5 ottobre 2007

Ferrara: Omicidio Aldrovandi, poliziotti convocati dal pm.

Primi interrogatori sulle presunte manipolazioni degli atti di inchiesta. E a Ferrara arriva Amnesty

I capi di imputazione vanno da omissione di atti di ufficio al falso, e gli indagati sono tre poliziotti che hanno ricoperto anche ruoli di rilievo all'interno della questura di Ferrara. Muove così i primi passi, con gli interrogatori di garanzia, la cosiddetta «inchiesta bis» nata dal processo sulla morte del giovane Federico Aldrovandi. Il pubblico ministero Nicola Proto - che poco prima dell'estate ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di quattro agenti della volante ferrarese per l'omicidio colposo del ragazzo - ha voluto ascoltare nei giorni scorsi i poliziotti che in quei primi giorni di settembre del 2005 hanno avuto, per le funzioni che ricoprivano, un coinvolgimento diretto nella stesura degli atti. Atti che, si sospetta, potrebbero essere stati manipolati. E' su questo che sta indagando Proto, il quale venne a sapere della presenza di documenti praticamente per caso: si tratta del brogliaccio originale delle telefonate giunte la notte della morte di Federico al 113, in cui alcuni cittadini segnalavano la presenza di un ragazzo agitato in strada e di sette tamponi del sangue della vittima. Erano stati i legali dei quattro agenti a chiedere di entrare in possesso dei documenti. Si scoprì che gli atti erano chiusi nella cassaforte della polizia giudiziaria e che tra le trascrizioni consegnate al pubblico ministero e quelle originali c'erano alcune difformità, in particolare sull'orario di intervento delle pattuglie, posticipato di cinque minuti. Si tratta di normali difformità tra la bella e la «brutta» copia, oppure di un intervento studiato ad arte per depistare le indagini? E come mai quei fogli non furono mai consegnati al pm? Dimenticanza o selezione consapevole da parte di alcuni colleghi degli agenti intervenuti quella notte? Questo sta cercando di ricostruire il pm Proto, che la scorsa settimana ha invitato a comparire nel suo ufficio Marcello Bulgarelli, Paolo Marino e Mario Pirani sui quali pendono capi di imputazione di diversa natura, a seconda del ruolo ricoperto all'epoca dei fatti. Il primo, difeso dall'avvocato Dario Bolognesi, è il poliziotto che trascrisse materialmente le telefonate. Marino, difeso dal legale Eugenio Gallerani, è invece l'ex dirigente dell'Ufficio prevenzione generale della questura di Ferrara. Mentre Mario Pirani, assistito dal legale Gianluigi Pieraccini, all'epoca lavorava per la polizia giudiziaria e era il principale collaboratore del primo pubblico ministero che si occupò dell'inchiesta, Mariaemanuela Guerra., I difensori per ora non rilasciano dichiarazioni, anche perché l'inchiesta è all'inizio. Intanto, il 19 ottobre si apre il processo a carico dei quattro agenti accusati della morte del diciottenne. E del caso ha iniziato a occuparsi anche Amnesty International: lunedì due dirigenti dell'associazione, giunti appositamente da Londra, si recheranno a casa della famiglia di Federico.

2 commenti:

Lady Luck ha detto...

e i telegiornali, come al solito, non dicono mezza parola..

Anonimo ha detto...

nn è vero oggi se ne parlava diffusamente. la verità è che per gente cosi il processo è un lusso.
meriterebbero di fare la stessa fine o peggio.
onoriamo la memoria di quel povero ragazzo che è la cosa migliore, la giustizia si sa come funziona in italia, nn aspettiamoci una sentenza soddisfacente cmq , non siamo in america.

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