23 ottobre 2007

Perugia: Muore in carcere dopo l'arresto per Marijuana

C’è fermento e preoccupazione nella provincia perugina dopo la morte, in carcere, di un uomo arrestato per coltivazione e detenzione di stupefacenti. Una storia dai contorni ancora piuttosto oscuri e su cui la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine. Aldo Bianzino, 44 anni, è nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di hashish. Le accuse sono pesanti: nella conferenza stampa organizzata sabato mattina dalle forze dell’ordine si è parlato di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolte, insieme a 15 involucri contenenti marijuana, che sarebbero stati rinvenuti insieme al restanti. Una cifra che avrebbe lasciato increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non riterrebbero possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi venderlo.
Arrestato venerdì scorso, Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma la mattina di domenica arriva la notizia: Aldo è stato trovato morto nella sua cella. Nei momenti frenetici si inseguono le voci che parlano di un problema cardiaco, ma ci pensa l’autopsia del dottor Luca Lalli, martedì, a rimescolare le carte in tavola, mentre nella famiglia si fanno largo le prime inquietudini. I dati che emergerebbero dall’esame autoptico, a cui avrebbe assistito anche un consulente di parte approvato da Cristina Di Natale, avvocato della ex moglie di Bianzino, sembrano allarmanti. Il referto ufficiale non è ancora stato pubblicato, ma indiscrezioni escluderebbero i problemi cardiaci paventati all’inizio, dando invece la colpa del decesso a non ancora giustificate lesioni interne. Si tratterebbe di danni al cervello, emorragie interne, e – raccontano persone vicine alla famiglia – lesioni a milza e fegato, e alcune costole rotte. All’esterno, invece, non ci sarebbe traccia di ematomi e contusioni.
Un mistero che per giorni è rimasto confinato alle cronache locali e ai pochi giornali che, come la Nazione, hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino su cui, adesso la procura di Perugia ha deciso di aprire una seconda inchiesta. Sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa di sabato, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora non è chiaro se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove è stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima è sempre più teso. Il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma. A rallentare ulteriormente la famiglia di Bianzino in queste ore sta cercando un nuovo avvocato per seguire il caso, dopo che il legale d’ufficio assegnato al momento dell’arresto è diventato un testimone base per l’inchiesta perché l’ultimo civile a vedere in vita Aldo.
Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre in linea con la religione indù che da tempo aveva scelto come seguace della divinità indiana Babaji. Una comunità che raccoglie fedeli in tutta Italia, pronti a mobilitarsi e a raggiungere l’Umbria per far luce sui fatti e sostenere la famiglia secondo lo spirito di fratellanza della comunità. Un aiuto gradito visto che sono molti gli amici di Aldo a lamentare una scarsa solidarietà in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. Ma adesso i familiari hanno deciso di chiedere sostegno alle istituzioni per avere chiarezza e nei giorni scorsi alcune persone vicine alla vittima si sono rivolte anche al sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi.
Bisognerà attendere i primi risultati dell’indagine e l’ufficializzazione dell’autopsia per saperne di più. Intanto sono in molti a voler mantenere alta l’attenzione su una morte che sembra sempre più assurda e su una vicenda di cui – raccontano fonti vicine alla famiglia – si starebbe interessando anche l’osservatorio del Prc che vigila sulle ipotesi di repressione, in cui è attiva anche Heidi Giuliani.

Tiziana Guerrisi
Emanuele Giordana
lettera 22

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