7 settembre 2007

Pavia: L'odissea dei 115 rom cacciati dall'ex Snia

Due giorni fa il direttivo del partito cittadino guidato da Pablo Genova ha deciso di passare all'opposizione mantenendo l'unico consigliere comunale Pasquale Di Tomaso, con l'appoggio indipendente di Irene Campari. Se è vero che il prefetto Buffoni, nominato da appena una mese, ha deciso di agire nel silenzio recquisendo cascine e case diroccate a cittadini esterrefatti, è altrettanto vero che non avrebbe potuto agire altrimenti, vista la reazione degli abitanti di Torre d'Isola che lunedì sera si erano sdraiati sulla strada per impedire il passaggio dei rom destinati ad un area dismessa e infestata dai topi, urlando "Camere a gas". Lo stesso Buffoni si è lamentato più volte con Capitelli che voleva trasformare i rom in un problema di semplice ordine pubblico, sottolineando l'aspetto umanitario della vicenda. Sta di fatto che a Pavia il mondo funziona al contrario: il comune spinge per lo sgombero, la polizia si incarica di accompagnare i nomadi al loro destino di polvere e calcinacci. E le forze dell'ordine sanno che la situazione si sta facendo esplosiva, tra i volantini di Forza Nuova e le marce coi forconi.La sindaca Capitelli difende con i denti la gestione dell'odissea: sgomberati il 31 agosto, hanno dormito sotto i tendoni della Protezione civile fino al 3 settembre; la levata di scudi di Torre d'Isola li ha costretti a trovare rifugio nel centro sportivo del Palatreves, fino al blitz di giovedì pomeriggio. Nei giorni dell'emergenza, l'assessore per i servizi sociali Francesco Brendolise (Margherita) si è reso irreperibile, forse stufo dei nomadi: da un anno aveva dato ordine ai servizi sociali di non entrare all'ex Snia, poco tempo prima si era rivolto al Tribunale dei minori di Milano per togliere la patria potestà ai rom, guadagnandosi un aspro rimprovero dalla presidente Livia Pomodoro, un giorno si era chiesto se alle donne nomadi non si potesse somministrare la pillola perché mettessero al mondo meno figli.«Non è giusto che un privato debba farsi carico dei problemi pubblici» allarga le braccia il proprietario della cascina Mansi di Albuzzano, guardando sconsolato i 35 rom che siedono sull'erba alta aspettando l'allacciamento dell'acqua e della luce promesso dalla Caritas. Nemmeno lui sapeva nulla, sono arrivati i vigili del fuoco, hanno squarciato il recinto, ed ecco i rom con qualche materasso e poche stoviglie. I vicini di casa passano davanti la cascina in bici, l'occhio sospettoso. Nel capannone gremito di gente, il sindaco di Pieve Porto Morone chiama i suoi concittadini ad una manifestazione congiunta con Albuzzano per chiedere che i rom vengano mandati da un'altra parte. Una donna sulla cinquantina prende il microfono e rivolge la sua richiesta: «E' possibile inserire nello statuto comunale una norma che vieta la permanenza degli zingari nella nostra cittadina?».Il consigliere regionale della Lega Di Martino parla pacato: «I telegiornali ci dipingono come dei razzisti e i cattivi, noi accogliamo tutti ma chiediamo onestà». Se la prende col prefetto, che non ha chiesto il permesso. Le signore si sono agghindate come per la festa di paese, gli uomini annuiscono gravemente e applaudono a piene mani. Sabato mattina si ritroveranno sotto i balconi della Capitelli per protestare contro "un atto di abuso di proporzioni enormi". Un ragazzo si arrabbia: «Se manifestiamo cosa cambia? Non è meglio fare come in Francia, dove hanno bloccato le strade e dato fuoco alle auto?». Il gazebo di Forza Nuova è sparito, ma i neofascisti promettono di supportare il presidio che andrà avanti ad oltranza. E i rom?Giovanni Giovannetti e Irene Campari del circolo Pasolini hanno incontrato il questore Montemagno per illustrare il piano di integrazione: un lavoro, un reddito, una casa in affitto. Montemagno è stato chiaro: il tempo a disposizione è scaduto, dopodiché verranno allontanati i nomadi che in base alla direttiva europea dimostreranno di non sapersi mantenere. L'ottantina di bambini e ragazzi che erano stati iscritti alle scuole di Pavia nonostante il parere negativo della sindaca, dirigente scolastico, rischiano di non frequentare. Per i comuni del pavese è l'ultimo dei problemi. Il senatore Alberto Burgio (Prc) risiede a Pavia e ha voluto visitare la cascina di Mansi, dove finalmente Cassandra viene visitata da una pediatra volontaria della Caritas. Con lui il consigliere regionale Luciano Muhlbauer (Prc). «Questo succede quando la sinistra perde la capacità di interpretare i fenomeni, quando smette di risolvere i problemi e cavalca gli istinti più bassi». Al termine del consiglio comunale straordinario Cobianchi approva una ordinanza che vieta la cittadinanza italiana ai bambini rom che eventualmente nasceranno a Pieve Porto Morone. Poco dopo si saprà che due donne incinta con i mariti e i bambini sono fuggiti dalla comunità, a piedi, di nascosto. Cala la notte. I carabinieri presidieranno la comunità tutta la notte. «Qui succede che ci facciamo male», mi sussurra un ragazzo di Pieve. Il razzismo continua.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Quando ieri ho visto le foto dei Rom di Pavia scacciati e perseguitati mi sono chiesta: ma chissà che faccia avranno i moderni linciatori? Saranno biffe da assassini? Tipi lombrosiani? Fate un piacere a tutti i curiosi come me: voi che vi occupate di questa tristissima storia, e magari, essendo sul posto, avete la possibilità di fare un po' di autentica ricerca, cominciare a pubblicare chiare e inequivocabili le foto non dei perseguitati che piangono sui materassi rattoppati, immagini che già ben conosciamo, bensì dei PERSECUTORI con le loro magliette razziste e i loro striscioni. Questi moderni squadristi, queste signore per bene, questi lanciatori di sassi contro i bambini sono di fatto protetti dall'anonimato. Andrà a finire che di costoro non resteranno nè traccia, nè faccia. Oggi compiono le loro nefandezze e domani diranno "io non c'ero".
Letizia

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