2 novembre 2007

Genova G8, lo Stato non vuole risarcire i manifestanti picchiati dalla polizia

Negato l´indennizzo di poche migliaia di euro a due persone vittime delle violenze da parte degli agentiIl giudice: pagate per le botte. L´avvocatura si oppone.

Lo Stato italiano chiede tre milioni di euro di risarcimento ai no-global accusati di aver devastato e saccheggiato la città di Genova durante il G8. Ma non ha nessuna intenzione di pagare per i danni procurati dai suoi poliziotti. Neppure quando il ministero dell´Interno è già stato condannato dal tribunale per l´ingiustificato pestaggio di alcuni cittadini inermi. Neppure quando si tratta di poche migliaia di euro.Gli atti di citazione in appello sono due, e corrispondono alle due sentenze emesse contro le forze dell´ordine. Nel primo caso il giudice istruttore Angela Latella aveva condannato gli sconosciuti agenti che in corso Assarotti manganellarono una missionaria di cinquant´anni, Marina Spaccini. Nel secondo il giudice Cesare Viazzi aveva assegnato un indennizzo ad una pacifista, Simona Coda Zabetta, massacrata di botte in piazza Manin. E´ tradizione liquidare le somme ed eventualmente appellarsi, ma questa volta l´Avvocatura di Stato - probabilmente anche per lanciare un segnale - ha invece bloccato i procedimenti. Interessanti le motivazioni addotte per contestare la decisione dei magistrati. «Non è possibile stabilire con chiarezza chi ha picchiato Marina Spaccini: quel giorno volavano bastonate da tutte le parti, e se i colpi fossero arrivati proprio da un no-global?», è la sintesi di una delle surreali tesi. «Non è giusto fissare certe somme di risarcimento solo perché il colpevole è un poliziotto, applicando cioè il principio del "danno punitivo". E comunque, certe conseguenze dopo le botte subite non sono assolutamente provate», è l´altra riflessione, che lascia ancora più sconcertati: perché è come se lo Stato non riconoscesse che i suoi agenti devono essere due volte responsabili, quando sono in servizio.Gli appelli sono stati notificati nei giorni scorsi ad Alessandra Ballerini e Marco Vano, legali delle donne vittime delle violenze da parte delle forze dell´ordine. Marina Spaccini, pediatra di origini triestine che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari in Kenia, era stata la prima pacifista del G8 a veder riconosciute le proprie ragioni da un tribunale. Venne aggredita alle due del pomeriggio del 20 luglio 2001, partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput ed era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: «Non violenza!». Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra «buoni» e «cattivi»: bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c´erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra. Dal momento che era impossibile identificare gli agenti, il ministero dell´Interno fu condannato al pagamento di cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali. Oggi l´Avvocatura si appella: spiegando che le testimonianze del pestaggio non sono così chiare, che la polizia fu comunque costretta ad usare le maniere forti per la necessità di «respingere la violenza organizzata» e di «proteggere la Zona Rossa», e che comunque chissà chi ha davvero colpito la donna. «Anche i manifestanti erano muniti di bastoni e oggetti contundenti - scrivono i legali dello Stato - ce n´era pure una con in mano una scopa».A Simona Coda Zabetta devono essere liquidati quasi quindicimila euro a titolo di risarcimento del danno biologico, esistenziale e morale. In questo caso l´Avvocatura sostiene che i guasti subìti dalla donna non sono precisati come dovrebbe, e che per colmare queste lacune il giudice ha voluto sottolineare la gravità del comportamento dei poliziotti, «che avrebbero invece dovuto tutelare l´incolumità della cittadina». Il ragionamento del giudice Viazzi sembrerebbe condivisibile a tutti: l´integrità e l´incolumità della persona è stata messa a repentaglio non da reati colposi, ma volontari, per di più commessi da agenti. Ma lo Stato la pensa in maniera diversa: spiega che nel nostro ordinamento non esiste il "danno punitivo". E non vuole pagare.


Fonte Repubblica Genova

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