12 settembre 2007

Agrigento: «Non sono scafisti»: scarcerati i 7 pescatori tunisini

Il tribunale di Agrigento ha rimesso in libertà cinque marinai. Arresti domiciliari per i due capitani. Avevano salvato 44 migranti, ma sono accusati di ingresso illegale in Italia. Per liberarli si sono mobilitati europarlamentari e movimenti

Ad aspettarli c'erano i militanti della Rete antirazzista siciliana, donne e uomini che fin dall'inizio si sono schierati al loro fianco. Stanchi e molto provati, i pescatori tunisini sono usciti dalla questura assieme agli avvocati Leonardo Marino e Giacomo La Russa, e subito dietro i funzionari del consolato tunisino con le auto pronte a trasferirli a Palermo, dove hanno trascorso la notte. Con loro c'era anche Giusto Catania, l'eurodeputato del Prc cui va il merito di avere messo in moto una grande campagna mediatica, raccogliendo oltre cento firme a Bruxelles tra i parlamentari europei, facendo sì che i riflettori rimanessero sempre accesi su una vicenda che non fa onore all'Italia, gettando più di un'ombra sul sistema di garanzie democratiche e giuridiche. Troppi sono stati i 32 giorni di detenzione per i pescatori, con un capo d'imputazione, quello di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, che persino l'accusa adesso rinnega. Anche il pm infatti ha espresso parere favorevole all'istanza presentata dalla difesa; il magistrato aveva già annunciato l'intenzione di modificare il reato, contestando esclusivamente ai marittimi l'ingresso illegale nel nostro Paese. I marittimi furono fermati subito dopo l'arrivo nel porto di Lampedusa, perché, e questa è l'accusa che rimane in piedi, non avevano ottenuto l'autorizzazione della Capitaneria. E questo nonostante, come anche le testiminianze raccolte nel processo hanno sottolineato, i pecsatori abbiano tratto in salvo 44 migranti, tra cui due bambini. Ma i marinai sono liberi, i comandanti dei due motopesca, che l'8 agosto giunsero nell'isola delle Pelagie, rimangono agli arresti. Per loro il tribunale di Agrigento ha disposto i domiciliari in un centro religioso gestito dai padri comboniani, a Licata.«Siamo soddisfatti del provvedimento del tribunale con cui è stata disposta la scarcerazione di cinque imputati in seguito alla mancanza di gravi indizi di colpevolezza - commenta l'avocato Marino - Prendiamo anche atto della decisione del tribunale di voler modificare la misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari nei confronti dei due comandanti dei motopescherecci, e restiamo in attesa nel processo al fine di dimostrare l'innocenza di tutti e sette i tunisini». «La decisione del tribunale - dice Giusto Catania - conferma quello che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che i marinai tunisini sono degli eroi che hanno salvato la vita a 44 persone». «Non hanno infranto alcuna convenzione internazionale, né alcuna legge italiana - aggiunge Graziella Mascia, vice presidente del gruppo Prc alla Camera - Credo che chiunque si presti a soccorrere persone che rischiano la vita dovrebbe essere premiato anziché punito». Mascia e Catania si chiedono «chi risarcirà i danni economici che queste persone stanno subendo», aspettandosi dal governo «segnali in controtendenza, anche rispetto all'Europa e agli accordi contenuti nel Frontex». Su questo Rifondazione ha depositato una interrogazione parlamentare per chiedere al governo «quali iniziative intende affrontare per promuovere politiche di accoglienza che salvaguardino il valore della vita». Una «battaglia» che, sottolinea l'eurodeputato Claudio Fava (Sd), «continua adesso nel parlamento europeo per arrivare a un quadro normativo rigoroso e di buon senso, capace di evitare le manette e il carcere a chi mette la propria vita a rischio per salvare la vita degli altri».

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