1 ottobre 2007

Scende in piazza la Pavia antirazzista. Duemila persone contro la caccia al nomade

Dopo l'allontanamento dei rom da Pavia il sindaco Piera Capitelli disse che «la città ha voluto così». La risposta si è avutasabato pomeriggio. Una manifestazione così numerosa a Pavia non la si ricordava da almeno trent'anni: 2000 persone a dire «no al razzismo» e a ogni altra forma di discriminazione. In una città che si credeva governata da un sindaco di sinistra lo slogan più gridato è stato «Piera razzista sindaco leghista», seguito da «casa lavoro sanità sono diritti umani non sono carità». Pavia deve ora misurarsi con la diaspora dei rom locali, cacciati dalla città e dispersi per valli e paesi della provincia e anche oltre. Leonardo è andato a Naguarido, in Valtellina. Un mese fa viveva tra i topi alla Snia, poi l'hanno parcheggiato con la madre tra le serpi di Cascina de' Mensi presso Albuzzano, un luogo peggiore dell'ex fabbrica. Tornare in Romania? Neanche a parlarne. Così Leo ha preferito accettare il trasferimento nel rustico tra i monti. A Cascina de' Mensi è rimasto solo Dumitru, con la giovane compagna e quattro figli che devono andare a scuola (erano in 26), ad aspettare una nuova allocazione, che ancora una volta non sarà facile trovare. La sorella Gheorghita vive da reclusa con il marito Scandal, 6 figli e altre 2 famiglie a Cascina Gandina di Pieve Porto Morone (18 persone; prima erano 48); sono senza gas e senza legna da ardere e di notte piovono pietre, petardi e insulti su 10 bimbi per i quali l'obbligo scolastico esiste solo a parole.Dei 140 Rom sgomberati dall'ex Snia, a Pavia e dintorni ne sono rimasti soltanto 55. Ciurar Udila detto Natalino e altre 10 persone dormono precariamente in un cascinale periferico freddo e senz'acqua a est della città. Entro un mese dovranno sgomberare. Ogni giorno Natalino bussa a qualche porta in cerca di una casa e di un lavoro. Il corteo multietnico ha attraversato la città: una tappa davanti a Palazzo Mezzabarba, sede del Comune, infine Piazza della Vittoria, dove Leonardo e Natalino hanno raccontato della loro recente odissea (qualcuno ha gridato «Natalino sindaco!»), Serge del Camerun del suo rapporto con Pavia e la peruana Carmen Silva dell'integrazione possibile. C'erano molti rumeni, latinoamericani, africani, asiatici, insomma il colorato mondo della nuova immigrazione. In collegamento telefonico, Moni Ovadia ha sollecitato l'applicazione dei valori cristiani: «Se Gesù fosse vivo starebbe dalla parte dei Rom e dei Sinti».Carmen Silva era tra i volontari che sono intervenuti all'ex Snia. A luglio ha fondato una cooperativa sociale che darà lavoro a donne immigrate, anche Rom e rumene, dopo un corso formativo di 110 ore (40 delle quali remunerate). In corteo hanno sventolato le bandiere di Rifondazione, dei Comunisti italiani, dell'Italia dei valori, eccetera. Per Rifondazione comunista erano presenti Alberto Burgio, Luciano Muhlbauer, il segretario regionale lombardo Alfio Nicotra, Roberta Fantozzi e molti militanti. Burgio ha esortato «a mantenere alta la coscienza civile»; Muhlbauer ha invitato «a togliere spazio a nazismo e fascismo dopo mesi di isteria xenofoba»; per Fantozzi «bisogna tornare a parlare di diritti per tutti».

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