5 agosto 2007

Dopo la fuga dal Cpt di Bari, Amato decide espulsioni immediate


Identificare in carcere i detenuti stranieri in modo che possano essere espulsi senza dover poi passare per i Cpt. All’indomani della fuga - con tanto di feriti tra i fuggitivi e le stesse delle forze dell’ordine - di 32 migrati dal centro di identificazione di Bari, arriva la direttiva firmata dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato e da quello della Giustizia, Clemente Mastella, che fissa nuove procedure per rendere «più efficiente» il sistema. Invece di rimettere in campo l’idea della chiusura definitiva di queste prigioni mascherate, l’idea è in sostanza una trovata per facilitare i rimpatri. Le norme prevedono una più stretta collaborazione tra le autorità carcerarie e le forze di polizia che consentirà l’identificazione durante la permanenza in carcere degli immigrati. Una volta identificato, il detenuto sarà poi trasferito in un penitenziario vicino al luogo di partenza per il rimpatrio. Da qui, al momento della scarcerazione - che sarà comunicata con debito anticipo dalle autorità carcerarie alla Questura - lo straniero sarà rimpatriato. «Si intende così rendere più efficiente - spiega il Viminale - il sistema delle espulsioni, che si è dimostrato, almeno a partire dall’anno 2003, molto poco efficace proprio per la difficoltà a identificare i soggetti da allontanare».
E si alleggerisce, nello stesso tempo, la pressione sui Cpt, dove questi soggetti venivano destinati al momento della scarcerazione per essere identificati (con un tempo massimo di 60 giorni, dopo essere stati in carcere spesso per anni).
Ed ecco come funzionerà il nuovo sistema. La Questura deve essere subito informata dalla direzione del carcere interessato dell’emissione del provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna ad una pena detentiva nei confronti di un migrante. Deve essere tempestivamente informata anche della data prevista per la scarcerazione. Ogni bimestre, ciascuno istituto dovrà comunicare l’elenco dei detenuti i cui termini di scarcerazione sono in scadenza entro il successivo semestre. Tempestiva comunicazione viene fatta anche nel caso in cui il magistrato di sorveglianza dispone l’anticipazione della scarcerazione. Il direttore del carcere provvede poi ad assicurare la scarcerazione in orario compatibile con quello di partenza del mezzo di trasporto con il quale avverrà il rimpatrio. Le forze di polizia devono eseguire il fotosegnalamento dattiloscopico (cioé il rilevamento delle impronte delle dieci dita ruotate e non piane; e la fotografia di fronte e di profilo a capo scoperto) subito dopo l’arresto e, comunque, prima che questi vengano condotti in udienza per la convalida. La Polizia penitenziaria, al momento in cui lo straniero viene condotto in carcere, accerterà che questa pratica sia stata eseguita o ne solleciterà l’adempimento. In caso negativo lo straniero sarà trasferito presso l’ufficio della forza di polizia per la procedura. Una copia del cartellino fotodattiloscopico sarà inviata alla polizia penitenziaria del carcere dove lo straniero è detenuto per essere allegata al suo fascicolo personale.
Copia del cartellino sarà inviata anche all’Ufficio Immigrazione. La Questura avvia l’identificazione immediatamente dopo il provvedimento di custodia cautelare o della definitiva sentenza di condanna, interessando le autorità diplomatiche dei Paesi di possibile provenienza degli immigrati. Da questo momento comincia un percorso che vede una stretta collaborazione tra le forze di polizia interessate. Il carcere, dove lo straniero è detenuto, è luogo privilegiato di osservazione per agevolare l’identificazione, e l’amministrazione può acquisire elementi utili che devono essere forniti alla Questura.


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