10 dicembre 2007

G8 Genova: la sentenza prima di Natale le intercettazioni infiammano il processo

I pubblici ministeri depositano una voluminosa memoria.
Gli imputati, accusati di devastazione e saccheggio: vittime sacrificali per "sanare" una brutta storia.

Con l´ultima arringa difensiva, affidata all´avvocato Roberto Lamma, ieri pomeriggio si è formalmente chiuso il dibattimento per la devastazione e il saccheggio di Genova del luglio 2001. La settimana prossima è in programma una breve replica della pubblica accusa, che ha comunque depositato una corposa memoria. Ci sono buone ragioni per credere che la sentenza arriverà prima di Natale. Gli imputati, 25 italiani - 4 genovesi - rischiano 225 anni di prigione. E´ il primo dei processi-chiave del G8 ad arrivare in fondo, mentre per gli altri due - l´irruzione alla scuola Diaz, i soprusi e le violenze nella caserma di Bolzaneto - si dovrà attendere l´estate. Come minimo.Il legale di Carlo Arculeo e Antonino Valguarnera ha chiesto il proscioglimento dei suoi due assistiti, che in realtà rischiano dieci anni a testa. «Sono persone capitate nel punto sbagliato e nel momento sbagliato». Parlando per oltre cinque ore di processo "politico" e di capri espiatori, Roberto Lamma ha contestato l´aspetto giuridico e morale dell´inchiesta dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani. Ha attaccato la ricostruzione dei fatti fin dai suoi presupposti, rifiutando l´ipotesi formulata dalla procura: «Devastazione e saccheggio è una figura che non ha mai avuto precedenti, neppure nelle manifestazioni (ben più violente) degli anni Settanta». E ha meglio illustrato una serie di fatti che invitano a riflettere ancora una volta sul comportamento della polizia durante il vertice internazionale.Esemplare la ricostruzione del principale capo d´accusa per la coppia di presunti Black Bloc, che all´inizio aveva risposto addirittura di tentato omicidio. Arculeo e Valguernera in sella ad una Vespa rubata avrebbero infatti attaccato - a lanci di molotov - una coppia di poliziotti, giusto davanti alla caserma della Stradale di piazza Tommaseo. Lamma ha dimostrato come fosse tecnicamente impossibile accendere e tirare bottiglie incendiarie sullo scooter. Vale la pena di segnalare che le molotov furono poi «erroneamente» distrutte. Dallo stesso artificiere che, sempre per sbaglio, si sbarazzò di altre due bottiglie piene di benzina: quelle piazzate dalla polizia alla scuola Diaz, la regina delle prove false contro i no-global. Per non dire di errori e contraddizioni nei verbali degli investigatori.
«Con questo processo si vuole pacificare, si vuole "sanare" una storia che nessuno riesce a digerire. Qualcuno vorrebbe pagare un prezzo tutto sommato "accettabile": 25 persone da condannare severamente. E tutti contenti. Ma di persone si tratta - ha accusato Lamma - e la responsabilità è, appunto, personale». In altre parole: le accuse devono essere circostanziate, supportate da indagini importanti sugli individui coinvolti perché "importanti" sono le ipotesi di reato e le conseguenze. «Non si può trattare un reato che ha otto anni di pena minima come se fosse una contravvenzione davanti al giudice di pace. Non basta dire: "Era lì...", per chiedere ed ottenere una condanna». Non è sufficiente dire che facevano parte del Blocco Nero. Bisogna intanto spiegare che cosa è questo Blocco, e dimostrarne la appartenenza. E´ desolante limitarsi ad usare la formula: «In qualche modo».Lamma ha criticato anche l´attacco della requisitoria, quando i pm mettevano sullo stesso piano il «massacro» della Diaz e la «devastazione» di Genova. Quando parlavano di «guerra tra bande». «Intanto perché non esiste la figura giuridica del "massacro", mentre quella della "devastazione e saccheggio" c´è, eccome: ed è punita in maniera durissima. E poi perché quelli commessi a Bolzaneto e alla Diaz sono reati molto più gravi, perché disonorano il Paese: ma i colpevoli beneficeranno della prescrizione, e intanto sono già stati tutti promossi. Questi ragazzi invece rischiano condanne più pesanti di un mafioso o di un assassino».

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