30 agosto 2007

Trieste: Stopo agli accattoni

Il modello toscano fa proseliti a destra. Ordinanza del sindaco Dipiazza (Forza Italia) contro chi chiede soldi: «Intralciano il traffico».
Meglio prevenire che curare. Facendo propria una recente frase di Amato sugli interventi di alcuni sindaci in tema di sicurezza, il primo cittadino di Trieste, Roberto Dipiazza (Fi), ha emesso ieri un'ordinanza urgente (entra in vigore oggi) con la quale ha posto il divieto a lavavetri, accattoni e venditori abusivi di operare nei luoghi pubblici per «l'intralcio e pericolo che recano alla circolazione veicolare e pedonale». Per questo potranno essere perseguiti penalmente.A Trieste sono ormai anni che non si vedono ai semafori lavavetri e anche gli accattoni non sono un esercito, ma per il sindaco forzaitaliota «anche se non abbiamo ancora i problemi delle altre città con questo atto facciamo, lo ripeto, prevenzione, anche in vista del 31 dicembre, quando - ha ricordato Dipiazza - si sposteranno i confini e ci saranno meno controlli: non vogliamo in una città così ordinata, con una mentalità austro ungarica, essere aggrediti da situazioni che leggiamo ogni giorno sui giornali». Per Dipiazza questa ordinanza - che proprio puntando sul disagio e pericolo alla circolazione pedo-automobilistica delle potenziali torme di lavavetri, mendicanti, accattoni, lavavetri e quant'altri residui sociali, è difficilmente impugnabile per incostituzionalità come potrebbe accadere a Firenze - e le altre già adottate in altre città sono uno stimolo «affinché, governi a Roma la destra o la sinistra, qualcosa si faccia. Non bisogna dire alla gente che non si può far niente perché non ci sono leggi. La disaffezione per chi amministra c'é - ha sottolineato il sindaco giuliano - anche per questo motivo».Il primo cittadino, sottolineando l'atteggiamento di Trieste sempre «solidale, sensibile e attenta agli aspetti sociali», ha spiegato che l'ordinanza da lui firmata è comunque «completamente diversa dalle altre». Nel 1998, l'allora sindaco Riccardo Illy da sindaco ne fece una contro lavavetri e mendicanti (quasi tutti pericolosi profughi dell'ex Jugoslavia) ma nel 2000 fu cassata come incostituzionale perché i fatti non costituivano reato. «La mia - ha rilevato Dipiazza - è diversa anche da quella di Domenici a Firenze, anche se da quel testo è partita: io dico solo che se uno crea problemi alla circolazione viene denunciato». Per Dipiazza contrastare la diffusione dei venditori abusivi è anche un segnale nei confronti dei commercianti che «lavorano e pagano le tasse. Fra questi c'è chi ha preso 3 mila euro di multa perché ha effettivamente sbagliato uno scontrino nei saldi, ma in strada quello stesso commerciante non può avere i venditori abusivi che vendono borsette».Plausi dalla Lega per la decisione del sindaco, mentre l'opposizione di centrosinistra imputa a Dipiazza di pensare solo alla repressione e non all'accoglienza. Fabio Omero (Ds) giudica la situazione di Trieste non grave come quella di Firenze. «Se ci sono situazioni di minacce e violenze credo che la scelta sia coerente. Al fianco di questa ordinanza Firenze ha però accompagnato una politica di integrazione di oltre 30mila extracomunitari». Nel capoluogo toscano stanno infatti studiando un regolamento per regolarizzare i lavavetri, con tanto di concorso, posto fisso e qualifica di artista di strada. Mentre ai lavavetri denunciati sarebbero già arrivate diverse proposte di lavoro.Quello dei lavavetri a Trieste è «un problema che non esiste e quindi non necessita - per Igor Kocijancic del Prc - di sanzioni, anzi l'ordinanza del sindaco potrebbe avere l'effetto contrario aumentando la conflittualità sociale». Fortunatamente si è mossa anche l'ironia. Ugo Pierri, uno dei grandi pittori triestini e fondatore una ventina di anni fa della fanzine di culto «Ossetia, l'eco del popolo oppresso» ha occupato ieri pomeriggio la centrale piazza Foraggi inalberando una grande cartello: «Arridatece i lavavetri» e la voglia di essere contro, ridendo.

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