18 dicembre 2007

Verona: Nuova aggressione fascista

Come si poteva immaginare, l'elezione a sindaco di Verona di Flavio Tosi, leghista doc con croniche simpatie per la destra radicale - Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, membro della band nazi-rock dei Gesta Bellica e leader della Fiamma tricolore, è capogruppo della lista del sindaco in consiglio comunale - ha legittimato una nuova escalation di presenza politica e violenza fisica dei neo-fascisti veronesi. Nella notte di sabato scorso, dopo il corteo organizzato nel pomeriggio da Fiamma Tricolore per protestare contro il ferimento di un giovane simpatizzante di estrema destra accaduto nella scorsa settimana, corteo a cui ha partecipato lo stesso sindaco con alcuni dei suoi assessori, tre paracadutisti della Folgore di origine meridionale sono stati pestati nel centro storico scaligero in quanto «terroni». Tre dei presunti autori del pestaggio, Gabriele Cristiano detto «Toast», batterista dei Gesta Bellica coinvolto nell'indagine sul Veneto Front Skinhead e poi prosciolto, che già nel 2001 aveva malmenato l'editore rosso-verde Giorgio Bertani, Mattia Filippini, che secondo diverse denunce sarebbe stato presente ad almeno due delle ultime aggressioni avvenute in città a danno di compagni o semplici «diversi», e Gianfranco Zorzanelli, ultras della famigerata curva dell'Hellas Verona, sono stati arrestati con l'accusa di lesioni aggravate e porto abusivo di oggetti atti all'offesa. Il quarto componente del gruppo, ripreso dalle telecamere poste nella centralissima zona del pestaggio, è attualmente ricercato.Se l'ennesimo episodio di violenza ha scatenato numerosi interrogativi sulla situazione di «emergenza democratica» vissuta dalla città - così la definisce il capogruppo del Pdci in consiglio comunale Graziano Perini, che col figlio Luca, già aggredito due volte dai neofascisti, è stato posto sotto la protezione delle forze dell'ordine - la partecipazione di sindaco e assessori al corteo dell'estrema destra, dove ovviamente gli insulti alla Resistenza, alla Costituzione e alla magistratura si sono sprecati, ha scandalizzato più di un esponente del centrodestra scaligero. Persino Alberto Giorgetti, coordinatore veneto di Alleanza nazionale, ha chiesto una seduta straordinaria del consiglio comunale per ribadire la condanna e la contrarietà ad ogni violenza.Non ha mezze misure il comunicato di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica che titola «il sindaco sodale con i picchiatori fascisti». «E' caduta la maschera, il re è nudo - dice Fiorenzo Fasoli, segretario di Rifondazione comunista - la destra fascista picchia e il sindaco è con loro. Bisogna rimettere in discussione tutta la questione della sicurezza, tanto cara a questa giunta. In questa città il pericolo non viene da immigrati, poveri e zingari, come vorrebbero i nostri amministratori. In realtà sono proprio loro ad essere pericolosi». La Verona antifascista sembra comunque aver già deciso di rialzare la testa e riprendere l'iniziativa: in rete infatti da ieri gira la proposta di una manifestazione nazionale che dovrebbe essere indetta nella città scaligera per il sabato precedente il 27 gennaio, giornata della memoria. Memoria che l'amministrazione comunale, forse travolta da quel 61 per cento di consensi dei cittadini veronesi, mostra di avere offuscata. Tanto da decidere, prima di spedire lo skinhead Andrea Miglioranzi a rappresentarla con il locale Istituto storico della Resistenza - infelice congiuntura scampata anche grazie agli articoli de il manifesto - poi da intitolare una strada a Nicola Pasetto, picchiatore fascista e deputato Msi morto in un incidente stradale dieci anni fa (a cui comunque è dedicata la sala riunioni della giunta in Municipio), fino alla partecipazione di Tosi e soci al corteo di sabato scorso. Il sindaco stesso era stato condannato per violazione della legge Mancino in relazione a una sua campagna di qualche anno fa contro gli zingari. La Cassazione ha poi annullato la sentenza, rinviando tutto alla Corte d'appello di Venezia, ma il processo è ancora in piedi. La parola ora torna agli antifascisti, ma anche a chi nel centrodestra crede ancora nella democrazia.

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