5 ottobre 2007

Milano: Scontri dell'11 marzo, il pm: confermare le condanne agli antifascisti

La sentenza definitiva arriverà molto probabilmente l'8 novembre, ma ieri l'accusa ha sparato le sue cartucce, chiedendo la conferma di tutte le condanne comminate in primo grado a carico di 18 manifestanti che hanno preso parte ai fatti dell'11 marzo del 2006 a Milano. Quattro anni di reclusione per danneggiamenti, devastazione, saccheggio e per l'incendio dell'An point di corso Buenos Aires. Una requisitoria breve, ma dura, quella tenuta dal sostituto procuratore generale Gianluigi Fontana: «La durata dell'episodio non è rilevante, conta ciò che è avvenuto. Anche se per soli 20 minuti in quel tratto di strada di Milano vi è stata lesione completa dell'ordine pubblico». Poco importa se i manifestanti erano scesi in piazza per manifestare contro un corteo (che era stato autorizzato) dei fascisti della Fiamma tricolore proprio in vicinanza dell'anniversario della morte di Davide «Dax» Cesare, un militante del centro sociale Orso accoltellato da due neofascisti la notte tra il 16 e il 17 marzo del 2003. Quel fatto «può avere rilevanza politica che non sussiste però ai fini del processo». E, per il procuratore generale, non c'è neppure distinzione di responsabilità tra chi ha messo in atto danneggiamenti e incendi e chi ha dato vita alla barriera dietro cui si sono riparati i manifestanti prima dell'intervento delle forze dell'ordine. «Chi era sulla barriera - dice Fontana - sapeva quello che gli accadeva intorno».Dopo la requisitoria, parola alle parti civili, che hanno confermato la richiesta dei danni fatta in primo grado: 53mila euro per il ministero dell'interno e della difesa, risarcimento per danni materiali e all'immagine da parte del comune di Milano e 5mila euro per il carabiniere rimasto ferito durante gli scontri. Il 26 ottobre la parola passerà alla difesa. Due i punti su cui sosterrà le sue tesi, come spiega l'avvocato Mirco Mazzali, difensore di molti dei condannati: che non c'è stato pericolo per l'ordine pubblico (e quindi verrebbe a cadere l'accusa di devastazione e saccheggio) e che non si possono condannare dei ragazzi per concorso morale. Non ci sarebbero infatti prove che gli accusati abbiano partecipato agli atti di danneggiamento. Semplicemente, erano lì a manifestare. Che, per qualcuno, può già essere una colpa, e anche grave.

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