10 ottobre 2007

Sicurezza, vittoria dei sindaci-sceriffo

Il governo propone: più poteri sull'ordine pubblico ai primi cittadini che diventeranno «ufficiali di governo». E i prefetti liberi di espellere i rom. Entusiasmo bipartisan aspettando l'ok del consiglio dei ministri

Felici e contenti i sindaci italiani all'uscita dal Viminale. Chiedevano maggiori poteri e maggiori strumenti per amministrare le loro città e maggiori poteri e maggiori strumenti avranno. Felici e contenti anche alcuni esponenti della destra e della Lega che non si aspettavano che si osasse tanto. Come felice e contento dev'essere anche Beppe Grillo. Non più di quattro giorni fa nel suo blog il suo ultimo anatema: «I rom sono una bomba a tempo. Va disinnescata. Una volta i confini della patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati». Eccolo accontentato. D'ora in poi il comico genovese troverà nel prefetto una mano amica. Amica verso di lui ma pesante verso tutti i cittadini comunitari che potranno essere, dal prefetto in persona, espulsi per reati che minano l'ordine pubblico.Anche questo prevede il «pacchetto sicurezza» allo studio del governo e che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo venerdì. Ieri intanto il vice ministro dell'Interno, Marco Minniti, ne ha dato un piccolo assaggio incontrando alcuni esponenti dell'Anci (associazione dei comuni italiani). Da Veltroni a Domenici, da Cofferati alla Jervolino, da Chiamparino a Emiliani, tutti soddisfatti dell'incontro e della linea dura imposta dal Viminale.Entrando nel dettaglio quello che si farà è mettere mano al comma tre dell'articolo 54 del testo unico degli enti locali. In poche parole i sindaci avranno maggiori funzioni in materia di decoro urbano e sicurezza. Sulle espulsioni era stato lo stesso ministro Amato, intervenendo lo scorso 25 settembre in Senato, a segnalare come, nel recepire una direttiva comunitaria, fosse stato commesso un errore «finendo con l'attribuire, di fatto, al solo ministro il potere di espulsione» dei comunitari. «Questo errore va corretto», aveva sottolineato il ministro dell'Interno. E la correzione è arrivata subito, al primo «tavolo» utile, trovando consensi quasi unanimi. L'unico che storce la bocca è il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato di An, deluso dall'incontro di ieri e dai provvedimenti presi, ritenuti «troppo morbidi e non risolutivi». «Se si vuole rendere efficace per esempio il provvedimento di espulsione - è la ricetta del vice di Moratti - l'allontanamento deve essere coatto, con la pena dell'arresto per chi cerca di rientrare nel nostro Paese».Entusiasti invece sia Veltroni sia Cofferati, perché entrambi sognavano misure di questo tipo. Per il sindaco di Roma era diventata quasi una priorità e da tempo andava dicendo a destra e manca che bisognava al più presto «risolvere la questione dei rom». E ora che vede la «soluzione» lì ad un passo si augura solo che «diventi legge il più presto possibile con il concorso di tutte le forze del parlamento». Per non parlare del suo collega di Bologna che della lotta all'immigrazione ne ha fatto un suo manifesto di governo. Sindaco antesignano delle politiche anti-immigrazioni, i suoi numerosi sgomberi di cittadini romeni (e non solo) sono sempre stati un vanto della sua amministrazione e dopo anni di appelli inascoltati, ora il governo amico corre in suo aiuto. Dotandolo anche di «strumenti di lavoro» efficaci, come la possibilità di accedere personalmente alle banche dati del Viminale.Sembra dunque lampante che a vincere sia stata la linea dura dei cosiddetti sindaci-sceriffo. Lampante per tutti ma non per il primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici, lo «sceriffo» del decreto contro i lavavetri. Nessuna stelletta sul petto, «si chiariscono solo meglio le competenze degli amministratori comunali - si difende - e non si configura una loro sfera autonoma slegata dalle forze dell'ordine». Nell'attuale articolo 54 si parla soltanto di «gravi pericoli che minacciano l'incolumità», una volta approntate le modifiche vigerà il principio di «sicurezza urbana dei cittadini e di gravi pericoli che arrecano pregiudizio al decoro urbano». Un dettaglio non da poco. I primi a subirne le conseguenze saranno i writers: per chi disegna sui muri, infatti, è prevista la procedibilità d'ufficio per i reati di danneggiamento. Il «pacchetto» comprende anche un bel giro di vite su chi fa uso di sostanze stupefacenti, e in particolare svolgendo un servizio pubblico. Più sicurezza sulle strade con l'aumento del numero delle forze dell'ordine a presidio delle città. Allo studio del Viminale anche norme sulla certezza della pena. L'obiettivo è rendere obbligatorie le misure cautelari, in modo che chi ha commesso delitti gravi non torni facilmente in libertà. Si pensa ad un «doppio binario» per questi reati, così come avviene per i delitti di mafia. Da sciogliere resta il nodo di norme più severe nella lotta alla contraffazione, caldeggiato dal ministro Mastella. Mentre fuori, al momento, restano le norme anti prostituzione.Adesso la palla passa ai tecnici del Viminale che dovranno limare il testo il più possibile per sottoporlo all'attenzione di Amato. Poi si attenderà il consiglio dei ministri di venerdì quando Cofferati & co. potranno dirsi ufficialmente felici e contenti.


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