giornalistica: esistono movimenti che si battono per i diritti di tutti e per la democrazia; esistono nuove formazioni neofasciste che attentano alla vita di questi movimenti, alla libertà di espressione e di movimento nella nostra metropoli. I fatti degli ultimi giorni, da Villa Ada all'incendio della lapide di Porta San Paolo (come se non fossero già sufficienti le 160 aggressioni neofasciste degli ultimi due anni), spazzano via ogni retorica dell'equidistanza. Dopo aver tentato una risposta aggressiva Fiamma Tricolore ha cambiato registro: "siamo una forza politica istituzionale, come tale chiediamo agibilità nel quartiere di Casal Bertone, la politica non si fa con la violenza". D'improvviso l'arroganza si è trasformata in pacata disponibilità al dialogo (accompagnata da mal celate minacce) e il 21 luglio, il prossimo sabato, Fiamma Tricolore propone un concerto nella sede di Casal Bertone. Con chiarezza diciamo che il concerto non si deve fare e che la sede non deve riaprire, perchè sede di una forza neofascista e razzista, responsabile di ripetute aggressioni!Per un governo sinceramente democratico basterebbe l'applicazione della legge Mancino del '93, ma poi ci ricordiamo le nefandezze a cui abbiamo dovuto assistere in queste settimane: mentre viene alla luce ciò che già sapevamo, la macelleria di Genova e della Diaz, De Gennaro viene promosso Capo di gabinetto del Viminale. Come dire: "solo i migliori macellai verranno promossi!". Così come, negli ultimi mesi, abbiamo visto le aggressioni neofasciste procedere impunite: dal ritardo continuo nell'intervento delle forze dell'ordine (ne fa da esempio privilegiato Villa Ada), all'assoluta inesistenza di indagati. Oltre 160 aggressioni, nessun indagato! La parola più giusta è quella di connivenza. Forse scavando più a fondo e ascoltando con attenzione, oltre che con rabbia, gli audio e le telefonate dei giorni genovesi di sei anni fa, è distinguibile un'omogeneità culturale tra forze dell'ordine e neofascisti, omogeneità che dovrebbe far paura non solo ai movimenti, ma a tutte le forze politiche democratiche di questo paese. Un collasso dello Stato di diritto che da Genova ci porta fino a Roma, dove squadracce neofasciste muovono indisturbate e dove, di fronte alla legittima resistenza degli aggrediti, si risponde, come ha fatto il prefetto Serra, difendendo le squadracce.Sabato 21 luglio, a sei anni dai fatti della Diaz, forse si combatte una battaglia più grande di Casal Bertone, si combatte una battaglia dalla parte della verità, contro quello stato d'eccezione permanente a cui qualcuno sembra volerci destinare, stato d'eccezione, di sospensione della democrazia a cui i neofascisti offrono servizio in modo zelante e scrupoloso.Invitiamo tutta la città democratica e antifascista a dare una risposta inequivocabile. Invitiamo tutta la città ad invadere le strade e le piazze di Casal Bertone, per dare vita ad una grande giornata contro ogni fascismo.
Venerdì 20 luglio alle ore 12 Conferenza stampa presso la sede della Provincia di Roma e della Prefettura di Roma
Sabato 21 luglio a partire dalle 15 in Piazza S. Maria Consolatricepromuoviamo un pomeriggio e una serata di teatro, mostre, musica. Dalle 22 suonerà la Banda Bassotti e altre band musicali della scena romana.


Antifasciste e antifascisti di Roma

Sgomberata manu militari la sede del sindacato CUB di Vicenza


Antefatto

La CUB è nella sede da 12 anni, ha sempre pagato regolarmente l'affitto compresi i prossimi mesi di agosto e settembre. Il Comnune di Vicenza proprietario dei locali ci ha comunicato alcuni mesi fa che gli servivano i locali per uno spostamento di alcuni uffici, per la precisione l'uffico casa attualmente in contrà morette dove pagano l'affitto. A questa richiesta abbiamo da subito dato la disponibilità chiedendo il tempo di trovare dei nuovi locali e nel contempo chiedevamo il risarcimento di lavori fatti a nostre spese nei locali. Proprio in questi giorni avevamo trovato dei locali e nel contempo avevamo avviato una trattativa con lo stesso comune per concordare i termini. Del tutto inaspettato e immotivato è lo sgombero di oggi in quanto i locali a giorni sarebbero stati liberati.

I fatti

Questa mattina si sono presentati 8 vigili, 4 poliziotti, che avevano l'ordine dal sindaco di farci sgombrare. Abbiamo richiesto un colloquio con i vari assessori che per l'occasione si sono resi irrepreribili; questo a dimostrazione che pur in presenza di un rappoto legittimo tra il sindacato e il proprietario dei locali questi assessori l'unico linguaggio che conoscono è la repressione. Dentro i locali sequestrati ci sono tutti i dati sensibili e riservati , ci sono gli strumenti di lavoro; ci hanno sbattuto fuori e sequestrato i beni impedendoci di svolgere il nostro lavoro; quella è materiale nostro che nessuno ha il diritto di sequestrarci. Questo sgombero è un atto squadrista, è sotto il fascismo, sotto le dittature che si chiudono le sedi sindacali, che va respinto dai lavoratori e da tutti quelli che hanno a cuore il diritto collettivo e individuale di organizzarsi sindacalmente , socialmente, politicamente.Invitiamo tutti a mobilitarsi e a prendere posizione contro questo atto repressivo


Per la Cub di Vicenza
Claudio Raniero Germano
Vicenza 19/07/07

Pacifista picchiata in piazza Manin il ministero condannato a risarcire


Il tribunale civile di Genova ha condannato il ministero dell´Interno a risarcire con 18.000 euro, comprensivi di spese legali, i danni subiti da Simona Zabetta Coda, consulente marketing milanese, colpita a manganellate dai poliziotti alla testa e alle mani, mentre stava partecipando ad una manifestazione pacifica della rete Lilliput, in piazza Manin, durante il G8 del 2001 a Genova.La donna, assistita dall´avvocato Marco Vano, nel suo esposto aveva ipotizzato i reati di lesioni volontarie e percosse. Il consulente nominato d´ufficio ha accertato che la donna ha riportato il 2% di invalidità permanente e 37 giorni di invalidità parziale.La donna, secondo la sua denuncia, durante la carica immotivata della polizia, si trovava seduta sul marciapiede e teneva le mani alzate.

18 luglio 2007

Vietato discutere

Questa notizia è un buon esempio di ciò che intendiamo quando parliamo dell'esistenza di un clima autoritario, di un conformismo che spinge a etichettare come sconvenienti, pericolose, inaccettabili certe iniziative o affermazioni, che altro non sono che libera, legittima e necessaria espressione del diritto al dissenso.

L'Università di Pisa ha negato al Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía l'autorizzazione a svolgere il 20 luglio una iniziativa a sei anni dalle giornate del G8 di Genova, nel corso della quale sarebbe stato proiettato il video "OP/GENOVA 2001- L'Ordine pubblico durante il G8", realizzato da Supporto legale con i materiali del processo in corso a Genova contro 25 manifestanti, e con la partecipazione di un avvocato del Legal Team.La motivazione addotta è tutta politica: l'Università di Pisa "non concede spazi per dibattiti su questioni oggetto di processi in corso", come ha comunicato la prorettrice vicaria Lucia Tongiorgi a nome del rettorato. Scrivono in un comunicato quelli del Laboratorio Rebeldia: "Crediamo che questa decisione sia di una gravità inaudita, una limitazione della libertà di espressione e di confronto senza precedenti nell'università e in questa città. Mentre sta emergendo la verità giudiziaria sulle giornate del G8 di Genova del luglio 2001 (le dichiarazioni del vicequestore Fournier sulla 'macelleria messicana' al dormitorio nella scuola Diaz, i falsi e le torture della caserma di Bolzaneto, i poliziotti di ogni ordine e grado che hanno mentito e depistato in maniera sistematica a partire dall'ex capo della polizia De Gennaro, recentemente promosso dal governo Prodi capo gabinetto al ministero degli interni) l'ateneo pisano impedisce un dibattito su una delle vicende più drammatiche della storia del nostro paese.Invitiamo tutte le associazioni, i movimenti, i singoli cittadini, il popolo di Genova, il Legal Team a prendere posizione pubblica contro questa decisione dell'università di Pisa, ad inviare mail e fax di protesta, perché l'ateneo ammetta di avere commesso una indecenza politica e ritorni sui suoi passi autorizzando l'iniziativa. Invitiamo gli studenti, i docenti, il personale tecnico amministrativo dell'università a fare sentire la propria voce e la propria indignazione contro una amministrazione che nega il diritto alla parola. Genova per noi è la difesa degli spazi liberati, la tutela e l'ampliamento dei diritti a partire da quello di manifestare liberamente, per questo vogliamo che il 20 luglio qui a Pisa sia una giornata di lotta e di memoria. Invitiamo tutte le associazioni, i partiti, i sindacati, tutti i cittadini domani alle ore 12 davanti al rettorato dell'Università di Pisa per una conferenza stampa".

Fermati ed identificati al sit-in di solidarietà. Chiedevano la liberazione di sei profughi afgani

In Italia, l'emergenza sicurezza fa passare in second'ordine anche i più elementari diritti umani: così si è malamente conclusa la mobilitazione svoltasi ieri mattina a Roma per la liberazione di sei persone afgane dal CPTA di Ponte Galeria, e terminata nelle stanze del commissariato di zona. Indetta da associazioni territoriali e sostenuta da parlamentari e rappresentanti delle istituzioni locali, la manifestazione chiedeva il riconoscimento del diritto d'asilo per gli afgani, rinchiusi a Ponte Galeria ormai da diverse settimane ed in attesa di essere espulsi verso la Grecia, paese per cui sono transitati scappando dall'Afghanistan. Arrivati in Italia via terra o via mare, speravano di essere accolti da un paese, quello italiano, che ha fama di essere democratico. La fine di un viaggio drammatico, iniziato perché queste persone, nel loro paese, svolgevano lavori legati alla presenza occidentale: chi mediatore verso le popolazioni locali, chi traduttore delle forze multinazionali. Attività non ben viste dagli afgani: per questo hanno subito torture e sevizie, sono stati minacciati e «perseguitati in un contesto di guerra civile», come dichiara Giovanna Cavallo dell'Agenzia Diritti del Municipio X di Roma, che ha seguito le vicende dei rifugiati afgani. Appena sono giunti nel territorio italiano, la risposta istituzionale è stata quella solita: un foglio di via verso la Grecia, il paese per cui erano passati scappando. Secondo la legislazione internazionale, i sei cittadini afgani avrebbero dovuto richiedere l'asilo umanitario in Grecia, lo stato dell'Unione Europea attraverso cui erano entrati nell'area Schengen. Ma ritornare in Grecia comporterebbe per loro almeno la prigione, se non addirittura il rimpatrio forzato verso l'Afghanistan e, quindi, la morte. Da qui l'impegno dei Municipi romani, di Action e dei centri sociali La Strada e Corto Circuito, dei parlamentari del Prc Giovanni Russo Spena e Francesco Martone, di Anna Pizzo e Francesco Caruso. Tutti presenti ieri mattina davanti al Viminale, anche loro fermati ed identificati, come i manifestanti che solidarizzavano con i profughi.Invece di essere ricevuti dalla Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiati, i sei sono stati imprigionati per essere allontanati dal territorio nazionale. Questa volta ci si sono messi di mezzo i movimenti, che chiedono a gran voce che l'Italia la smetta di praticare espulsioni di chi teme per la propria vita, come prescrive l'articolo 10 della Costituzione. Gli operatori che hanno seguito le sorti dei profughi afgani sostengono che si potrebbe applicare il Regolamento di Dublino, che riconosce la richiesta di asilo per motivi umanitari, considerando la continuità e l'inserimento già avviato insieme alle istituzioni e alle associazioni: queste persone hanno studiato l'italiano, hanno iniziato delle relazioni, potrebbero finalmente sentirsi al sicuro.Dopo il commissariato, la trattativa è passata, grazie all'impegno della deputata Mercedes Frias, nelle stanze dell'onorevole Lucidi, sottosegretaria all'Immigrazione del ministero dell'Interno e persona competente per concedere l'audizione per il riconoscimento dello status di rifugiato agli afgani. Resta aperto il grave problema della concessione dell'asilo politico: l'Italia non ha ancora una legge specifica, pur avendo sottoscritto la Convenzione Onu sui rifugiati; secondo i dati 2003 dell'Acnur (l'agenzia ONU per i rifugiati), l'Italia ha ospitato solo 12.440 rifugiati, poca cosa rispetto al dato europeo, 5.368.405 profughi sull'intero territorio comunitario. Ed ancora più assurdo, rimane il destino di queste sei persone: in Afghanistan, mediatori per gli occidentali in una brutta guerra che continuiamo a chiamare intervento umanitario; in Occidente, ospiti indesiderati da mandare via, senza alcun interesse per la loro sorte.

17 luglio 2007

Genova: Amato non conceda Piazza Alimonda al Coisp


Noi non abbiamo dimenticato Genova 2001. Le cariche violentissime e gli abusi di potere per le strade, delle quali nessuno ha ancora pubblica responsabilità. Piazza Alimonda e l’omicidio di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere, la mattanza nella scuola Diaz, le finte molotov messe a posta dalla Polizia per giustificare la brutalità dell’intervento, poi addirittura sparite dagli atti del processo contro le forze dell’ordine e ancora le torture e gli abusi nella caserma di Bolzaneto. La catena di comando che ha guidato queste azioni ancora non è stata ricostruita, nessuno si è mai assunto le proprie responsabilità. Per questo riteniamo una vera provocazione, che ha dell’incredibile, l’indizione di un presidio, proprio a Piazza Alimonda, da parte del sindacato di Polizia Coisp e per questo chiediamo al ministro Amato che sia negata la piazza.
Nonostante la pubblicazione di sinistre telefonate e conversazioni rese note in questi giorni, dove si esultava per l’uccisione di Carlo Giuliani e sulla mattanza alla scuola Diaz, in settori della Polizia albergano le stesse pulsioni che esplosero tragicamente sei anni fa. Noi saremo a Genova, per ricordare Carlo ma anche per reclamare verità e giustizia, vogliamo denunciare la continuità fra la catena di comando che operava in quei giorni, la gestione dell'ordine pubblico negli ultimi anni.
La maggioranza parlamentare non può assumersi la responsabilità di rinviare ancora la costituzione della commissione d’inchiesta.
E’ un dovere delle istituzioni parlamentari verso le cittadine e i cittadini fare chiarezza.
In caso contrario sarebbe lecito pensare che vi sia chi nella maggioranza vorrebbe, come già tante volte è successo, deviare, insabbiare la verità.


Michele De Palma Segreteria Nazionale PRC
Italo Di Sabato Responsabile Nazionale Osservatorio Repressione

Genova ricorrenza del G8, musica e foto al Carlini. An: vietare il corteo ai no global.

No-global e poliziotti di nuovo contro in piazza Alimonda. Ed è ancora una volta il 20 luglio. Come sei anni fa, quando durante gli scontri del G8 morì Carlo Giuliani, ucciso da una revolverata esplosa dal carabiniere Mario Placanica. Alla manifestazione pacifica in ricordo del ragazzo scomparso, programmata come ogni anno nel capoluogo ligure insieme ad una serie di altri eventi, ha risposto in maniera provocatoria un sindacato di agenti. Scatenando polemiche e tensioni che vanno ad aggiungersi a quelle provocate dalle recenti vicende processuali.Giuliano Giuliani, padre di Carlo e marito di Haidi, senatrice di Rifondazione, è tra gli organizzatori di una «passeggiata» commemorativa che venerdì prossimo partirà dallo stadio Carlini per raggiungere la piazza dove il figlio fu ucciso. «Un modo per stare di nuovo tutti insieme, pacificamente, una festa della vita. Per non dimenticare». Così ha spiegato al neo-sindaco Marta Vincenzi, che gli ha dato la disponibilità della struttura sportiva per ospitare - come nel 2001 - i ragazzi che verranno da fuori Genova per partecipare alle manifestazioni in ricordo dei tragici fatti di allora. Venerdì il corteo, sabato una fiaccolata fino alla scuola Diaz, teatro della sciagurata irruzione delle forze dell´ordine.Il ritorno dei no-global nel capoluogo ligure agita però fantasmi e polemiche in città. Alleanza Nazionale ha chiesto compatta che il corteo venga vietato per ragioni di ordine pubblico, e che il sindaco si faccia versare una cauzione dagli organizzatori degli incontri «per gli eventuali danneggiamenti che potrebbero essere arrecati». E un sindacato di polizia, il Coisp, ha indetto per il 20 luglio in piazza Alimonda una manifestazione-dibattito dal titolo brutalmente provocatorio: «L´estintore come strumento di pace». Gli agenti hanno ufficialmente chiesto i permessi all´amministrazione comunale. «Credo che sia urgente ed eticamente corretto parlare alla città di quanto accaduto durante il G8», ha detto il segretario regionale Coisp, Franco Maccari. «Sarà un momento di incontro democratico. Ma parlando di democrazia, è evidente che non saranno invitati e tantomeno graditi ex terroristi, terroristi, sinistra radicale, black bloc e altri». Gigi Malabarba, ex senatore ed esponente di Sinistra Critica, risponde secco: «La provocazione del Coisp la dice lunga della cultura democratica che alberga tra le forze di polizia dopo il settennato di Gianni De Gennaro. Stiamo parlando di uno dei principali sindacati, ed è curioso che il ministro dell´Interno non senta il dovere di intervenire contro iniziative indicibili come questa, che spero restino solo scherzi di pessimo gusto». Al Coisp ribadiscono di voler fare sul serio, consci però che la manifestazione gli sarà vietata: «Ma allora qualcuno dovrà spiegarci perché l´amministrazione genovese adotta due pesi e due misure». Heidi Giuliani si è detta pronta ad accettare qualsiasi confronto sui fatti del G8. «Ma non in piazza Alimonda, il 20 luglio». Oggi pomeriggio presenterà in Senato un filmato sull´ordine pubblico a Genova in qualla tragica giornata di sei anni fa. «Un altro documento che sostanzia la nostra ferma richiesta per la commissione parlamentare d´inchiesta sul G8».




fonte: la Repubblica Genova

16 luglio 2007

Torniamo a Genova. Torniamo al Carlini

Siamo testardi, non vogliamo dimenticare. Ce lo impedisce innanzi tutto la dignità. E anche, come conseguenza, il bene che vogliamo e il rispetto che vorremmo per il Paese in cui viviamo. Anche quest'anno, quindi, siamo a Genova, in piazza Alimonda, venerdì 20 luglio, alle 17 e 27. E prima e dopo, non è strano, allo stadio Carlini. C'è qualcuno che è preoccupato, anche qualche brava persona, al più un po' pigra, che ancora se ne sta di quello che le hanno raccontato e non ha saputo distinguere tra chi provocava e chi era provocato, tra chi attaccava e chi si difendeva, tra i pochi infiltrati che berciavano guerra e i tantissimi che gridavano pace. Stiano tranquilli e sereni. Noi chiediamo soltanto un po' di giustizia e un sussulto di verità. E quest'anno "risacralizziamo" anche lo stadio Carlini, giocando al calcio non violento e non corrotto dai soldi, guardando filmati intelligenti e discutendo di problemi seri: i diritti, la democrazia, la pace.

Venite a Genova, venite a vedere, sentire, vivere come si sta bene insieme.

L'ingresso naturalmente è gratuito ma sorvegliato per evitare a tutti e tutte noi sgradite sorprese. Per poterci organizzare meglio, vi preghiamo di segnalarci e prenotare le giornate di presenza scrivendo a piazzacarlogiuliani@tiscali.it

Il programma potrà subire aggiornamenti. Gli orari sono indicativi.VI ASPETTIAMO!!

Il programma completo e aggiornato è consultabile sul sito: http://www.piazzacarlogiuliani.org/


A proposito di Genova 2001. Lettera aperta al Ministro Amato

Signor ministro Amato, ho letto che, secondo Lei, il prossimo capo della polizia dovrebbe essere una donna. Apprezzo sinceramente, e non per un omaggio alla pratica che giudico offensiva delle quote rosa, ma come risultato di una vera sconfitta delle logiche discriminatorie nei confronti delle donne. Vorrei al contempo pregarLa di individuare con certezza quella ignobile poliziotta che si divertiva con i risultati calcistici la sera del 21 luglio 2001, e sono certo che Le fornirà una decisiva collaborazione in questa delicata inchiesta il capo del Suo gabinetto di recente nomina. Lei mi capisce, non vorrei che, di carriera in carriera, toccasse a quella cosiddetta donna la promozione auspicata. Abbiamo anche saputo che, per la quarta volta, un tribunale civile ha riconosciuto un risarcimento a persone malmenate e ferite da qualche delinquente in divisa durante le giornate genovesi del luglio 2001, risarcimento che sarà pagato dal ministero da Lei diretto. Potrà comprendere che sono notizie che non possono non essere accolte con soddisfazione. Sembra persino, ogni tanto, di vivere in un paese nel quale si rispettano i diritti. E tuttavia non posso fare a meno di farLe notare che il risarcimento non sarà a carico del ministero da Lei diretto ma di noi cittadini, e in particolare (mi permetto di ricordarLe soltanto i nomi di due pacifici cittadini che sono stati massacrati dai delinquenti in divisa che hanno fatto la macelleria messicana alla Diaz) diArnaldo Cestaro e Lorenzo Guadagnucci. Ora, mi domando e Le domando, non sarebbe più giusto che l'onere del risarcimento fosse a carico di chi ha praticato la macelleria, di chi li comandava, di chi li ha sollecitati in quel compito efferato e delinquenziale, di chi, tacendo, ne ha condiviso la responsabilità, di chi ha ordinato quello scempio della democrazia del paese? Si potrebbe fare ricorso al Tfr o alla trattenuta del quinto dello stipendio, Lei se ne intende per i Suoi trascorsi sindacali. Le sarei davvero grato se volesse rispondermi e gratificarmi del Suo parere.
Giuliano Giuliani

Respinto l'assalto fascista all'occupazione abitativa di Casal Bertone a Roma


La notte tra l'11 e il 12 luglio è avvenuta l'ennesima aggressione fascista a Roma, nel quartiere di Casal Bertone. Un gruppo proveniente dal Circolo Futurista, sede del gruppo ultrasPadroni di Casa, appartenenti a Fiamma Tricolore, al termine dell'attacchinaggiodi manifesti, ha tentato di assaltare l'occupazione abitativa di Via De Dominicis, dove vivono da anni decine di famiglie dei movimenti di lotta per la casa. La prontezza degli occupanti e la risposta degli abitanti del quartiere ha respinto l'attacco e messo in fuga la squadraccia, che si è dileguata sotto gli occhi indifferenti delle forze dell'ordine,> sopraggiunte nel frattempo. L'attacco è stato premeditato e vigliacco. Armato di mazze, catene, coltelli il gruppo, guidato da Gianluca Iannone, dirigente di Fiamma Tricolore, non ha avuto remore a colpire donne e uomini, ferendo gravemente 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine. In pochi minuti centinaia di persone sono scese in strada per difendere l'occupazione e reagire all'aggressione, praticando il legittimo diritto di resistenza. L'aggressione è avvenuta nel quartiere di Casal Bertone, dove da mesi i cittadini, le associazioni, i movimenti sociali denunciano e contrastano l'apertura del sedicente circolo Futurista, in via degli Orti di Malabarba 15, covo fascista sito all'interno di un palazzo di proprietà dell'Inps, che inneggia all'odio e al razzismo, attraverso, scritte, manifesti e intimidazioni. Nei mesi è cresciuta la protesta del quartiere, abitato da molti studenti fuori sede e con una lunga tradizione di lotte sociali, di associazionismo, e di iniziative culturali. Questa è la campagna per il mutuo sociale di Fiamma Tricolore: da una parte inneggiano alla "casa agli italiani" e "più case meno calabresi", dall'altra provano a colpire chi nei fatti conquista il diritto alla casa per tutti. Tutto ciò avviene a due settimane esatte dall'assalto squadrista a Villa Ada e dopo centinaia di aggressioni avvenute negli ultimi due anni nei> confronti di chi lotta per i diritti sociali e di cittadinanza, chi libera spazi di socialità e cultura, o chi semplicemente frequenta concerti e iniziative culturali. Come hanno denunciato con forza le migliaia di persone scese in piazza sabato scorso nel quartiere Trieste-Salario non è più possibile accettare> la presenza e la diffusione di ideologie e pratiche fasciste, coperte dalla destra istituzionale e favorite dalla colpevole "equidistanza" del sindaco Veltroni, del governo e delle amministrazioni locali, che hanno concesso sedi e agibilità politica, tollerando e lasciando impunite nella "democratica" città di Roma le scorribande dell'estrema destra.




Le antifasciste e gli antifascisti di Roma

Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi

C´è la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani («speriamo che muoiano tutti... tanto uno già...1 a 0 per noi..»), il funzionario che impreca per i ritardi, l´agente che non sa che accade, l´altro che racconta di teste spaccate, il capoufficio stampa di Gianni De Gennaro "dimenticato" per strada, il capo della celere distrutto dalla nottata, quello della Digos che cerca di disfarsi delle due molotov. Sono le 26 telefonate che gli avvocati delle parti offese del processo per il blitz alla Diaz nel luglio 2001 - 29 tra funzionari e agenti imputati per lesioni, falso e calunnia - depositeranno nell´udienza di oggi, l´ultima prima della pausa estiva. Le comunicazioni sono quelle che intercorrono tra i poliziotti sul campo e la centrale operativa del 113 in questura.Ore 21.35 l´irruzione deve ancora essere decisa ma vengono inviate pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola che ospita la sede del Genoa Social Forum.Una funzionaria della centrale operativa (Co) parla prima con una pattuglia della Digos: «In piazza Merani ci hanno segnalato questi dieci zecconi (i manifestanti ma anche i giovani di sinistra, ndr) maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada...». Alle 21.57 la stessa poliziotta parla via radio con un collega (R) il tono è rilassato e scherzoso.R: «Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti `sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...». Co: «...speriamo che muoiano tutti...». R: «Eh sei simpatica». Co: «Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi...tanto siamo solo sul 113 e registrano tutto».A cavallo della mezzanotte, al 113, arrivano le telefonate allarmate di residenti della zona. Ore 23.58: «... via Cesare Battisti... guardi che è un macello... »; ore 23.59: «Lo sapete che hanno attaccato i ragazzi qui della scuola Diaz».I primi feriti. Ore 00.17, l´agente al posto di polizia dell´ospedale San Martino chiama il 113: «Ascolta ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?». 113: «Sì no, guarda io non te lo so dire...».Non hanno idea della situazione neanche gli agenti del reparto prevenzione mandati a piantonare i feriti all´ospedale. Alle 2.36 uno di loro chiama la Centrale operativa. «Sono 25 persone, uno ha problemi al torace... l´altro lo metti in chirurgia, l´altro in neurologia..», 113: «Sono in stato d´arresto?». Il poliziotto: «No devono essere accompagnati... si vede che questi sono i protagonisti degli scontri di oggi... però chi ha proceduto io non lo so». Co: «Guarda non lo so neanche io... ».Alla stessa ora il poliziotto al San Martino spiega al 113, che chiede se ci sono ferite da taglio: «No, no teste aperte a manganellate».Uno degli imputati il commissario Alfredo Fabbrocini parla al telefono con il 113 che chiede informazioni su quanto accaduto alla Diaz. Co: «Allora scusami esatto...quante persone avete accompagnato voi a Bolzaneto?».F: «Guarda ti direi una bugia, non lo so... c´era un tale caos, guarda, anche perché noi non accompagnavamo, noi facevamo la scorta... comunque c´era il funzionario della Digos, il funzionario della mobile». Co: «E lì ti fermi... perché non c´era altro». F: «Non lo so se non c´era altro, c´era qualche funzionario addetto della Digos, ce n´erano almeno tre o quattro.. c´era il dottor Sgalla, c´era anche Ciccimarra che li conosco, quella là più alta in grado non so chi era, comunque ce n´erano altri... ah c´era Gratteri, c´era il dottor Gratteri... loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza...».All1 1.23 Lorenzo Murgolo alto funzionario della questura di Bologna, indagato e poi prosciolto, si infuria con il 113 perché non arriva un pullman per il trasferimento dei "prigionieri" arrestati: «Sono il dottor Murgolo porca... perché non rispondete porca.. è tutt´oggi che non rispondete a sto ca... di 113.. ».Cinque minuti dopo è ancora lui, in sottofondo si sente la gente che urla "assassini assassini". L´operatrice del 113 è in difficoltà di fronte alla rabbia di Murgolo e chiama un funzionario ma la musica non cambia: «Ma porca... ma mi volete dire dov´è `sto pullman..». 113: «La navetta è sul posto...». M: «Mah.. io non la vedo».Alle 2.07 Mario Viola funzionario collaboratore di Roberto Sgalla capo ufficio stampa del capo della polizia chiama ripetutamente il 113 per avere una volante che li riporti indietro perché tutti i mezzi sono partiti "scordando" i due dirigenti. Alle 2.44 richiama e dice che è stato accompagnato dal capo della mobile «perché se aspettavamo una volante stavamo ancora lì».Mentre attendono di essere collegati dal centralino Viola parla con dei colleghi: «Che ha detto?... ha detto che non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto» e un altro ribatte «che se ne andasse a fan... ».Alle 3.05 Vincenzo Canterini («...sai che non connetto più io.. dissociato.. davvero so dissociato...») capo della celere romana parla con un suo attuale coimputato, Spartaco Mortola, ex dirigente Digos di Genova che agli agenti nel suo ufficio dice: «Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui...». Sono le due bottiglie che, scoprirà la procura, furono introdotte nella Diaz dagli stessi poliziotti.
Fonte: La Repubblica 06.07.97

Lettera aperta al ex capo della Polizia Gianni De Gennaro

Signor capo di gabinetto del ministro degli interni Giuliano Amato, vedo che una qualche rete di protezione si è subito aperta sotto il suo culo - perdoni il linguaggio familiare - e ha ammorbi-dito assai la sua caduta dal vertice della polizia di Stato. I giornali che annunciavano, martedì scorso, che lei era sì stato sostituito dal suo vice [e socio e amico, par di capire] Antonio Manganelli, ma allo stesso tempo destinato all'incarico più alto del ministero, hanno tralasciato di ricordare che sul suo capo pende un'accusa di «istigazione alla falsa testimonianza». Da quel che si è saputo, lei ha indotto l'ex questore di Genova all'epoca del G8, e chissà quanti altri dirigenti della polizia, a mentire ai giudici che stanno processando gli imputati per la «macelleria messicana» della scuola Diaz. Almeno, i magistrati genovesi pensano che lei lo abbia fatto, e pare abbiano una conversazione telefonica tra l'ex questore e un suo collega, a dimostrarlo. [Già, noi che in quei giorni, a Genova, eravamo dall'altra parte dei vostri manganelli «tonfa», non decidiamo a prescindere che qualcuno è colpevole e ne inventiamo poi le prove, come avete fatto voi].Lei mi permetterà di scusarmi intanto con i lettori, ai quali parrà che siamo un po' ossessionati da Gianni De Gennaro, la cui faccia era sulla nostra ultima copertina e del quale abbiamo spesso e a fondo scritto negli ultimi sei anni. E confesso che sì, in un certo senso ne abbiamo fatto una questione personale. Perché eravamo di persona nelle strade di Genova e molti come noi erano di persona dentro la Diaz e nelle celle di Bolzaneto e una persona come noi era Carlo Giuliani. Lei era personalmente il capo della polizia, in quei momenti. Ma, per quel che mi riguarda, il fatto personale consiste anche nella circostanza - di cui ho già scritto una volta - che sono figlio di un poliziotto. Mio padre, Vincenzo, era quando morì «per causa di servizio» [si dice così] maresciallo della polizia stradale. Quel che è rimasto nella mia memoria, di quell'uomo in divisa grigioverde [all'epoca], è la sensazione di un limite. Mio padre era a suo modo influente, nei posti dove abbiamo abitato, e qualche piccolo vantaggio ne ricavava, e il comandare altre persone gli aveva lasciato addosso l'odore della caserma. Ma c'era un limite che non avrebbe mai valicato, quello della - non so come dire - obbedienza alla legge. Portava sempre la divisa, e non l'ho mai visto in borghese, perché ne aveva rispetto, e pretendeva il rispetto altrui.Ora, io non so in cosa consiste la rete che le si è aperta sotto per impedirle di farsi male cadendo, se la massoneria, gli americani di cui lei è tanto amico, una lobby potente dentro la polizia, delle carte che lei conserva in qualche buco segreto e che molti politici non vorrebbero mai fossero rese pubbliche, o semplicemente la corporazione che si crea tra politici e funzionali in cerca di riconferma e di cui il ministro Amato è un terminale, o la complicità dei giornalisti cui lei passa sottobanco informazioni. Certo deve essere una rete robusta, per fare arrabbiare i prefetti, i quali sostengono che un poliziotto non era mai arrivato all'incarico di capo di gabinetto del Viminale per la semplice ragione che è meglio evitare accumuli di potere, in una democrazia. Forse tra vent'anni History Channel le dedicherà una monografia intitolata «Tutti gli amici di Gianni De Gennaro», e allora sapremo, se saremo ancora vivi, per quale miracolo della fisica lei rimane sempre a galla.Ma quel che è certo fin da ora è che lei quella divisa diventata nel frattempo blu non l'ha rispettata. E non ci vogliono i giudici, a deciderlo: anche se non guasta che qualche verità venga a galla, contro ogni abitudine di un paese in cui nessun poliziotto è stato mai condannato per aver ucciso a colpi d'arma da fuoco un manifestante: tutti che inciampano e gli scappa un colpo. Genova è una ferita aperta: i media possono anche dimenticarsene, come lamentava giorni fa Marco Imarisio, redattore di un giornale, il Corriere della Sera, più smemorato di altri. Genova è una domanda sospesa sulla democrazia del nostro paese, e lo resterà anche se il centrosinistra promette e non istituisce la commissione parlamentare di inchiesta, e la sinistra radicale si spaventa di aver ottenuto la sua rimozione, accetta il suo vice come nuovo capo della polizia, e non protesta se lei resta in sella. E Genova è una macchia nella biografia delle forze dell'ordine, che lei e la sua lobby ai piani alti del Viminale continuerete a nascondere, invece di lavarla via.Guardi, capo di gabinetto, come per sei anni abbiamo inseguito la sua coda, continueremo a farlo per i prossimi sei, e se occorre per altri sei. Noi non valiamo gran che, siamo un piccolo giornale, però siamo tenaci. Fastidiosi come zanzare.


Pierluigi Sullo - direttore CARTA




Indecenza

La nomina di De Gennaro capo di gabinetto del ministro Amato è un atto davvero indecente. La si vive come un'umiliazione personale per tutti quelli che a Genova hanno subito ciò che sappiamo: abusi d'ogni tipo, la Costituzione calpestata, violenze fisiche. Romano Prodi ci ha presi in giro, non ha il controllo delle forze di polizia e cerca di salvarsi chiamando al governo il capo del gruppo di potere più forte, che non riesce a intaccare. Lo dice anche l'associzione dei prefetti, che parla di ministero di polizia (quello che esisteva prima del ritorno della democrazia).Vorrebbero anche farci credere che è una scelta ottima per la democrazia, lineare e giusta, perché non si possono fare questioni personali. Infatti non facciamo questioni personali, poniamo questioni che hanno a che fare col rispetto dei diritti delle persone e con lo spirito e la lettera della Costituzione. Se la risposta alle rivelazione di Forunier (macelleria messicana) e all'indagine su De Gennaro (istigazione alla falsa testimonianza) è la nomina di De Gennaro a braccio destro del ministro degli Interni (!!!!) e del suo vice a capo della polizia, che cosa dobbiamo pensare? Che possibilità ci lasciano?

Omicidio Aldrovandi. Rinviati a giudizio quattro poliziotti per omicidio colposo.

Ci sono voluti quasi due anni, ma per i poliziotti di Ferrara coinvolti nella morte di Federico Aldrovandi comincia il processo. Ieri il giudice per le indagini preliminari Silvia Migliori ha deciso che ci sono tutti gli elementi perché Enzo Pontani, Monica Segat-to, Fabio Forlani e Luca Pollastri vengano processati: la prima udienza è stata fissata al 19 ottobre. Gli agenti non si sono presentati in aula e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La richiesta degli avvocati della difesa (che non hanno chiesto il rito abbreviato) di non luogo a procedere è stata respinta.Per la famiglia di Federico, morto una mattina di settembre del 2005 mentre tornava a casa dopo una serata passata con gli amici, è il primo spiraglio di luce. Per tutto questo tempo hanno dovuto sopportare il sospetto che loro figlio se la fosse cercata quella scazzottata coi poliziotti, e che ad ucciderlo fosse stato «un malore» dovuto alle droghe che aveva assunto. Prima versione avanzata - e difesa -dalla questura, ma sostenuta an-che dal procuratore capo Severino Messina.Cosa abbia ucciso Federico si potrà ora stabilire in tribunale, in un processo pubblico e trasparente. Niente di più di quello che ha sempre chièsto la famiglia di Federico. Ieri in aula c'erano la madre, Patrizia Moretti, il padre lino e anche il fratello di Federico, Stefano. Fuori, oltre ai giornalisti, non c'erano i parenti degli imputati, ma diversi poliziotti tra cui il capo della polizia giudiziaria di Stato presso la procura, fidanzato della poliziotta imputata.Emozione forte per la famiglia Aldrovandi: «Questo è il vero inizio», ha detto Patrizia Moretti. Lino Aldrovandi, solitamente defilato, ha detto chiaro e tondo davanti alle telecamere: «Per me la scelta dei poliziotti di restare in silenzio è la condanna più pesante». E' d'altrondestato un muro quello contro cui hanno dovuto lottare loro e gli amici di Federico. Un clima inquietante, con una iniziale tran-che delle indagini, prima che alla prima pm subentrasse l'attuale sostituto Nicola Proto, piena di stranezze: in questi giorni alla procura di Ferrara è stata aperta una inchiesta «bis» che mira a ricercare le responsabilità di chi ha condotto le indagini. Sono saltati fuori i brogliacci delle trascrizioni delle chiamate effettuate quella notte al 113. Erano stati manomessi, gli orari cambiati e posticipati ad arte. E in una cassaforte sono stati trovati campioni di sangue di Federico mai consegnati al magistrato. Ma c'è anche una terza indagine, scaturita da una delle querele piovute sulla testa dei giornalisti che si sono occupati del caso, e che invece sta producendo una serie di interrogatori per verificare se quanto denunciato - testimoni avvicinati da uomini della polizia prima di incontrare il magistrato - sia effettivamente accaduto. Queste le premesse. Ieri gli avvocati della difesa hanno sottolineato le incongruenze delle indagini, ma non ne hanno chieste di nuove esprimendo, almeno, la volontà anche da parte degli imputati di accertare la verità. Nessuna dichiara-zione all'uscita, ma solo un comunicato stampa congiunto dei quattro legali: «Non c'erano le condizioni per giungere a una simile conclusione». Sia le indagini che le perizie, spiegano, «hanno evidenziato la mancanza di un nesso causale tra l'azione di contenimento degli agenti e la morte del giovane», mentre le «svariate sostanze» assunte da Federico hanno avuto «sicura incidenza sul decesso». Federico, sostengono è morto per una excited delirium syndrome, evento «improvviso, imprevedibile e inevitabile». «Doverosa, obbligata e legittima» fu invece la condotta dei quattro agenti, che chiamarono il 118. Per questo, conclude la nota, gli imputati non sono preoccupati e «attendono con serenità il giudizio». Per gli avvocati delle parti civili, invece, il rinvio a giudizio è un risultato atteso. «E' un passaggio molto importante - osserva il legale Alessandro Gamberini - sia per la famiglia, che ha lottato affinchè Sulla morte di loro figlio non scendesse il silenzio, che per le attese sociali che si sono create. Se ci sono responsabilità, verranno accertate».Intanto, i brogliacci scoperti dalla procura hanno aperto nuovi scenari. Anche il pm Proto ha detto in aula che ci sono delle «ombre in-quietanti» sulla fase iniziale dell'intervento dei poliziotti. Convinto sostenitore che le urla di Federico, avvertite quella notte da diversi abitanti di via Ippodromo - da cui sarebbe scaturito l'intervento delle volanti - potrebbero invece essere state conseguenza di un precedente «incontro-scontro» tra Federico e i poliziotti è un altro degli avvocati della famiglia, Fabio Anselmo. Su questo ha incentrato il suo intervento in aula. All'uscita, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: «Ci hanno chiamato sciacalli perché ci opponevamo alle dichiarazioni del questore Graziano e del procuratore Messina, che assolvevano l'operato della polizia. Alcuni di noi hanno ancora un procedimento disciplinare aperto all'ordine degli avvocati». L'ipotesi di un contatto precedente tra Federico e gli agenti andrà sostanziata. Il dibattimento è tutto da fare, e la partita ancora aperta. Come sottolineato dagli avvocati della difesa, il nesso di casualità non è stato ancora chiaramente dimostrato, e quello sarà uno degli elementi centrali del processo. Ma la cosa più importante per far sì che nuovi testimoni si facciano avanti: ci sono tante persone che quella notte hanno visto e che ancora non hanno parlato.


Fonte: il manifesto del 21/06/07

G8 Genova 2001. Fournier: "Sembrava una macelleria. Non dissi nulla per spirito di appartenenza"


La testimonianza del vicequestore, uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz

"Sembrava una macelleria messicana": è con queste parole che Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 del 2001 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive quello che vide al momento dell'irruzione nella scuola Diaz. Una descrizione ben diversa da quella che Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la vicenda, fornì inizialmente. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato oggi in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini. Nelle dichiarazioni rese inizialmente da Fournier ai pubblici ministeri Zucca e Cardona Albini, il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. "Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana". "Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano", ha raccontato ancora Fournier. Sollecitato dalle domande del Pm Cardona Albini, ha aggiunto: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".
Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. "Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo". Fournier però ha anche cercato di ridimensionare in parte le responsabilità dei poliziotti: "Sicuramente nella scuola c'erano persone che hanno fatto resistenza, issato barricate, per cui non mi sento di dare la patente di santità a tutti gli occupanti dell'istituto". "Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato", ha detto ancora. In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".


Fonte: la Repubblica, 13 giugno 2007

Il sonno della ragione genera......sudditi.

Il 15 giugno inizia il processo d'appello dei condannati per “concorso morale in devastazione e saccheggio”per i fatti dell'11 marzo 2006 a Milano. I ragazzi di Reggio Emilia sono soggetti ancora a firma settimanale(!?). E' passato più di un anno e loro vanno ancora a firmare....Vita bloccata. Oggi, sul giornale, leggo che a Genova si è ripetuta la manifestazione di Forza Nuova in una città blindata per permetterla. Quando i nostri giovani andarono a Milano per contrastare lo stesso tipo di manifestazione si disse che erano puerili, avevano sbagliato, che l'antifascismo non si combatte così. Tutte affermazioni di “tromboni “che se ne stanno comodamente a casa o in piccoli gruppi elitari a criticare chi ha avuto e ha il coraggio di ostacolare un evidente ritorno di fascisti, mettendoci la faccia , la libertà...
Ora come la mettiamo che questi neri figuri ritornano impuniti nelle piazze come se il “fascismo in giacca e cravatta”fosse legale? Ora che, da ogni parte, si invocano misure repressive contro tutti e tutto ,dove sono le vestali dell'antifascismo? Dove sono gli “antifascisti storici? Possibile che siano ancora una volta solo i nostri giovani a capire cosa sta succedendo? Dove sono i sessantottini,i settantasettini che si riempivano la bocca di “rivoluzione”? Sono troppo occupati a gestire quel potere che avversavano, a parlare di operai, lavoratori, sfruttati da posizioni di privilegio, a incensire se stessi con convegni,libri,paginoni di quotidiani? E i giovani,quei giovani?Sono stati lasciati soli e tra qualche giorno ritorneranno davanti ai giudici che decideranno della loro vita, della loro libertà.
Nessun giornalista o politico(salve qualche raro caso) ha sentito il bisogno di sapere cosa è successo di questi ragazzi, di altri che sono nelle stesse condizioni e rischiano pene severe,gogna mediatica e processi sommari.Non fanno più notizia? Non fa notizia la vita delle persone?Non fa notizia che 5 giovani siano ancora sottoposti alla firma come nel ventennio?Non fa notizia che cittadini italiani siano stati condannati in massa per “concorso morale”?
Non fa notizia parlare di fascismo!
Quale cultura è quella che permette la costruzione di cippi in onore ai repubblichini,la commemorazione di eroi del ventennio in cui i presenti alzano il braccio in fascistissimo saluto alla faccia della Resistenza? Vi sembra normale!? Certo ci sono molti altri problemi ma tutti riconducibili ad uno solo:la cultura fascista che pervade questa società che ricerca ordine e disciplina.Cultura che si affaccia nella mente anche di coloro che se ne sentono indenni, militando a sinistra..In un'orgia di repressione(parola ormai desueta)si va verso una società perfetta in cui, chiunque contrasti l'imperatore di turno ,è condannato,emarginato,espulso.I nostri giovani hanno capito che l'imperatore è nudo mentre noi adulti..... siamo occupati a fare politica
Daniela Montanari
Comitato Antifascista 11 marzo di Reggio Emilia

Morti assurde e strumentalizzazioni

Claudio Monetti, Vanessa Russo, Karolina, tre morti assurde che richiederebbero il silenzio e la riflessione alla ricerca di un senso, anche blando, per questi avvenimenti terribili. Dei tre, solo Karolina e caduta in un silenzio, quello mediatico: una bimba polacca di sei anni uccisa "accidentalmente" da un italiano non fa notizia, ne si può utilizzare politicamente. Molto peggio è accaduto a Claudio Monetti e Vanessa Russo, oggetto di un´attenzione mediatica che non si è fermata neanche di fronte al dolore ed alla disperazione delle famiglie delle vittime, dolore e disperazione. Sbattuti nel "prime pagine" per aumentare ascolti e tiratura; strumentalizzati da una destra forcaiola che cerca di utilizzare la rabbia generata da morti ingiuste per guadagnare consensi. Il problema sicurezza esiste per il solo fatto che viene sentito come tale dalla maggioranza della popolazione; ma ci preoccupa la semplificazione dei problemi che vede nella richiesta di più polizia, più telecamere, più spie, più "ronde", l´unica soluzione al problema della sicurezza, come se vivere in una specie di galera a cielo aperto sia l'unico modo per vincere la paura. Pensiamo sia semplicemente folle pensare che la spirale di violenza si interrompa con la repressione indiscriminata, perché la causa ultima non è la mancanza di disciplina, ma l'aumento della disperazione, della povertà e dell'ignoranza, in tutte le popolazioni, culture e persone. Il vero problema sta nei tempi e nelle procedure del sistema giudiziario e legislativo, forte con i deboli e debole con i forti, che non consente quella "certezza della pena", garanzia fondamentale dello stato di diritto, ma consente l´impunità a chi si può permettere di sguazzare tra cavilli e perdite di tempo e pene "esemplari" a chi non può. Il vero problema sta nella solitudine in cui restano i nostri anziani, deboli, abbandonati ed alla mercé del primo malvivente di turno. Il vero problema sta nell'indifferenza, nella non conoscenza del vicino, nel "non" intervenire, nel farsi i fatti propri: un tessuto sociale sano e coeso non da spazio alla violenza ed alla sopraffazione che invece prospera nelle solitudini. Questo "esserci" non può essere delegato a nessuna ronda o forza di polizia. La vera soluzione è ricostruire un tessuto sociale nei quartieri: una risposta molto più interessante delle ronde e della caccia allo straniero: una risposta positiva, intelligente, ma soprattutto umana. La vera risoluzione sta nel dare possibilità e futuro alle persone.
14.05.07

9 luglio 2007

NoG8. La diretta del 9 luglio

Continua il vertice del G8 a l'Aquila, continuano le proteste diffuse sul territorio.
20,15 Napoli appello dei docenti universitari per la liberazione dei studenti arrestati
Alcuni docenti dell'Universita' L'orientale di Napoli hanno lanciato un appello pubblico per ''l'immediata liberazione degli studenti arrestati'' lo scorso 6 luglio. Lo fa sapere, in una nota, l'Onda napoletana. Tra gli arrestati anche uno studente dell'Orienatale, Egidio Giordano, uno dei ragazzi dell' ''Insurgencia'' napoletana. ''In una societa' democratica, quello di manifestare e' un diritto inalienabile - si legge nella nota - il clima di questi mesi ha visto ripetuti esempi ed episodi di intolleranza''. ''Non e' un caso se e' stato colpito il movimento studentesco - sottolineano - che quest'anno e' in prima linea, soggetto attivo di una forte mobilitazione''. L'appello e' rivolto ''a tutte le componenti sociali, politiche e accademiche per esprimere con fermezza l'assoluta inaccettabilita' di quanto e' successo nei giorni scorsi''.
20,00 Ancona partito il corteo
E' partito da piazza Roma, nel centro di Ancona, il corteo dei centri sociali delle Marche anti-G8 e contro i respingimenti dei migranti. In tutto sono circa 300 persone, fra cui quasi tutte le sigle del movimento oltre ad alcuni anarchici. Il corteo e' aperto da uno striscione con la scritta ''No deportation''. I manifestanti tengono in mano dei palloncini che libereranno in aria con appese delle sagome di cartone che rappresentano figure umane. Il riferimento e' ai clandestini morti nel tentativo di raggiungere i paesi europei. Imponente anche lo spiegamento delle forze di polizia: circa 200 fra agenti e carabinieri (ci sono anche il Reparto mobile di Padova e un reparto dei carabinieri di Bologna). Alcune scritte inneggiano alla liberta' per i due attivisti del centro sociale Csa Oltrefrontiera di Pesaro tra i 21 arrestati per gli scontri avvenuti lo scorso 21 maggio a Torino in occasione del G8 dell'Universita'. I manifestanti hanno ribadito la volonta' di entrare nella zona 'rossa' del porto, dove poco fa una delegazione ha potuto tenere una conferenza stampa sulla rampa della motonave Superfast in partenza per la Grecia. L'intenzione sarebbe quella di gettare in mare una corona di fiori. La zona e' sorvolata da un elicottero.
19,35 Ancona partito traghetto bloccato dai manifestanti
Il traghetto greco della Superfast bloccato dai manifestanti della ''Giornata senza frontiere'' anti G8 nel porto di Ancona e' salpato dallo scalo con una quarantina di minuti di ritardo sull'orario previsto. In una conferenza stampa improvvisata sulla rampa di imbarco, dove erano saliti i no global - alcuni giunti via mare con due gommoni -, impedendo cosi' la partenza della nave, Paolo Cognini, uno dei leader del movimento (l'iniziativa e' stata indetta da Comunita' resistenti delle Marche, Ambasciata dei Diritti, Ya basta e l'Onda) ha spiegato che l'atto di disobbedienza ha riguardato il traghetto, ''un mostro di ferro'', perche' ''dalle navi sbarcano i rifugiati che vengono respinti, anche se fuggono dalla paura e chiedono asilo''. Cognini, avvocato, ha citato una sentenza della Corte Europea per i diritti dell'Uomo ''che ha chiesto all'Italia di non rimandare i migranti in Grecia, paese che non garantisce i loro diritti. Queste persone - ha aggiunto - sono vittime delle scelte dei Paesi del G8, che stanno discutendo di regole che srvono solo a loro''. I migranti ''dovrebbero essere informati sui diritti per la richiesta d'asilo''. Critiche anche al pacchetto sicurezza, ''un'incivilta' giuridica'' e agli arresti di Torino, ''illegali perche' preventivi, fatti per intimorire in vista del G8''. In serata e' in programma un corteo fino al porto, dove i manifestanti cercheranno di lanciare in acqua una corona di fiori.
19,30 Napoli professori orientale solidali con gli studenti
Nella tarda mattinata di oggi no global e movimento onda hanno occupato il rettorato dell'Università orientale di Napoli. Gli studenti chiedevano al rettore Antonietta Vigagnoni di "prendere una posizione pubblica in solidarietà con gli studenti arrestati in questi giorni tra cui due studenti della Orientale nelle proteste contro il G8". In una nota del movimento è detto che l'incontro "si è concluso con la disponibilità della Vigagnoni a dare visibilità sul sito dell'Orientale alla situazione dei due studenti". Il corpo docente dell'Orientale invece si è prodotto in un appello "in difesa degli studenti arrestati e in generale del diritto al dissenso". L'appello è già stato firmato da una quindicina di docenti della Orientale
19,15 Roma detenuti di ponte galeria invocano aiuto
"Aiuto". E' tutto quello che sono riuscite a far giungere le detenute del Cie di Ponte Galeria ai manifestanti che dalle 17 di oggi presidiano il Centro di identificazione ed espulsione alle porte di Roma. I manifestanti, con l'ausilio di potenti amplificatori, inviano messaggi nelle lingue dei paesi del Maghreb e in romeno,intervallati da musica di tutti i generi. Ad intervalli piu' omeno regolari, al di la' del muro, si levano delle grida di incoraggiamento e delle richieste di aiuto alle quali i manifestanti rispondono, a loro volta, con applausi, fischi e col suono incessante di una grancassa. Non mancano poi slogan come "stop deportation"
18,35 Ancona manifestanti bloccano traghetto
Attimi di tensione nel porto di Ancona, dove in serata e' in programma una ''Giornata senza frontiere'' anti G8 indetta da Comunita' resistenti delle Marche, Ambasciata dei diritti, Ya Basta, l'Onda: una quindicina di manifestanti (alcuni arrivati via mare a bordo di due gommoni intercettati dalla polizia) sono saliti sugli scivoli per l'imbarco degli automezzi sul traghetto Superfast, mentre le rampe venivano sollevate, bloccando cosi' la partenza della nave.
18,13 Roma continua il presidio a ponte galeria
Sono circa 500 i manifestanti che si sono radunati di fronte al Cie di Ponte Galeria per dare vita adun presidio contro i provvedimenti contenuti nel ddl sicurezza, che prevedono la possibilita' di prolungare fino a 6 mesi il tempo di permanenza dei detenuti nei Centri di identificazione ed espulsione. La manifestazione, organizzata da una rete di comitati Antirazzisti, vede anche la confluenza di gruppi di manifestanti della Rete No G8 che contestano il summit in corso a L'Aquila. Un volantino distribuito dai manifestanti chiede la "chiusura dei Cie e la liberta' di movimento per tutti". Le condizioni di vita all'interno dei Cie e' un'altra delle argomentazioni che scandiscono le voci della protesta. "Qui a Ponte Galeria non ci sono mediatori culturali, l'assistenza medica e' deficitaria e ci sono molte persone che dovrebbero essere classificate come rifugiati politici, altro che clandestini" dicono alcuni manifestanti. Giornalisti poco graditi al presidio, alcuni manifestanti hanno dato vita ad un siparietto con finte telecamere e macchine fotografiche, scimmiottando quella che definiscono "l'invadenza" dei media durante le manifestazioni e domandando ai cronisti se si ritengano "liberi". Qualcuno tra i manifestanti ha anche apostrofato i cronisti presenti definendoli "il vomito dell'informazione". Il presidio proseguira' con un 'assedio sonoro' al Cie e con alcuno interventi dei manifestanti.
18,10 Ancona manifestanti arrivano in porto con il gommone
Una quindicina di manifestanti sono entrati nelle acque del porto di Ancona (dove in serata si svolgera' un corteo anti G8, organizzato dai centri sociali) a bordo di due gommoni, che sono stati intercettati e scortati fino alla banchina da una motovedetta della polizia. I ragazzi (molti a torso nudo per il caldo) hanno inalberato uno striscione con la scritta ''Aprite il porto alla liberta' e ai diritti. No borders'', lanciando slogan all'indirizzo dei passeggeri della nave Supefast, che dovrebbe salpare a breve. I due gommoni dovrebbero essere partiti dal vicino Mandracchio, il porto peschereccio del capoluogo marchigiano
17,50 Roma iniziato presidio a ponte galeria
Sono circa 500 i manifestanti che partecipano ad un sit-in organizzato dalla rete romana 'No G8'davanti al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria a Roma. Momenti di tensione sono stati registrati perche' una parte dei manifestanti vuole i rappresentanti della stampa lontani dal luogo della manifestazione ritenendoli responsabili della mancata informazione su giornali e televisioni delle problematiche legate all'immigrazione.
17,39 Ancona striscione al porto
In base ad un accordo raggiunto con la Questura, i no global della ''Giornata senza frontiere'' indetta ad Ancona in concomitanza con il G8 sono entrati nell'area del porto, oltrepassando le barriere della zona di sicurezza, e hanno appeso uno striscione contro i respingimenti, tema della manifestazione, vicino ad un traghetto che sta imbarcando automezzi. E' previsto anche un volantinaggio prima del corteo (inizio alle 19) che dovrebbe sfilare dal centro fino allo scalo. Scalo dove al momento e' presente, in modo discreto, la polizia con due cellulari, insieme ai vigili urbani. Le forze dell'ordine hanno invece gia' blindato il centro, circondando piazza Roma, da dovre partire il corteo. Molti i negozi chiusi in corso Garibaldi, via principale del capoluogo marchigiano, e nell'adiacente corso Mazzini, dove invece sono tranquillamente a passeggio molte persone. Tutta l'area e' sorvolata da elicotteri.
17,30 Roma vernice contro agenzia interinale e unicredit
Continuano i blitz della Rete No G8 a Roma. Un gruppo di studenti nel quartiere San Paolo ha tirato vernice contro le porte dell'agenzia per il lavoro interinale Adecco e una filiale Unicredit. A proposito degli arresti per la manifestazione organizzata dagli studenti di Roma Tre martedi' scorso, i manifestanti oggi avevano proiettato un proprio video di quei momenti di tensione all'interno dell'ex cinema Volturno. ''Le forze dell'ordine ci hanno minacciato di sgomberare il centro sociale 'Acrobax' - hanno detto dopo la proiezione - non c'erano i black block in quel corteo ma gente che opera e lotta sul territorio da anni''.
17,12 Roma presidio ponte galeria, manifestanti danno vademecum ai giornalisti
Stare lontani dai manifestanti che svolgeranno il loro presidio ed evitare i primi piani o le riprese che possano favorire il riconoscimento dei partecipanti. Questi i 'consigli' impartiti dai primi manifestanti giunti sul posto alle diverse decine di giornalisti che gia' attendono l'inizio del presidio organizzato dai Comitati Antirazzisti edalla Rete No G8 di fronte al Cie di Ponte Galeria. Ai cronisti e' stato distribuito anche un volantino dal titolo esplicativo"Non riprendere, riprenditi la vita". Massiccio lo schieramento di uomini e mezzi delle forze dell'ordine attorno al Cie e a presidio della stazione ferroviaria Nuova Fiera di Roma e delle vie limitrofe. La Polizia Municipale inoltre impedisce di posteggiare le automobili nello parcheggio antistante al Cie, alcune vetture sono state rimosse con dei carri attrezzi, per tenere libera la zona dove si svolgera' il presidio dei manifestanti.
17,11 Civitavecchia conclusa manifestazione di Greenpeace
Si e' conclusa poco dopo mezzogiorno la manifestazione di protesta per lo scarso impegno dei governi del G8 contro l'effetto serra attuata dai cinque esponenti di Greenpeace, che nella prima mattinata di oggi erano saliti su uno dei carbonili della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia. I cinque sono stati identificati dalla polizia insieme ad altri attivisti dell'associazione ambientalista, alcuni muniti di telecamere e macchine fotografiche, che si trovavano all'esterno della centrale e non avevano partecipato direttamente alla protesta.Dopo la contestazione anti-Greenpeace di un gruppo di dipendenti della centrale (200 secondo l'ufficio stampa dell'Enel) che a loro volta avevano esposto striscioni contro gli ambientalisti, sulla questione si registra una presa di posizione dei sindacati di categoria degli elettrici Uilcem e Flaei-Cisl. In una nota si sostiene che manifestazioni come quella di questa mattina servono soltanto a mettere i cittadini contro i lavoratori e che l'effetto serra ed i cambiamenti climatici si combattono con centrali tecnologicamente all'avanguardia come quella di Civitavecchia, in grado di abbattere le emissioni di Co2. Intanto, la protesta di Greenpeace non ha impedito che alla centrale di Torrevaldaliga Nord si svolgesse la prevista esercitazione antincendio alla quale hanno preso parte capitaneria di porto, Vigili del Fuoco, forze dell'ordine e addetti alla sicurezza dell'Enel.
16,50 L'Aquila Sit-in dei comitati
Sono appena arrivati alla villa comunale i giovani appartenenti ai comitati aquilani, partiti dallo spazio3.32, in via Strinella. Dietro uno striscione sorretto dalle"last ladies", le donne della citta' dell"Aquila, alcune centinaia di manifestanti hanno dato cosi' inizio a un sit-in che aspettera' il passaggio di Carla Bruni in visita alle rovine del centro storico.I piu' arditi, meno di una decina, si sono presentati in slip. A dire: "questo terremoto ci ha lasciato in mutande". Altri hanno portato dalle tendopoli i vassoi sui quali vengono serviti i pasti. Non mancano le solite tende a ricordare la condizione di difficolta' in cui vivono gli oltre 20 mila residenti nelle tendopoli cittadine. Il sit-in delle "last ladies" andra' avanti fino a quando le forze dell'ordine non intimeranno ai manifestanti di ritirarsi.
16,42 Napoli presidio davanti la Questura
Aderenti alla Rete Campana e ai No Global hanno manifestato oggi dinanzi all'ingresso della Questura a Napoli, in via Medina, per sollecitare la scarcerazione di Egidio Giordano e delle altre persone arrestate sia nell'inchiesta sul G8 dell'Universita' di Torino che per le manifestazioni di protesta a Roma. ''Siamo qui per chiedere la loro scarcerazione - hanno spiegato - ma soprattutto per ribadire che non ci puo' essere alcuna limitazione al diritto di protestare, di manifestare apertamente il dissenso''. I manifestanti hanno annunciato che anche nei prossimi giorni scenderanno in piazza e pensano ad una giornata di mobilitazione. ''La riposta finora data - hanno detto - non puo' essere sottovalutata''.
ore 16,40 Ferrero domani il Prc sarà a L'Aquila contro il G8 e per la ricostruzione
La manifestazione di domani contro il G8 all’Aquila è in primo luogo una straordinaria occasione per esprimere la solidarietà del movimento contro la globalizzazione neoliberista alle popolazioni colpite dal terremoto. Vogliamo che diventi un corale abbraccio tra chi lotta per un mondo più giusto e la dignità di chi chiede risposte concrete e una ricostruzione trasparente e partecipata.In questi giorni si sta usando i terremotati e il loro dramma per giustificare il summit di un organismo anacronistico, ademocratico e fondato sulle categorie di potenza e di ricchezza.Come e più che a Genova nel 2001 i responsabili di una catastrofe economica, sociale e ambientale senza precedenti cercano di arrogarsi il diritto di dettare ordini per il resto dell’umanità, come se la causa del male potesse essere la suasoluzione.Agli aquilani che hanno fatto diventare il loro slogan “Yes we camp” una parola d’ordine di speranza a livello globale, diciamo di non aver paura dei manifestanti e di fare propria nelle parole d’ordine e nelle modalità di svolgimento, la manifestazione stessa. Ci metteremo in marcia dalla stazione di Paganica a l’Aquila come sempre abbiamo fatto: a volto scoperto, con le mani nude e con la volontà di costruire una alternativa alla crisi del capitalismo globale. Ognuno con le proprie bandiere e i propri colori, rompendo i muri della paura, costruendo ponti con chi, in ogni angolo del pianeta, lotta per un mondo migliore.Al servizio pubblico RAI, alle altre emittenti radiofoniche e televisive, alla carta stampata rivolgiamo un appello a dare voce alla gente dell’Aquila e alle ragioni di chi contesta il G8.
14,30 Onda domani manifestazioni in tutta Italia
Dietro gli arresti di lunedì c'è un partito trasversale della repressione che tenta di indebolire l'onda anomala per paura di quello che succederà il prossimo autunno quando di fronte alla si apriranno fronti sociali molto forti". Così i rappresentanti dell'onda anomala giunti nel capoluogo piemontese da numerose università italiane per chiedere l'immediata liberazione degli studenti arrestati lunedì scorso perchè ritenuti responsabili dei disordini e delle violenze verificatisi il 19 maggio scorso durante il G8 dell'università. Annunciando per domani iniziative di mobilitazione in molte università italiane, oltre a Torino, dove è in programma un corteo notturno che partirà alle 21 da palazzo Nuovo altre manifestazioni sono in programma a Palermo, Bologna, Milano, Napoli, Genova, Pisa, Venezia e Roma, i rappresentanti degli studenti dell'onda anomala che per la conferenza stampa si sono appropriati dell'ufficio del rettore del Politecnico, Francesco Profumo hanno ribadito: "i fatti accaduti lunedì sono gravi perchè dietro c'è una matrice politica che tenta di delegittimare gli studenti del movimento, un movimento invece che è unito e che rivendica tutto quello che è accaduto durante il G8 dell'università". "Le mobilitazioni straordinarie che si sono verificate in questi giorni -hanno aggiunto gli studenti- sono la dimostrazione che l'onda non è contenibile in schemi del passato e che quanto è accaduto nel maggio scorso non può essere ricondotto a meccanismi di perimetrazione tra buoni e cattivi poichè la decisione di violare la zona rossa è stata presa dall'intero movimento".
13,30 Firenze Il Prc denuncia comportamento repressivo forze dell'ordine
Episodio inquietante:cinque giovani in partenza per Roma, per partecipare alle manifestazioni contro il G8 ieri sono stati fatti scendere dal treno alla stazione di Rifredi, condotti in Questura e trattenuti fino alle 21. Il Partito della Rifondazione Comunista di Firenze esprime preoccupazione per la repressione messa in atto dal governo in questi giorni nei confronti di giovani che intendono protestare ed essere presenti alle manifestazioni contro il G8 di questi giorni. Quest’azione mostra il vero volto di un sistema di potere violento ed antidemocratico. Il governo sta cercando di trasformare un problema politico in un problema di ordine pubblico, colpendo una parte del movimento anti-G8 e cercando di intimidirlo. Il PRC è impegnato anche a Firenze a contrastare un clima repressivo di criminalizzazione del dissenso, denunciando ogni atto intimidatorio – come i provvedimenti assunti ieri contro i manifestanti il Rettorato dell’Università fiorentina, o quanto accaduto presso la stazione di Rifredi - , perché sia salvaguardato il diritto di manifestare, che fa parte delle regole democratiche
13,20 Arci: un deserto L’Aquila del G8
«La vita nelle tendopoli, già piena di disagi, con il G8 è diventata impossibile. In questi giorni l’Aquila è diventata un deserto, chi ha potuto se ne è andato – dicono i presidenti di dell’Arci nazionale e regionale Abruzzo – Gli esercizi pubblici, su suggerimento delle forze dell’ordine, hanno quasi tutti chiuso e ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono state imposte le ferie forzate. L’aiuto umanitario non è neutrale. Può essere orientato alla valorizzazione delle energie locali e alla partecipazione, ma può anche essere usato come strumento per favorire passività e dipendenza. Dei piani per la ricostruzione, se esistono, gli aquilani sono all’oscuro. Gli amministratori locali hanno già espresso la propria contrarietà a quel poco di cui hanno avuto notizia. Gli interventi sono tutti impostati alla relazione fra privati, accentuando la solitudine di chi non può permettersi di intervenire direttamente sulla propria casa, per la gravità dei danni o perché il reddito non lo consente». La gente aquilana che lascia la città, dice l’Arci, è la più forte manifestazione di dissenso che si potesse immaginare, con il segno tragico che porta con sé.
13,19 L'Aquila consiglieri comunali si incatenano per protesta
Quattro consiglieri comunali dell'Aquila si sono incatenati ad una ringhiera di un palazzo nei pressi di Piazza d'Armi per protestare contro il decreto legge sul terremoto. Si tratta di Enrico Perilli (Prc), di Francesco Valentini (Pd), Luigi D'Eramo (La Destra) e di Luigi Faccia (L'Aquila Citta' Unita - lista civica). I consiglieri comunali hanno esposto dei cartelli per contestare i contenuti del decreto sul terremoto: in particolare in uno striscione si chiede la maggiore partecipazione alle scelte da parte degli enti locali.
13,10 L'Aquila Epicentro solidale parteciperà alla manifestazione prevista per domani
Epicentro solidale e' l'unico tra i numerosi comitati cittadini sorti spontaneamente dopo il terremoto che partecipera' domani alla manifestazione no global contro il G8. La conferma arriva direttamente dall'esponente del movimento, Stefano Frezza. ''Il nostro comitato pur essendo sorto dopo il terremoto coinvolge realta' e persone che prima del sisma avevano un percorso e una storia politica ben precisa - spiega Frezza -. Saremmo andati a contestare il G8 anche alla Maddalena''. Frezza rispetta la scelta degli altri comitati sottolineando che le formazioni sorte spontaneamente dopo il terremoto sono concentrate sull'obiettivo della ricostruzione ed hanno aggregazioni molto varie. Per cui, ''quando si deve decidere su un tema altamente politico come quello della contestazione contro il G8, si preferisce non prendere posizione''. Epicentro solidale e' sorto l'8 aprile, due giorni dopo il sisma, su iniziativa delle quattro realta', Spazio libero 51, Acrobacs, Forte Prenestino e Radio Onda Rossa. ''Piano piano ci sono state altre aggregazioni, tra cui Sinistra critica, Radio out Brescia e il centro sociale Auro di Catania. Abbiamo organizzato solidarieta' e aiuti - ha continuato Frezza - distribuendo viveri, vestiario e altro materiale da due magazzini che abbiamo a Fossa, attivita' che stiamo ancora facendo. Ci siamo inseriti nella conferenza dei comitati cittadini perche' anche noi perseguiamo l'obiettivo della partecipazione dei cittadini alla ricostruzione sulle scelte e sul futuro dell'Aquila''
13,00 Vicenza presidio No dal Molin Obama risponda oppure presidio a Washington
Un accampamento a oltranza davanti alla Casa Bianca, a Washington, se il presidente statunitense Barack Obama non interverra' in questi giorni sulla vicenda della nuova base Usa a Vicenza: e' quanto ha annunciato il presidio permanente ''No dal Molin'' che si oppone all'allargamento dell'insediamento militare statunitense nella citta' berica. ''Se il presidente Obama non rispondera' ai cittadini vicentini durante la sua permanenza in Italia a settembre - e' detto in una nota - organizzeremo un volo charter per gli Stati Uniti e ci accamperemo a oltranza alla Casa Bianca per pretendere risposte''.
12,41 Ancona citta blindata per il corteo noglobal
Viabilita' rivoluzionata e presidi di sicurezza rafforzati in vista del corteo anti G8 organizzato ad Ancona nella zona del porto dai centri sociali, che hanno voluto articolare la protesta contro il vertice calandola nel territorio e contestando la politica dei respingimenti, di cui lo scalo - dove approdano costantemente immigrati e richiedenti asilo - e' a loro avviso il simbolo. Il corteo - e' previsto un migliaio di persone, ma i numeri sono approssimativi - partira' alle 19 da Piazza Roma, per poi raggiungere la zona 'verde' del porto, quella, in sostanza, solo parzialmente interessata dalle misure di sicurezza adottate non solo in vista del summit dell'Aquila, come la sospensione del trattato di Schengen. Non sono previsti disordini - gli organizzatori, Comunita' resistenti delle Marche, Ambasciata dei diritti, Associazione Ja Basta, l'Onda, hanno assicurato che sara' un corteo 'pacifico e colorato' - ma si potrebbero verificare se qualcuno dei manifestanti tentasse di entrare nella zona 'rossa', interdetta al transito da barriere. Diversi gruppi dovrebbero arrivare da fuori regione. Disagi limitati per i passeggeri, dato che a quell'ora il traffico e' minimo
12,34 Teramo fermato giovane inglese
Era vestito completamente di nero e percorreva a piedi l'autostrada facendo l'autostop nell'area della Val Vomano, nel teramano. L'atteggiamento di un giovane inglese ha insospettito i poliziotti in questi giorni in servizio di vigilanza per il G8, che hanno deciso di fermarlo per accertamenti. Non è ancora chiaro se l'uomo fosse diretto all'Aquila per prendere parte alle manifestazioni in programma in questi giorni nel capoluogo abruzzese.
11,58 L'Aquila comitati occupano palizzina sfitta agibile
Al grido 'Le case agli aquilani', una cinquantina di rappresentanti dei Comitati cittadini dell'Aquila ha occupato oggi un edificio nei pressi della Regione (foto). Tra i manifestanti, diverse ragazze con striscioni e magliette con la scritta 'The last ladies', in riferimento alla presenza nel capoluogo abruzzese delle moglie dei leader mondiali. ''In questo palazzo - spiega Federica, del Comitato Epicentro solidale - ci sono appartamenti in vendita non abitati, ma qui all'Aquila c'e' l'emergenza case e noi chiediamo che quelle agibili siano destinate alle famiglie e soprattutto agli anziani e ai bambini. Chiediamo di fare una verifica in tutta la citta' per valutare quante sono le case sfitte agibili e permettere legalmente che siano destinate agli sfollati che da mesi stanno nelle tende''. Prima del terremoto, ha aggiunto Claudia del Comitato 3.32, ''risultava che le case sfitte all'Aquila erano 3 mila, ma dopo il sisma sono diventate 350: bisogna fare in modo che siano assegnate ai tanti che ne hanno bisogno''.
11,57 L'Aquila la protesta dei cittadini "case subito ai terremotati"
Dopo 'Yes we camp' di ieri oggi è la giornata di 'the last ladies'. 'Case subito, si requisiscano e si diano agli sfollatì. È la protesta dei cittadini aquilani, sfollati che denunciano i loro disagi e la mancanza di interventi dopo il terremoto. Un centinaio di manifestanti della Rete di Comitati cittadini, dell'Associazione 3.32 e di Epicentro solidale hanno occupato simbolicamente un complesso residenziale in viale Carducci, nella zona di Pettino, all'Aquila. Diversi gli striscioni esposti mentre molte ragazze indossano al collo la scritta 'the last ladies'. Alcune di loro hanno tatuato anche sul corpo 'Più case meno chiacchierè. "Prima del terremoto -dice Claudia Pajewski- c'erano all'Aquila tremila case sfitte, dopo il 6 aprile ne sono rimaste ufficialmente solo 250. Noi chiediamo che vengano requisiti gli alloggi per i cittadini". Gli fa eco Marco, che grida: "Un inverno in tenda non potremo sopportarlo, nè vogliamo che siano costruiti mostri di cemento nelle campagne. La nostra lotta è per una casa prima di ottobre". La protesta, colorata è scandita dagli spettacoli di due improvvisati fachiri, che suonano la tromba e il flauto, lanciando un messaggio ai potenti della Terra riuniti a Coppito per il G8. Altri ragazzi, invece, indossano magliette gialle con la scritta: 'Forti e gentili sì, fessi nò.
ore 11,41 Studenti occupano università orientale
I rappresentanti del movimento degli studenti hanno reso noto di aver occupato la sede dell'Universita' degli studi L'Orientale di via Chiatamone, a Napoli. I manifestanti hanno srotolato uno striscione invocando la liberazione degli studenti arrestati in seguito agli scontri di maggio in occasione del G8 dell'Universita' a Torino.
11,19 L'Aquila proteste donne terremotate
Un gruppo di una decina di donne che vivono nelle tendopoli si e' radunato davanti a Palazzo Silone, sede della Regione Abruzzo, esponendo cartelli con su scritto ''the last lady'' (video). L'iniziativa, e' stato spiegato, e' in relazione alla visita che le first lady compiranno oggi in Abruzzo. Le donne aquilane vogliono cosi' sottolineare la loro condizione, che le vede costrette a vivere ancora nelle tende fra numerosissimi disagi e - hanno detto - senza prospettive reali di sistemazione immediata. Al gruppo si sono aggiunti anche alcuni uomini. Il piccolo corteo si sta ora spostando verso Coppito, controllato a distanza con discrezione dalle forze dell'ordine. Intanto, e' stata per il momento annullata la marcia di protesta che avrebbe dovuto svolgersi questa mattina da via Strinella alla villa comunale e che i manifestanti, per sottolineare la condizione di disperazione, avrebbero condotto in mutande. Gli organizzatori non hanno spiegato se la manifestazione si terra' nel pomeriggio.
10,53 Roma azione dimostrativa con "spaghettata leader"
Attivisti travestiti da leader del mondo, impegnati a mangiare enormi piatti di spaghetti. Questal'azione dimostrativa "Cibo e agricoltura: i G8 agiscano ora per sfamare e salvare migliaia di vite", andata in scena questa mattina a San Giovanni. A organizzarla Oxfam International, gruppo di ong che combattono la povertà, e la ong di cooperazione allo sviluppo Ucodep.
10,39 Salerno presidio presso la sede dell'Unione Industriali
Ragazzi aderenti alla rete salernitana No-G8 stanno protestando con un presidio davanti alla sede dell'Unione industriale di Salerno, dove e' atteso il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per l'assemblea coincidente con i 90 anni della nascita. I manifestanti hanno anche tentato un blocco stradale sul lungomare Colombo, accendendo un fumogeno, ma il tentativo di fermare la circolazione stradale e' stato reso vano dall'intervento della polizia. I ragazzi hanno srotolato striscioni, con la scritta "Noi la crisi non la paghiamo" e accolgono con fischi, trombette e urla di "assassini" e "ladri" le autorita' che si recano all'assemblea degli imprenditori. Presidio anche del personale legato al mondo della scuola e aderente ai Cobas per protestare contro i tagli al settore; a Salerno, infatti, era atteso anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che invece si colleghera' invideo-conferenza. Nel pomeriggio a Napoli si annunciano altre proteste della rete No-G8, "per non pagare la crisi dei padroni". All'assemblea di Confindustria Campania, partecipera' infatti anche Emma Marcegaglia.
10,31 L'Aquila fermato cameramen dell'Adnkronos
Piccolo contrattempo per un cameraman dell'Adnkronos accreditato al media village di Coppito, sede del G8. Al punto di imbarco delle navette che portano i giornalisti e i tecnici alla cittadella del vertice, il cronista viene fatto scendere dal bus e gli vengono chiesti i documenti. «Sei italiano? C'è una forte somiglianza con un no global francese», spiega il poliziotto al varco con una foto segnaletica in mano. Equivoco chiarito in pochi secondi, con tante scuse al giornalista controllato.
10,06 5 centrali occupate da greenpeace
Passano da quattro a cinque, da questa mattina, le centrali italiane occupate da Greenpeace. All'alba, infatti, gli attivisti sono saliti su uno dei carbonili della nuova centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, presso Civitavecchia ''per per fare pressione sul G8 - affermano in una nota - dopo il deludente documento sul clima di ieri''. ''Riferendosi a un generico accordo sul clima per contenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi senza un piano, investimenti e obiettivi - commenta da L'Aquila il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio - il G8 non aiutera' a uscire dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni Unite''. Dalla cima del carbonile di Civitavecchia gli attivisti si sono calati con le corde e hanno scritto sulla superficie lo slogan ''G8: ferma questo!'', riferendosi al carbone. La polizia ha fermato e identificato i membri dello staff di Greenpeace e foto e video operatori che non partecipavano direttamente all'azione e che erano all'esterno della centrale. Nel frattempo, procedono le azioni di protesta nelle altre centrali occupate (Brindisi, Fusina/Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure). La notte e' stata sostanzialmente calma. Tutti gli attivisti e i giornalisti fermati a Porto Tolle sono stati rilasciati. A Marghera, gli attivisti saliti sulla gru sono scesi per il rischio di fulmini, mentre altri una trentina di persone restano all'interno della centrale. Infine, a Vado Ligure, l'occupazione della centrale continua con l'appoggio della popolazione.
8,22 Civitavecchia protesta Greenpeace sotto la centrale
Sei attivisti di Greenpeace stanno attuando una manifestazione di protesta contro l'effetto serra sotto la centrale Enel riconvertita a carbone di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Gli attivisti ambientalisti hanno raggiunto la zona da terra muniti di striscioni e cartelli. La situazione e' tenuta sotto controllo sia dalle motovedette della capitaneria di porto, che da due giorni pattugliano il tratto di mare di fronte alla centrale, che da terra da polizia e carabinieri. Due sere fa una ventina di attivisti di Greenpeace a bordo di 4 gommoni, avevano gia' tentato di raggiungere la centrale, ma avevano dovuto rinunciare a causa del mare mosso.
8,19 Palermo corteo notturno contro il G8 e la liberazione immediata degli studenti arrestati
Si è concluso nella notte il corteo notturno con circa 200 studenti dell'Onda Anomala per le vie del centro storico di Palermo, dopo le occupazioni delle facoltà e del rettorato per protestare contro l'arresto di 21 studenti del movimento universitario a Torino. Al grido di "Liberi tutti, liberi subito", i giovani hanno annunciato che proseguiranno le iniziative di protesta fino a quando non verranno liberati gli studenti detenuti". Il corteo è stato preceduto da un'assemblea nell'ambito dell'iniziativa "Ponte sullo stretto, crisi e G8", presso il Centro sociale ExKarcere di Palermo.

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