1 settembre 2007

Torino: Giovane marocchino muore nel Po. La cura securitate di Chiamparino dà i suoi frutti.

Il giovane marocchino è morto per sfuggire ad un controllo. In tasca non aveva droga.

Il fermo, la fuga, l'inseguimento ed il tuffo nelle acque del Po. Un paio di bracciate, poi il crollo. E' morto così Abderh Ammani - ma forse non è questo il suo vero nome -, 21 anni, marocchino. Uno dei tanti invisibili che ogni notte popolano gli angoli più bui delle città del Belpaese.E' morto la notte scorsa, Abderh; è morto dopo il fermo da parte di una pattuglia della guardia di finanza impegnata ad arginare il piccolo spaccio di droga quotidiano. Era con un altro ragazzino di 19 anni - due babypusher, dicono le forze dell'ordine - che spacciava sul viale della movida torinese. Intorno alle 19,30 li incrocia una pattuglia del 117. Un rito che si ripete ogni notte: da un lato c'è chi spaccia piccole dosi di hashish e dall'altro c'è chi controlla, mostrando così un contenimento di facciata di questi fenomeni.Un effetto delle nuove disposizioni di Sergio Chiamparino che solo di recente ha scoperto e rivelato "urbi et orbi" la sua vocazione proibizionista. Ferocemente proibizionista a sentire le ultime uscite del sindaco di Torino: «Sono sempre stato antiproibizionista, ma oggi dico che è ora di cambiare: c'è un clima di insicurezza che la gente comune non sopporta più». "Insicurezza" e "gente", siamo sempre lì. Due bandiere che sventolano nella nuova fortezza di valori dei sindaci di centrosinistra. Tutelare la sicurezza della "gente", a volte il semplice fastidio che può arrecare la vista di un lavavetri e di un mendicante sembra infatti essere diventata la parola d'ordine di tutti i primi cittadini del futuro piddì. Per tornare alla cronaca di ieri l'altro, dopo le due-tre domande di routine - chi siete, da dove venite, che fate qui - i due agenti antispaccio hanno deciso di andare a fondo. Il primo dei due ragazzini, il più giovane, si è consegnato senza troppe storie, l'altro invece ha iniziato a correre, fuggendo verso il Po. Un'altra scena vista già mille volte. Anche questo fa parte del rito quotidiano: la corsa, il tuffo in acqua e la via di fuga offerta dai cunicoli della Torino sotterranea.Prima o poi doveva accadere però che qualcuno ci rimettesse la pelle. E ieri è stata la volta di un ragazzino venuto dal Marocco. Il panico deve averlo accecato, facendogli dimenticare che lui non sapeva nuotare e che non più di un mese fa era immobile con una clavicola rotta i cui postumi non lo hanno di certo aiutato a salvarsi dalle acque del Po. Fatto sta che Abderh è rimasto a galla solo un paio di minuti, forse tre riferiscono i testimoni, poi ha ceduto di schianto ed è morto. Sembra che il suo amico abbia cercato di dissuaderlo: «Dai, vieni fuori che non ti fanno niente», pare gli abbia detto. Nulla, di lì a poco il ragazzino è sparito nel nulla, inghiottito dalle acque. A quel punto sono arrivati i sommozzatori. Uno di loro si è calato dall'elicottero ed ha iniziato a dragare il fiume fin quando, intorno alle 8 di sera, il gancio di salvataggio dei vigili ha issato il corpo del giovane. Forse respirava ancora forse no. I medici hanno provato invano a rianimarlo. Lo scarno certificato di morte riferisce un orario: le 20 e 10; e la causa: acqua nei polmoni, annegamento.A quel punto il giovane amico si porta le mani dei capelli ed inizia a piangere accanto al cadavere riverso sul lungofiume. Di lì in poi non parlerà più. Inutili gli sforzi della polizia per conoscere il vero nome della vittima. Unici indizi di quell'esistenza: un accendino, una tessera di un phone center di Porta Palazzo e neanche un grammo di droga. Nel frattempo, per passare dal dramma al grottesco, l'agenda politica nostrana registra gli ultimi segni di vita della vicenda lavavetri. L'ultima uscita dell'assessore fiorentino Cioni, il suo paragonarsi ad Ugo Pecchioli per il decisionismo contro il terrorismo, non è andata giù alla figlia dell'ex dirigente comunista: «No. Mi dispiace Graziano (Cioni n.d.r.) non sei il Pecchioli di Firenze» - scrive Laura Pecchioli - Mio padre combatteva il terrorismo e difendeva le istituzioni democratiche. Io non so cosa lui avrebbe fatto con 50 poveri lavavetri che infastidiscono le signore fiorentine sui Suv. Ma immagino che in materia si sarebbe occupato di sconfiggere il racket e di assicurare alla giustizia gli sfruttatori dei più deboli». «Non capisco perchè - conclude la lettera - dopo aver raggiunto le prime pagine di tutti i giornali e televisioni nazionali sulle spalle di povera gente, con l'obiettivo non tanto di migliorare la vita dei fiorentini ma quello di ottenere la massima visibilità in vista delle primarie del nascente Partito Democratico e di conquistare il favore e perchè no i voti del più bieco perbenismo in vista di chissà quali altre e alte finalità, tu senta il bisogno di paragonarti a Ugo Pecchioli».

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