10 novembre 2007

Il G8 non finisce mai: indagati sette carabinieri

20 luglio 2001 I cc sono accusati di falso e calunnia per il fermo di alcuni no global

Sette carabinieri indagati per falso e calunnia. Il motivo è l'arresto di quattro persone avvenuto venerdì 20 luglio 2001, in prossimità della caserma dei carabinieri genovesi nei pressi di via San Martino. Ranieri Miniati, uno dei pm del procedimento per le torture di Bolzaneto, nel momento di pausa del processo sulla caserma degli orrori, ha iscritto i sette nel registro degli indagati: evitata così la possibilità di prescrizione per questi reati e ottenuta una parità di trattamento tra militari e no global. Tre dei manifestanti infatti - uno, minorenne, è stato archiviato - andranno a giudizio il 27 novembre. Il risultato è duplice: da un lato sette carabinieri, uno dei quali è un maresciallo, interrogati giorni fa a Genova e sotto inchiesta, dall'altro un nuovo scossone nel palazzo di giustizia genovese, all'interno del gruppo dei pm che indaga da anni sugli eventi del G8.La novità, infatti, si incrocia con il processo contro i 25 manifestanti e le famose frasi dei pm Canepa e Canciani nella loro requisitoria. Per i pm non ci fu caccia all'uomo e l'atteggiamento delle forze dell'ordine per le strade fu ineccepibile. Come molti ricordano, o hanno potuto vedere in filmati, o ascoltare in aula, durante quei giorni molti comportamenti di polizia e carabinieri si distinsero per essere ben al di là delle regole. Qualcuno tra gli esponenti delle forze dell'ordine ascoltati a Genova, come scritto dal manifesto, arrivò a negare arresti, quando le immagini che scivolavano via sui monitor del tribunale dimostravano il contrario. Venerdì 20 luglio 2001: la carica al corteo di Tolemaide spacca in mille rivoli la manifestazione. Un gruppetto di persone, nei pressi di via San Martino, viene caricato da un contingente di carabinieri. Quattro di loro sono fermati e portati prima nella caserma e poi a San Giuliano, la Bolzaneto dei carabinieri. Le due versioni però discordano: i militari attribuirono ai ragazzi il possesso di oggetti contundenti e ne denunciarono la resistenza all'arresto. I ragazzi invece segnalarono le botte prese sia nel tragitto verso la caserma, sia in quello verso forte San Giuliano.Il loro caso finisce tra le mani di Canepa e Canciani, che decidono di fidarsi solo dei carabinieri, ignorando la denuncia dei no global e la possibilità di sentire subito, e non sei anni dopo, i militari coinvolti.L'evento cadde in uno dei tanti cassetti del dimenticatoio genovese circa i soprusi e le violenze delle forze dell'ordine nelle strade genovesi. Così come durante il processo ai 25, anche di fronte a palesi reticenze, i pm hanno scelto di non prendere provvedimenti (al contrario di quanto accaduto nel procedimento Diaz, nel quale alcuni agenti sono sotto indagine per falsa testimonianza). Sei anni dopo Ranieri Miniati ha interrogato i sette carabinieri, che hanno confermato le accuse dell'epoca. Sarebbe emerso però un nuovo elemento: i ragazzi lamentarono l'uso di gas urticante da parte dei militari, all'epoca negato dal maresciallo. Nel nuovo interrogatorio pare invece che i carabinieri avrebbero confermato di possedere, in quei frangenti, come armamentario di ordinanza, anche i gas urticanti.Un piccolo evento, che segna la temperatura del tribunale genovese: Canepa e Canciani pare non abbiano apprezzato l'operazione del collega, che fornisce un appiglio agli avvocati delle difese impegnati, anche oggi, nelle arringhe difensive per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, per i quali la procura ha chiesto 225 anni di carcere. Un piccolo evento, che dimostra la scarsa attenzione della procura nei confronti dei tanti arresti illegali e abusi delle forze dell'ordine commessi nei giorni del G8.


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