24 dicembre 2007

Roma: Rom, niente roulotte rimangono nel fango.

Lì, sulla Tiburtina, hanno trasportato a mano le roulotte che il Comune ha deciso di disporre per affrontare l'emergenza dettata dallo sgombero della baraccopoli di Ponte Mammolo. «Sì - dice Patric - le abbiamo spinte a mano per toglierle dalla strada». Fino a tarda sera, ancora ieri, nonostante le rassicurazioni, le altre dieci roulotte nuove promesse dal Campidoglio non erano ancora arrivate. La denuncia lanciata dal movimento, dagli esponenti della Sinistra impegnati nella soluzione dei rom sgomberati viene di nuovo rilanciata: «Si affronta così la "questione"? O meglio quella più ampia e vasta dell'accoglienza?». A chiederselo è Claudio Graziano dell'Arci. Eppure, la domanda che risuona nell'aria sta lì ancora appesa alla ricerca di una risposta che tarda a venire. Qualche giorno fa Veltroni ha parlato - una battuta buttata lì a caso - di ulteriore «bonifiche» per i campi della capitale. E' pronta una delegazione composta da esponenti politici della Sinistra e da rappresentanti di associazioni e movimenti come l'Arci impegnati in prima linea nel territorio dell'Urbe per verificare con dati certi quali sia la vera realtà dei campi della Capitale. Ma di sicuro - spiega ancora Graziano - «non è questa la strada. Non è con gli sgomberi - aggiunge - che si risolve un problema che non è di criminalità ma di vita ai margini. Oltretutto - il messaggio è chiaro - sentire parlare di "bonifica" quando si tratta di bambini e di uomini è raggelante. Anche nel linguaggio si porta indietro di decenni la cultura della città». A conferma di un approccio sbagliato alla questione, la notizia, che somiglia a una chicca, coinvolge ancora il quinto municipio dove sono stati fatti sgomberare i rom. Alleanza nazionale ha cominciato a distribuire volantini con su scritto "Riprendiamoci il nostro quartiere" in cui si assume tutto il merito degli sgomberi contro il centrosinistra - nota Antonio Medici - che a sua volta si assume tutto il merito degli sgomberi effettuati. «Siamo ormai a un vero paradosso culturale - commenta il vicepresidente del Quinto municipio romano - Si sta parlando, per una città come Roma, di come risolvere l'accoglienza e la risposta è negli sgomberi di persone che probabilmente continueranno a migrare da un campo ad un altro». Continueranno a vivere nel fango e nel degrado? E' questo che vuole Veltroni?«Per quanto ci riguarda - sottolinea ancora Claudio Graziano - ciò che chiediamo al sindaco della città è di fermare gli sgomberi e di aprire un tavolo di confronto con rom, la popolazione coinvolta, le istituzioni e i cittadini. Di trovare una soluzione abitativa per gli sgomberati. Ma soprattutto di tener conto che in questa città esistono migliaia di persone senza diritti. Il problema per queste persone è non esistere». Naturalmente non si può rispondere a tali problemi con una politica emergenziale. La questione è naturalmente più complessa. C'è chi revoca il condono sul debito ai nomadi, chi, come in alcuni comuni dove ci sono amministrazioni di centrodestra, il problema dell'accoglienza non se lo pone proprio, ma c'è anche chi si chiede se possa esistere una via alternativa ad una politica di sicurezza che non affronta il problema dell'integrazione e dell'accoglienza. «Ed è necessario - sottolinea ancora Medici - ripartire da qui». Naturalmente occorrono anche decisioni - lo aveva già puntualizzato Massimiliano Smeriglio - a livello di politica nazionale e internazionale. Ferrero, il ministro della solidarietà sociale, proprio pochi giorni fa si è recato a Bucarest e ha incontrato il suo collega, il ministro del lavoro rumeno. I due paesi si sono impegnati a reperire risorse in tal senso, per programmi innovativi e sperimentali, per l'integrazione sociale dei romeni che vivono in situazioni di emarginazione socio-economica e delle comunità rom attualmente presenti in Italia e Romania. Sarà inoltre favorita - dicono dal ministero - l'informazione ai cittadini romeni, inclusi i rom, sulle opportunità di lavoro ed inclusione sociale che esistono nel loro paese d'origine. «E' ovvio - sostiene Stefano Galieni, responsabile immigrazione di Rifondazione - che si deve lavorare per rimuovere le cause che procurano il disagio favorendo interventi di inclusione. Ma - puntualizza - distruggendo le baraccopoli si va contro parecchie convenzioni internazionali. Chi governa la città sa perfettamente che questa non solo non è una soluzione ma pone il Comune nell'illegalità e nella violazione del diritto. L'amministrazione deve capire come hanno fatto le precedenti amministrazioni degli anni '60 che la casa deve diventare un diritto per tutti e per tutte». Diritto che resta negato a molti. Non è certo con le roulotte che si risolve l'integrazione.

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